Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Alla Santissima Vergine Maria, Madre di Dio: alla piena di grazia, alla benedetta fra tutti i figli di Adamo; alla colomba, alla tortorella, alla diletta di Dio; onore del genere umano, delizia della Santissima Trinità; casa d’amore, esempio di umiltà, specchio di tutte le virtù; madre del bell’amore, madre della santa speranza e madre di misericordia; avvocata dei miseri, difesa dei deboli, luce dei ciechi e medicina degli infermi; ancora di confidenza, città di rifugio, porta del Paradiso; arca di vita, iride di pace, porto di salvezza; stella del mare e mare di dolcezza; paciera dei peccatori, speranza dei disperati, aiuto degli abbandonati; consolatrice degli afflitti, conforto dei moribondi ed allegrezza del mondo” (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

 

UN PROGETTO DIVINO DI SALVEZZA CHE ATTRAVERSA I SECOLI:

GERUSALEMME-ROMA-NAZARETH-TERSATTO-LORETO-Lourdes-Fatima-ANCONA-MEDIUGORIE

NELLA PROSPETTIVA DEL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

Messaggio da Mediugorie del 25 novembre 2008

Cari figli, anche oggi vi invito in questo tempo di grazia a pregare affinché il piccolo Gesù possa nascere nel vostro cuore. Lui che è la sola pace doni attraverso di voi la pace al mondo intero. Per questo, figlioli, pregate senza sosta per questo mondo turbolento senza speranza affinché voi diventiate testimoni della pace per tutti. Sia la speranza a scorrere nei vostri cuori come un fiume di grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

 

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto prodigiosamente la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose.

(LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

VERSO IL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE AD ANCONA

(4-11 settembre 2011)

Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.

Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.

(Gc.1,17-18)

Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona.

Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più.

Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio…

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

(Apocalisse 3,11-13)

 

Ancon Dorica Civitas Fidei

"lettera INFORMATIVA 112

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

LE MIRACOLOSE TRASLAZIONI

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

LA SANTA CASA BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

AUXILIUM CHRISTIANORUM ORA PRO NOBIS

TELE MARIA – Emittente Televisiva Cattolica in Internet - www.telemaria.it

TRASMISSIONI INTERNAZIONALI QUOTIDIANE MEDIANTE LA RETE INTERNET

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

 

ANCONA

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Sabato, 6 dicembre 2008

Domenica, 8 dicembre 2014

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dall’anno “reale” del Concepimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

 25 MARZO 2008: 2014° ANNIVERSARIO DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

SABATO, 1° MARZO 2008 = DOMENICA, 1° MARZO 2014

INIZIO ANNO 2014

dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine, Madre di tutti i viventi

GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO

Concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, nella Santa Casa di Nazareth intorno al 25 marzo dell'anno 748 di Roma (6 a.C)

Nato ebreo a Betlemme, intorno al 25 dicembre dell’anno 748 di Roma (6 a.C.), al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO GLORIOSO DAI MORTI IL 9 APRILE DELL’ANNO 30

 

 

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE CATTOLICA”", i cui testi sono pubblicati in modo permanente all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm  è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. Gesù insegnava: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32). San Giuseppe Moscati scriveva: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Poiché sta scritto: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28). Il grande Pontefice Beato PIO IX dichiarava: “Vi hanno tempi che più che in altri è opportuno di parlare e francamente, coraggiosamente e con tutta libertà. E allora bisogna dire la verità, la verità intera, piena, senza tergiversazioni. Non tolleriamo mai gli smozzicamenti della verità, i mezzi termini, gli accomodamenti. Verità dolce, ma intatta, inviolata” (Beato Pio IX)

NON E’ LA LIBERTA’ CHE CI FA VERI, MA E’ LA VERITA’ CHE CI FA LIBERI

Ispirandomi, ma senza potermi paragonare a Giovanni il Battista, dico: “Voce di uno che grida nel deserto”. Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la verità che ci fa liberi. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza (Card. G. Biffi).

 

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

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TOTUS TUUS EGO SUM

 

QUESTA LETTERA INFORMATIVA E’ POSTA SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN GIUSEPPE, PATRONO DELLA CHIESA,

di San CIRIACO e del Beato GABRIELE FERRETTI, Patroni di Ancona, e del grande Pontefice il Beato PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), discendente del Beato Gabriele Ferretti

Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

(Gal.2,20)

 

LETTURA BIBLICA

DAL LIBRO DELLA GENESI (3,1-24)

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E` vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi. Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì. Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

 

LA SANTA CASA DI LORETO E’ IL LUOGO DEL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA

E DEL CONCEPIMENTO MIRACOLOSO DI GESU’ IN MARIA

profetizzato sin dalle origini della creazione dell’uomo, subito dopo il Peccato Originale

“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”

(Gen.3,15)

 

Natanaele: “DA NAZARETH PUO’ MAI VENIRE QUALCOSA DI BUONO?...” (Gv.1,46)

Natanaele è poi divenuto l’Apostolo San Bartolomeo. Egli ricevette da Gesù il più bel elogio:

“Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità (Gv.1,47)

Chissà quante volte San Bartolomeo (Natanaele) avrà meditato nella sua vita all’errore inconsapevole di quella obiezione scettica rivolta a Filippo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”…

Invece, da Nazareth è “venuto” “tutto il bene” per l’Umanità:

DA NAZARETH PERCIO’ E’ “VENUTA” LA SALVEZZA

E TUTTO CIO’ CHE DI BUONO DIO VOLEVA DONARE ALL’UMANITA’

Si potrebbe dire anche oggi, per chi sente parlare della Santa Casa di Loreto con scetticismo: “VIENI E VEDI” (Gv.1,46), e riascoltare fra quelle “Sante Pareti” le parole dell’angelo a Maria: “RALLEGRATI…”.

dal Sito Internet: www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

 

“Come acqua fresca per una gola riarsa è una buona notizia da un paese lontano”

(Prov.25,25)

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!...

Giovanni Paolo II, Roma: XV Giornata Mondiale dei Giovani (15-20 agosto 2000)

“ECCOMI… avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,26-38)

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14)

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

E IL VERBO

“il più bello tra i figli dell'uomo” (Sal.44/45,3)

Si fece carne  

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)(Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gen.28,17)

LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA NEL TEMPO DELL’APOSTASIA

HO FISSATO UN LIMITE… FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE E QUI S’INFRANGERA’ L’ORGOGLIO DELLE TUE ONDE (Gb.38,10)

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani… (Leone XIII)

Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

(Giovanni Paolo II, discorso al Parlamento Italiano, 14 novembre 2002)

Nessuno di noi sa che cosa succederà nel nostro pianeta, nella nostra Europa, nei prossimi cinquanta, sessanta, settanta anni. Ma, su un punto siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e chi appartiene a questa famiglia non sarà mai solo, avrà sempre l'amicizia sicura di Colui che è la vita”

(Benedetto XVI, Omelia dell’8 gennaio 2006)

 

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

La Chiesa si ridurrà di dimensioni, bisognerà ricominciare da capo. Ma da questa prova uscirà una Chiesa che avrà tratto una grande forza dal processo di semplificazione che avrà attraversato, dalla rinnovata capacità di guardare dentro di sé. Perché gli abitanti di un mondo rigorosamente pianificato si sentiranno indicibilmente soli... E riscopriranno la piccola comunità dei credenti come qualcosa di completamente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta che hanno sempre segretamente cercato. (Card. Ratzinger ora Benedetto XVI).

 

LA STORIA DELLA SANTA CASA

INCISA SUL RIVESTIMENTO MARMOREO

PER VOLERE DEL SOMMO PONTEFICE CLEMENTE VIII

All’interno del Santuario di Loreto, sul rivestimento marmoreo della Santa Casa (lato Nord-Est) si può leggere incisa la sottostante iscrizione di Papa Clemente VIII,  che “definisce” con tale attestazione e con la sua autorità apostolica sia l’autenticità della reliquia nazaretana che l’autenticità della “Miracolosa” traslazione, per “il ministero angelico”. In tal modo Clemente VIII, in unione con tutte le attestazioni pontificie, HA VOLUTO CONSACRARE CON UN PRONUNCIAMENTO MAGISTERIALE SOLENNE il Santuario della Santa Casa e “la  verità” della sua origine miracolosa.

 

Ospite cristiano che qui venisti o per devozione o per voto, ammira la Santa Casa Loretana venerabile in tutto il mondo per i misteri divini e per i miracoli. Qui nacque Maria SS. Madre di Dio, qui fu salutata dall’Angelo, qui s’incarnò l’eterno Verbo di Dio. Questa gli Angeli trasferirono dalla Palestina, la prima volta in Dalmazia, a Tersatto, nell’anno 1291 sotto il pontificato di Nicolò IV. Tre anni dopo, nel principio del Pontificato di Bonifacio VIII, fu trasportata nel Piceno, vicino alla città di Recanati, in una selva, per lo stesso ministero angelico, ove, nello spazio di un anno, cambiato posto tre volte, qui ultimamente fissò la sede già da 300 anni. Da quel tempo commossi i popoli vicini di sì stupenda novità ed in seguito per la fama dei miracoli largamente divulgata, questa Santa Casa ebbe grande venerazione presso tutte le genti, le cui mura senza fondamenta, dopo tanti secoli, rimangono stabili e intere. Fu cinta da marmoreo ornato da Clemente VII l’anno 1534. Clemente VIII P.M. ordinò che in questo marmo fosse descritta una breve storia dell’ammirabile Traslazione l’anno 1595. Antonio M. Gallo Cardinale, Vescovo di Osimo e Protettore di Santa Casa, la fece eseguire. Tu, o pio pellegrino, venera con devoto affetto la Regina degli Angeli e la Madre delle grazie, affinché per i suoi meriti e preghiere, dal Figliolo dolcissimo, autore della vita, ti ottenga perdono delle tue colpe, la santità corporale e le gioie della eternità.

 

L’IMMACOLATA CONCEPIMENTO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

L’INSEGNAMENTO DEL GRANDE PONTEFICE BEATO PIO IX

SULLA “MIRACOLOSA TRASLAZIONE” DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

E LA GRANDEZZA INCOMPARABILE DEL SANTUARIO DI LORETO

Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852

 

“Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio (Beato Pio IX, Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852).

