Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Alla Santissima Vergine Maria, Madre di Dio: alla piena di grazia, alla benedetta fra tutti i figli di Adamo; alla colomba, alla tortorella, alla diletta di Dio; onore del genere umano, delizia della Santissima Trinità; casa d’amore, esempio di umiltà, specchio di tutte le virtù; madre del bell’amore, madre della santa speranza e madre di misericordia; avvocata dei miseri, difesa dei deboli, luce dei ciechi e medicina degli infermi; ancora di confidenza, città di rifugio, porta del Paradiso; arca di vita, iride di pace, porto di salvezza; stella del mare e mare di dolcezza; paciera dei peccatori, speranza dei disperati, aiuto degli abbandonati; consolatrice degli afflitti, conforto dei moribondi ed allegrezza del mondo” (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

 

UN PROGETTO DIVINO DI SALVEZZA CHE ATTRAVERSA I SECOLI:

GERUSALEMME-ROMA-NAZARETH-TERSATTO-LORETO-Lourdes-Fatima-ANCONA-MEDIUGORIE

NELLA PROSPETTIVA DEL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

MEDIUGORIE - MESSAGGIO DEL 2 DICEMBRE 2007 - LA REGINA DELLA PACE E' TRISTE

Messaggio del 2 dicembre 2007 a Mirjana

Mirjana ha detto che la Madonna era molto triste. Per tutto il tempo aveva le lacrime negli occhi.

Cari figli, mentre guardo nei vostri cuori, il mio cuore si riempie di dolore e fremito. Figli miei fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori. Il mio Figlio, vostro Dio, è veramente al primo posto? Sono veramente le sue leggi la misura della vostra vita? Vi avverto di nuovo. Senza fede non c'è la vicinanza di Dio, non c'è la parola di Dio che è la luce della salvezza e la luce del buon senso”.

Mirjana ha aggiunto: io con dolore ho pregato la Madonna di non lasciarci, di non togliere le mani da noi. Alla mia richiesta, Lei ha fatto un sorriso doloroso e se ne è andata. Questa volta non ha detto "Vi ringrazio". Ha benedetto tutti noi e tutti gli oggetti sacri.

 

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto prodigiosamente la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose (LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

LETTERA INFORMATIVA n°102

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

L’IMMACOLATA

E “LA VENUTA” DELLA SUA SANTA CASA A LORETO

LA SANTA CASA DI LORETO E’ IL LUOGO DEL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA

E DEL CONCEPIMENTO MIRACOLOSO DI GESU’ IN MARIA

L’ARRIVO DEL NUOVO ARCIVESCOVO DI LORETO Mons. GIOVANNI TONUCCI

NEL 713° ANNIVERSARIO DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA

DA TERSATTO IN ITALIA (10 dicembre 1294-10 dicembre 2007)

TELE MARIA – Emittente Televisiva Cattolica in Internet - www.telemaria.it

TRASMISSIONI INTERNAZIONALI QUOTIDIANE MEDIANTE LA RETE INTERNET www.telemaria.it

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

 

ANCONA

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Venerdì, 7 dicembre 2007

Domenica, 8 dicembre 2013

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dall’anno “reale” del Concepimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

 25 MARZO 2007: 2013° ANNIVERSARIO DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

VENERDI’, 2 MARZO 2007 = DOMENICA, 1° MARZO 2013

INIZIO ANNO 2013

dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine, Madre di tutti i viventi

GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO

Concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, nella Santa Casa di Nazareth intorno al 25 marzo dell'anno 748 di Roma (6 a.C)

Nato ebreo a Betlemme, intorno al 25 dicembre dell’anno 748 di Roma (6 a.C.), al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO GLORIOSO DAI MORTI IL 9 APRILE DELL’ANNO 30

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

La Chiesa si ridurrà di dimensioni, bisognerà ricominciare da capo. Ma da questa prova uscirà una Chiesa che avrà tratto una grande forza dal processo di semplificazione che avrà attraversato, dalla rinnovata capacità di guardare dentro di sé. Perché gli abitanti di un mondo rigorosamente pianificato si sentiranno indicibilmente soli... E riscopriranno la piccola comunità dei credenti come qualcosa di completamente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta che hanno sempre segretamente cercato (Card. Ratzinger ora Benedetto XVI).

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE CATTOLICA”", i cui testi sono pubblicati in modo permanente all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm  è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. Gesù insegnava: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32). San Giuseppe Moscati scriveva: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Poiché sta scritto: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28).

Questa Lettera Informativa ti viene inviata con i testi a colori. Queste pagine a colori si possono trasformare in modo autonomo in una lettura in bianco e nero.

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QUESTA LETTERA INFORMATIVA E’ POSTA SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN GIUSEPPE, PATRONO DELLA CHIESA, di San CIRIACO e del Beato GABRIELE FERRETTI, Patroni di Ancona

e del grande Pontefice il Beato PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), discendente del Beato Gabriele Ferretti

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

Telefono 071.83552 – Cellulare 339.6424332 - Facsimile 071.83552 – Conto Corrente Postale 13117056

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TOTUS TUUS EGO SUM

Vi hanno tempi che più che in altri è opportuno di parlare e francamente, coraggiosamente e con tutta libertà.

E allora bisogna dire la verità, la verità intera, piena, senza tergiversazioni.

Non tolleriamo mai gli smozzicamenti della verità, i mezzi termini, gli accomodamenti.

Verità dolce, ma intatta, inviolata.

(Beato Pio IX)

 

Vi è una lotta perenne tra due città o regni: da un lato la città di Dio e dall’altro lato la città di Satana. Queste due città non sono mai nettamente distinguibili durante la storia umana. Nessun periodo storico né nessuna istituzione sono dominanti esclusivamente dall’una o dall’altra città; esse sono mescolate fino alla fine dei tempi. Alla fine del mondo, con la resurrezione dei morti ed il giudizio finale, sarà chiaro per tutti a quale città abbiamo aderito, se a quella celeste o a quella di Satana. Nel presente l’uomo può cercare di intuirlo solo se interroga se stesso con sincerità ed invoca l’aiuto dello Spirito (Sant’Agostino, La Città di Dio)

 

“Come acqua fresca per una gola riarsa è una buona notizia da un paese lontano”

(Prov.25,25)

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!...

Giovanni Paolo II, Roma: XV Giornata Mondiale dei Giovani (15-20 agosto 2000)

“ECCOMI… avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,26-38)

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14)

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

E IL VERBO

“il più bello tra i figli dell'uomo” (Sal.44/45,3)

Si fece carne  

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)(Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gen.28,17)

LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA NEL TEMPO DELL’APOSTASIA

HO FISSATO UN LIMITE… FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE E QUI S’INFRANGERA’ L’ORGOGLIO DELLE TUE ONDE (Gb.38,10)

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani… (Leone XIII)

Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

(Giovanni Paolo II, discorso al Parlamento Italiano, 14 novembre 2002)

 

LETTURA BIBLICA DEL GIORNO

DAL VANGELO SECONDO LUCA (1,26-38)

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

LA “VENUTA” “MIRACOLOSA” a Loreto DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

ove MARIA fu “concepita” “IMMACOLATA” nel grembo di Sant’Anna

SECONDO L’INSEGNAMENTO DEL GRANDE PONTEFICE BEATO PIO IX

Bolla “Inter Omnia” del 26 agosto 1852

LA GRANDEZZA INCOMPARABILE DEL SANTUARIO DI LORETO

 “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio (Beato Pio IX, Bolla “Inter Omnia” del 26 agosto 1852).

 

Sabato 1° dicembre 2007

Presa di possesso della Basilica Pontificia di Loreto

da parte del nuovo Arcivescovo

Mons. GIOVANNI TONUCCI

 

IL PROGRAMMA DEL NUOVO VESCOVO DI LORETO

UNA SPERANZA PER IL RIPRISTINO DELLA “VERITA’” A LORETO

NEL 2010 LA CELEBRAZIONE DEL 90° ANNIVERSARIO

DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO A PATRONA DELL’AVIAZIONE

“Lo ha fatto Benedetto XV nel 1920, e Benedetto XVI dovrà fare qualcosa pure lui, non vi pare?”

(dichiarazione di Mons. Tonucci entrando nella città mariana)

 

CIO’ CHE FECE BENEDETTO XV

Il Papa Benedetto XV, accogliendo i voti di moltissimi Vescovi e fedeli, il 24 marzo 1920 dichiarava la Beata Vergine di Loreto Patrona principale degli Aviatori, riconoscendo “autentica” la tradizione del “volo miracoloso” della Santa Casa. Con tale proclamazione Benedetto XV approvò pienamente la “tradizione”, la quale vuole che la Beata Vergine abbia guidato nei cieli e sul mare la sua Casetta, quando questa fu dagli angeli portata dalla Palestina in Dalmazia e poi sul suolo Italiano.

 

“SPE SALVI”,

LA NUOVA ENCICLICA DI BENEDETTO XVI

per donare speranza all'umanità

Benedetto XVI: la vita “non finisce nel vuoto”

Il venerdì 30 novembre è stata presentata l'enciclica di Benedetto XVI, dal titolo "Spe salvi" ("Salvati nella speranza") con la quale il Santo Padre ha voluto offrire all'umanità, speso disillusa, la dimensione della speranza offerta da Cristo. Il documento, di circa 80 pagine, diviso in otto parti, è indirizzato ai Vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici.

Comincia con un passaggio della Lettera dell'apostolo San Paolo ai Romani “nella speranza siamo stati salvati” (8, 24) e sottolina come “elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro”: la loro vita “non finisce nel vuoto” (n. 2). “Giungere a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza", dichiara nel numero 3 della enciclica, la seconda del Papa, dopo la “Deus Caritas est” (“Dio è amore”), publicata a gennaio del 2006.

Il Papa spiega la speranza cristiana presentando l'esempio della schiava sudanese santa Giuseppina Bakhita, nata nel 1869 in Darfur, che diceva “io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore” (3). Nel testo si afferma inoltre che Gesù non ha portato “un messaggio sociale-rivoluzionario” come Spartaco, e che “non era un combattente per una liberazione politica”; ma che ha portato “l’incontro con il Dio vivente”, “l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo” (4).

Cristo ci rende veramente liberi: “Non siamo schiavi dell’universo” e delle “leggi della materia e dell’evoluzione”. “Non sono gli elementi del cosmo … che in definitiva governano il mondo e l’uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l’universo”, continua il Papa. Siamo liberi perché “il cielo non è vuoto”, perché il Signore dell’universo è Dio che “in Gesù si è rivelato come Amore” (5). Cristo “ci dice chi in realtà è l’uomo e che cosa egli deve fare per essere veramente uomo”. “Egli indica anche la via oltre la morte” (6). Per questo motivo, per il Papa è molto chiaro che la vera speranza non è qualcosa ma Qualcuno: non è fondata su cose che passano e ci possono essere tolte, ma su Dio che si dona per sempre (8). In questo senso, aggiunge, “l’attuale crisi della fede è soprattutto una crisi della speranza cristiana”.

Il documento papale mostra inoltre le illusioni che hanno reso schiava l'umanità come per esempio il marxismo che “ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà”. “Credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo” (20-21). Il mito del progresso è un’altra delusione analizzata, così come succede a quanti credono che l’uomo possa essere redento mediante la scienza. La scienza “può anche distruggere l’uomo e il mondo”. “Non è la scienza che redime l’uomo” (24-26).

Il Papa indica poi quattro luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza. Il primo è la preghiera: “Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora”. Il Pontefice ricorda quindi la testimonianza del Cardinale vietnamita François Xavier Nguyen van Thuân, per 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento: “In una situazione di disperazione apparentemente totale, l’ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di speranza” (32-34). Un altro luogo è l’agire. “La speranza in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri. Ed è speranza attiva, nella quale lottiamo” affinché “il mondo diventi un po’ più luminoso e umano” (35). La sofferenza è l'altro luogo di apprendimento della speranza: “Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza”, tuttavia “non è la fuga davanti al dolore che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore” (36-39).  

L’ultimo luogo di apprendimento della speranza è il Giudizio di Dio. “La fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza”: “esiste la risurrezione della carne. Esiste una giustizia. Esiste la ‘revoca’ della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto” (41-47). In questo senso Benedetto XVI riconosce che l’ateismo del XIX e del XX secolo è "una protesta contro le ingiustizie del mondo" che diventa "protesta contro Dio". Tuttavia, spiega, "se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa" (42).

“La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me”, indica. “Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso?”, afferma il Papa, ma “che cosa posso fare perché altri vengano salvati?” (48).

L’enciclica conclude presentando Maria come “stella della speranza”: “Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te – invoca –. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!” (49-50).

 

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto prodigiosamente la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose (LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

LA NUOVA ENCICLICA DEL PAPA BENEDETTO XVI

SPERANZA DONO CHE CAMBIA LA VITA DI CHI LO RICEVE

 CITTA' DEL VATICANO, 2 dicembre 2007 (VIS).

Oggi, Prima Domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

            Ricordando che in questo tempo liturgico "il Popolo di Dio si rimette in cammino, per vivere il mistero di Cristo nella storia", il Papa ha detto: "Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre; la storia invece muta e chiede di essere costantemente evangelizzata; ha bisogno di essere rinnovata dall'interno e l'unica vera novità è Cristo: è Lui il pieno suo compimento, il futuro luminoso dell'uomo e del mondo. Risorto dai morti, Gesù è il Signore a cui Dio sottometterà tutti i nemici, compresa la stessa morte (cfr 1 Cor 15,25-28)".

