LE DISSACRAZIONI EUCARISTICHE

NELLA BASILICA LAURETANA

 

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PONTIFICIUM CONSILIUM DE LEGUM TEXTIBUS INTERPRETANDIS

Il disprezzo delle sacre specie

(CIC can. 1367)

Come i credenti sono sollecitati ad esprimere tale fede (nell'Eucaristia) con gesti, preghiere e oggetti nobilmente decorosi,

così è raccomandato che qualsiasi sciatteria o trascuratezza, segno di diminuita consapevolezza della divina Presenza eucaristica,

sia bandita accuratamente dal comportamento dei sacri ministri e dei fedeli.

(...) e la cura amorosa perché il tabernacolo - in cui si conserva l'Eucaristia - sia collocato in un altare o luogo della chiesa ben visibile,

davvero nobile e debitamente ornato, in modo da costituire il centro di attrazione d'ogni cuore innamorato di Cristo.

In contrapposizione a così profonda venerazione verso il Pane vivo disceso dal cielo possono capitare, e qualche volta sono capitati e capitano,

non solo deplorevoli abusi disciplinari, ma perfino atti di disprezzo e di profanazione...

(Paolo VI, 29 giugno 1972)

"IL FUMO DI SATANA E' ENTRATO NEL TEMPIO DI DIO...

Credevamo che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa.

E' venuta invece una giornata di nuvole e di tempeste, e di buio, e di incertezze".

(Paolo VI a Jean Guitton nel settembre 1977)

Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico,

e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte.

Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa.

Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia.

 

DICEVA GESU' ALLA BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA
Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace.
Il Tabernacolo
è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato;

il Gesù del Tabernacolo non è compreso.


(sotto)

LA SANTA CASA
COME E' ORA, PRIVATA DEL TABERNACOLO,
E SENZA PIU' LA PRESENZA DI GESU' EUCARISTIA,
"ESTROMESSO" DALLA SUA CASA OVE EGLI SI ERA INCARNATO IN MARIA VERGINE



DOVE E' STATO POSTO ORA GESU'
NEL NUOVO IRRIVERENTE E DISSACRANTE "TABERNACOLO DI SERVIZIO"
(come viene chiamato con un termine "irriverente" dagli addetti della Basilica Lauretana)





Quasi nessuno si è accorto di un altro tabernacolo spostato dall'arcivescovo di Loreto Mons. Tonucci e della sua nuova assurda posizione.  
Infatti è stato tolto anche il tabernacolo dell’altare maggiore per spostarlo pochi metri più a destra,

in una posizione nascosta, fuori dell’area presbiteriale, dietro un pilone che sorregge la cupola.

Esattamente è di fronte allo spigolo nord-ovest del rivestimento marmoreo della Santa Casa,

in un armadietto che sembra la credenza di una cucina appeso sul muro tra un altoparlante e una campanella,

con al posto della lampada del Santissimo una piccola spia rossa che sembra un’indicazione di pericolo!  
Ma, cosa peggiore, al di sotto di questo pseudo tabernacolo c’è un mobile basso

sul quale vengono collocati messali e pissidi con le ostie da consacrare e all’interno del quale oggetti ad uso dell’altare!

Il tabernacolo è perciò ora in uno dei punti più nascosti del santuario,

che era stato scelto da tempo come piccola area di pronto intervento per le necessità dell’altare

(proprio perché vicina all’area presbiteriale… ma nascosta!)

 

Togliendo il Tabernacolo e il Santissimo dalla Santa Casa

ora esso è stato collocato nel "Tabernacolo di servizio" sopra illustrato

(quasi che si tratti di un rispostiglio per riporvi e prendervi l'Eucaristia-DIO,

 come se l'Eucaristia-DIO sia come "una cosa", da "utilizzare" e "servirsene" con comodo!...) 






Come possono i sacerdoti celebranti fare un atto di genuflessione passando davanti a questo "pseudo-tabernacolo"
senza che vi sia anche solo un minimo spazio
disponibile per una genuflessione?...