 

 

MARIA IMMACOLATA,

“DI SPERANZA FONTANA VIVACE”

BENEDETTO XVI

A Lourdes, all’Angelus del 14 settembre 2008

Cari pellegrini, cari fratelli e sorelle!

Ogni giorno, la preghiera dell’Angelus ci offre la possibilità di riflettere qualche istante, in mezzo alle nostre attività, sul mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. A mezzogiorno, quando le prime ore del giorno cominciano a far gravare su di noi il loro peso di fatica, la nostra disponibilità e la nostra generosità sono rinnovate dalla contemplazione del "sì" di Maria. Questo "sì" limpido e senza riserve si radica nel mistero della libertà di Maria, libertà piena ed integra davanti a Dio, svincolata da ogni complicità col peccato, grazie al privilegio della sua Immacolata Concezione.

Questo privilegio concesso a Maria, che la distingue dalla nostra comune condizione, non l’allontana, ma al contrario la avvicina a noi. Mentre il peccato divide, ci allontana gli uni dagli altri, la purezza di Maria la rende infinitamente prossima ai nostri cuori, attenta a ciascuno di noi e desiderosa del nostro vero bene. Potete vederlo qui a Lourdes, come in tutti i Santuari mariani, folle immense accorrono ai piedi di Maria per confidarle ciò che ciascuno ha di più intimo, ciò che a ciascuno sta particolarmente a cuore. Ciò che molti, per imbarazzo o per pudore, non osano a volte confidare neppure ai loro intimi, lo confidano a Colei che è la Tutta pura, al suo Cuore immacolato: con semplicità, senza orpelli, nella verità.

Davanti a Maria, in virtù proprio della sua purezza, l’uomo non esita a mostrarsi nella sua debolezza, a consegnare le sue domande e i suoi dubbi, a formulare le sue speranze e i suoi desideri più segreti. L’amore materno della Vergine Maria disarma ogni forma d’orgoglio; rende l’uomo capace di guardarsi quale egli è e gli ispira il desiderio di convertirsi per dare gloria a Dio.

Maria ci mostra così la giusta maniera di avanzare verso il Signore. Ci insegna ad avvicinarci a Lui nella verità e nella semplicità. Grazie a lei, scopriamo che la fede cristiana non è un peso, ma è come un’ala che ci permette di volare più in alto per rifugiarci tra le braccia del Signore. La vita e la fede del popolo credente rivelano che il privilegio dell’Immacolata Concezione fatto a Maria non è una grazia solo personale, ma per tutti, una grazia fatta all’intero Popolo di Dio. In Maria la Chiesa può già contemplare ciò che essa è chiamata a divenire. In lei ogni credente può fin d’ora contemplare il compimento perfetto della sua personale vocazione.

Possa ciascuno di noi rimanere sempre in azione di grazie per ciò che il Signore ha voluto rivelare del suo piano di salvezza attraverso il mistero di Maria. Mistero nel quale siamo implicati nel modo più toccante, poiché dall’alto della Croce, che noi ricordiamo ed esaltiamo proprio oggi, ci è rivelato dalla bocca stessa di Gesù che sua Madre è nostra Madre. In quanto figli e figlie di Maria, possiamo trarre profitto di tutte le grazie che sono state fatte a lei, e la dignità incomparabile che le procura il privilegio dell’Immacolata Concezione ricade su di noi, suoi figli.

Qui, vicino alla grotta, e in comunione particolare con tutti i pellegrini presenti nei santuari mariani e con tutti i malati nel corpo e nell’anima che cercano conforto, benediciamo il Signore per la presenza di Maria in mezzo al suo popolo e a lei indirizziamo con fede la nostra preghiera: "Santa Maria, tu che qui ti sei mostrata centocinquant’anni fa alla giovane Bernadette, tu sei veramente "di speranza fontana vivace" (Dante, Par., XXXIII, 12).

Pellegrini fiduciosi qui giunti da ogni parte, noi veniamo ancora una volta ad attingere la fede ed il conforto, la gioia e l’amore, la sicurezza e la pace, alla sorgente del tuo Cuore immacolato: "Mostra te esse Matrem!" Mostrati come Madre per tutti, o Maria! E donaci il Cristo, speranza del mondo! Amen.

 

LA DIVINA E PROVVIDENZIALE “PREPARAZIONE” NEI SECOLI

DEL PROFETIZZATO “TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA”

Nazareth-Tersatto-Ancona-LORETO: la Casa Nazaretana del “Concepimento Immacolato di Maria” viene dagli “angeli” miracolosamente trasportata “in vari luoghi” “prescelti” e infine collocata stabilmente a Loreto.

LOURDES: Maria rivela a Santa Bernadetta e conferma il suo “privilegio”: “Io sono l’Immacolata Concezione”, che avvenne nella Santa Casa di Nazareth.

FATIMA: Maria rivela ai tre pastorelli che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore “Immacolato” per pervenire al compimento del suo predetto “trionfo” futuro.

Tersatto/LORETO-Ancona-MEDIUGORIE: Maria sta portando a compimento il futuro “trionfo” del suo Cuore Immacolato, “concepito” “Immacolato” nella Santa Casa di Nazareth (che ha “sostato” a Tersatto, Ancona e Loreto, luoghi da cui oggi “si deve” “necessariamente” passare o partire per andare a Mediugorie).

Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate…

… E disse loro: «Non capite ancora?».

 (Mc.8,18.21)

 

LA “RIVELAZIONE SOPRANNATURALE”

DI SANTA CATERINA DA BOLOGNA

Nel “Rosarium” di Santa Caterina da Bologna (1413-1463), un testo redatto dalla Santa nel 1440 (circa trenta anni prima della narrazione stampata della “Translatio miraculosa” riportata dal Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano, e da Pier Giorgio di Tolomei, detto il Teramano), viene riportato “per rivelazione soprannaturale del Signore” la vicenda storica della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth.

Santa Caterina da Bologna in quel testo mostra di colloquiare direttamente con Gesù, apparsogli “per grazia”; ella infatti scrive: “In questo giorno (il 25 marzo 1440), tu, o Signore, hai rivelato a me, apparendomi per grazia… ”. Poi, dopo aver riportato “la rivelazione soprannaturale” che fra quelle Sacre Pareti della Santa Casa di Loreto la Vergine Maria fu “concepita” Immacolata ed ivi anche “nacque”, descrive sinteticamente le varie successioni del “trasporto angelico” della Santa Casa di Nazareth, secondo come “rivelatogli” da Gesù durante l’apparizione.

(testualmente): “Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l’idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi, per le stesse e per altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi. Finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d’Italia e nelle terre della Santa Chiesa” (“Rosarium”, I Mist. Gaud., vv.73 ss.- Da una traduzione del testo latino pubblicata in “Messaggio della Santa Casa”, 2001, n.7, p.211).

                Si può dubitare di “una testimonianza” così straordinaria?… Santa Caterina da Bologna è l'unica Santa che, avendo il corpo incorrotto, rimane “seduta” da ormai sei secoli - contro ogni legge naturale - per un atto di obbedienza compiuto “dopo la sua morte”. Ciò è da tutti constatabile recandosi a visitarla direttamente a Bologna, in Via Tagliapietre n°23, presso il Monastero “Corpus Domini”. Si può, perciò, dubitare di questa Santa, riguardo alla verità del colloquio diretto avuto da lei con Gesù e a riguardo delle “rivelazioni” a lei fatte dal Signore, che confermano in modo straordinario la “tradizione” - ininterrottamente “approvata” dalla Chiesa - della “miracolosa traslazione” della Santa Casa ad opera degli spiriti celesti (o “angeli”)?

Dal breve testo di Santa Caterina si può, infatti, dedurre:

·         il motivo della traslazione della Santa Casa (l'idolatria delle popolazioni locali);

·         la miracolosità della traslazione (avvenuta per il ministero degli angeli);

·         il trasporto a Tersatto, in Dalmazia (nel 1291);

·         il trasporto “in vari luoghi” (come in Ancona, località Posatora, nel 1295, per nove mesi, e altrove);

·         la collocazione stabile a Loreto tra il 1295 e il 1296 (con tre traslazioni “in loco”: nel punto ove si trova ora la "traslazione" è del 1296);

·         il motivo della scelta (perché “terre della Santa Chiesa”).

 

LE “PROVE” STORICHE, ARCHEOLOGICHE E SCIENTIFICHE

DELLE “MIRACOLOSE TRASLAZIONI”

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Tratto dal libro del Prof. Giorgio Nicolini

“LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”

 

            Per “il miracolo” della traslazione della Santa Casa di Nazareth “in vari luoghi”, e infine a Loreto – per opera degli angeli del Cielo - , si potrebbe “quasi” dire la stessa cosa che già ebbe a dire San Simeone a Maria: “… è qui (…), segno di contraddizione” (Lc.2,34). Oggi molti dicono: “Smettete di parlare ancora della miracolosità della traslazione!...”. Ma ad essi si deve rispondere con le parole di Gesù nel Vangelo: “Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc.19,39-40). E sono proprio le pietre o, è meglio dire, “le Pareti di pietra” della Santa Casa di Loreto a “gridare”!... e gridano da oltre 700 anni!...

            E’ incalcolabile il numero di scritti e di libri che sono stati composti ovunque nel mondo, in 700 anni, sulla Santa Casa di Loreto: chi l’ha combattuta talvolta con virulenza (senza aver mai trovato alcun elemento vero per smentirla), chi l’ha difesa con ardore impareggiabile (a cominciare da tutti i Papi e tutti i Santi!...), documentandola in ogni modo.

E’ estremamente significativo, in proposito, come non ci sia mai stato neppure uno, tra i Papi e i Santi che ne hanno trattato, che abbia qualche volta smentito, o anche solo messo in dubbio, “la verità” delle “miracolose traslazioni”.