            "Questa domenica è, dunque" - ha proseguito il Papa - "un giorno quanto mai indicato per offrire alla Chiesa intera e a tutti gli uomini di buona volontà la mia seconda Enciclica, che ho voluto dedicare proprio al tema della speranza cristiana. Si intitola 'Spe salvi', perché si apre con l'espressione di san Paolo: 'Spe salvi facti sumus - Nella speranza siamo stati salvati' (Rm 8,24). In questo, come in altri passi del Nuovo Testamento, la parola 'speranza' è strettamente connessa con la parola 'fede'. Ė un dono che cambia la vita di chi lo riceve, come dimostra l'esperienza di tanti santi e sante".

"In che cosa consiste questa speranza, così grande e così 'affidabile' da farci dire che in essa noi abbiamo la 'salvezza'?" si è chiesto il  Pontefice che ha poi spiegato: "Consiste in sostanza nella conoscenza di Dio, nella scoperta del suo cuore di Padre buono e misericordioso. Gesù, con la sua morte in croce e la sua risurrezione, ci ha rivelato il suo volto, il volto di un Dio talmente grande nell'amore da comunicarci una speranza incrollabile, che nemmeno la morte può incrinare".

"Lo sviluppo della scienza moderna" - ha osservato il Santo Padre - "ha confinato sempre più la fede e la speranza nella sfera privata e individuale, così che oggi appare in modo evidente, e talvolta drammatico, che l'uomo e il mondo hanno bisogno di Dio - del vero Dio! - altrimenti restano privi di speranza".

"La scienza contribuisce molto al bene dell'umanità, - senza dubbio - ma non è in grado di redimerla" - ha concluso il Pontefice - "L'uomo viene redento dall'amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, dal Dio che è l'amore, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi".

ANG/SPERANZA/...                                                                         VIS 071203 (460)

 

 Beato PIO IX

Il 25 gennaio 1872 il Sommo Pontefice Beato Pio IX così diceva ai fedeli di tutte le nazioni riuniti intorno a lui: “La società è stata chiusa come in un labirinto da cui non potrà uscire senza la mano di Dio”. Nel giugno 1871 diceva ai giovani romani del Circolo San Pietro: “Poiché niente possiamo aspettarci dagli uomini, poniamo sempre la nostra speranza in Dio, il cui Cuore si prepara, mi sembra, a compiere, nel momento da lui scelto, un gran prodigio che riempirà il mondo di stupore”.

 

LA SANTA CASA DI LORETO E’ IL LUOGO

DEL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA

E DEL CONCEPIMENTO MIRACOLOSO DI GESU’ IN MARIA

profetizzato sin dalle origini della creazione dell’uomo, subito dopo il Peccato Originale

“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»

(Gen.3,15)

LA STORIA DELLA SANTA CASA

INCISA SUL RIVESTIMENTO MARMOREO

PER VOLERE DEL SOMMO PONTEFICE CLEMENTE VIII

All’interno del Santuario di Loreto, sul rivestimento marmoreo della Santa Casa (lato Nord-Est) si può leggere incisa la sottostante iscrizione di Papa Clemente VIII,  che “definisce” con tale attestazione e con la sua autorità apostolica sia l’autenticità della reliquia nazaretana che l’autenticità della miracolosità della traslazione angelica. In tal modo Clemente VIII HA VOLUTO CONSACRARE con UN PRONUNCIAMENTO MAGISTERIALE SOLENNE il Santuario della Santa Casa e “la  verità” della sua origine.

 

Ospite cristiano che qui venisti o per devozione o per voto, ammira la Santa Casa Loretana venerabile in tutto il mondo per i misteri divini e per i miracoli. Qui nacque Maria SS. Madre di Dio, qui fu salutata dall’Angelo, qui s’incarnò l’eterno Verbo di Dio. Questa gli Angeli trasferirono dalla Palestina, la prima volta in Dalmazia, a Tersatto, nell’anno 1291 sotto il pontificato di Nicolò IV. Tre anni dopo, nel principio del Pontificato di Bonifacio VIII, fu trasportata nel Piceno, vicino alla città di Recanati, in una selva, per lo stesso ministero angelico, ove, nello spazio di un anno, cambiato posto tre volte, qui ultimamente fissò la sede già da 300 anni. Da quel tempo commossi i popoli vicini di sì stupenda novità ed in seguito per la fama dei miracoli largamente divulgata, questa Santa Casa ebbe grande venerazione presso tutte le genti, le cui mura senza fondamenta, dopo tanti secoli, rimangono stabili e intere. Fu cinta da marmoreo ornato da Clemente VII l’anno 1534. Clemente VIII P.M. ordinò che in questo marmo fosse descritta una breve storia dell’ammirabile Traslazione l’anno 1595. Antonio M. Gallo Cardinale, Vescovo di Osimo e Protettore di Santa Casa, la fece eseguire. Tu, o pio pellegrino, venera con devoto affetto la Regina degli Angeli e la Madre delle grazie, affinché per i suoi meriti e preghiere, dal Figliolo dolcissimo, autore della vita, ti ottenga perdono delle tue colpe, la santità corporale e le gioie della eternità.

 

LA “VENUTA” “MIRACOLOSA” a Loreto DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

ove MARIA fu “concepita” “IMMACOLATA” nel grembo di Sant’Anna

SECONDO L’INSEGNAMENTO DEL GRANDE PONTEFICE BEATO PIO IX

Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852

LA GRANDEZZA INCOMPARABILE DEL SANTUARIO DI LORETO

 

“Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio (Beato Pio IX, Bolla “Inter Omnia” del 26 agosto 1852).

 

UNA DOMANDA FREQUENTE:   PERCHE’ A TERSATTO?... PERCHE’ AD ANCONA?... PERCHE’ A LORETO?...

 

LA DIVINA E PROVVIDENZIALE “PREPARAZIONE” NEI SECOLI

DEL PROFETIZZATO “TRIONFO” DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

LEONE XIII

(Lettera “Felix Lauretana Cives”, 23 gennaio 1894)

“…Dio volle a tal punto esaltare l’invocato nome di Maria

da dare compimento, in questo luogo (Loreto),

a quella famosa profezia: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata»”…

 

Nazareth-Tersatto-Ancona-LORETO: la Casa Nazaretana del “Concepimento Immacolato di Maria” viene dagli “angeli” miracolosamente trasportata “in vari luoghi” “prescelti” e infine collocata stabilmente a Loreto.

LOURDES: Maria rivela a Santa Bernadetta e conferma il suo “privilegio”: “Io sono l’Immacolata Concezione”, che avvenne nella Santa Casa di Nazareth.

FATIMA: Maria rivela ai tre santi pastorelli che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore “Immacolato” per pervenire al compimento del suo predetto “trionfo” futuro.

UNA DOMANDA FREQUENTE:   PERCHE’ A TERSATTO?... PERCHE’ AD ANCONA?... PERCHE’ A LORETO?...

Tersatto/LORETO-Ancona-MEDIUGORIE: Maria sta portando a compimento il futuro “trionfo” del suo Cuore Immacolato, “concepito” “Immacolato” nella Santa Casa di Nazareth (che ha “sostato” a Tersatto, Ancona e Loreto, luoghi da cui oggi “si deve” “necessariamente” passare o partire per andare a Mediugorie… perché?...).

 Beato PIO IX

Il 25 gennaio 1872 il Sommo Pontefice Beato Pio IX così diceva ai fedeli di tutte le nazioni riuniti intorno a lui: “La società è stata chiusa come in un labirinto da cui non potrà uscire senza la mano di Dio”. Nel giugno 1871 diceva ai giovani romani del Circolo San Pietro: “Poiché niente possiamo aspettarci dagli uomini, poniamo sempre la nostra speranza in Dio, il cui Cuore si prepara, mi sembra, a compiere, nel momento da lui scelto, un gran prodigio che riempirà il mondo di stupore”.

Messaggio da Mediugorie del 25 agosto 1991

“Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera, adesso come mai prima, quando il mio piano ha cominciato a realizzarsi. Satana è forte e desidera bloccare i progetti della pace e della gioia e farvi pensare che mio Figlio non sia forte nelle sue decisioni. Perciò vi invito, cari figli, a pregare e digiunare ancora più fortemente. Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima. Vi invito, cari figli, a comprendere l’importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Desidero salvare tutte le anime e presentarle a Dio. Perciò preghiamo affinché tutto quello che ho cominciato sia realizzato completamente. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

DAL LIBRO

“LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”

del Prof. Giorgio Nicolini

LA “RIVELAZIONE SOPRANNATURALE”

DI SANTA CATERINA DA BOLOGNA

Nel “Rosarium” di Santa Caterina da Bologna (1413-1463), un testo redatto dalla Santa nel 1440 (circa trenta anni prima della narrazione stampata della “Translatio miraculosa” riportata dal Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano, e da Pier Giorgio di Tolomei, detto il Teramano), viene riportato “per rivelazione soprannaturale del Signore” la vicenda storica della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth.

Santa Caterina da Bologna in quel testo mostra di colloquiare direttamente con Gesù, apparsogli “per grazia”; ella infatti scrive: “In questo giorno (il 25 marzo 1440), tu, o Signore, hai rivelato a me, apparendomi per grazia… ”. Poi, dopo aver riportato “la rivelazione soprannaturale” che fra quelle Sacre Pareti della Santa Casa di Loreto la Vergine Maria fu “concepita” Immacolata ed ivi anche “nacque”, descrive sinteticamente le varie successioni del “trasporto angelico” della Santa Casa di Nazareth, secondo come “rivelatogli” da Gesù durante l’apparizione.

(testualmente): “Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l’idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi, per le stesse e per altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi. Finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d’Italia e nelle terre della Santa Chiesa” (“Rosarium”, I Mist. Gaud., vv.73 ss.- Da una traduzione del testo latino pubblicata in “Messaggio della Santa Casa”, 2001, n.7, p.211).

                Si può dubitare di “una testimonianza” così straordinaria?… Santa Caterina da Bologna è l'unica Santa che, avendo il corpo incorrotto, rimane “seduta” da ormai sei secoli - contro ogni legge naturale - per un atto di obbedienza compiuto “dopo la sua morte”. Ciò è da tutti constatabile recandosi a visitarla direttamente a Bologna, in Via Tagliapietre n°23, presso il Monastero “Corpus Domini”. Si può, perciò, dubitare di questa Santa, riguardo alla verità del colloquio diretto avuto da lei con Gesù e a riguardo delle “rivelazioni” a lei fatte dal Signore, che confermano in modo straordinario la “tradizione” - ininterrottamente “approvata” dalla Chiesa - della “miracolosa traslazione” della Santa Casa ad opera degli spiriti celesti (o “angeli”)?

Dal breve testo di Santa Caterina si può, infatti, dedurre:

·         il motivo della traslazione della Santa Casa (l'idolatria delle popolazioni locali);

·         la miracolosità della traslazione (avvenuta per il ministero degli angeli);

·         il trasporto a Tersatto, in Dalmazia (nel 1291);

·         il trasporto “in vari luoghi” (come in Ancona, località Posatora, nel 1295, per nove mesi, e altrove);

·         la collocazione stabile a Loreto tra il 1295 e il 1296 (con tre traslazioni “in loco”: nel punto ove si trova ora la "traslazione" è del 1296);

·         il motivo della scelta (perché “terre della Santa Chiesa”).

 

LE RIVELAZIONI DELLA BEATA EMMERICK

SULLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA

E IL RITROVAMENTO DELLA CASA DI MARIA AD EFESO

SE SI ACCETTA E SI E’ REALMENTE CONSTATATO CHE LE VISIONI MISTICHE DELLA BEATA ANNA CATERINA EMMERICH HANNO FATTO RITROVARE LA CASA DI MARIA AD EFESO,  OVE SI E’ RECATO IL PAPA BENEDETTO XVI, NON SONO PERCIO’ VERE ANCHE LE SUE “VISIONI” DELLE “TRASLAZIONI MIRACOLOSE” DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO, AD OPERA DI SETTE ANGELI?... E COME HA FATTO A DESCRIVERE LA CASA DI EFESO E LA SANTA CASA DI LORETO IN MODO COSI’ MINUZIOSO SENZA AVERLE MAI VISTE SE LE SUE RIVELAZIONI NON FOSSERO AUTENTICHE E QUINDI SE NON FOSSERO AUTENTICHE – NELLA REALTA’ STORICA - ANCHE LE MIRACOLOSE TRASLAZIONI?...     Prof. GIORGIO NICOLINI

… (omissis) …

A conferma, ancora, della “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa vi sono, poi, anche altri Santi che hanno dato la stessa importantissima testimonianza, sempre “per rivelazione soprannaturale”: come, ad esempio, la mistica tedesca Beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824), che con le sue “descrizioni minuziose”, e tutte - nel riscontro - corrispondenti al vero, di “luoghi” in cui mai si era recata, fece ritrovare (dopo secoli di dimenticanza) anche la casa di Efeso ove la Vergine Maria trascorse gli ultimi anni di vita e ove morì e fu assunta in Cielo in anima e corpo.

Anche lei costituì un autentico “miracolo vivente” per la gente a lei contemporanea, poiché, costretta dalla malattia all’immobilità, dal 1813 in poi si alimentò fino alla morte, per undici anni, della sola Comunione Eucaristica. Può un essere umano vivere senza nutrirsi per undici anni, vivendo della sola Comunione Eucaristica? Ed era anche “stigmatizzata”, come San Pio da Pietrelcina. Può “la scienza” spiegare “questi” “miracoli”?…

Nel caso della Beata Caterina Emmerich si può dire che, ancora di più che della rivelazione di Santa Caterina da Bologna, l’autenticità e veridicità delle sue “rivelazioni” e “visioni” avute (oltre che dal riscontro oggettivo fatto nella realtà), sono state avallate in modo straordinario proprio da Dio stesso, con il “miracolo vivente” della sua “sussistenza miracolosa” mediante il solo “nutrimento” della sola Comunione con Gesù Eucaristia. Non può perciò ella aver ingannato nessuno, se Dio stesso ne comprovava la veridicità di quanto affermava con il “miracolo vivente” che la sua vita stessa costituiva presso i suoi contemporanei.