(sopra)
I PELLEGRINI PASSANO INDIFFERENTI AI LATI E DAVANTI AL "TABERNACOLO DI SERVIZIO"
DEL TUTTO IGNARI CHE IN QUEL "PSEUDO-TABERNACOLO"
C'E' LA REALE PRESENZA EUCARISTICA DI GESU'-DIO!...

(sotto)
LA NUOVA CAPPELLA DEL SANTISSIMO
E' BEN OCCULTATA DA UNA TENDA CHE LA CHIUDE INTERAMENTE
E PERCIO' DIVENTA INVISIBILE AI PELLEGRINI IGNARI CHE VI PASSANO DAVANTI,
I QUALI DA LONTANO NON POSSONO RIUSCIRE A LEGGERE
UN SEMPLICE PICCOLO CARTELLO INDICATORE POSTO DAVANTI ALLA TENDA.
I PELLEGRINI PASSANO PERCIO' DAVANTI ALLA CAPPELLA DEL SANTISSIMO
SENZA FARE ALCUN ATTO DI GENUFLESSIONE E DI ADORAZIONE E SENZA ENTRARVI
 PERCHE' DEL TUTTO IGNARI CHE LI'
- DIETRO LA TENDA -
C'E' REALMENTE GESU', C'E' REALMENTE DIO!...



DICEVA GESU' ALLA BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA
Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace.
Il Tabernacolo
è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato;

il Gesù del Tabernacolo non è compreso.

 

Un cardinale disse a Napoleone:

 “Ma come? Lei vuole distruggere la Chiesa? Non ci siamo riusciti noi dall’interno in quasi duemila anni e ce l’abbiamo messa tutta! Ci vuol riuscire lei dall’esterno?”

 

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RICHIESTE E PROMESSE DI GESU’

alla Beata Alexandrina Maria da Costa

(che visse gli ultimi 13 anni di vita della sola Comunione Eucaristica, senza alimentarsi con alcun altro cibo)

 

Figlia mia, fà che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia.

Parla dell’Eucaristia, che è prova di amore infinito, che è l’alimento delle anime.

Di’ alle anime che mi amano, che vivano unite a me durante il loro lavoro;

nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginocchino spesso in spirito, e a capo chino dicano:

Gesù, ti adoro in ogni luogo dove abiti Sacramentato,

ti faccio compagnia per coloro che ti disprezzano, ti amo per coloro che non ti amano,

ti do’ sollievo per coloro che ti offendono. Gesù, vieni nel mio cuore!

Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione.

Quali crimini si commettono contro di me nella Eucaristia!

“Venga ben predicata e ben propagata la devozione ai Tabernacoli,

perché per giorni e giorni  le anime non mi visitano, non mi amano, non riparano…

Non credono che Io abito là”:

“Voglio che si accenda nelle anime la devozione verso queste prigioni d’Amore…

Sono tanti coloro che, pur entrando nelle Chiese, neppure mi salutano e non si soffermano un momento ad adorarmi”.

“Lontano dal Cielo, lontano da Gesù sono tutti coloro che sono lontani dal Tabernacolo…

Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace.

Il Tabernacolo è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato; il Gesù del Tabernacolo non è compreso”.

“Io vorrei molte guardie fedeli, prostrate davanti ai Tabernacoli, per non lasciarvi accadere tanti e tanti crimini!”

“Mi chiedano tutto quanto vogliono stando alla mia presenza, davanti al Tabernacolo: è da lì che viene il rimedio per tutti i mali”.

 

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UN IMPORTANTE DOCUMENTO DIMENTICATO

DEL PONTIFICIUM CONSILIUM DE LEGUM TEXTIBUS INTERPRETANDIS

Il disprezzo delle sacre specie

(CIC can. 1367)

I Padri del Pontificio Consiglio per l'Interpretazione dei Testi Legislativi, nella Sessione Plenaria del 4 giugno 1999,

hanno ritenuto di dover rispondere come segue al dubbio proposto:

D. Se nei canoni 1367 CIC e 1442 CCEO la parola «abicere» debba intendersi come l'atto di gettar via oppure no.

R. Negativamente e «ad mentem».

La «mente» è questa: qualunque azione volontariamente e gravemente spregiativa è da considerarsi inclusa nella parola «abicere».