            Ma tutti costoro sono passati, come ognuno di noi passerà: ma la Santa Casa di Loreto è sempre lì! E’ essa stessa che “grida” con le sue “Sante Pareti di pietra” “la verità” riguardo alla sua autenticità, e al modo miracoloso con cui è arrivata a Loreto. La Santa Casa di Loreto, infatti, si difende da sé. Basta avere occhi per vedere. Tutti i detrattori e i falsificatori non sono mai riusciti ad abbatterla, mentre chiunque si accosta alle Sante Pareti della Santa Casa di Loreto e alla sua storia, con animo sgombro da pregiudizi e aperto alla verità, accoglie sempre con gioia e commozione tutti “i veri” studi storici, archeologici e scientifici che hanno sempre attestato concordemente “la verità” di quanto asserito dai “testimoni oculari” degli eventi accaduti oltre 700 anni fa e che è stato poi tramandato ininterrottamente dalla “tradizione” “orale” e “scritta”, presso tutti i popoli, e che è stata sempre “approvata” dalla Chiesa in un modo ininterrotto, da oltre sette secoli.

Riguardo agli studi archeologici e architettonici basti pensare all’insigne architetto, Federico Mannucci, incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, che scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici” (Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1923, 9-11), e rivelò che è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri (Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).

L’architetto Mannucci dai suoi studi trasse, in sintesi, queste conclusioni:

 1  i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata;

 2  è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico;

 3  la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche.

            Quindi, si potrebbe dire, è già “un miracolo” il fatto stesso della attuale “sussistenza” delle Sante Pareti, che si reggono “contro” le stesse “leggi fisiche” e che nessuno “in modo umano” può aver edificato lì dove si trova.

Questo è il parere di un architetto, come anche di tanti altri che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”. Come anche l’architetto Giuseppe Sacconi, che dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo”. Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non può essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova (“Annali Santa Casa”, anno 1925, n.1).

Bisogna anche chiederci: per quale motivo “straordinario” (e difatti era proprio per un motivo “straordinario”!…) il Comune di Recanati, nel cui territorio era “traslata” la Santa Casa, non la fece “abbattere” o “spostare” dalla strada, quando i recanatesi stessi nel 1289 (cioè, pochi anni prima dell’arrivo della Santa Casa: ed è un documento ancora esistente) avevano emanato disposizioni, secondo le quali qualunque costruzione avesse occupato strade pubbliche doveva essere immediatamente abbattuta?  Nel caso della Santa Casa, al contrario, i recanatesi non solo “non la toccarono mai”, ma - lasciandola in mezzo alla strada (che veniva  così interrotta) - edificarono anche subito delle mura di sostegno alla Santa Casa stessa, nel timore che crollasse, mura che poi – secondo le testimonianze dell’epoca - “si discostarono da sole”!… E tutt’oggi le pareti della Santa Casa sono senza appoggi laterali, senza fondamenta, e con una parte sospesa sul vuoto di un fosso!…

Come è perciò possibile pensare (come scrivono certi “studiosi” di oggi) che i recanatesi - contro ogni legge fisica ed architettonica - possano aver edificato tre pareti in mezzo ad una loro strada principale di collegamento, violando le loro stesse leggi comunali, utilizzando delle pietre sconosciute nella regione marchigiana (e poi certificato essere provenienti dalla Palestina), usando una calce palestinese di oltre un millennio prima (e da dove prelevata?...), senza fare alcun fondamento alle pareti stesse, lasciando aperta la parete frontale, e poi – solo dopo alcuni anni – abbiano deciso di circondare queste tre “pareti” di un grosso muro di sostegno di veri mattoni locali (e questo muro con le ovvie e necessarie fondamenta!): muro però inutile, perché rimasto “misteriosamente” collocato ad una certa distanza, e quindi di nessun sostegno alle tre “Sante Pareti”… Non è tutto questo una assurdità evidente se si vuole credere che tutto ciò possa essere stata una semplice opera umana e si vuole escludere l’intervento soprannaturale?...

Come sarà  stato possibile, inoltre, effettuare un “trasporto umano” delle “Sante Pareti”, “vagante” in mezzo Mediterraneo per cinque anni?… Tale “trasporto” – si scrive – potrebbe essere stato effettuato da dei supposti “crociati”, che però non sono “mai nominati” in nessun luogo e in nessun tempo e in nessun documento e in nessun reperto archeologico. Inoltre, con quali “mezzi” di allora trasportare delle pareti di una casa per cinque anni in tanti luoghi diversi? Anche con i mezzi di oggi sarebbe possibile?… Come “posarla”, poi, “dall’alto” (!) in mezzo a fitte selve (come a Tersatto, ed anche la zona lauretana, come era anticamente). Ed anche: come fu possibile “estrarre” le tre “Sante Pareti” dalle chiese sovrastanti che le custodivano?

            Non è inoltre possibile sostenere l’ipotesi dello “smontaggio” e “rimontaggio” delle “sante pietre”, perché “la malta” con cui sono murate è “scientificamente” accertato essere della Palestina, dei dintorni di Nazareth e inesistente nelle Marche e in Italia. Come hanno fatto i supposti “crociati”, o chi per loro, a smontare e rimontare continuamente le “pietre” per “ricostruire” le Sacre Mura in tanti luoghi diversi (almeno cinque), per più anni (tra il 1291 e il 1296), e utilizzando (“procuratasi” “come”, “dove” e “quando?…) una malta di origine palestinese di un’altra epoca (perché la Santa Casa fu costruita oltre 2000 anni fa!) e senza mai fare alcuna commistione con altre “malte locali”?… E come avranno fatto a non alterare minimamente - nella ricostruzione - la perfetta geometria della Casa, perfettamente combaciante con le dimensioni delle fondamenta rimaste a Nazareth e con la grotta antistante rimastavi?… E come avranno fatto quegli ipotetici “crociati”, nella collocazione finale e definitiva, a “ricostruirla” - come pure taluni hanno scritto - in poche ore notturne  (per non farsi “accorgere” dai recanatesi che l’avrebbero impedito!…), in mezzo ad una strada senza solida consistenza, senza fare fondamenta, e “riedificando” parte delle mura… sul vuoto di un fosso?!… Tutto ciò – come sopra evidenziato dall’architetto Mannucci e da altri studiosi – sarebbe potuto avvenire solo andando contro le stesse leggi fisiche ed architettoniche, per cui, se la traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto non fosse avvenuta per “un vero miracolo” soprannaturale, sarebbe però necessario - per assurdo - dichiarare almeno che fu per “un vero miracolo” che degli uomini possano essere riusciti a tanto!...

Tutto quanto sopra esposto sommariamente - come si vede bene - è “un coacervo di assurdità” umanamente inspiegabili, ma “spiegabili” solo se si “accetta” la verità dell’evento soprannaturale.

Bisogna perciò rigettare fermamente una recente opinione, purtroppo molto diffusasi, secondo cui la Santa Casa sarebbe stata ricostruita dagli uomini con delle “sante pietre” prelevate dalla Casa di Nazareth di Maria. Invece, come sopra dimostrato, a Loreto ci sono state portate proprio “le pareti” (proprio le “tre pareti integre”!) della Santa Casa e non solo delle “pietre” con cui sarebbe stata “ricostruita” la Santa Casa a Loreto, che è cosa assolutamente e umanamente “impossibile”!...

Anche la Beata Anna Caterina Emmerich, nelle sue “Rivelazioni”, attesta che “le pareti (proprio “le pareti” e non solo “le pietre”!) della Santa Casa di Loreto sono assolutamente le stesse di Nazareth”: quindi, se a Loreto le pareti della Santa Casa sono “assolutamente” le stesse di Nazareth, tali pareti non possono essere state mai né “smontate” né “ricostruite”, in alcun modo e da nessuno!

Poiché non esiste in realtà nessuna documentazione che possa far ipotizzare un “trasporto umano” della Santa Casa (e alcune, proposte da certi studiosi, sono del tutto “false”), resta invece “vero” che le traslazioni furono “miracolose”, come sono “realmente” e “storicamente” documentate, e che sono state almeno “cinque”:

·        nel 1291 (il 10 maggio) a Tersatto (da cui è “ripartita” il 10 dicembre 1294),

·        nel 1295 per nove mesi ad Ancona in località “Posatora”,

·        verso la fine del 1295 (forse il 2 dicembre, secondo il Riera, uno studioso medievale) nella “selva della signora Loreta”,

·        nel 1296 prima sul campo di due fratelli,  

·        e poi sulla pubblica strada, sull’attuale collina ove poi sorse la Basilica e, attorno, la cittadina di Loreto.

Riguardo alle documentazioni sui fatti accaduti, esistevano anche degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei, che oggi purtroppo in gran parte sono andate perdute, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma esistono scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.

Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.

A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”. Da tale lapide di Tersatto si deduce che la data di arrivo della Santa Casa nella zona di Recanati come oggi si celebra - il 10 dicembre 1294 - è stato un errore di interpretazione fatto da parte di un archivista di Recanati, Girolamo Angelita, che nel XVI secolo fissò erroneamente quella data come quella di arrivo nella zona recanatese, confondendola con quella di partenza da Tersatto. Infatti tale data (il 10 dicembre 1294) riguardava “la partenza” o “scomparsa” delle tre “Sante Pareti” della Santa Casa da Tersatto, da cui poi fu portata dagli angeli del Cielo “in vari luoghi”, secondo come Gesù stesso rivelò a Santa Caterina da Bologna in una apparizione mistica il 25 marzo 1440.

Nella zona recanatese probabilmente la Santa Casa vi è giunta (secondo altri autori) forse il 2 dicembre 1295, o comunque alla fine di quell’anno. Ciò lo attesterebbe anche l’anno che ad Ancona è indicato come quello della “sosta” in quella città. Infatti ad Ancona è accertato in maniera indiscutibile che la Santa Casa si fermò anche lì, per nove mesi, su una collina prospiciente il porto, nell’anno 1295. E quindi è logico pensare che sia giunta nella zona recanatese alla fine di quell’anno. Tale località anconitana venne chiamata - come ancor oggi - “Posatora” (dal latino “posat et ora”), proprio in riferimento al fatto della Santa Casa che vi si era “posata” ed era stata ivi pregata dalla città. Esiste ancor oggi in tale luogo una Chiesa che ricorda quell’evento, e ove si custodiscono due lapidi. Una lapide era antichissima, risalente alla fine del XIII secolo o all’inizio del XIV secolo: essa, malauguratamente, è stata smarrita negli ultimi decenni per lavori di restauro della Chiesa, ma è testimoniata da più persone ancor oggi viventi, le quali ricordano chiaramente alcune parole che vi erano scritte in latino volgare antico “Quita futa reposata la Madona de Loreta… (e altro)”; cioè, “da qui è fuggita dopo essersi posata la Madonna di Loreta… (e altro)”. Un’altra lapide del XVI secolo, traduzione e copia di quella più antica, riporta ancor oggi: “In questa Selva/Qui posò la S(anta) Casa/Della madre di Dio/P(er) nove Mesi/MCCXCV”. Così anche vi è la testimonianza di un sacerdote anconitano dell’epoca, don Matteo, che lasciò uno scritto con la memoria di quell’evento miracoloso.