In proposito, Gesù stesso dice nel Vangelo (e ciò forse non vale anche per i suoi Santi?…): “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere…  (Gv.10,37-38). E anche “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace (Gv.5,31-32). E ancora: “Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero (Gv.3,32-33).

A riguardo della Santa Casa di Loreto, la Beata Caterina Emmerich - per anni immobile nel letto - la descrive con esattezza, pur senza averla mai vista, dichiarando che ivi avvenne l’Annunciazione dell’Angelo a Maria; e afferma anch’ella che la Santa Casa fu portata via da Nazareth proprio dagli “angeli” (quelli “veri”, quelli “spirituali”), e proprio “in volo”, e affermando risolutamente (e testualmente): Le pareti della Santa Casa di Loreto sono assolutamente le stesse di Nazareth (cfr. “Le Rivelazioni di Caterina Emmerick”, ed. Cantagalli, Siena, 1968, I°, p.140). 

Questa è la descrizione del “trasporto angelico” della Santa Casa come ha avuto “in visione” – e più volte! - la Beata: Ho visto spesso, in visione, la traslazione della Santa Casa di Loreto. (…) Ho visto la Santa Casa trasportata sopra il mare da sette angeli. Non aveva alcun fondamento (…). Tre angeli la tenevano da una parte e tre dall’altra; il settimo si librava di fronte: una lunga scia di luce sopra di lui (…)” (Beata Anna Caterina Emmerich, “Vita di Gesù Cristo e rivelazioni bibliche”, cap. IV, par.2°). La Beata Caterina Emmerich, nel testo sopra riportato, “rivela” persino il numero degli angeli deputati da Dio a questo “miracoloso trasporto”: esattamente sette angeli.

… (omissis)…

Per quanto mi riguarda - checché se ne dica e se ne pensi da chicchessia - a me basta già solo “la testimonianza” e “le rivelazioni” di Santa Caterina da Bologna e, in aggiunta, “le visioni” e “le rivelazioni” ancor più esplicite e dettagliate della Beata Anna Caterina Emmerich (ma anche di altri Santi!…), per “accettare” il fatto della “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto e “rifiutare” ogni altra interpretazione riguardo “al modo” di tale traslazione. Tutto ciò che non collima con tali “rivelazioni” (che sono però, ovviamente, solo di “fede umana” e non di “fede divina”) per me è comunque sicuramente “sbagliato” e “falso” già “alla radice”, anche se asserito in “buona fede” (ma talvolta - da certi autori - anche in “mala fede”, contro ogni più ovvia “evidenza” “documentale”!). E ciò perché se una realtà è “vera” in un modo (perché è stata così “rivelata” da Dio ai suoi Santi), non può essere vero il suo contrario. Né la scienza potrà mai contraddirla in alcun modo: al contrario, non potrà che avallarla!… E così è anche riguardo alla “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Tersatto (in Dalmazia), poi “in vari luoghi” (e quindi non solo a Tersatto e a Loreto) e, infine, a Loreto.

… (omissis)…

Prof. GIORGIO NICOLINI

Cfr. indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/la.miracolosa.traslazione.html

 

“LA VENUTA”

OSSIA LA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DELLA SANTA CASA

E IL TRASPORTO “IN VARI LUOGHI”

(come rivelato da Gesù a Santa Caterina da Bologna)

SECONDO LA TRADIZIONE E LA RELIGIOSITA’ POPOLARE

 

            Qualche anno fa, il 23 dicembre, mi trovai per caso a passare per Cascia, dove sostammo qualche ora per attendere l’orario della corriera che da Roma ci portava a Loreto. Era freddo e nella conca stretta della patria di Santa Rita, e molto più nei circostanti monti, vi era la neve. Eravamo sul mezzogiorno, il cielo era limpido e un lucente sole riscaldava sensibilmente gli angoli riparati della piccola cittadina. In uno di questi angoli vidi un ragazzo sui dodici anni che si godeva appunto i bei raggi del sole. Osservai che aveva una mano fasciata. Con senso di umanità mi avvicinai a lui e gli chiesi: “Che cosa ci hai fatto alla mano?”. “Mi sono ferito la notte del “passaggio””, mi rispose. Non capii; e gli domandai che cosa era questo “passaggio” di cui parlava. Egli mi guardò con una certa meraviglia e mi disse: “Ma lei non sa che il 10 dicembre è IL PASSAGGIO della Madonna di Loreto?”.

            In realtà la Festa della Traslazione della Santa Casa in Umbria si chiama la Festa del PASSAGGIO, come nelle Marche si dice invece la Festa della VENUTA. Così è infatti che la tradizione popolare vuole che la Santa Casa PASSASSE per l’Umbria prima di venire nelle Marche. Anche in Umbria in realtà si fa gran festa per il 10 dicembre: verso le ore tre antimeridiane suonano le campane, la gente si alza, e, se non può andare in chiesa, recita le Litanie Lauretane. In fatto di tradizioni popolari, mi si dice che, mentre la traslazione nelle Marche si qualifica con la parola “VENUTA” e nell’Umbria con quella di “PASSAGGIO”, in qualche zona della Toscana si chiama “IL GRAN TRAGITTO”.

            Questa radicatissima tradizione popolare, in gran parte dell’Italia Centrale, fa veramente riflettere; e a ben considerare non è altro che la riconferma della prodigiosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Tersatto presso Fiume (1291) e da Tersatto sul Colle dei Lauri, a Loreto, nel 1294 (1296). In tale data sul colle fortunato apparve una modestissima cappella, costruita in pietra rozzamente tagliata, che prima non c’era, e che i bravi e intelligenti Recanatesi (i Loretani allora non c’erano), per le verifiche fatte e per i prodigi avvenuti, qualificarono per la Casetta natale della Vergine Maria.

            Tale fatto avvenne e tale tradizione si formò non già in epoca preistorica e nemmeno nel primo oscuro medioevo, ma nel medioevo luminoso, e proprio contemporaneamente all’Alighieri, tanto che allusivi a Loreto sono ritenuti i versi:

In quel loco fu’ io Pier Damiano

E Pietro Pescator fu nella Casa

Di nostra Donna in sul lito adriano (adriatico)

(Paradiso, XXI).

            In quello scorcio del secolo XIII si avevano bene gli occhi aperti e la Chiesa era ben presente nelle Marche con i suoi Vescovi e con i suoi visitatori; e quindi un inganno tanto colossale – se il fatto della traslazione non esistesse – sarebbe stato impossibile.

            Da allora sorse il prodigio di Loreto: si forma una Città, ove nulla esisteva; milioni e milioni di pellegrini affluiscono, anche dall’Estero; Papi e principi si rendono pellegrini a Loreto; sorge un magnifico poema d’arte, di rara bellezza e forza; i prodigi sono all’ordine del giorno, ieri come oggi; un centinaio di Santi confermarono quello che il popolo pensa e crede; i Papi confermarono in pieno la verità della traslazione, anche con una liturgia speciale.

            E’ questo il miracolo di Loreto, che dura ormai da quasi sette secoli.

            Dinanzi a questo continuato grandioso fenomeno religioso si sono inchinati i geni della nostra letteratura, e di Loreto, con senso di venerazione, parlano tra gli altri, oltre Dante, il Tasso, l’Aleardi nei “Fuochi dell’Appennino” e nell’“Ave Maria”, il Carducci e il D’Annunzio.

            Il Tasso, dopo la sua prigionia di Ferrara, peregrinò a Loreto, sia per ringraziare la Vergine, sia per ottenere perdono dei suoi trascorsi e ci lasciò i bei versi: “Il tuo splendor m’affida, o chiara Stella (Maria) – Stella, onde nacque la serena Luce (Cristo), - Luce di non creato e sommo Sole, - Sol, che non seppe occaso, e me rappella – teco da lunghi orrori, e mi conduce – all’Alta Rupe (Loreto), ov’in marmorea mole – l’umil tua Casa il mondo onora e cole”.

            In quest’ultimo periodo il movimento loretano anziché affievolirsi si è andato rafforzando. A nulla hanno approdato i negatori recenti, tanto partigiani da non degnarsi nemmeno di venire a esaminare con i propri occhi il venerando documento archeologico della Santa Casa, che pur prescindendo dai documenti storici, contiene in sé i dati della propria identità.

            Ad aumentare il movimento Lauretano hanno concorso particolarmente due fatti: i pellegrinaggi dei Treni Bianchi, organizzati dall’UNITALSI dal 1936, ed il documento di Benedetto XV che nel 1920 dichiarava la Vergine Loretana PATRONA PRINCIPALE DELL’AVIAZIONE DI TUTTO IL MONDO.

            Il sacro fascino della Vergine Lauretana, celeste viaggiatrice per la prodigiosa traslazione, ha dei riflessi anche in D’Annunzio, che il 10 Dicembre 1937 scriveva al Generale Valle quanto segue: “Oggi, dieci dicembre, ricorre la Traslazione della Santa Casa di Loreto, che nel primo ardore della guerra fu da me proposta (sic!) al riconoscimento degli Aviatori e dichiarata Tutelare degli Aviatori, in guerra ed in pace. Sono certo che in tutti i miei fedeli compagni vige l’onoranza alla Vergine Alata, che “in Dalmatiam prius, deinde in Agrum Lauretanum translata fuit”… Io oso oggi, ricordarti la data miracolosa perché tu richiami i nostri Aviatori a mirare irraggiate di tanta gloria votiva le acque dell’Adriatico nostro in perpetuo”…

            Le parole di D’Annunzio – a parte la sua interpretazione – valgono come espressione di un’ondata spirituale verso la Vergine Bruna, che, anziché affievolirsi, sempre più aumenta.

            Ritornerà il 10 Dicembre; dall’Appennino al mare, o ovunque nelle Marche, nell’Umbria, nella Toscana, nelle Montagne d’Abruzzo e altrove si accenderanno alla vigilia i fuochi o “i focaracci”, come li chiamano qui; verranno alte Dignità Ecclesiastiche e Civili; verranno gli Avieri a rendere corteo d’onore alla loro Celeste Patrona; verranno decine di migliaia di pellegrini, grati e imploranti, che nella loro fede grande e sincera e ardente spesso strappano dalla Vergine Bruna il prodigio.

            Questa è la realtà di ogni anno. Che pensarne? E’ il miracolo di Loreto che si perpetua ormai da quasi sette secoli.

Padre ANGELO MARIA D’ANGHIARI

(Dal libro monumentale “IL SANTUARIO DI LORETO”, pp.127-129, edito dalla “Congregazione Universale della Santa Casa, Loreto, 1957)

 

IL VALORE DELLA VITA NASCOSTA DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH

portata “miracolosamente” a LORETO per “il ministero degli angeli”

 SAN LUIGI GRIGNION DA MONTFORT

Trattato della VERA DEVOZIONE A MARIA

(Introduzione)

              Per mezzo della Santissima Vergine Maria Gesù Cristo venne nel mondo, ancora per mezzo di lei deve regnare nel mondo.

            Maria visse tanto nascosta da essere chiamata dallo Spirito Santo e dalla Chiesa Alma Mater, Madre nascosta e riservata. Fu così profondamente umile da non avere, sulla terra, attrattiva più forte e continua che di nascondersi a se stessa e ad ogni creatura per essere conosciuta da Dio solo.

            Per esaudirla nelle richieste che gli fece di tenerla nascosta, povera e umile, Dio si compiacque di non rivelarla quasi a nessuna creatura nel concepimento, nella nascita, nella vita, nei suoi misteri, nella risurrezione e nell'assunzione. I suoi stessi genitori non la conoscevano e gli angeli si chiedevano spesso l'un l'altro: «Chi è costei». L'Altissimo infatti, l'occultava ai loro sguardi e, se lasciava trasparire qualcosa di lei, infinitamente di più era quanto teneva segreto.

            Dio Padre ha consentito che non facesse miracolo durante la vita, almeno di quelli strepitosi, benché gliene avesse dato il potere. Dio Figlio ha consentito che i suoi apostoli ed evangelisti ne parlassero pochissimo, e solo quanto era necessario per far conoscere Gesù Cristo, benché fosse la sua fedele Sposa.

            Maria è l'eccellente capolavoro dell'Altissimo, che se ne riservò la conoscenza e il possesso. Maria è la madre mirabile del Figlio, che prese piacere ad umiliarla e nasconderla nel corso della vita per assecondarne l'umiltà chiamandola donna, come un'estranea, quantunque la stimasse e l'amasse nel suo cuore al di sopra di tutti gli angeli e gli uomini. Maria è la fonte sigillata e la Sposa fedele dello Spirito Santo, dove lui solo può entrare. Maria è il santuario e il riposo della Santa Trinità, dove Dio si trova in modo magnifico e divino più che in qualsiasi altro luogo dell'universo, non eccettuata la sua dimora sui cherubini e serafini. A nessuna creatura, anche se purissima, è permesso entrarvi senza uno speciale privilegio.

            Affermo con i Santi che la divina Maria è il paradiso terrestre del nuovo Adamo, dove questi si è incarnato per opera dello Spirito Santo per compiervi imperscrutabili meraviglie. È il mondo di Dio, grande e divino, dove si trovano bellezze e tesori ineffabili. È la magnificenza dell'Altissimo, dove questi nascose, come nel proprio seno, il suo unico Figlio, ed in lui tutto quanto egli ha di eccellente e di più prezioso. Oh! quante cose grandi e nascoste ha fatto Dio onnipotente in questa creatura mirabile, come lei stessa dovette ammettere nonostante la sua profonda umiltà: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente». Il mondo non le conosce, perché ne è incapace e indegno.