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Udienza concessa al sottoscritto Presidente il 3 luglio 1999, informato della suddetta decisione,

l'ha confermata ed ha ordinato che venga pubblicata.

+ JULIÁN HERRANZ

Arcivescovo titolare di Vertara

Presidente

+ BRUNO BERTAGNA

Vescovo titolare di Drivasto

Segretario

Testo originale.

Patres Pontificii Consilii de Legum Textibus Interpretandis, in plenario coetu diei 4 iunii 1999, dubio, quod sequitur, respondendum esse censuerunt ut infra:

D. Utrum in can. 1367 CIC et 1442 CCEO verbum «abicere» intelligatur tantum ut actus proiciendi necne.

R. Negative et ad mentem.

Mens est quamlibet actionem Sacras Species voluntarie et graviter despicientem censendam esse inclusam in verbo «abicere».

Summus Pontifex Ioannes Paulus II in Audientia diei 3 iulii 1999 infrascripto Praesidi impertita, de supradicta decisione certior factus,

eam confirmavit et promulgari iussit.

+ IULIANUS HERRANZ

Archiepiscopus titularis Vertarensis,

Praeses

+ BRUNO BERTAGNA

Episcopus titularis Drivastensis

a Secretis

 

 

Commento

Tutela della Santissima Eucaristia

 

In merito all'interpretazione autentica circa i canoni 1367 del C.I.C. e 1442 del C.C.E.O., che si pubblica oggi su «L'Osservatore Romano», si fa presente che:

1. Con una espressione tanto lapidaria come ricca e pregnante il Concilio Vaticano II ha affermato: «In Sanctissima Eucharistia totum bonum spirituale Ecclesiae continetur» (Decreto «Presbyterorum Ordinis», n. 5). E il Codice di Diritto Canonico, sintetizzando l'abbondante insegnamento conciliare in merito e il perenne ammaestramento della Chiesa, sancisce: «Augustissimo Sacramento è la Santissima Eucaristia nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa» (Can. 897); pertanto «i fedeli abbiano in sommo onore la Santissima Eucaristia (...) ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione» (can. 898).

Si comprende perciò la cura e l'impegno dei Pastori della Chiesa perché questo inestimabile Dono sia profondamente e religiosamente amato, tutelato e circondato di quel culto che esprima nel miglior modo possibile alla limitatezza umana la fede nella reale Presenza di Cristo - corpo, sangue, anima e divinità - sotto le Specie eucaristiche, anche dopo la celebrazione del Santo Sacrificio.

2. Come i credenti sono sollecitati ad esprimere tale fede con gesti, preghiere e oggetti nobilmente decorosi, così è raccomandato che qualsiasi sciatteria o trascuratezza, segno di diminuita consapevolezza della divina Presenza eucaristica, sia bandita accuratamente dal comportamento dei sacri ministri e dei fedeli. Anzi, appare necessario che nella nostra epoca, caratterizzata dalla fretta anche nel rapporto personale con Dio, la catechesi riconduca il popolo cristiano al completo culto eucaristico, che non si riduce alla partecipazione alla Santa Messa comunicando con le dovute disposizioni, ma comprende anche la frequente adorazione - personale e comunitaria - del Santissimo Sacramento, e la cura amorosa perché il tabernacolo - in cui si conserva l'Eucaristia - sia collocato in un altare o luogo della chiesa ben visibile, davvero nobile e debitamente ornato, in modo da costituire il centro di attrazione d'ogni cuore innamorato di Cristo.

3. In contrapposizione a così profonda venerazione verso il Pane vivo disceso dal cielo possono capitare, e qualche volta sono capitati e capitano, non solo deplorevoli abusi disciplinari, ma perfino atti di disprezzo e di profanazione da parte di persone che, quasi diabolicamente ispirate, presumono di combattere in tal modo quanto di più sacro la Chiesa e il popolo fedele custodiscono, adorano, amano.