Ancor più probative dei documenti scritti, riguardo alla “verità” di tali fatti “miracolosi”, sono le tre chiese fatte costruire all’epoca dai Vescovi di Ancona: quella di Posatora (come scritto sopra), per onorare il luogo della sosta per nove mesi della Santa Casa su quella collina, quella di Barcaglione, tra Falconara ed Ancona (in ricordo del fatto che da quella collina fu “vista” dagli abitanti del luogo arrivare la Santa Casa “in volo” dal mare, proveniente da Tersatto) ed infine la Chiesa di “Santa Maria di Nazareth”, che è importantissima dal punto di vista storico, perché fu forse la prima in assoluto che venne edificata in contemporanea dei fatti miracolosi avvenuti e perché furono proprio i Vescovi di Ancona che, all’inizio del XIV secolo, vollero edificare tale Chiesa proprio accanto alla Cattedrale della loro città, per onorare “tutte le “traslazioni miracolose” avvenute (a Tersatto, ad Ancona e nella zona recanatese), e ove si compivano a tale scopo celebrazioni liturgiche pubbliche ed ufficiali in ricordo di tali “miracolose traslazioni”.

Esiste anche un’altra testimonianza indiscutibile, importantissima e ancor più probativa di tutto quanto già sopra esposto, e che “davvero” si può ritenere “risolutiva”: e riguarda la Basilica di “Santa Maria di Loreto” esistente a Forìo. Come si spiega, infatti,  che a Forìo, nell’isola d’Ischia (nel Mar Tirreno, davanti a Napoli), della gente di mare che frequentava il porto di Ancona per ragioni di commercio e di lavoro, presumibilmente dei pescatori, proprio nel 1295 (l’anno della sosta della Santa Casa in Ancona!) hanno riportato nella propria isola “immediatamente” la notizia di quanto stava accadendo in Ancona e nel suo entroterra, edificando “subito” - alla fine del XIII secolo, cioè pochi mesi o anni dopo il verificarsi dei “fatti” - un Santuario in onore delle “traslazioni miracolose della Santa Casa di Nazareth” in terra marchigiana?… Essi devono evidentemente aver sentito parlare, dagli abitanti  della città di Ancona, dei “fatti straordinari” che lì stavano accadendo e poi devono aver visto proprio loro stessi, con i loro occhi, “le tre pareti” della Santa Casa (o in Ancona o a Loreto), e forse possono persino aver visto le stesse “miracolose traslazioni” (avvenute in quell’anno “in vari luoghi”, fino al 1296), e hanno subito portato la notizia a Forìo ed edificato immediatamente un Santuario (prima ancora che si costruisse il Santuario stesso di Loreto). Tale Santuario, in onore e a ricordo delle “miracolose traslazioni”, è tutt’oggi esistente a Forìo ed anzi, recentemente, nel 1989, esso (assai ricco di arte, di storia e di devozione) è stato elevato anche al rango di “Basilica Minore”.

Non vedono certi “studiosi” “la contraddizione” “lampante” tra l’affermare che la “traslazione miracolosa” sarebbe un’amplificazione “leggendaria” dei secoli posteriori, mentre dalla Basilica costruita a Forìo alla fine del XIII secolo (oltre alle chiese di Ancona e di Tersatto), risulta al contrario e “indiscutibilmente” che i pescatori di Forìo hanno “immediatamente” (e proprio nel 1295!) riportato a Forìo, agli altri abitanti della loro cittadina, la notizia delle “traslazioni miracolose”, per “il ministero degli angeli”, avvenuta in Ancona o a Loreto? Se i pescatori di Forìo, approdati ad Ancona in quello stesso anno della traslazione, avessero saputo e constatato che si trattava di una “traslazione umana”, non avrebbero riferito “con naturalezza” questo fatto saputo dagli anconitani e da loro constatato direttamente?… Per quale motivo, invece, avrebbero riportato “la menzogna(perché sarebbe “tale”!…) che si trattava di “una traslazione miracolosa”?… Quale motivo avevano di “alterare il fatto storico” e addirittura “inventare” “un fatto soprannaturale”, quando tutti i contemporanei potevano facilmente recarsi ad Ancona o a Loreto (come poi realmente avvenne, come dimostrano tante monete dell’epoca ritrovate a Loreto nel sottosuolo della Santa Casa) ed accertarsi direttamente che “non era un fatto soprannaturale”, avendo modo di poter interrogare gli stessi “testimoni” del luogo, ancora tutti viventi?…

Di fronte a questa “prova” della Basilica costruita a Forìo, si dovrebbe comunque dire - se fosse vera “l’alterazione leggendaria” dei fatti - che “l’alterazione leggendaria” è “già” del 1295 e non certo di uno o due secoli dopo!… E’ “ragionevolmente” possibile questo?… Non è allora ancor più “evidentissimo” quanto “tutto” diventa “illogico”, “assurdo” ed “impossibile” se si contraddice “la verità” della “traslazione miracolosa”?…

Infine esiste ancor oggi la chiesetta della Banderuola, che ricorda la prima sosta della Santa Casa nella zona recanatese, in una selva di proprietà di una signora di nome Loreta (da cui il toponimo di “Loreto”), dietro l’attuale Stazione di Loreto. Esiste anche il ricordo del luogo del campo dei due fratelli (con una lapide commemorativa), accanto all’attuale Palazzo Apostolico sul colle laureano, ed esiste infine soprattutto la BASILICA DI LORETO, costruita appositamente sul luogo stesso dell’ultima traslazione miracolosa in mezzo ad una pubblica strada, e voluta – tale Basilica – dai Sommi Pontefici, che l’hanno protetta, venerata, e beneficata in ogni modo, in tutti i secoli, approvando “la verità storica” delle “miracolose traslazioni” e promuovendone anche il culto liturgico, con l’istituzione della Festa della Traslazione Miracolosa, il 10 dicembre di ogni anno.

Di fronte a queste, e ad altre innumerevoli “prove” storiche, archeologiche e scientifiche, che non è possibile qui riportare, si deve concludere con le parole del “grande” SAN PIETRO CANISIO (Dottore della Chiesa), grande difensore della Santa Casa e della verità delle sue “traslazioni miracolose”: “Ma che vado io discorrendo intorno alle glorie di questa Santa Casa? Posso conchiudere con le parole del Patriarca Giacobbe: Terribile è questo luogo, è la Casa stessa di Dio e la Porta del Cielo! Perciò esortiamo tutti quanti i fedeli, quanti sono sinceramente cristiani, perché – memori della loro salvezza e non ingrati alla divina misericordia, la quale non desiste mai dal proteggerci – vogliano con la più grande devozione e pietà visitare, onorare e venerare questa abitazione di Maria, soggiorno di Cristo, talamo dello Spirito Santo, tesoro di ogni grazia, eterno monumento della Divina Misericordia, e comune difesa dei meschini, per rendere ogni grazia a Dio immortale, che schiuse questo asilo alla umana debolezza”.

Per approfondire questi argomenti, nel mio Sito Internet www.lavocecattolica.it è stata aperta anche una sezione interamente dedicata alle “miracolose traslazioni della Santa Casa di Nazareth” (all’indirizzo diretto www.lavocecattolica.it/santacasa.htm) , nella quale vengono gradualmente pubblicate tutte le documentazioni storiche, archeologiche, scientifiche, le approvazioni dei Papi e le rivelazioni mistiche dei Santi, attestanti “LA VERITA’ STORICA DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”, “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni, non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso, come scrisse il Beato Giovanni Battista Spagnoli nel “riportare” (dalle antiche documentazioni) la storia delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

IMPORTANTISSIMI ANTICHI LIBRI SULLA STORIA DELLA SANTA CASA

RICCHI DI DOCUMENTAZIONI STORICHE

 

Per scaricare da Internet un antico e importantissimo libro (di pagine 218) sulla storia delle Miracolose Traslazioni della Santa Casa

dal titolo "DISSERTAZIONE CRITICO STORICA SULLA IDENTITA’ DELLA SANTA CASA DI NAZARETTE”, di Vincenzo Murri, scritto nel 1791,

collegarsi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=kEoQAAAAIAAJ&pg=PA212&dq=santuario+loreto&lr=&ei=XmibSK2SCZ6MjAHUhvn6BA

Il libro è digitalizzato da Google, per cui è visibile e scaricabile in formato PDF.

 

Altre notizie storiche importantissime si possono trarre dalla pagina 203 alla pagina 287 del

DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA di Gaetano Moroni, del 1846,

scaricabile in formato PDF collegandosi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=R7lDAAAAIAAJ&pg=PA286&dq

 

Un altro libro ancora più antico, del 1696, scritto da Baldassare Bartoli,

dal titolo LE GLORIE MAESTOSE DEL SANTUARIO DI LORETO (di pagine 134)

può essere scaricato collegandosi all’indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/libro.legloriemaestosedelsantuariodiloreto.pdf

 

 

LE DATE DI ARRIVO DELLA SANTA CASA

----- Original Message -----

From: Rudolph Cauchi - rudcauchi@gmail.com

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Sunday, November 18, 2007 8:38 PM

Subject: la storia della Santa Casa

 

Caro Giorgio,

sono Rudolph da Malta-Gozo, dalla parrocchia dedicata alla Madonna di Loreto-Ghajnsielem. www.gsmyouths.com  - www.ghajnsielem.com  

Ho letto tutte le tue storie sulle traslazioni miracolose della Santa Casa di Nazareth e le ho trovate così interessanti che le ho tradotte in maltese per un mio programma sulla radio della nostra parrocchia www.radjulauretana.com . Ma non ho saputo spiegare quei 3 mesi, dopo il 10 dicembre1294 fino circa marzo 1295: siccome ad Ancona la casa è rimasta fino a dicembre 1295 e vi ha sostato per nove mesi.