            I Santi hanno detto cose meravigliose di questa santa città di Dio e, stando alle loro stesse testimonianze, non sono mai stati così eloquenti e felici, come quando hanno parlato di lei. Proclamano perfino che l'altezza dei suoi meriti, da lei innalzati fino al trono della divinità, non si può scorgere; la larghezza della sua potenza, estesa perfino sopra un Dio, non si può capire; infine, la profondità della sua umiltà e di tutte le sue virtù e grazie, pari ad un abisso, non si può sondare. O altezza incomprensibile, larghezza ineffabile, grandezza smisurata, abisso insondabile!

            Ogni giorno, da un capo all'altro della terra, nel più alto dei cieli, nel più profondo degli abissi, tutto proclama, tutto divulga l'ammirabile Maria. I nove cori degli angeli, le persone di ogni sesso, età, condizione, religione, buoni e cattivi e persino i demoni sono costretti volentieri o no a proclamarla beata, in nome della verità. Tutti gli angeli nei cieli - dice San Bonaventura - le cantano incessantemente: «Santa, santa, santa Maria, Vergine Madre di Dio». E milioni e milioni di volte, ogni giorno, le rivolgono il saluto angelico «Ave Maria...», mentre si prostrano dinanzi a lei e chiedono il favore d'essere onorati di un suo comando. «San Michele stesso - dice sant'Agostino -, benché principe di tutta la Corte Celeste, è il più zelante nel renderle e farle rendere ogni sorta di omaggi, sempre in attesa di avere l'onore di volare, ad un suo cenno, in soccorso di qualcuno dei suoi servi».

            Tutta la terra è piena della sua gloria, particolarmente fra i cristiani, dai quali è scelta quale patrona e protettrice di parecchi regni, province, diocesi e città. Quante cattedrali consacrate a Dio, sotto il suo nome! Non c'è chiesa che non abbia un altare in suo onore; non regione, non contrada, dove non si trovi qualcuna delle sue miracolose immagini, davanti alle quali si guarisce da ogni male e si ottiene ogni bene. Quante confraternite e congregazioni in suo onore! Quanti istituti religiosi sotto il suo nome da sua protezione!  Quanti confratelli e consorelle di tutte le pie associazioni, religiosi e religiose di tutti gli Ordini, pubblicano le sue lodi e annunciano le sue misericordie!

            Non c'è nemmeno un bambino che, balbettando l'Ave Maria, non la lodi. Non c'è un peccatore che, sebbene ostinato, non abbia in lei qualche scintilla di speranza. Non c'è neppure un solo demonio nell'inferno che, temendola, non la rispetti.

 

 

 SUL MISTERO DELL’INCARNAZIONE

Spiegazione avuta dall'Angelo Custode, tratta dal “Diario” di Santa Gemma Galgani

 

Babbo mio, non so se l’avessi mai detto a Lei, babbo mio, che Gesù tempo addietro mi promise di farmi spiegare il mistero dell’Incarnazione, se però fossi stata buona; buona non stetti, non di meno Gesù mandò il mio caro angelo custode a spiegarmelo, e me lo fece capire in questi termini, e accadde in questo modo.

La mattina del 25 marzo, Gesù si fece sentire all'anima mia più del solito: mi sentivo un interno raccoglimento, che per grazia di Dio non mi distraeva nessuna cosa al mondo; verso mezzogiorno sento che l'angelo mio mi batte sopra una spalla e mi dice: «Gemma, vengo per parte di Gesù ad adempire la sua promessa». Non sapevo che pensare; mi meravigliai all'udire quelle parole. «Figlia», soggiunse, «io sono il tuo custode, mandato da Dio; io vengo per farti capire un mistero, maggiore a tutti gli altri misteri».

La mia meraviglia si fece più grande, ancora non capivo... L'angelo mio se ne accorse e mi disse: «Ti ricordi, dodici giorni indietro, quel che ti promisi?». Pensai e presto mi rinvenni. «Sappi, o mia figlia, che io ti parlerò di Maria Santissima, di una giovinetta tanto umile dinanzi al mondo, ma d'infinita grandezza davanti a Dio; ti parlerò della più bella, della più santa di tutte le creature; della figlia prediletta dell'Altissimo, di colei che veniva destinata all'impareggiabile dignità di madre di Dio».

            Mi preparai ad ascoltare le sue parole, come meglio potei, ed esso soggiunse: «Sappi, dunque, che erano già trascorsi quattromila anni di lutti e questi pesavano tutti sopra il genere umano, e Maria Santissima doveva col frutto delle sue santissime viscere recare a tutti la liberazione e la salvezza. «Appena, o figlia mia», mi ripeteva spesso l’angelo mio «dal Divin Padre fu decretata l’ambasciata grandissima da inviarsi all’umile Maria, doveva decretarsi ancora il portatore di tanto annunzio. E per questo ne fu scelto uno, che stava più vicino al trono dell’Altissimo, e questo fu l’arcangelo Gabriele (che significa Fortezza di Dio). Maria dunque stava per divenire la donna forte, donna terribile alle potestà delle tenebre. O quanto doveva essere contento l’arcangelo di essere stato scelto ad un mistero così sublime, e di presentarsi messaggero di sì lieto annunzio a quella Vergine, che più tardi salutò poi Regina del Paradiso!

Era già notte inoltrata, e Maria Santissima se ne stava sola nella sua camera: pregava, era tutta rapita in Dio. All'improvviso si fa una gran luce in quella misera stanza, e l'arcangelo, prendendo umane sembianze e circondato da un numero infinito di angeli, va vicino a Maria, riverente e insieme maestoso. La inchina come Signora, le sorride come annunziatore di una lieta notizia, e con dolci parole così le dice: "Ave, o Maria, il Signore è con te. La benedetta tu sei fra tutte le donne"».

O bello, o grande e sublime saluto, che in terra non s'era mai udito, né si udirà mai! Solo un arcangelo, che annunziava alla più eccelsa di tutte le creature la sublimità di un sì grande mistero, poteva esser degno di proferire sì magnifico encomio e sì sublimi parole. Sola era degna di essere salutata con sì sublimi e sovrumani accenti l’augusta madre del Figlio di Dio.

«Appena l'arcangelo celeste ebbe pronunziate queste parole, tacque, quasi aspettando il cenno di lei per spiegare la sua divina ambasciata. Maria però, udito il sorprendente saluto, si turbò; taceva e pensava. Ma forse credi, o figlia mia, che a Maria non fossero mai discesi gli angeli del paradiso? Essa ogni momento ne godeva la visita e i loro dolci colloqui. Poteva essa forse temer d’illusione? No non mai, perché troppo chiari erano i segni che il messaggero divino portava di Lui che lo aveva inviato. Sì, questo era vero, che i messaggeri della corte celeste mai le erano apparsi con tanto splendore e in sì nobile corteggio, ma però non era questa la ragione [per] la quale la Verginella si turba. Essa non va ad investigare nella sua mente il senso misterioso, ma si turba perché si crede indegna dell'Angelico saluto. Ah! figlia mia», mi ripeteva, «se Maria avesse saputo quanto la sua umiltà fosse piaciuta al Signore, non si sarebbe stimata indegna dell'ossequio di un angelo. "Come mai", diceva tra sé, "un angelo di Dio mi chiama piena di grazia, mentre io mi riconosco immeritevole di ogni divino favore? Come mai", ragionava tra sé Maria, "un angelo del paradiso mi chiama benedetta fra le donne, mentre sono tra le femmine la più inutile, la più vile, la più abbietta? Qual mistero mai si nasconde sotto il velo di sì eccelso saluto?...".

«Al saluto dell'angelo, Maria nessuna risposta aveva data; allora Gabriele per cessarle il timore così ripete: "Non temere, o Maria, tu sei l'unica che hai trovato grazia dinanzi all'Altissimo. Da questo istante concepirai nel tuo seno un figlio, gli porrai nome Gesù, e da tutti sarà chiamato Figlio dell'Altissimo: ad esso sarà dato il trono di David, regnerà in eterno, e il suo regno mai avrà fine". Con queste sublimi parole l'arcangelo spiegava tutta intera la sua ambasciata a Maria. Evviva!, gridiamo: Maria ormai è dichiarata Madre del promesso liberatore, del Redentore del mondo, del Figlio di Dio. Sì, Maria fu la gran Vergine aspettata da tanto tempo. Quel figlio doveva essere grande, e però doveva essere eccelsa anche la madre. Quel figlio doveva esser Figlio dell'Altissimo, e però Maria doveva essere sollevata alla più intima relazione con la santissima Trinità...

«L'angelo ormai aveva manifestato alla Vergine l'arcano della grande missione, cioè che essa era per divenir madre del Figliuol dell'Altissimo. Ma essa, rivoltasi all'angelo, così gli parlò: "E in che modo potrà questo avvenire, serbando io illibato il mio candore verginale?" (Già era stato predetto nel vaticinio d'Isaia, che diceva che il Cristo doveva nascer da madre vergine). Maria Santissima questo già lo sapeva, e sapeva ancora che Gesù era giglio, e il giglio trova il suo pascolo solo tra i gigli; e ben capiva che il Figlio di Dio, prendendo da lei umana natura, e da lei nascendo, non ne avrebbe nella più piccola parte lesa l'integrità verginale. Solo in cosa di sì grave momento Maria Santissima interroga l'angelo santo, e lo prega che le riveli il modo misterioso, per cui a lei sarebbe toccato, con la gloria di vergine, il vanto di madre. Già tu avrai capito», mi ripeteva, «si trattava di un mistero e di un privilegio singolare, inaudito, e Maria non si abbatte; giustamente chiede all'angelo che glielo spieghi. Si trattava di un gran prodigio, e Maria chiede all'angelo che glielo dichiari. Sappi », qui mi disse l'angelo mio, « che Maria Santissima, con un esempio non mai udito, fino da' suoi teneri anni aveva consacrato al celeste sposo delle anime caste il verginale suo fiore e, sebbene non fosse soggetta al senso della concupiscenza ribelle, non aveva però mancato di custodire i suoi gigli tra le spine della mortificazione.

«Rifletti», mi diceva, «come Maria Santissima tacque a tutte le cose che riguardavano il grande mistero, solo parlò e si fece sollecita, quando udì trattare del suo puro e intemerato candore, e si fece intorno a quell'angelo di Dio con premurosa richiesta... Hai ancor capito, o figlia, quanto Maria amasse questa bella, angelica, celeste virtù? Ma chi credi tu che l'amasse maggiormente? Gesù o Maria? Certamente Gesù che mai si sarebbe scelta una madre, se non vergine pura, immacolata. «La purità di Maria trasse dal cielo quell'esemplare, che in terra avrebbe imitato; quella virtù fu quella che trapassò le nubi, tutte le regioni dell'aria, trapassò fino gli angeli e le stelle del firmamento; ma infine trovò nel seno stesso del Padre il Verbo di Dio, e in un baleno lo fece tutto suo...

«Alla sola, alla unica domanda di Maria riguardo al mistero dell'incarnazione del Verbo divino, l'angelo Gabriele rispose: "Maria, lo Spirito santo scenderà sopra di te, la virtù sublime dell'Altissimo ti adombrerà; e però quello che nascerà di te santo sarà il vero Figliuol di Dio. A questo punto pure ti avverto che Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiezza ha concepito un figlio, ed è già nel sesto mese colei che si diceva sterile; perché ricordati che a Dio nulla è impossibile". L'angelo Gabriele continuò a Maria Santissima con queste parole: "Rassicurati e consolati, o vergine benedetta: il divino spirito sarà quello che scenderà a fecondare le tue viscere immacolate. L'onnipotente virtù dell'Altissimo opererà in te un nuovo prodigio che, serbandoti al tempo stesso l'onore di vergine, ti darà il gaudio di madre. Il santo, che concepirai nel tuo seno, non sarà che il Figlio di Dio". Con queste parole l'arcangelo Gabriele svelava l'arcano, spiegava il mistero, rassicurava Maria.

Ormai tutto era precisato, non mancava che l'ultima parola di Maria, perché la vergine fosse madre di Dio. Il Verbo divino, generato dal Padre nello splendore dei santi, non doveva aver padre in terra, siccome madre non ebbe in cielo. E Maria, essendo eletta genitrice dell'Unigenito del divin Padre, diveniva del Padre stesso l'unigenita figlia. Essendo colei, che della verginale sua sostanza doveva somministrare le umane membra al Verbo divino, era sollevata all'ineffabile dignità di madre del Figlio di Dio. Essendo Maria quella, sulla quale sarebbe disceso lo Spirito santo, che adombratala con la sua virtù onnipotente l'avrebbe fatta madre vergine di un figlio Dio, era perciò innalzata all'eccelso onore di sposa allo Spirito Santo.

«Spiegato l'arcano, rassicurata pienamente la vergine, il messaggero divino taceva, ansioso aspettando la risposta di lei, cioè il consenso di Maria all'incarnazione del Verbo eterno. Angeli del paradiso, uomini della terra, creature tutte, ascoltate! Maria proferisce finalmente il grande assenso al nunzio divino e risponde: "Ecco l'ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola". Il grande accento è proferito, Maria è la madre del Figlio dell'Altissimo. A queste parole esulta il cielo, si consola il mondo intero. L'angelo riverente si prostra innanzi alla sua signora, e poi spiega il volo e se ne ritorna in paradiso.

«Maria proferì quelle parole, e Dio pure aggiunse: "Si faccia"; ed ecco che, [come a questa parola] dal seno del nulla uscirono ad esistere tutte le opere della creazione, [così, non appena] disse Maria "si faccia", ebbe principio l'ammirabile opera della redenzione del mondo. Maria, nell'atto di accettare l'altissima dignità di madre di Dio, si dichiarava umilmente serva del Signore. Quell'umiltà profondissima, in che la trovò raccolta e quasi annientata l'angelo del Signore, non le venne meno al glorioso saluto e alla più gloriosa proposta di divenire la genitrice del Verbo divino.