Allo scopo di dissuadere chi da siffatti sentimenti si lasciasse fuorviare, la Chiesa, insieme con l'esortazione ai credenti perché evitino ogni forma di deprecabile noncuranza e trascuratezza, contempla anche il caso spiacevolissimo di atti che deliberatamente siano compiuti in odio e ad oltraggio del Santissimo Sacramento. Questi gesti costituiscono senza dubbio - a ragione della materia - gravissima colpa morale di sacrilegio. Ricorda, infatti, il Catechismo della Chiesa Cattolica che il sacrilegio «è un peccato grave soprattutto quando commesso contro l'Eucaristia, poiché in questo sacramento ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo» (n. 2120).

4. Anzi, in determinati casi questi sacrilegi costituiscono veri e propri delitti, secondo i canoni della legislazione ecclesiastica, sia latina che orientale, ai quali pertanto è annessa una pena. È quanto stabilisce il can. 1367 del Codice di Diritto Canonico, cui corrisponde, con i mutamenti propri di quella legislazione, il can. 1442 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. Il testo del can. 1367 è il seguente: «Qui species consecratas abicit aut in sacrilegum finem abducit vel retinet, in excommunicationem latae sententiae Sedi Apostolicae reservatam incurrit; clericus praeterea alia poena, non exclusa dimissione e statu clericali, puniri potest».

5. Attese le varie traduzioni che sono state eseguite del Codice di Diritto Canonico, con le conseguenti sfumature diverse che le parole proprie di ciascun idioma presentano, a questo Pontificio Consiglio è stato posto il dubbio se la parola «abicit» debba intendersi unicamente nel senso proprio - ma riduttivo - di «gettar via» le Specie Eucaristiche, o nel senso troppo generico di «profanare». Ferme restando, quindi, le due fattispecie di delitto consistenti nell'asportazione (abducit) e nella conservazione (retinet) delle sacre Specie - in ambedue i casi «a scopo sacrilego» -, è stata chiesta un'interpretazione autentica della prima fattispecie, espressa con il verbo abicit.

Questo Pontificio Consiglio, dopo attento studio, ha dato la seguente interpretazione autentica, confermata dal Santo Padre che ne ha ordinato la promulgazione (cfr CIC, can. 16, § 2; CCEO, can. 1498, § 2).

Il verbo abicit va inteso non solo nel senso stretto di gettar via e nemmeno genericamente nel senso di profanare, ma nel significato più ampio di disprezzare, spregiare, umiliare. Pertanto commette grave delitto di sacrilegio contro il Corpo e il Sangue di Cristo chi asporta e/o conserva le sacre Specie con fine sacrilego (osceno, superstizioso, empio) e chi, anche senza sottrarle dal tabernacolo, dall'ostensorio o dall'altare, ne fa oggetto di un qualsiasi atto esterno, volontario e grave di disprezzo. A colui che si fa colpevole di questo delitto è comminata, nella Chiesa latina, la pena della scomunica latae sententiae (cioè automatica) la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede; nelle Chiese orientali cattoliche la scomunica maggiore ferendae sententiae (cioè inflitta).

6. Non sarà inutile ricordare, come del resto si è già accennato sopra, che non va confuso il peccato di sacrilegio con il delitto di sacrilegio; infatti, non tutti i peccati commessi in materia si configurano come delitti. La dottrina canonistica insegna che il delitto è una violazione esterna e imputabile di una legge ecclesiastica, cui è ordinariamente annessa una sanzione penale. Valgono, quindi, tutte le norme e le circostanze attenuanti o scusanti, riportate nei rispettivi Codici latino e orientale.

In particolare, va notato che il delitto di sacrilegio, di cui stiamo trattando, deve contemplare un atto esterno, ma non necessariamente pubblico.

7. La Chiesa, anche quando è, per così dire, costretta a comminare delle pene, è mossa sempre dalla necessità di salvaguardare l'integrità morale della comunità ecclesiastica e procurare il bene spirituale e la correzione dei delinquenti, ma in questo caso lo fa anche, e primariamente, per tutelare il Bene più grande che ha ricevuto dalla divina misericordia, cioè lo stesso Cristo Signore, fatto «pane di vita eterna» (cfr Gv 6, 27) nella Santissima Eucaristia.

+ JULIÁN HERRANZ

Arcivescovo titolare di Vertara

Presidente

da L'OSSERVATORE ROMANO, 9 Luglio 1999

 

 

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