Mi puoi per favore spiegare un poco?

Noi facciamo una grande festa in onore alla Madonna di Loreto  e abbiamo due chiese dedicate a lei 

www.youtube.com/watch?v=5-qFHPat37E&eul=http%3A%2F%2FPIC2%2Epiczo%Ecom%2Fstefanazzopardi28%2F%3Fg%   3D22534838           

Rudolph Cauchi

 

BREVE RISPOSTA E SPIEGAZIONE

Le documentazioni storiche sulla traslazione miracolosa della Santa Casa in Ancona attestano soltanto che la sosta sulla collina anconitana di Posatora avvenne nel 1295, per nove mesi, senza una precisazione sul mese di arrivo e di partenza. Pertanto non si può dire con certezza in quale mese del 1295 la Santa Casa è giunta in Ancona e in quale mese è ancora “volata via”, giungendo poi nella Selva della signora Loreta, nella zona recanatese.

La reale discrepanza tra la data di partenza da Tersatto (il 10 dicembre 1294) e la sosta nel 1295 ad Ancona potrebbe essere la dimostrazione e la conferma che la Santa Casa, dopo essere “partita” da Tersatto, prima ancora di arrivare ad Ancona, ha sostato anche in altri “vari luoghi”, secondo la rivelazione fatta da Gesù a Santa Caterina da Bologna, ed è anche attestato da radicate tradizioni popolari locali, come riportato nell’articolo di Padre Angelo Maria d’Anghiari, pubblicato qui di seguito.

Secondo tali tradizioni locali, infatti, la Santa Casa – provenendo da Tersatto – avrebbe “trasvolato” sulle Marche, l’Umbria e anche parte della Toscana. Infatti la Festa della Traslazione della Santa Casa in Umbria si chiama la Festa del PASSAGGIO, mentre nelle Marche la si chiama la Festa della VENUTA (perché qui si è poi "fermata"). Così è infatti che la tradizione popolare vuole che la Santa Casa PASSASSE per l’Umbria prima di venire nelle Marche. Secondo le tradizioni popolari è perciò tramandato che, mentre la traslazione nelle Marche si qualifica con la parola “VENUTA”, nell’Umbria si qualifica con quella di “PASSAGGIO”, e in qualche zona della Toscana si chiama “IL GRAN TRAGITTO”.

Potrebbe essere molto probabilmente proprio questa la spiegazione – e non può essere altrimenti! - di quei circa tre mesi che sono passati tra la partenza da Tersatto il 10 dicembre 1294 e l’arrivo e la sosta in Ancona nel 1295, per nove mesi, da cui poi è “ripartita”, pervenendo nella Selva della signora Loreta, nella zona recanatese, verso la fine del 1295.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

“LA VENUTA”

OSSIA LA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DELLA SANTA CASA

E IL TRASPORTO “IN VARI LUOGHI”

(come rivelato da Gesù a Santa Caterina da Bologna)

SECONDO LA TRADIZIONE E LA RELIGIOSITA’ POPOLARE

 

            Qualche anno fa, il 23 dicembre, mi trovai per caso a passare per Cascia, dove sostammo qualche ora per attendere l’orario della corriera che da Roma ci portava a Loreto. Era freddo e nella conca stretta della patria di Santa Rita, e molto più nei circostanti monti, vi era la neve. Eravamo sul mezzogiorno, il cielo era limpido e un lucente sole riscaldava sensibilmente gli angoli riparati della piccola cittadina. In uno di questi angoli vidi un ragazzo sui dodici anni che si godeva appunto i bei raggi del sole. Osservai che aveva una mano fasciata. Con senso di umanità mi avvicinai a lui e gli chiesi: “Che cosa ci hai fatto alla mano?”. “Mi sono ferito la notte del “passaggio””, mi rispose. Non capii; e gli domandai che cosa era questo “passaggio” di cui parlava. Egli mi guardò con una certa meraviglia e mi disse: “Ma lei non sa che il 10 dicembre è IL PASSAGGIO della Madonna di Loreto?”.

            In realtà la Festa della Traslazione della Santa Casa in Umbria si chiama la Festa del PASSAGGIO, come nelle Marche si dice invece la Festa della VENUTA. Così è infatti che la tradizione popolare vuole che la Santa Casa PASSASSE per l’Umbria prima di venire nelle Marche. Anche in Umbria in realtà si fa gran festa per il 10 dicembre: verso le ore tre antimeridiane suonano le campane, la gente si alza, e, se non può andare in chiesa, recita le Litanie Lauretane. In fatto di tradizioni popolari, mi si dice che, mentre la traslazione nelle Marche si qualifica con la parola “VENUTA” e nell’Umbria con quella di “PASSAGGIO”, in qualche zona della Toscana si chiama “IL GRAN TRAGITTO”.

            Questa radicatissima tradizione popolare, in gran parte dell’Italia Centrale, fa veramente riflettere; e a ben considerare non è altro che la riconferma della prodigiosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Tersatto presso Fiume (1291) e da Tersatto sul Colle dei Lauri, a Loreto, nel 1294 (o 1296?...). In tale data sul colle fortunato apparve una modestissima cappella, costruita in pietra rozzamente tagliata, che prima non c’era, e che i bravi e intelligenti Recanatesi (i Loretani allora non c’erano), per le verifiche fatte e per i prodigi avvenuti, qualificarono per la Casetta natale della Vergine Maria.

            Tale fatto avvenne e tale tradizione si formò non già in epoca preistorica e nemmeno nel primo oscuro medioevo, ma nel medioevo luminoso, e proprio contemporaneamente all’Alighieri, tanto che allusivi a Loreto sono ritenuti i versi:

In quel loco fu’ io Pier Damiano

E Pietro Pescator fu nella Casa

Di nostra Donna in sul lito adriano (adriatico)

(Paradiso, XXI).

            In quello scorcio del secolo XIII si avevano bene gli occhi aperti e la Chiesa era ben presente nelle Marche con i suoi Vescovi e con i suoi visitatori; e quindi un inganno tanto colossale – se il fatto della traslazione non esistesse – sarebbe stato impossibile.

            Da allora sorse il prodigio di Loreto: si forma una Città, ove nulla esisteva; milioni e milioni di pellegrini affluiscono, anche dall’Estero; Papi e principi si rendono pellegrini a Loreto; sorge un magnifico poema d’arte, di rara bellezza e forza; i prodigi sono all’ordine del giorno, ieri come oggi; un centinaio di Santi confermarono quello che il popolo pensa e crede; i Papi confermarono in pieno la verità della traslazione, anche con una liturgia speciale.

            E’ questo il miracolo di Loreto, che dura ormai da quasi sette secoli.

            Dinanzi a questo continuato grandioso fenomeno religioso si sono inchinati i geni della nostra letteratura, e di Loreto, con senso di venerazione, parlano tra gli altri, oltre Dante, il Tasso, l’Aleardi nei “Fuochi dell’Appennino” e nell’“Ave Maria”, il Carducci e il D’Annunzio.

            Il Tasso, dopo la sua prigionia di Ferrara, peregrinò a Loreto, sia per ringraziare la Vergine, sia per ottenere perdono dei suoi trascorsi e ci lasciò i bei versi: “Il tuo splendor m’affida, o chiara Stella (Maria) – Stella, onde nacque la serena Luce (Cristo), - Luce di non creato e sommo Sole, - Sol, che non seppe occaso, e me rappella – teco da lunghi orrori, e mi conduce – all’Alta Rupe (Loreto), ov’in marmorea mole – l’umil tua Casa il mondo onora e cole”.

            In quest’ultimo periodo il movimento loretano anziché affievolirsi si è andato rafforzando. A nulla hanno approdato i negatori recenti, tanto partigiani da non degnarsi nemmeno di venire a esaminare con i propri occhi il venerando documento archeologico della Santa Casa, che pur prescindendo dai documenti storici, contiene in sé i dati della propria identità.

            Ad aumentare il movimento Lauretano hanno concorso particolarmente due fatti: i pellegrinaggi dei Treni Bianchi, organizzati dall’UNITALSI dal 1936, ed il documento di Benedetto XV che nel 1920 dichiarava la Vergine Loretana PATRONA PRINCIPALE DELL’AVIAZIONE DI TUTTO IL MONDO.

            Il sacro fascino della Vergine Lauretana, celeste viaggiatrice per la prodigiosa traslazione, ha dei riflessi anche in D’Annunzio, che il 10 Dicembre 1937 scriveva al Generale Valle quanto segue: “Oggi, dieci dicembre, ricorre la Traslazione della Santa Casa di Loreto, che nel primo ardore della guerra fu da me proposta (sic!) al riconoscimento degli Aviatori e dichiarata Tutelare degli Aviatori, in guerra ed in pace. Sono certo che in tutti i miei fedeli compagni vige l’onoranza alla Vergine Alata, che “in Dalmatiam prius, deinde in Agrum Lauretanum translata fuit”… Io oso oggi, ricordarti la data miracolosa perché tu richiami i nostri Aviatori a mirare irraggiate di tanta gloria votiva le acque dell’Adriatico nostro in perpetuo”…

            Le parole di D’Annunzio – a parte la sua interpretazione – valgono come espressione di un’ondata spirituale verso la Vergine Bruna, che, anziché affievolirsi, sempre più aumenta.

            Ritornerà il 10 Dicembre; dall’Appennino al mare, o ovunque nelle Marche, nell’Umbria, nella Toscana, nelle Montagne d’Abruzzo e altrove si accenderanno alla vigilia i fuochi o “i focaracci”, come li chiamano qui; verranno alte Dignità Ecclesiastiche e Civili; verranno gli Avieri a rendere corteo d’onore alla loro Celeste Patrona; verranno decine di migliaia di pellegrini, grati e imploranti, che nella loro fede grande e sincera e ardente spesso strappano dalla Vergine Bruna il prodigio.