«Maria aveva allora allora proferito il prodigioso fiat, e in un istante, formato dal divino Spirito nel seno di lei, della purissima verginal sua sostanza, un tenero e perfetto corpicciuolo, ed unitavi un'anima umana, a questa e a quello si congiunse, con istrettissima e ipostatica unione, la divina Persona del Verbo. O miracolo! Quel Dio, che non può essere contenuto nell'ampiezza dei cieli, sta racchiuso nel grembo di Maria. Quel Dio, che sostiene con un dito la gran macchina dell'universo, è sostenuto dal puro seno di una vergine. Chi può ridire pertanto qual pienezza di gaudio inondò e incendiò l'anima di Maria in quel felice momento, in cui divenne madre del Figliuol di Dio? Il Re dei Re, il gran Signore dei dominanti ha posto il suo trono nell'intemerato seno di Maria. Un infinito gaudio inondò Maria, quando si fissò nella infinita luce e poté mirare gli arcani splendori della divinità. Come la sua mente non dové vedere quel Dio, che fino a lei discendeva a farsi suo figlio? Come il suo cuore non doveva inebriarsi delle più pure gioie del divino amore? Ma se tanto gaudio riempie Maria, mentre accoglie nelle viscere immacolate il Verbo di Dio, che sarà allora, quando lo vedrà bambino sorridere soavemente tra le sue braccia, potrà dargli tenerissimi baci e nutrire al suo seno il Figliuol dell'Altissimo?

«Accettando Maria l'incomparabile dignità di madre di Dio, accettava intanto il generoso ufficio di madre dell'umano genere. «Accettando Maria l'incomparabile dignità di madre di Dio, accettava intanto il generoso ufficio di madre dell'umano genere. Rallegriamoci: Maria, prestando all'angelo il verecondo suo assenso, vi ha adottati per figli, divenuta la madre di tutti».

Spiegazione avuta dall'Angelo Custode, tratta dal “Diario” di Santa Gemma Galgani

 

Sabato 1° dicembre 2007

Presa di possesso della Basilica Lauretana

da parte del nuovo Arcivescovo Mons. GIOVANNI TONUCCI

 

Monsignor Giovanni Tonucci

nuovo Delegato Pontificio per il Santuario di Loreto

 

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 18 ottobre 2007 (ZENIT.org).-

Il Santo Padre ha nominato Prelato di Loreto e Delegato Pontificio per il Santuario S.E. Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo tit. di Torcello, finora Nunzio Apostolico in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia.

Mons. Tonucci è nato a Fano (PU), il 4 dicembre 1941. Ha conseguito nell'estate del 1960 la maturità classica presso il liceo Guido Nolfi di Fano nell'estate del 1960. Successivamente si trasferisce a Roma dove frequenta il Pontificio Seminario Romano Maggiore.

Terminati gli studi teologici Tonucci viene ordinato sacerdote il 19 marzo 1966 da Mons. Costanzo Micci, allora Vescovo di Larino.

Nel 1968 entra nel servizio diplomatico della Santa Sede e frequenta i corsi propedeutici alla carriera presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica proseguendo allo stesso tempo la sua formazione presso la Pontificia Università Lateranense, dove consegue, oltre a quella in Teologia, anche la laurea in Diritto Canonico.

Dal 1971 alla fine del 1973 è a Yaoundé in Camerun, poi fra il 1974 e il 1976 è a Londra nel Regno Unito; dal luglio del 1976 è nuovamente a Roma, trasferito presso la Iª Sezione - Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede dove lavora con monsignor Agostino Casaroli, per poi passare, nell'aprile del 1978, alle dipendenze della IIª Sezione - Relazione con gli Stati guidata dal mons. Achille Silvestrini.

Alla fine del 1984 viene assegnato alla Nunziatura apostolica di Belgrado, nell'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, dove rimane sino all'estate del 1987 quando viene trasferito a Washington D.C., negli Stati Uniti.

Il 21 ottobre 1989 viene nominato Arcivescovo titolare di Torcello e Nunzio apostolico per la Bolivia. Sarà consacrato Vescovo il 6 gennaio 1990 da Papa Giovanni Paolo II.

In Bolivia rimane sino al 9 marzo 1996 quando assume l'incarico di Osservatore permanente della Santa Sede presso gli organismi delle Nazioni Unite per l'ambiente e gli insediamenti umani (UNEP/UN–HABITAT) e l'ufficio della Nunziatura apostolica a Nairobi, in Kenya.

Dal 16 ottobre 2004 è Nunzio apostolico (con sede a Stoccolma) per la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, l'Islanda e la Norvegia dove succede a mons. Piero Biggio.

 

Sabato 1° dicembre 2007

Presa di possesso della Basilica Lauretana

da parte del nuovo Arcivescovo Mons. GIOVANNI TONUCCI

 

IL PROGRAMMA DEL NUOVO VESCOVO DI LORETO

NEL 2010 LA CELEBRAZIONE DEL 90° ANNIVERSARIO

DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO A PATRONA DELL’AVIAZIONE

affermando con un sorriso:

“Lo ha fatto Benedetto XV nel 1920, e Benedetto XVI dovrà fare qualcosa pure lui, non vi pare?...”

 

Dal quotidiano “AVVENIRE” del 2 dicembre 2007

Articolo di  GIANNI SANTAMARIA

I giovani, come gli aerei, devono volare al­to. Di giovani, di aerei, ma anche di am­biente e di pace, ha parlato il nuovo arci­vescovo prelato di Loreto, Giovanni Tonucci, che ieri ha fatto il suo ingresso nella piccola diocesi mariana delle Marche. Ha iniziato proprio dal Centro per la pasto­rale giovanile «Giovanni Paolo II» di Montor­so, la piana dove Benedetto XVI ha incontra­to tre mesi fa mezzo milione di ragazzi da tut­ta Italia e da varie parti del mondo.

«I giova­ni vanno sfidati. Non dobbiamo cadere nel­la tentazione del linguaggio giovanilistico», ha detto l’arcivescovo che, nel primo pomerig­gio si è trattenuto in pre­ghiera nel vicino monastero delle Carmelitane, poi si è fermato per qualche minuto presso la comunità Cenaco­lo di suor Elvira, un centro di recupero per tossicodipen­denti. Infine ha partecipato a una breve preghiera con il di­rettore del Centro, don Fran­cesco Pierpaoli. Ad atten­derlo, presso Porta Romana, una nutrita rap­presentanza degli 11mila fedeli lauretani. E qui sono entrati in scena gli aerei. Non fisi­camente, però. Nel breve discorso a braccio l’arcivescovo ha detto sì di non aver ancora predisposto programmi, ma ha rivelato il de­siderio di celebrare solennemente, nel 2010, il 90° anniversario dalla proclamazione del­la Madonna di Loreto a patrona dell’aviazio­ne. «Lo ha fatto Benedetto XV nel 1920, e Be­nedetto XVI dovrà fare qualcosa pure lui, non vi pare?», ha detto con un sorriso ai fedeli al­l’ingresso della cittadella mariana.

Nel saluto Tonucci ha ricordato come la Ma­donna di Loreto lo abbia accompagnato in tutto il suo servizio come nunzio. Il pastore – che dopodomani compirà 66 anni, è origi­nario di Fano ed è vescovo dal 1990 – ha in­fatti girato il mondo nel servizio diplomatico per la Santa Sede. Ultima tappa i Paesi scandinavi. Preceduti da Bolivia e Kenya, co­me osservatore permanente presso gli orga­nismi Onu per l’ambiente e gli insediamen­ti umani. Dalla metropoli Nairobi alla minu­scola Loreto, cambia il paesaggio, non lo sguardo. Sollecitato dal presidente della Re­gione Gianmario Spacca e dal sindaco Mo­reno Pieroni, il pastore ha ricordato, mu­tuando un motto scout, quanto «una comu­nità vibrante e unita può fare per lasciare un mondo migliore».

Le autorità e l’arcivescovo – che ha apprez­zato la collaborazione tra «campanile vanvi­telliano e palazzo comunale», assicurata dal primo cittadino – hanno poi ricordato gli e­venti che hanno segnato la vita lauretana. La grande preghiera per l’Italia voluta da Giovanni Paolo II; il raduno europeo dei giova­ni a Montorso nel 1995; l’A­gorà di settembre con Papa Ratzinger. Ma anche eventi tristi, come la recente morte del predecessore di Tonucci, l’arcivescovo Gianni Danzi. Poi il corteo, in testa la ban­da, ha attraversato il corso cittadino alla volta della Basilica della Santa Casa. Ad accogliere il nuovo pastore c’erano uno striscione delle Comunità neocatecu­menali locali, con i caratteristici canti, e una sorpresa, organizzata dalla Migrantes per o­norare l’esperienza internazionale del nuo­vo pastore: il saluto di una 16enne colom­biana, fatta adottare 11 anni fa dallo stesso ar­civescovo in una famiglia marchigiana; quel­lo di una suora originaria del Kenya; infine, quello di una coppia – lui italiano, lei svede­se di origini cubane – vissuta a lungo a Stoc­colma. Nel santuario, infine, la Messa, con­celebrata dall’arcivescovo di Fermo, Luigi Conti e dal vescovo di Fano-Fossombrone­Cagli-Pergola Armando Trasarti, Messa nel­la quale Tonucci ha ricevuto il pastorale dal­le mani dell’arcivescovo di Ancona-Osimo, Edoardo Menichelli.

 

Dal quotidiano CORRIERE ADRIATICO del 2 dicembre 2007

Articolo di Rachele Tomassetti

Dal convento al centro Giovanni Paolo II

“Il primato alla preghiera E i giovani vanno sfidati”

LORETO - E’ stata una giornata lunga e molto intensa quella che ha visto monsignor Tonucci per il suo debutto a Loreto. Prima dell’entrata a Porta Romana aveva già lasciato tracce importanti nel saluto alla comunità loretana. “Inginocchiato di fronte al Santissimo nel convento delle Carmelitane ho sentito che è cominciata una fase molto importante della mia vita” – ha riferito all’uscita dal convento. Da lì il nuovo pastore si è recato al centro Giovanni Paolo II dove ha sottolineato il “primato della preghiera”. “Quando si arriva a Loreto dove è così intensa la presenza di Maria – ha detto - per prima cosa si deve pregare” ed ha esternato il desiderio che la città di Loreto “rinnovi sempre più il suo carattere di luogo di preghiera e di serenità, specialmente nei confronti dei giovani che trovano in questo centro dedicato a Giovanni Paolo II un importante punto di riferimento”.

Tonucci ha detto ai giovani presenti nel centro di non aspettarsi complimenti “non vi verrò a dire che i giovani sono bravi e generosi: io aspetto le prove, e di lavoro da fare ce n’è tanto”. “I giovani devono essere sfidati – è bene che questo luogo lanci una continua sfida ai giovani” ha sottolineato poi l’arcivescovo rispondendo al saluto del direttore del centro, don Pierpaoli. Poi proseguendo nel percorso di ingresso Tonucci ha visitato la parrocchia di Villa Costantina dove - tra le altre cose - si è soffermato sull’importanza della parola “Amen” , una parola “non da sussurrare ma da gridare” ricordando che i Santi un tempo dicevano che le pareti delle chiese tremavano quando i fedeli pronunciavano quella parola”. Risultato: dopo la sua benedizione l’Amen ha risuonato facendo vibrare le mura della chiesa.

 

LA SANTA CASA DI LORETO

NEL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II

 

Dimora del Verbo Incarnato

La Santa Casa di Nazareth è il luogo dell'Incarnazione. Scriveva Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario della “Miracolosa” Traslazione: “E' sempre con profonda commozione che, entrando nel venerato sacello, si leggono le parole poste sopra l'altare: Hic Verbum caro factum est: Qui il Verbo si è fatto carne. L'incarnazione, che si ricopre dentro codeste sacre mura, riacquista di colpo il suo genuino significato biblico; non si tratta di una mera dottrina sull'unione tra il divino e l'umano, ma, piuttosto, di un avvenimento accaduto in un punto preciso del tempo e dello spazio, come mettono meravigliosamente in luce le parole dell'Apostolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4). Maria è la Donna, è, per così dire, lo “spazio” fisico e spirituale insieme, in cui è avvenuta l'Incarnazione. Ma anche la Casa in cui Ella visse costituisce un richiamo quasi plastico a tale concretezza” (n.3).

 

“Cenacolo” dello Spirito Santo

La Vergine Maria nella sua Casa di Nazareth ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo (Lc.1,13). Così sviluppa questo aspetto Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario: “Un aspetto che deve essere tenuto particolarmente vivo nel Santuario lauretano è quello che riguarda il ruolo dello Spirito Santo negli inizi della salvezza. Grazie ad esso, se da una parte l'Incarnazione annuncia il mistero pasquale, dall'altra prelude già alla Pentecoste. Parlando della fine del secondo millennio, nella mia Enciclica Dominum et vivificantem scrivevo: “La Chiesa non può prepararsi ad esso in nessun altro modo, se non nello Spirito Santo... Ciò che nella pienezza del tempo si è compiuto per opera dello Spirito Santo, solo per opera sua ora può emergere alla memoria della Chiesa” (n.51). E dove si potrebbe parlare con più efficacia del ruolo dello Spirito Santo,  datore di vita , se non nel Santuario lauretano, che ricorda il momento e il luogo in cui Egli compì la suprema delle sue operazioni “vivificanti” dando vita, nel seno di Maria, all'umanità del Salvatore?"(n.6).

 

Tabernacolo della Santissima Trinità

Nell'annuncio dell'angelo a Maria sono chiamate in causa le tre Persone della Santissima Trinità: Dio Padre ("l'Altissimo"), Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Disse Giovanni Paolo II nell'omelia pronunciata a Loreto il 10 dicembre 1994: “Le pareti della sua Casa [di Maria] udirono le parole dell'angelico saluto ed il successivo annuncio del progetto divino. Le pareti naturalmente non odono, perché non hanno vita, nondimeno sono testimoni di ciò che viene detto, testimoni di ciò che avvenne al loro interno [...] Udirono che l'Angelo, rassicurando la Vergine di Nazaret, disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell'Altissimo(Lc.1,30-32). E quando Maria domandò: “Come è possibile? Non conosco uomo” (1,34), il messaggero celeste spiegò: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (1,35)”. E più avanti annota: “La Casa di Nazaret divenne un particolare luogo di quell'invio di cui scrive l'Apostolo: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna perché ricevessimo l'adozione a figli” (Gal.4 4-5). Gli inizi umani di questo invio del Figlio da parte del Padre ebbero luogo nella Casa di Nazaret, la quale per ciò stesso merita il nome di santuario più grande. Ma l'apostolo, riferendosi all'adozione a figli, continua; “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: “Abba padre” (Gal.4,6). Dunque, non soltanto l'invio del Figlio, ma anche dello Spirito Santo ha nella Casetta di Nazaret il suo posto privilegiato. In questo luogo ha inizio l'opera divina della salvezza, trovandovi quasi la sua nuova dimensione”.

Casa dell'avvento

Disse Giovanni Paolo II nell'omelia del 10 dicembre 1994: “La casa di Nazaret fu anche testimone della divina maternità che maturava nella Vergine. L'Avvento è per la Chiesa un periodo di attesa del Santo Natale: essa ha la consapevolezza di unirsi così, in modo particolare, con Maria. Infatti, in attesa della nascita di Gesù è innanzitutto Lei. Tutti gli altri, perfino un uomo a Lei così vicino come Giuseppe, sono soltanto dei testimoni, in un certo senso, esterni di quanto in Lei si va operando. Maria Santissima si può dire - è la sola a fare l'immediata esperienza della maternità che in Lei matura. Occorre ricordare a questo proposito la tradizione liturgica della festa “Virginis pariturae” , cioè della Vergine che si prepara a partorire il Figlio di Dio. Proprio la Casa di Nazaret fu testimone di quell'attesa e di quella preparazione. Che cosa significhi prepararsi alla venuta al mondo di un figlio lo sanno bene le donne in attesa. Che cosa abbia significato prepararsi a dare alla luce il Figlio di Dio lo sa unicamente Lei, Maria di Nazaret”(n.4).

 

La Casa di tutti i figli adottivi di Dio

Nella Lettera per il VII Centenario Giovanni Paolo II scrisse: "Il si di Maria fu, in qualche modo, anche un si detto a noi. Concependo il Capo, ella “concepiva”, cioè alla lettera, “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente , anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)". Particolarmente efficaci sono le parole dell'omelia pronunciate da Giovanni Paolo II a Palermo il 23 novembre 1995, in occasione del III Convegno della Chiesa in Italia: “La Casa del Figlio dell'uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa. La storia dell'intera umanità in quella casa riannoda le sue fila. La Chiesa che è in Italia, alla quale la Provvidenza ha legato il santuario della Santa Casa di Nazaret, ritrova lì una viva memoria del mistero dell'Incarnazione, grazie al quale ogni uomo è chiamato alla dignità di figlio di Dio".

 

La “Casa comune” dei giovani

La Casa di Nazaret ha accolto Gesù, che ivi ha trascorso l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza. Essa è punto privilegiato di riferimento per i giovani cristiani. In occasione del Pellegrinaggio dei Giovani d'Europa, Giovanni Paolo II, nel messaggio del 9 settembre 1995, aveva detto loro: "Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio dall'Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si trovano giovani in cerca di una “casa comune”. A tutti dico: ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell'uomo! Giovani d'Europa in marcia verso il 2000, entrate in questa Casa per ricostruire insieme un mondo diverso, un mondo in cui regni la civiltà dell'amore! Voi siete nella primavera della vita, e vi scoprite alberi in fiore, chiamati a diventare carichi di frutti". Ai giovani universitari romani, il 12 dicembre 1995, in San Pietro, Giovanni Paolo II disse: "Pensiamo alla casa. Dappertutto la casa natale ha per ciascuno, e specialmente per ognuno di voi, cari giovani, un'importanza unica. La casa è un grande bene per l'uomo. E' l'ambiente di vita e di amore. E' in un certo senso la nostra “Loreto umana”. Cari giovani, vi invito a riflettere su questa realtà [...] per ricostruire nel vostro cuore l'immagine della casa paterna".

 

La Casa del di Maria e del delle persone consacrate

Questo aspetto è stato messo in evidenza da Giovanni Paolo II nei suoi vari interventi mariano-lauretani, in special modo nella Lettera per il VII Centenario Lauretano. Scrisse il Pontefice: "Il secondo momento del mistero dell'Incarnazione è, come accennavo sopra, il momento del “fiat”, cioè della fede: “Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). E' certamente riferendosi a questo momento che Elisabetta, di lì a poco, proclama Maria “beata” per aver creduto (cf. Lc 1, 45). Il Concilio Vaticano II ci insegna a vedere nella fede, più ancora che nei suoi privilegi, la vera grandezza della Madre di Dio. Ella fu la prima credente della nuova alleanza, colei che “avanzò nella peregrinazione della fede(Lumen gentium, 58). Grazie alla sua fede, Maria come dice Sant’Agostino concepì il Cristo “nella sua mente, prima ancora che nel suo corpo(Sermo 215, 4, PL 38, 1074)" (n. 5). La Santa Casa è anche la Casa del si per molte persone chiamate da Dio alla vita consacrata. Prosegue il papa nella citata Lettera: "Non si contano le anime di semplici fedeli e di santi canonizzati dalla Chiesa che tra le pareti del sacello lauretano hanno avuto la loro “annunciazione”, cioè la rivelazione del progetto di Dio sulla loro vita, e, sulla scia di Maria, hanno pronunciato il loro “fiat” e il loro “eccomi” definitivo a Dio" (n.5). Più oltre il pontefice osserva: "La Santa Casa ricorda in pari modo anche la grandezza della vocazione alla vita consacrata e alla verginità  per il Regno, la quale ebbe qui la gloriosa inaugurazione nella persona di Maria, Vergine e Madre" (n.8). Nel messaggio alle claustrali, rilasciato da Giovanni Paolo II in Santa Casa il 10 settembre 1995, si legge: "La Santa Casa, il Santuario in cui ci troviamo, ci richiama la fondamentale importanza che ha avuto per la salvezza del genere umano il 'si' di Maria alla chiamata del Signore. Che cos'altro è la vita claustrale se non il continuo rinnovamento di un 'si' che apre le porte del proprio essere all'accoglienza del Salvatore? Voi pronunciate questo 'si' nel quotidiano assenso all'opera divina e nell'assidua contemplazione dei misteri della salvezza. In questo modo, senza mettervi materialmente in cammino, voi vivete un vostro spirituale pellegrinaggio, che trae dal mistero compiutosi nella Santa Casa la sua ispirazione e il suo orientamento".

 

Santuario della riconciliazione

A Loreto giungono innumerevoli pellegrini per riconciliarsi con Dio e con i fratelli nel sacramento della confessione, sperimentando la dolcezza ineffabile del perdono e della grazia. Si legge nella Lettera per il VII Centenario Lauretano: "La Santa Casa di Loreto, dove ancora risuona, per così dire, il saluto: “Ave, piena di grazia”, è dunque un luogo privilegiato, non solo per meditare sulla grazia, ma anche per riceverla, incrementarla, ritrovarla, se persa, mediante i sacramenti. Sopratutto il sacramento della riconciliazione, che ha avuto sempre un posto così rilevante nella vita di codesto santuario" (n.4). Più avanti il papa aggiunge che i santuari, "particolarmente quello di Loreto", debbono essere "luoghi dell'essenziale, luoghi dove si va per ottenere la “grazia” prima ancora che “le grazie”" (n.7).

 

Prima chiesa domestica della storia

La Santa Casa di Loreto fa riferimento di sé, in primo luogo, al mistero dell' Incarnazione, perché li è avvenuto l'annuncio  angelico a Maria. E' considerata anche, però, luogo che accolse la Santa Famiglia. A Nazaret viene indicata, quale abitazione della Santa Famiglia, la "Casa di Giuseppe", situata a poche decine di metri dal santuario dell'Annunciazione. E' certo comunque che la Santa Famiglia abbia abitato nell'una e nell'altra Casa, almeno saltuariamente. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario Lauretano: "Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all'esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l'educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia" (n.8). Nell'Angelus recitato in Piazza San Pietro il 10 dicembre 1995, giorno della solenne chiusura del VII Centenario a Loreto, Giovanni Paolo II si è rivolto al numeroso uditorio con queste illuminanti parole: "Mi reco in spirituale pellegrinaggio alla Santa Casa, dove la Vergine Santa passò gran parte della sua vita. Là Ella svolse la sua straordinaria missione, vivendo “la vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro” (Apostolicam Actuositatem, 4). Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l'arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divinità carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell'amore".

Nell'omelia di Palermo del 23 novembre 1995 Giovanni Paolo II ha ribadito: "Quello lauretano è un Santuario mirabile. In esso è inscritta la trentennale esperienza di condivisione che Gesù fece con Maria e Giuseppe. Attraverso questo mistero umano e divino, nella casa di Nazaret è come inscritta la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è legato ad una “casa”, dove nasce, lavora, riposa, incontra gli altri. La storia di ogni uomo è segnata in modo particolare da una casa: la casa della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita. Ed è eloquente ed importante per tutti che quest'Uomo unico e singolare, che è il Figlio unigenito di Dio, abbia pure voluto legare la sua storia ad una casa, la casa di Nazaret. Secondo il racconto evangelico, adolescenza e giovinezza, cioè della sua misteriosa maturazione umana".

Nel magistero di Giovanni Paolo II il precedente motivo trova un suggestivo approfondimento nell'omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995, davanti a quattrocentomila giovani: “Gesù prese dimora in lei [Maria] come in un tempio spirituale preparato dal Padre per opera dello Spirito Santo. E' grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio in cui, dopo il ritorno dall'Egitto, si è sviluppata l'umana vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc2,52). Il Signore lasciò quella casa a trent'anni, per indicare a tutti la casa del Padre celeste, sempre spalancata, dal sorgere al tramonto del sole, per accogliere ogni uomo e donna, chiamati ad essere membri del popolo di Dio, fratelli e sorelle di Cristo, come voi che siete giunti da tante parti del continente europeo. La Casa di Nazaret si inquadra nel mistero della Incarnazione. Si potrebbe dire che in essa è stato annunciato il vangelo dell'infanzia e della giovinezza del Figlio dell'uomo, e questo ci parla in modo particolarmente efficace, evidenziando la nostra fede e il nostro cristianesimo rimandano a una casa concreta, nella quale si è compiuto il mistero dell'Incarnazione"(n.2).

Agli universitari romani, riuniti in San Pietro il 12 dicembre 1995, Giovanni Paolo II disse nell'omelia che, durante il Pellegrinaggio dei giovani d'Europa a Loreto: "Il nostro comune pensiero era rivolto verso la Casa della Santa Famiglia, come verso una singolare icona dei trent'anni di vita domestica del Salvatore del mondo. La Casa dove Gesù è cresciuto in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini, dove fu obbediente a Giuseppe e Maria".

 

Luogo del lavoro santificato

E' questo un tema riproposto mirabilmente da Giovanni Paolo II nella Lettera del VII Centenario con queste parole: "Nessuna considerazione teorica potrà mai esaltare la dignità del lavoro umano quanto il semplice fatto che il Figlio di Dio ha lavorato a Nazaret ed ha voluto  essere chiamato “figlio del falegname” (cfr. Mt.13,55). Il lavoratore cristiano che ripensa la sua vocazione all'ombra della Santa Casa scopre anche un'altra importante verità: che il lavoro non solo nobilita l'uomo e lo rende partecipe dell'opera creatrice di Dio, ma può essere altresì un'autentica via per realizzare la propria fondamentale vocazione alla santità (cfr. Laborem exercens, 24-27)".

 

Oasi degli infermi

Da sempre la Santa Casa di Loreto è stata mèta di pellegrini malati, che hanno invocato dalla Vergine protezione e guarigione. Dal 1936 vi confluiscono i "treni bianchi" organizzati dall'Unitalsi e da consimili associazioni. Giovanni Paolo II, nel discorso ai malati, tenuto nella basilica di Loreto il 10 dicembre 1994, disse: "Pensando alla Casa di Nazaret, dove Gesù crebbe e si fortificò (cfr Lc2,40), mi piace ritenere che, proprio all'interno della Santa Famiglia, egli abbia appreso dall'esempio di Giuseppe e Maria, nella concretezza del quotidiano, l'attenzione alle persone in difficoltà. Conoscendo l'altruismo della Vergine, accorsa in aiuto della cugina Elisabetta dopo l'annuncio dell'Angelo (cfr Lc.1,39-56), e pronta a intervenire in favore dei novelli sposi in difficoltà a Cana di Galilea (cfr Gv 2,1-11), non si fa fatica ad immaginarla al capezzale degli ammalati di Nazaret, avendo accanto a sé il figlio Gesù". (…) "Loreto ci fa pensare a Nazaret e Nazaret rappresenta ogni casa, ogni famiglia cristiana. In queste famiglie voi ammalati avete un compito insostituibile: essere con la preghiera e con la testimonianza una fonte inesauribile di pace e di unità".