            Questa è la realtà di ogni anno. Che pensarne? E’ il miracolo di Loreto che si perpetua ormai da quasi sette secoli.

Padre ANGELO MARIA D’ANGHIARI

(Dal libro monumentale “IL SANTUARIO DI LORETO”, pp.127-129, edito dalla “Congregazione Universale della Santa Casa, Loreto, 1957)

 

DAL LIBRO

“LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”

del Prof. Giorgio Nicolini

 

LE RIVELAZIONI DELLA BEATA EMMERICK

SULLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA

E IL RITROVAMENTO DELLA CASA DI MARIA AD EFESO

SE SI ACCETTA E SI E’ REALMENTE CONSTATATO CHE LE VISIONI MISTICHE DELLA BEATA ANNA CATERINA EMMERICH HANNO FATTO RITROVARE LA CASA DI MARIA AD EFESO, NON SONO PERCIO’ VERE ANCHE LE SUE “VISIONI” DELLE “TRASLAZIONI MIRACOLOSE” DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO, AD OPERA DI SETTE ANGELI?... E COME HA FATTO A DESCRIVERE LA CASA DI EFESO E LA SANTA CASA DI LORETO IN MODO COSI’ MINUZIOSO SENZA AVERLE MAI VISTE SE LE SUE RIVELAZIONI NON FOSSERO AUTENTICHE E QUINDI SE NON FOSSERO AUTENTICHE – NELLA REALTA’ STORICA - ANCHE LE MIRACOLOSE TRASLAZIONI?...     Prof. GIORGIO NICOLINI

… (omissis) …

A conferma, ancora, della “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa vi sono, poi, anche altri Santi che hanno dato la stessa importantissima testimonianza, sempre “per rivelazione soprannaturale”: come, ad esempio, la mistica tedesca Beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824), che con le sue “descrizioni minuziose”, e tutte - nel riscontro - corrispondenti al vero, di “luoghi” in cui mai si era recata, fece ritrovare (dopo secoli di dimenticanza) anche la casa di Efeso ove la Vergine Maria trascorse gli ultimi anni di vita e ove morì e fu assunta in Cielo in anima e corpo.

Anche lei costituì un autentico “miracolo vivente” per la gente a lei contemporanea, poiché, costretta dalla malattia all’immobilità, dal 1813 in poi si alimentò fino alla morte, per undici anni, della sola Comunione Eucaristica. Può un essere umano vivere senza nutrirsi per undici anni, vivendo della sola Comunione Eucaristica? Ed era anche “stigmatizzata”, come San Pio da Pietrelcina. Può “la scienza” spiegare “questi” “miracoli”?…

Nel caso della Beata Caterina Emmerich si può dire che, ancora di più che della rivelazione di Santa Caterina da Bologna, l’autenticità e veridicità delle sue “rivelazioni” e “visioni” avute (oltre che dal riscontro oggettivo fatto nella realtà), sono state avallate in modo straordinario proprio da Dio stesso, con il “miracolo vivente” della sua “sussistenza miracolosa” mediante il solo “nutrimento” della sola Comunione con Gesù Eucaristia. Non può perciò ella aver ingannato nessuno, se Dio stesso ne comprovava la veridicità di quanto affermava con il “miracolo vivente” che la sua vita stessa costituiva presso i suoi contemporanei.

In proposito, Gesù stesso dice nel Vangelo (e ciò forse non vale anche per i suoi Santi?…): “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere…  (Gv.10,37-38). E anche “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace (Gv.5,31-32). E ancora: “Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero (Gv.3,32-33).

A riguardo della Santa Casa di Loreto, la Beata Caterina Emmerich - per anni immobile nel letto - la descrive con esattezza, pur senza averla mai vista, dichiarando che ivi avvenne l’Annunciazione dell’Angelo a Maria; e afferma anch’ella che la Santa Casa fu portata via da Nazareth proprio dagli “angeli” (quelli “veri”, quelli “spirituali”), e proprio “in volo”, e affermando risolutamente (e testualmente): Le pareti della Santa Casa di Loreto sono assolutamente le stesse di Nazareth (cfr. “Le Rivelazioni di Caterina Emmerick”, ed. Cantagalli, Siena, 1968, I°, p.140). 

Questa è la descrizione del “trasporto angelico” della Santa Casa come ha avuto “in visione” – e più volte! - la Beata: Ho visto spesso, in visione, la traslazione della Santa Casa di Loreto. (…) Ho visto la Santa Casa trasportata sopra il mare da sette angeli. Non aveva alcun fondamento (…). Tre angeli la tenevano da una parte e tre dall’altra; il settimo si librava di fronte: una lunga scia di luce sopra di lui (…)” (Beata Anna Caterina Emmerich, “Vita di Gesù Cristo e rivelazioni bibliche”, cap. IV, par.2°). La Beata Caterina Emmerich, nel testo sopra riportato, “rivela” persino il numero degli angeli deputati da Dio a questo “miracoloso trasporto”: esattamente sette angeli.

… (omissis)…

Per quanto mi riguarda - checché se ne dica e se ne pensi da chicchessia - a me basta già solo “la testimonianza” e “le rivelazioni” di Santa Caterina da Bologna e, in aggiunta, “le visioni” e “le rivelazioni” ancor più esplicite e dettagliate della Beata Anna Caterina Emmerich (ma anche di altri Santi!…), per “accettare” il fatto della “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto e “rifiutare” ogni altra interpretazione riguardo “al modo” di tale traslazione. Tutto ciò che non collima con tali “rivelazioni” (che sono però, ovviamente, solo di “fede umana” e non di “fede divina”) per me è comunque sicuramente “sbagliato” e “falso” già “alla radice”, anche se asserito in “buona fede” (ma talvolta - da certi autori - anche in “mala fede”, contro ogni più ovvia “evidenza” “documentale”!). E ciò perché se una realtà è “vera” in un modo (perché è stata così “rivelata” da Dio ai suoi Santi), non può essere vero il suo contrario. Né la scienza potrà mai contraddirla in alcun modo: al contrario, non potrà che avallarla!… E così è anche riguardo alla “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Tersatto (in Dalmazia), poi “in vari luoghi” (e quindi non solo a Tersatto e a Loreto) e, infine, a Loreto.

… (omissis)…

Prof. GIORGIO NICOLINI

Cfr. indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/la.miracolosa.traslazione.html

 

LE PROFEZIE DELLA BEATA ANNA CATERINA EMMERICH

SUGLI ULTIMI DUE SECOLI DELLA STORIA DELLA CHIESA

            "Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo" (13 maggio 1820).

            "Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo... Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo".

            "Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo..." (12 settembre 1820).

            "Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.

            C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"" (12 settembre 1820).

            "Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa... e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua... Allora venne il Salvatore in persona vestito con l’abito sacerdotale... La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando..." (12 luglio 1820).

            "Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno.

            Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in segno di sottomissione a Dio; N.d.R.], con la testa che toccava il suolo.

            Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione... Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima" (Agosto-ottobre 1820).

            "Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte" (10 agosto 1820).

            "La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.

            Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene".

            "Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell’inquietudine e delle voci allarmanti in città.

            La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c’era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.

            Poi vidi un'apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente... Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma" (25 agosto 1820).

            "Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione" (10 settembre 1820).

            "Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza" (27 settembre 1820).

            "La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione" (1 ottobre 1820).

            "Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione - nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo...

            Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull’intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell’antico significato della parola" (4 ottobre 1820).

            "Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare.

            Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose... Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo...

            La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!" (7 ottobre 1820).

            "Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l’Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: "Ecco la Prussia, il nemico". Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: "questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali" (1820-1821).

            "Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano" (1 giugno 1820).

            "Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre - assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c’era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall’età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all’altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo.

            Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre" (1820).

            "Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano" (1820-1821).

            "Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore" (22 marzo 1820).

            "Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni" (12 aprile 1820).

            "Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni" (27 gennaio 1822).

            "Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro" (22 ottobre 1822).

            "Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti" (22 aprile 1823).

            "Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro".

            "Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene… Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina".

            "Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell’uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall’impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia".

            "Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo".

 

Nota: La visione della Beata Emmerich della chiesa di San Pietro in rovine è da intendersi certamente in senso figurato, l’immagine della distruzione delle mura di San Pietro rappresenta gli attacchi alla Fede e la decadenza della Chiesa che avranno luogo prima del suo più grande trionfo durante l’Era di Pace. Tuttavia, basandoci sulle numerose profezie che parlano di una futura distruzione di Roma, non si può escludere che anche il Vaticano in quest’occasione subirà pesanti danni materiali e devastazioni.

A cura di Profezie per il Terzo Millennio

 

PERCHE’ TANTI OMICIDI IN FAMIGLIA

            I ripetuti episodi di violenza tra le mura domestiche, come quello terribile accaduto recentemente a Verona, assieme a molti altri di cui ci bombardano i media, che di solito vedono come protagonista il marito assassino che uccide moglie, figli e poi si ammazza, ci devono interpellare dal profondo della nostra coscienza e non possono passare sotto silenzio. E’ vero che, davanti a questo tipo di efferatezze, sinonimo di disperazione, non ci sono parole per esprimere tutto il nostro sconcerto se non quelle di pregare il Signore e lo Spirito Santo che abbia pietà di noi e che ci mantenga sana la mente fino al nostro ultimo respiro; tuttavia, oltre alla preghiera, è necessaria anche una riflessione che porti a una risposta concreta, in quanto ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità sociale in tali vicende.

            Il nostro quotidiano “l’Arena” ha avuto il coraggio di tentare una risposta logica: “A provocare la strage la paura di perdere tutto” confermando quello che molti di noi, in cuor nostro, pensavamo: dai pochi dati che sono emersi, e cioè che il povero padre-assassino, dopo aver sperimentato a sei anni cosa voleva dire perdere la famiglia (i genitori erano morti entrambi di malattia improvvisa e venne allevato dai nonni) si era visto in procinto di perdere per la seconda volta e in maniera definitiva, irrecuperabile, anche la seconda famiglia, quella che si era costruito con fatica e con passione. Vedendo che rischiava di essere abbandonato e di rimanere di nuovo completamente solo (non aveva né fratelli, né cugini e anche i nonni erano morti), è entrato in uno stato tale di disperazione da perdere la testa, a tal punto che ha preferito perdere tutto subito, piuttosto che essere sottoposto a quella tortura cinese, a quel trauma lacerante, (magari già visto sulla pelle di amici suoi), costituito dalla trafila necessaria per arrivare alla “gloriosa” meta del divorzio, cioè alla perdita definitiva di quello che di più caro aveva al mondo: moglie, figli, casa.