 

La Casa della vedovanza santificata

Su questo aspetto inedito ma altamente  significativo si soffermò Giovanni Paolo II nel suo discorso rivolto alle vedove di Sarajevo, nella basilica di Loreto, il 10 dicembre 1994: "Il pensiero va, in questo momento, alla Famiglia di Nazaret. Grande è il suo fascino! In essa si rispecchia ogni situazione familiare, anche la vostra. Maria Santissima, infatti, per quanto possiamo intuire leggendo i Vangeli, ha conosciuto la condizione di vedovanza: del suo sposo San Giuseppe, dopo l'episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, non si fa più parola. Si offre così alla nostra meditazione l'esperienza di fede di Maria che, privata del marito, rimane con Gesù, lo accompagna con la sua preghiera, lo segue nella sua missione, fino alla passione e al Calvario, dove, ai piedi della Croce, è associata al mistero della sua morte redentrice. Maria è nello stesso tempo la Madre di Gesù e la sua più fedele discepola. Oggi Maria vuole in qualche modo comunicare a voi questa esperienza di discepola di Cristo anche nella difficile condizione della vedovanza. La vostra situazione, carissime sorelle, alla luce della fede è un patrimonio inestimabile per la Chiesa, per la sua vita e per la sua missione nel mondo".

 

La Casa in cammino…

Una strofa dell'inno del VII Centenario Lauretano dice: "E' la Casa del cammino / da Oriente ad Occidente / essa è segno della gente / pellegrina verso il ciel". Così la Casa lauretana diventa segno di protezione per emigrati ed esuli, che cambiano patria, come la dimora mariana di Nazaret. In special modo, la Madonna di Loreto è Patrona universale dei viaggiatori in aereo, come l’ha proclamata Benedetto XV nel 1920, come ricordò anche Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario quando scrisse che “la Vergine Lauretana viene ovunque invocata dai viaggiatori in aereo, in un abbraccio di pace che unisce idealmente tutti i continenti"(n.2). La tradizione lauretana del trasporto “miracoloso” della Casa dalla Palestina in Italia rappresenta bene anche il cammino del vangelo da Oriente a Occidente, concretizzatosi in San Paolo che, mosso dallo Spirito Santo, dopo la visione, in sogno, di un macedone implorante aiuto, raggiunge l'Europa (cfr. At 16,6-19

 

 

Cfr. Sito Internet: www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

 

IL SOGNO DELL’OTTAVA CHIESA

Dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo" di Mons. Edoardo Menichelli

NON HO SMARRITO LA DIMENSIONE DEL SOGNO

            Siamo tutti immersi dentro una sovrabbondanza di “parole ecclesiali” che non sempre riescono a fare sintesi tra i piani di Dio e le risposte umane perché frequentemente impastate di estetismi verbali e tecnicismi progettuali da... marketing aziendale. Il Signore ci restituisca la capacità di... sognare, di nutrirci di passioni ideali, di soffrire l’inquietudine dello scarto tra i suoi disegni e le nostre realizzazioni.

            Vi confesso che non ho mai smarrito la dimensione del sogno, che in definitiva è la dimensione che non ci appiattisce nell’abitudine, nella “routine”, nella ripetitività, nella pigrizia, nelle stanchezze psicologiche, nei comodi rifugi mentali.

            In questa chiave ho riletto l’Apocalisse e le lettere alle sette Chiese. L’apostolo Giovanni in ogni Chiesa rileva peccati, incongruenze, omissioni, disaffezioni, cadute etiche. In sintesi: apostoli “finti”, rarefazione del primo amore, paura delle prove e delle tribolazioni, tradimenti della Parola, cedimenti agli “idoli”, mancanza di vigore nell’annuncio, rivoltante tiepidezza, smisurati orgogli.

            Pur sapendo che l’itinerario di ogni credente e di ogni Chiesa, è sempre in bilico tra fedeltà e infedeltà, e non ipotizzando ingenui e disincarnati “angelismi”, sogno la mia e nostra Arcidiocesi di Ancona come... l’Ottava Chiesa, quella che Dio stesso sogna. (...).

            Vi chiedo di condividere questo mio sogno affinché diventi un sogno robusto alimentato dalle energie e dall’impegno di tutti e da tutti partecipato. E nessuno dica: “Io non c’entro”, magari “nascosto” o “consolato” dentro la buca confortevole delle proprie personali, parziali e gratificanti visioni. Riprendere lo stupore di essere servi e figli della Chiesa sposa amata da Cristo Signore.

dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo"

+ Mons. Edoardo Menichelli

Cfr. Internet: www.operadellavita.it/sogno.htm

 

UNA VOCE PER MILLE CHIAMATE

www.lavocecattolica.it/unavoce.htm

 

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.83552 o Cell. 339.6424332). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.  Prof. Giorgio Nicolini  -  giorgio.nicolini@poste.it

 

L’APPELLO DI DON FRANCESCO LO GERFO

INVIATO AL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “LUCE DI CRISTO” 

----- Original Message -----

From: francescologerfo@alice.it

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Monday, July 09, 2007 5:31 PM

 

“Iddio mi conceda di parlare secondo quello che penso e di pensare in modo degno dei beni dati,

poiché egli è la guida della Sapienza e il correttore dei saggi”.

(Sapienza di Salomone 7,15)

Palermo, 20 giugno 2007

Ill.mo Signor Presidente,

            dell’Associazione “LUCE DI CRISTO”,

            è col cuore in mano che mi accingo a scrivere queste righe, sicuramente per me umilianti e vergognose e forse anche inutili. 

            Spero solo che tocchino il cuore di chi le leggerà, sempreché qualcuno lo faccia. Chiedo perdono fin da ora, per il disturbo. Il tono un po’ confidenziale  nasce da quella convinzione di essere tutti figli di Dio e quindi fratelli.

            Non è facile a 54 anni, di cui 24 di sacerdozio, accettare di essere un fallito e un mendicante che bussa a tante porte per tendere la mano a chiedere l’elemosina, eppure…

            Le cose più importanti sono le più difficili da dire, sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella nostra testa sembravano sconfinate, ma le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è anche più di questo!

            Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il nostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i nostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E si potrebbero anche fare rivelazioni che ci costano, per poi scoprire che la gente ci guarda strano, senza capire affatto quello che è stato detto, senza capire perché ci sembrava tanto importante da piangere mentre le si diceva. E questa è la cosa peggiore! Quando il segreto rimane chiuso dentro, non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che voglia e sappia ascoltare.

            Ho cercato per anni un orecchio disposto ad ascoltarmi, all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, ma dopo quasi sette anni di ricerche infruttuose, sono costretto ad arrendermi. Nessuno ha voluto ascoltarmi, nessuno mi ha creduto, nessuno mi ha aiutato!

            “La verità vi farà liberi” (Gv.8,32), leggiamo nel Vangelo, che predichiamo. Eppure, dopo sette anni quasi che cerco, specialmente nell’ambiente ecclesiastico e religioso, un orecchio disponibile ad ascoltare, gridando la verità, i miei sforzi inutili mi convincono che molti preferiscono non conoscerla. Infatti alla verità si preferisce l’apparenza: è incredibile, ma proprio noi che predichiamo un Vangelo di Amore e di Liberazione, lo facciamo puntando il dito piuttosto che tendendo la mano.

            Le reazioni, infatti, nel corso di questi ultimi anni, alle mie richieste d’aiuto sono state di incredulità. Tanto che alcune suore di Brescia, ad esempio, hanno avvisato i carabinieri, che hanno svolto regolari indagini.

            Altri hanno chiamato la Curia di Palermo o la Curia di Locri, dalla quale ancora dipendo ecclesiasticamente, sebbene abiti ormai da sette anni a Palermo, a seguito di una grave malattia che ha colpito mia madre, e dove ho presentato regolare domanda di incardinazione, ancora in attesa di una risposta.

            Ebbene chi ha chiamato si è sentito rispondere che loro mi hanno sempre aiutato. Ma d’altra parte cosa avrebbero dovuto rispondere? A nessuno piace ammettere le proprie responsabilità.

            Altri ancora mi hanno telefonato o scritto, dimostrando a parole la loro solidarietà, ma poi sono scomparsi, rendendosi irreperibili.

            Tanti mi hanno garantito preghiere: purtroppo, con le preghiere non sono riuscito a togliere alcun debito, provocati da oltre due anni vissuti senza alcuna entrata.

            Altri, e sono la maggior parte, hanno preferito ignorarmi. Bontà loro!

            L’indifferenza, la mancanza di quella pietas e carità cristiana è la cosa peggiore che sto sperimentando in questi lunghi anni vissuti con l’incubo della solitudine e dell’incomprensione. Subisco l’ingiustizia di false accuse senza potermi neanche difendere, perché accusato, giudicato e condannato a mia insaputa. Ne sto subendo tutte le conseguenze a livello psicologico; per questo avrei voluto denunciare il mio grave disagio. Sono senza alcun incarico ormai da sette anni e trascorro così inutilmente le mie giornate, subendo un forte danno biologico e psicologico.

            Per oltre due anni sono rimasto senza alcun mezzo di sostentamento; infatti, a seguito della malattia di mia madre, ho dovuto lasciare il mio ultimo incarico di cappellano sulle navi e fermarmi a Palermo per poter restare vicino a mia madre. Per andare avanti in questi due anni ho dovuto contrarre debiti con le uniche persone che non chiedono garanzie, né garanti, ma i cui interessi diventano micidiali.

            Nel 2002 finalmente sono stato reinserito nel Sistema Sostentamento Clero, per un’indennità pari a 700 euro circa. A questo punto per pagare i primi debiti, ne ho dovuto contrarre altri presso alcune finanziarie, finché ultimamente la situazione è esplosa.

            Perché a questo punto un ulteriore inutile scritto da parte mia? Forse spero, forse mi illudo! Non è facile compiere gesti estremi ed eclatanti… L’ultima mia indennità integrativa di aprile, è stata pari a 590 euro, con i quali provvedere a tutte le spese: affitto (400 euro), bollette e viveri, oltre che a ripianare i debiti in passato contratti. Ciò con buona pace e tante belle parole di tutti coloro che sono a conoscenza di questa situazione disastrosa.

            Affido allo Spirito Santo questo mio scritto, perché possa ispirare chi avrà la pazienza e la bontà di leggermi a compiere un gesto d’amore e di carità, che il mondo religioso in questi anni mi ha sempre negato, ignorandomi.

            Non resta che inviare un sincero e devoto saluto in Cristo, nostro fratello.

Sac. Francesco Lo Gerfo

Via Libertà, 165 - 90143 Palermo

Tel. 091.348840 – Cell. 349.6411511

P. S. - Qualora le scarne notizie non fossero sufficienti per comprendere appieno la situazione, sono disponibile a tutte le chiarificazioni necessarie.

 

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www.telemaria.it

 

LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                               

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

            Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

            Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

            Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

            Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

            Amen.

 

         ASSOCIAZIONE “LUCE DI CRISTO”

PER LA DIFESA E LA DIFFUSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

E PER L’ESERCIZIO DELLA CARITA’

Patrona: L’Immacolata Madre di Dio della Santa Casa di Nazareth a Loreto

  Sede: PARMA - Via Verdi, n.3 – Tel./Facs. 071.83552 – Cell. 339.6424332 - Cell. 340.7190085 - Cell. 338.8702045

  Sedi Distaccate: ANCONA - Via Maggini, 230 – Tel./Facs. 071.83552 – Cell. 339.6424332

                         FIRENZE - Via Vecchia Bolognese, 321 – Tel./Facs. 055.400707 – Cell. 349.2101400

Posta Elettronica: lucedicristo@lavocecattolica.it  –  Sito Internet: www.lavocecattolica.it

Codice Fiscale 92139970344 – Conto Corrente Postale 78026101

 

LA CHIESA E' UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA

LE FINALITA' DELL'ASSOCIAZIONE "LUCE DI CRISTO"

LA DIFESA E LA DIFFUSIONE DELLA FEDE CRISTIANA E L'ESERCIZIO DELLA CARITA'

LETTURA LITURGICA E PROGRAMMATICA DELL'ASSOCIAZIONE (del 28 dicembre 2006, Santi Innocenti)

Dalla prima lettera di San Giovanni Apostolo (1^Gv.1,5-10;2,1-2)

Carissimi, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: DIO E' LUCE e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

        Gesù Cristo ha detto: "IO SONO LA LUCE DEL MONDO; CHI SEGUE ME, NON CAMMINERA' NELLE TENEBRE, MA AVRA' LA LUCE DELLA VITA" (Gv.8,12). Su queste parole del Vangelo è nata l’Associazione denominata “LUCE DI CRISTO”. L’Associazione non ha fini di lucro, è libera, indipendente, apolitica, ed ha lo scopo di perseguire finalità di solidarietà sociale verso i bambini non nati, l’infanzia abbandonata, gli anziani e chiunque versi in stato di disagio, di povertà e di bisogno. Per la realizzazione dei propri scopi sociali l’Associazione si avvale di ogni strumento legittimo e lecito e si propone, in particolare, di procedere ad adozioni a distanza, di prestare assistenza presso i centri infantili e per anziani, di acquistare generi di prima necessità, indumenti, e tutto quanto, secondo la necessità del momento, occorra a soddisfare le esigenze di chi si trovi in stato di bisogno. Inoltre l’Associazione si propone lo scopo di organizzare, partecipare e intervenire in qualsiasi evento pubblico (culturale, politico, storico, artistico e religioso) ai fini della difesa, divulgazione e sensibilizzazione sui temi della Carità e della Fede e Morale Cristiana (cfr. 1^Cor,13,1-3; Gc.2,14-26).

        Nella prospettiva del profetizzato “trionfo del Cuore Immacolato di Maria”, l’Associazione "Luce di Cristo" è nata ed è stata posta sotto il patrocinio dell’Immacolata Madre di Dio della Santa Casa di Nazareth a Loreto, con cui - quale “reliquia miracolosa” e “luogo dell’Incarnazione” - la Vergine Maria ha operato nei due millenni passati la propagazione e la difesa della cristianità: prima in Oriente, da Nazareth, e poi in Occidente, da Loreto.

        L'Associazione intende unire, con un'unica azione comune, singole persone e anche associazioni già costituite, che sentono la necessità di rispondere all’appello del Santo Padre per una “nuova evangelizzazione” dell’Europa, al fine di ripristinarne le Radici Cristiane. Infatti solo stando uniti possono sperarsi frutti molto più abbondanti che non se i singoli operassero separatamente.

        Qualcuno, al solo ascoltare l'espressione «difesa della Fede», potrebbe sentire una specie di ripulsa, pensando di tornare ai tempi passati, fatti talvolta di lotte religiose. Non si tratta di questo: si tratta semplicemente di essere realisti. Se ci sono uomini e gruppi che sistematicamente, con mezzi molto potenti, attaccano la Fede e la Morale Cristiana, in pubblico e in privato, cercando di sradicarle dal cuore della gente, è logico e doveroso che un vero cristiano debba adoperarsi per difenderle e per diffonderle, così come ci ha insegnato Gesù: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt.5,14-15).

        Se Cristo oggi ci domandasse, come all’Apostolo Pietro: “Mi ami tu?” (Gv.21,15), voi cosa rispondereste?... Perciò, se il vostro cuore batte con quello di Cristo e le vostre convinzioni corrispondono alle nostre, UNIAMOCI, per diventare UNA VOCE FORTE nel difendere le nostre Radici Cristiane e tornare a diffondere la nostra Fede, intervenendo con convinzione in qualsiasi evento pubblico e privato, usando doverosamente, a tale scopo, tutti i mezzi possibili, legittimi e leciti. In tale modo si offrirà al nostro Salvatore Gesù Cristo un contributo, anche se piccolo e umile, per il perseguimento della Salvezza Eterna delle anime di tanti uomini.

        Perciò dopo aver letto questo messaggio di presentazione, se vorrete comunicare con l’Associazione “LUCE DI CRISTO” per associarvi, od avere ulteriori chiarimenti, contattateci al numero 071.83552 o al cellulare 339.6424332 o 340.7190085 o 338.8702045. Facsimile dell’Associazione è il numero 071.83552; la Posta Elettronica è: lucedicristo@lavocecattolica.it  Il Conto Corrente Postale per le offerte e l’adesione all’Associazione è il n°78026101. Ogni altra informazione utile per aderire all’Associazione la trovi nel Sito Internet www.lavocecattolica.it o all'indirizzo diretto www.lavocecattolica.it/lucedicristo.htm

 

LA CHIESA E' UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA

(Catechismo Chiesa Cattolica, n.811-870.)

La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali,

e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine (1^Cor.13,4-8)

LUCE E GRAZIA CONCEDI, O SIGNORE, A QUANTI PER CERCARE TE VERRANNO A NOI

PER INFORMAZIONI E ADESIONI ALL'ASSOCIAZIONE "LUCE DI CRISTO"

Codice Fiscale 92139970344 - Conto Corrente Postale n°78026101

* Sede di PARMA: Via Verdi, 3 - 43100 PARMA - Cell. 340.7190085 (Tatiana) - Cell. 338.8702045 (Fiorenzo)         

* Sede di ANCONA: Via Maggini, 230 - 60127 ANCONA  - (Prof. Giorgio Nicolini) - Tel./Facs. 071.83552 - Cell. 339.6424332

* Sede di FIRENZE: Via Vecchia Bolognese, 321 - 50010 FIRENZE  - (Avv. Prof. Francesco Dal Pozzo) - Tel./Facs. 055.400707

 www.lavocecattolica.it

 

COMUNICATO A TUTTI I SOCI E SIMPATIZZANTI

DELL’ASSOCIAZIONE “LUCE DI CRISTO”

          A norma dell’art. 13 dello Statuto dell’“Associazione Luce di Cristo” informo che il Consiglio Direttivo, riunito a Parma l’11 Novembre 2007, ha deciso la convocazione dell’Assemblea annuale dei Soci per il prossimo sabato 15 dicembre 2007, presso la Sede Legale dell’Associazione, a Parma, in Via Verdi n°3.

          La prima convocazione è fissata per le ore 09.00. L’eventuale seconda convocazione è fissata per le ore 10.00 dello stesso giorno.

          Ricordo che la prima convocazione è valida solo se sono presenti all’Assemblea almeno la metà degli associati. Nel caso che nella prima convocazione non siano presenti la metà degli associati, la seconda convocazione delle ore 10.00 è valida qualunque sia il numero degli intervenuti. Le deliberazioni dell’Assemblea sono prese a maggioranza di voti.

          Anche gli iscritti tra i Simpatizzanti sono invitati a partecipare all’Assemblea, senza però il diritto di voto.

          Per la riunione assembleare viene stabilito il seguente ORDINE DEL GIORNO:

1) Esposizione dell’attività dell’Associazione durante il primo anno di attività.

2) Approvazione del bilancio.

3) Conferma o sostituzione della segretaria Frieda Ferraroni, provvisoriamente eletta dal Consiglio Direttivo in luogo della dimissionaria Paola Rastelli.

4) Approvazione di una proposta di quota minima associativa per il 2008 in 15 (quindici) euro.

5) Approvazione di modifiche statutarie.

6) Varie ed eventuali.

          Data l’importanza della riunione assembleare annuale, che è anche l’unica occasione per una conoscenza diretta reciproca di tutti gli associati, invito vivamente tutti i Soci e i Simpatizzanti alla partecipazione.

Ancona, 21 novembre 2007

IL PRESIDENTE

Prof. Giorgio Nicolini

 

Nuova York, Le Torri Gemelle, 11 settembre 2001

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc.13,1-5).

GIOVANNI PAOLO II

(Roma, sabato 8 dicembre 2001)

NUBI OSCURE SI ADDENSANO ALL’ORIZZONTE DEL MONDO

Nubi oscure si addensano all’orizzonte del mondo. L’umanità, che ha salutato con speranza l’aurora del terzo millennio, sente ora incombere su di sé la minaccia di nuovi, sconvolgenti conflitti. E’ a rischio la pace nel mondo.

 

Omelia di Benedetto XVI del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (Ap.2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!". Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male… Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. … Allora Noè edificò un altare al Signore … e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno» (Gen.6,5.12; 8,20-22).

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LA VITA CONTRO L’ANTI-VITA

OMBRE MINACCIOSE CONTINUANO AD ADDENSARSI ALL’ORIZZONTE DELL’UMANITA’

(Benedetto XVI)

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia e il nostro affidamento! Oh, quanto ci fa male tutto ciò che nella Chiesa e in ciascuno di noi si oppone alla santità e alla consacrazione! Quanto ci fa male che l’invito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera, non abbia riscontrato quell’accoglienza, come doveva! Quanto ci fa male che molti partecipino così freddamente all’opera della Redenzione di Cristo! Che così insufficientemente si completi nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col.1,24). Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata dell’Eterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosità accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Gesù (cfr. Gv.2,5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo (Giovanni Paolo II, dall’Atto di Affidamento e Consacrazione alla Vergine, a Fatima, il 13 maggio 1982).

 

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi,

a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra,

anzi ella stessa l’atteso prodigio

 

Messaggio da Mediugorie del 25 novembre 2007, di Maria “Regina della Pace”

(“l’atteso prodigio” profetizzato da Paolo VI)

Cari figli, oggi, quando festeggiate Cristo Re di tutto il creato, desidero che Egli sia il Re nella Vostra vita. Solo attraverso la donazione, Figlioli,  potete comprendere il dono del sacrificio di Gesù sulla croce,  per ciascuno di Voi. Figlioli, date del tempo a Dio, affinché Egli Vi trasfiguri e Vi riempia con la Sua Grazia, cosicché Voi siate Grazia per gli altri. Io sono per Voi, Figlioli, un dono di grazia di amore che viene da Dio, per questo mondo senza pace. Grazie,  per aver risposto alla  mia chiamata.

 

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

 

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA

Come conservare la purezza?

Circondando il nostro corpo con la siepe del sacrificio.

La purezza è una “virtù-riassunto”, vale a dire un insieme di virtù...

La purezza diventa bellezza, quindi anche forza e libertà.

È libero colui che è capace di resistere, di lottare.

 

PER CONTRIBUIRE A RIPRISTINARE LE RADICI CRISTIANE IN EUROPA

LEGGI E FAI CONOSCERE I SITI INTERNET SOTTOINDICATI

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IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

 

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

non temo la cattiveria dei malvagi, temo piuttosto il silenzio dei giusti

(Martin Luther King)

 

SI AUTORIZZA E SI RACCOMANDA LA DIFFUSIONE DI QUESTI TESTI

AD ALTRI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA E L'INSERIMENTO IN SITI DELLA RETE INTERNET

Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce, trascurata non si inquieta, letta, insegna la verità con calma, disprezzata, non si lamenta (San Giovanni Bosco)

 

Questi testi e quelli precedenti sono pubblicati in modo permanente e prelevabili agli indirizzi Internet

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www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm

www.lavocecattolica.it/lettera7dicembre2007.htm

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

Nazareth-loreto-lourdes-fatima-mediugorie

Nella Santa Casa di Nazareth Maria è stata concepita “Immacolata” nel grembo di Sant’Anna e Dio, per preservare dalla distruzione quella Casa benedetta, l’ha fatta trasportare miracolosamente in “vari luoghi”, da Nazareth a Tersatto e sino a Loreto. A Lourdes Maria ha “confermato” di essere l’Immacolata Concezione, avvenuta nella Santa Casa di Nazareth a Loreto. A Fatima Maria ha chiesto la consacrazione al suo Cuore “Immacolato” ed ha preannunciato il futuro trionfo del suo Cuore Immacolato. A Mediugorie Maria sta ora portando a compimento il trionfo del suo Cuore Immacolato, con di fronte a sé, collegati dall’altra parte del Mare Adriatico, Ancona-Loreto con la Santa Casa di Nazareth ove proprio il suo essere spirituale (la sua anima, il suo cuore) fu concepito “Immacolato”.

 

La Santa Casa di Loreto è il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazaret.

Scrisse Giovanni Paolo II: Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”. Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 il Papa disse: Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

 

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TELE MARIA è una nuova Emittente Televisiva Cattolica in Internet nata dall’ispirazione di Maria

Trasmette programmi secondo le indicazioni dell’esortazione di San Paolo apostolo ai cristiani:

"FRATELLI, TUTTO QUELLO CHE E' VERO, NOBILE, GIUSTO, PURO, AMABILE, ONORATO, QUELLO CHE E' VIRTU' E MERITA LODE, TUTTO QUESTO SIA OGGETTO DEI VOSTRI PENSIERI" (cfr. Fil.4,8).

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

LA SANTA CASA DI GESU’, DI GIUSEPPE E DI MARIA: ARCA DELLA NUOVA ALLEANZA

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Gentilissimo Prof. Nicolini, ho appena letto con piacere l'allegato. Ma che fatica! E' proprio necessario formattare con tutti quei colori e sfondi il testo? Scusandomi per la franchezza, forse eccessiva, credo che una maggiore sobrietà dell'impaginazione faciliterebbe la lettura. Cordialmente saluto. Alessio.

LA RISPOSTA SULL’UTILIZZO DEI COLORI E COME TRASFORMARE TUTTI I TESTI IN BIANCO E NERO

Caro Alessio, l'utilizzo dei diversi colori nelle parole del testo hanno lo scopo di COSTRINGERE A FERMARE L'ATTENZIONE su quella parola o su quel concetto che voglio evidenziare maggiormente, anche se costa fatica a chi legge. Ma proprio quella fatica fa fissare meglio una parola od un concetto. Altrimenti chi legge scorre con superficialità e non si ferma su punti molto importanti. Ogni parola che scrivo infatti è stata "misurata" e quando la evidenzio di più e "colpisce" l'occhio (cioè, lo disturba), colpiscono in quel modo anche l'intelligenza e si fissano meglio. Certe parole vogliono anche essere "una pietra" per coloro cui sono dirette "in prima persona", e che non vogliono vedere né sentire. Si dice che in Internet le parole ingrandite hanno lo stesso significato di uno che alza il tono della voce per farsi sentire con più forza. Per questo le uso. Almeno questo è il mio intento. Tuttavia tengo in considerazione il tuo invito alla sobrietà. Vorrei comunque ricordarti, in ogni caso, che il testo che invio è in formato "Word" perché uno lo possa liberamente trasformare.      Se tu, infatti, fai delle semplicissime variazioni in modo autonomo, puoi avere il testo nel modo che vuoi tu, totalmente in bianco e nero. Basta andare su "Modifica", fare "Seleziona tutto", poi cliccare sul pulsante destro del "mouse", facendo comparire varie voci tra cui "Carattere". Cliccando su "Carattere" e poi sui colori dei caratteri il "Nero", il testo ti diventerà in pochi attimi in bianco e nero. Così pure se vuoi togliere totalmente tutti gli sfondi, basta andare su "Formato" e togliere ogni sfondo, con un paio di manovre.

Hai ragione, basterebbe modificare il formato prima di iniziare a leggere… A volte non ci si pensa, a volte fa fatica. Grazie comunque per tutto quello che scrivi; fa piacere vedere che c'è chi si impegna oggigiorno, con i più svariati mezzi, per promuovere la fede in Dio. E fa piacere anche leggere cose che altrimenti non si conoscerebbero. Una preghiera. Alessio.

 

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