Non scendo nei particolari della vicenda che non conosco fino in fondo, tuttavia da questo e da altri episodi simili che spesso ci vengono brutalmente annunciati come violenze fra le tante, emerge che la causa scatenante di questi gesti, diciamo pure di pazzia, è la rottura dell’unità familiare in vista della separazione e del divorzio. E che queste domande di divorzio provengono nella misura del 85% dei casi, secondo l’Istat, e come ciascuno di noi può constatare, da donne che hanno la fortuna di vivere in famiglie benestanti e tranquille.

            Davanti a simili prospettive, la prassi comune è quella di non interferire, lasciando che i due interessati se la sbrighino da soli. “Tanto, che male c’è? E’ inevitabile! Bisogna prendere atto pacificamente della rottura del matrimonio come di un evento tra gli altri, e bisogna farlo in maniera civile, con serenità, nel reciproco rispetto del coniuge e delle leggi!” affermano tutti con fare incoraggiante come quando si deve affrontare un difficile  intervento chirurgico per poi godere dei benefici della guarigione.

            Ma quale guarigione? Quale intervento a fin di bene? Quale gioia da raggiungere? La rottura del matrimonio, anche nel migliore dei casi, costituisce sempre un evento così traumatico per entrambi i coniugi che difficilmente si risolve senza l’aiuto di psichiatri e di psico-farmaci! Per il fatto che il matrimonio è talmente parte intrinseca della persona, della natura umana, della famiglia naturale, che la sua soppressione, come nel caso dell’aborto, provoca una lacerazione così profonda da creare dei traumi psico-fisici incancellabili per tutto il resto della vita.  Il divorzio è sempre traumatico, e da quella data nefasta che lo ha sancito come legge, nel 1975 e che ha segnato lo sfascio della famiglia, sono aumentati i disperati, i nevrotici, i psicopatici, i pazzi, i suicidi, i drogati ecc. proprio perché figli di divorziati, senza famiglia e senza punti di riferimento.  Senza dire che tutto questo ha provocato nelle nuove generazioni una grande sfiducia vero lo stesso istituto del matrimonio!

            Non vogliamo con questo giustificare il gesto degli assassini, ci mancherebbe altro; tuttavia esiste un assassinio premeditato forse peggiore che è quello costituito dalla moglie quando, per futili motivi, o di carriera, o di nostalgia di vana libertà, o perché vittima di facili lusinghe da parte di qualche corteggiatore, decide di “accoltellare al cuore” il marito, abbandonandolo, e portandosi via figli, casa e buona parte dello stipendio del coniuge. Questo tradimento può capitare anche alla moglie che viene abbandonata dal marito, evidentemente; ma qui entrano in gioco altri e diversi meccanismi di cui parleremo.

Sta di fatto che non è così semplice staccarsi dall’amore vero e ormai consolidato per buttarsi alla cieca nella braccia di nuovi amori sconosciuti e imprevedibili. Eppure si preferisce dare spazio alla stoltezza collettiva! Anziché amare, cioè condividere gioie e dolori, sopportare eventuali difetti, cedere su piccole cose prima che diventino montagne invalicabili, accettare qualche sacrificio soprattutto in vista del bene dei figli, ecc. si preferisce rompere, tagliare, distruggere e non ci si accorge che si sta rompendo, tagliando e distruggendo la propria vita.

                                   Patrizia Stella

                                   patrizia.stella@alice.it  

 

Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno,

vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti

Giovanni Paolo II ai giovani

(Tor Vergata GMG, 19 agosto 2000)

- Tempi

Il medico uscito dal silenzio - La parabola di Stojan Adasevic

di Lorenzo Fazzini

         Bimbo scampato ad un aborto chirurgico; medico conosciuto in tutto il paese come «recordman» di interruzioni di gravidanza (anche 35 operazioni al giorno, 9 ore quotidiane di «mortifera» sala operatoria); quindi cristiano ortodosso e attivista pro life convertito da San Tommaso d’Aquino. Se non fosse vera, la vicenda di Stojan Adasevic parrebbe uscita dalla fervida mente di uno sceneggiatore ipercattolico abituato a copioni strappalacrime. E invece la storia di questo medico serbo di Belgrado è tutt’altro che cinematografica. «Non voglio discutere i miei convincimenti teologici o quello che ho sognato, ma solo parlare dei fatti puramente materiali, come i metodi tecnici usati nelle interruzioni di gravidanza» ha scritto Adasevic su Saint Lazarus, pubblicazione della Chiesa ortodossa serba. Adasevic è cresciuto alla scuola marxista per cui l’aborto era solo «l’asportazione di una massa indistinta di tessuti», come recitavano i libri di medicina nella Jugoslavia comunista sui quali si formò l’ex dottor Morte. Dopo 26 anni da grande fautore di aborti – ne ha conteggiati tra i 48 e i 62 mila – Adasevic ha detto basta. E si è tramutato in un alfiere della difesa della vita fin dal suo concepimento.

La sua storia professionale visse uno snodo importante nel giorno in cui, giovane universitario, sentì alcuni ginecologi parlare di un’interruzione di gravidanza riuscita male, operazione che aveva riguardato una donna, dentista in una clinica vicino all’ateneo: in lei Stojan riconobbe la propria madre e nell’aborto «malriuscito» nientemeno che se stesso. «Lei è morta, ma chissà cosa sarà stato di quel bambino?» si chiesero i medici tra un caffè e una sigaretta. «Sono io quel bambino!» gridò Adasevic.

Nonostante, o forse proprio per via di quell’episodio, il giovane dottore decise di dedicarsi quasi esclusivamente all’interruzione di gravidanza, nella convinzione – maturata grazie all’educazione di stretta osservanza comunista – che si trattasse «solo di una procedura medica, non diversa dal rimuovere un’appendice. La sola differenza era il tipo di organo asportato: un pezzo di intestino nel primo caso, un tessuto embrionale nel secondo».

I primi dubbi sorsero in Adasevic con l’avvento delle tecniche di diagnosi ad ultrasuoni, approdate nell’allora Jugoslavia negli anni Ottanta: per la prima volta gli fu visibile quello che non aveva mai visto, il feto adagiato nel grembo della madre, che succhiava il dito e si muoveva. La svolta vera, tuttavia, arrivò una notte di 26 anni fa, quando Stojan sognò un campo «pieno di bambini e di giovani che giocavano e ridevano; avevano dai 4 ai 24 anni, scappavano da me con tanta paura» ha raccontato il medico al quotidiano spagnolo La Razon. Fino a quando – sempre nel sogno – Adasevic riuscì ad afferrare un bimbetto, che però gridò: «Aiuto! Un assassino! Salvatemi da questo assassino!». Fu allora che, sempre durante il sonno, comparve al medico di Belgrado «un uomo vestito di nero e di bianco», che si presentò come Tommaso d’Aquino. Ad Adasevic, cresciuto sui libri del regime ateo di Tito, il nome del Dottore Angelico non disse nulla: «Perché non chiedi a questi bambini chi sono?» gli chiese il santo, senza dargli il tempo di rispondere. «Sono quelli che tu hai ucciso quando facevi gli aborti. Vedi questo ragazzo di 22 anni? L’hai ammazzato quando aveva 3 mesi nel grembo di sua madre».

Dopo questi sogni Adasevic continuò per qualche tempo a portare avanti la sua attività abortiva. Fino ad un giorno cruciale, quando durante un intervento di questo tipo estrasse dall’utero di una donna i pezzi di un feto: «La mano si muoveva ancora, il cuore pulsava». La donna in questione iniziò ad avere perdite di sangue di notevoli proporzioni e la sua vita era in pericolo: fu allora che, per la prima volta dopo decenni – Adasevic era stato battezzato da bambino, ma era cresciuto come un ateo doc – si ritrovò a pregare: «Signore, salva questa donna, non me!». Quello divenne il suo ultimo aborto.

Dagli anni Novanta Adasevic inizia a viaggiare in tutto il paese, tenendo conferenze e scrivendo articoli pro life. Per due volte riesce addirittura a far trasmettere sulle televisioni nazionali il celebre video del ginecologo americano Bernard Nathanson, Il grido silenzioso, che a metà degli anni Ottanta denunciava l’atrocità delle vite umane stroncate nel grembo materno. Addirittura l’attivismo dell’ex medico abortista portò il parlamento della Jugoslavia post-Tito ad approvare un decreto a favore dei diritti del concepito: solo il veto dell’allora presidente Slobodan Milosevic bloccò questa decisione a tutti gli effetti pionieristica.

Vicino alle donne

In Serbia, afferma Adasevic, le statistiche dell’aborto fanno paura: «Non abbiamo nessuna cifra ufficiale, ma dai calcoli e le osservazioni che ho potuto fare in base alla mia esperienza, posso affermare che a metà anni Novanta ci sono stati sei aborti per ogni nato nel paese. Negli anni Duemila la situazione è addirittura peggiorata: i reparti di maternità sono vuoti, le cliniche per aborti strapiene. Praticamente non esiste nessuna famiglia serba che non sia stata toccata da almeno un’interruzione di gravidanza. Questa è una guerra vera, dichiarata da chi è nato contro chi non è ancora nato. In questa guerra io ho passato la linea del fronte più volte: prima come bimbo non ancora nato condannato a morte, quindi come abortista, e ora come attivista pro-life».

La scelta di schierarsi dalla parte della vita è costata vari sacrifici ad Adasevic: quando comunicò al suo ospedale di Belgrado che non avrebbe più fatto operazioni di questo tipo, i funzionari lo guardarono straniti: in Serbia nessun ginecologo si era mai rifiutato di compiere un aborto. Dopo la scelta, lo stipendio gli venne decurtato della metà, la figlia venne licenziata dal lavoro, il figlio non fu ammesso all’università.

Per il medico «convertito» alla vita è Madre Teresa di Calcutta ad aver ragione quando diceva: «Se una madre può uccidere il proprio figlio, cosa ci impedirà di ucciderci gli uni gli altri?». «La diffusione dell’aborto in Serbia è determinata anche dalla mancanza di educazione religiosa», annota. E Adasevic, da vero pro-life e sostenitore delle donne punta il dito contro gli uomini, responsabili anch’essi delle vite stroncate prima di nascere: «Troppo spesso hanno stili di vita da playboy. Seducono il maggior numero di donne possibile e dopo, proprio quando la paternità sarebbe la cosa più necessaria per loro e i loro figli, le abbandonano a se stesse».

 

"HO AVUTO FAME E NON MI AVETE DATO DA MANGIARE,

HO AVUTO SETE E NON MI AVETE DATO DA BERE"

COMMENTO AL VANGELO DELLA XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Matteo 25,31-46)

di Padre Angelo del Favero – www.zenit.org - 21 novembre 2008

"Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere [...] non lo avete fatto a me" (Mt 25,42.45). La Luce abbagliante di queste parole di Gesù ci illumina "senz'ombra di dubbio", e fa "crollare i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e leggi ostili alla vita" (Enciclica Evangelium Vitae, di Giovanni Paolo II, n° 100, 1995).

Collocata sul candelabro di quest'ultima domenica dell'anno liturgico, Solennità di "Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo", questa Luce guida "alla verità tutta intera" (Gv.16,13) tutti coloro che desiderano sinceramente conoscerla, con particolare ed illuminante riferimento alla verità di Eluana Englaro, questa "bellissima ragazza... che ogni mattina apre gli occhi e alla sera li chiude" (Il Foglio, 17/11/2008, testimonianza di Marco Barbieri), diventata ormai "tutti noi".

La sentenza dei Giudici di Milano e quella delle Sezioni unite della Cassazione, "Quando il figlio dell'uomo verrà nella gloria con tutti i suoi angeli" (Mt.25,31) sarà valutata alla luce del Vangelo di Cristo, come in uno specchio. Allora, sia coloro che l'hanno scritta, sia quelli che l'hanno approvata nel loro cuore, riconosceranno la Verità tutta intera di Eluana, e comprenderanno che non si trattava solamente della figlia di Beppino Englaro, ma del Figlio di Dio che ha detto: "In verità vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me" (Mt 25,45).

Se il sondino verrà staccato dal corpo di Eluana, Gesù morirà di fame e di sete. Il sacerdote anzitutto, ma anche ogni credente in Cristo, oggi più che mai deve saper imitare Paolo, l'apostolo dei pagani, in ciò che Benedetto XVI ha detto di lui aprendo l'Anno Paolino: "Paolo... non ha cercato un'armonia superficiale. Nella prima delle sue lettere egli stesso dice: "Abbiamo avuto il coraggio... di annunziarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte" (1^Ts.2,2). La verità che aveva sperimentato nell'incontro con il Risorto ben meritava, per lui, la lotta, la persecuzione, la sofferenza. Ma ciò che lo motivava nel più profondo era l'essere amato da Gesù Cristo e il desiderio di trasmettere ad altri questo amore.

"In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza. Chi vuol schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede. Non c'è amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e della purificazione dell'io per la vera libertà. Là dove non c'è niente che valga che per esso si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore" (Omelia per l'apertura dell'Anno Paolino, 28 giugno 2008).

Alla luce della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa che ne è lo sviluppo e le "linee guida", comprendiamo che Eluana è stata scelta da Dio quale "segno di contraddizione", e "sigillo di profezia", non solamente "perché siano svelati i pensieri di molti cuori" (Lc.2,34-35), ma anche per essere strumento di grazia perché "quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita" (dalla preghiera conclusiva a Maria, che chiude l'Enciclica Evangelium Vitae).

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

ANCONA e FALCONARA

UNA SOLA CITTA’

 

ANCONA e FALCONARA

QUATRO CASTELLI UN UNICO COMUNE

SOTTO LA PROTEZIONE DELL’UNICO PATRONO

IL BEATO GABRIELE FERRETTI

www.lavocecattolica.it/gabrieleferretti.htm

Compatrono di Ancona e Falconara

(Nato a Castelferretti, quando era parte del Comune di Ancona)

ANCONA e FALCONARA

UNA SOLA CITTA’

Porto - Aeroporto - Ferrovia - Autostrada

 Quattro Castelli un unico Comune

Cfr. www.lavoce.an.it/indice%20main/quattro%20castelli.htm

UNA PROPOSTA GIA’ AVANZATA NEL 2000 DAL PROF. GIORGIO NICOLINI

Leggibile in Internet all’indirizzo www.lavoce.an.it/indice%20main/quattro%20castelli.htm

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Ancona e Falconara una sola città

La proposta della senatrice Marina Magistrelli di aggregare le amministrazioni di Ancona e Falconara

ANCONA - La senatrice Marina Magistrelli ha recentemente avanzato la proposta di avviare un processo che porti, nell’arco di un decennio, all’aggregazione delle amministrazioni di Ancona e Falconara. Personalità del mondo politico e dei sindacati hanno mostrato interesse a discutere questa possibilità, intravedendo nella creazione di un’area vasta di programmazione territoriale maggiori opportunità ad articolazione negli insediamenti.
Da un lato
Falconara porterebbe in dote l’aeroporto, la raffineria, i nodi autostradali e ferroviari; dall’altro la posizione di capoluogo di Ancona, ulteriormente rafforzata dall’allargamento in termini di territorio e popolazione, porterebbe una maggiore quantità di fondi pubblici, statali ed europei.

 

IL BEATO GABRIELE FERRETTI

UN SANTO PATRONO PER I GIOVANI

che debbono operare una scelta di vita

Nato nel Castello di CASTELFERRETTI, da famiglia nobile e ricchissima, contrariamente a quanto fece il giovane del Vangelo egli lasciò le sue grandi ricchezze e seguì Gesù nella povertà e nell’umiltà, divenendo così esempio e stimolo per “i giovani” che devono operare una scelta di vita per seguire Gesù nella rinuncia ai beni terreni (cfr. Mc.10,17-31)

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna».

(Mc.10,17-31)

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

IL SOGNO DELL’OTTAVA CHIESA

Dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo" di Mons. Edoardo Menichelli

NON HO SMARRITO LA DIMENSIONE DEL SOGNO

            Siamo tutti immersi dentro una sovrabbondanza di “parole ecclesiali” che non sempre riescono a fare sintesi tra i piani di Dio e le risposte umane perché frequentemente impastate di estetismi verbali e tecnicismi progettuali da... marketing aziendale. Il Signore ci restituisca la capacità di... sognare, di nutrirci di passioni ideali, di soffrire l’inquietudine dello scarto tra i suoi disegni e le nostre realizzazioni.

            Vi confesso che non ho mai smarrito la dimensione del sogno, che in definitiva è la dimensione che non ci appiattisce nell’abitudine, nella “routine”, nella ripetitività, nella pigrizia, nelle stanchezze psicologiche, nei comodi rifugi mentali.

            In questa chiave ho riletto l’Apocalisse e le lettere alle sette Chiese. L’apostolo Giovanni in ogni Chiesa rileva peccati, incongruenze, omissioni, disaffezioni, cadute etiche. In sintesi: apostoli “finti”, rarefazione del primo amore, paura delle prove e delle tribolazioni, tradimenti della Parola, cedimenti agli “idoli”, mancanza di vigore nell’annuncio, rivoltante tiepidezza, smisurati orgogli.

            Pur sapendo che l’itinerario di ogni credente e di ogni Chiesa, è sempre in bilico tra fedeltà e infedeltà, e non ipotizzando ingenui e disincarnati “angelismi”, sogno la mia e nostra Arcidiocesi di Ancona come... l’Ottava Chiesa, quella che Dio stesso sogna. (...).

            Vi chiedo di condividere questo mio sogno affinché diventi un sogno robusto alimentato dalle energie e dall’impegno di tutti e da tutti partecipato. E nessuno dica: “Io non c’entro”, magari “nascosto” o “consolato” dentro la buca confortevole delle proprie personali, parziali e gratificanti visioni. Riprendere lo stupore di essere servi e figli della Chiesa sposa amata da Cristo Signore.

dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo"

+ Mons. Edoardo Menichelli

Cfr. Internet: www.operadellavita.it/sogno.htm

 

UNA VOCE PER MILLE CHIAMATE

www.lavocecattolica.it/unavoce.htm

 

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.83552 o Cell. 339.6424332). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.  Prof. Giorgio Nicolini  -  giorgio.nicolini@poste.it

 

Il 28 marzo 2006 l’Agenzia Internazionale ZENIT ha pubblicato una intervista al Prof. Giorgio Nicolini con gli ultimi aggiornamenti sugli studi riguardo alla “verità” delle  “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth.

Leggibile all’indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/intervista.zenit.htm

 

IN ALLEGATO, LEGGI ALCUNE LETTERE SEMPRE ATTUALI SCRITTE DAL PROF. GIORGIO NICOLINI

PER IL RISTABILIMENTO DELLA “VERITA’” NELLA BASILICA PONTIFICIA LAURETANA

1)      Allegato n°1: La lettera a Mons. Angelo Comastri (01.11.2004)

2)      Allegato n°2: La lettera a Mons. Giovanni Tonucci (29.04.2008)

3)      Allegato n°3: La denuncia canonica per “il delitto di falso” (24.08.2006)

4)      Allegato n°4: La lettera a Padre Marzio Calletti (24.11.2004)

 

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From: angelo.gardetto@libero.it

To: lavoce@lavoce.an.it

Sent: Sunday, October 19, 2008 7:44 PM

Subject: RICHIESTA

 

Mi sono innamorato di Maria, oltre che con la preghiera intendo venerarla anche nei momenti di divertimento sto raccogliendo immaginette recenti della Madonna. Se mi potete aiutare con invio di materiale. GARDETTO ANGELO - Via San Benedetto, 14/36 - 18100 Imperia

 

 

----- Original Message -----

From: <galeazzi@libero.it>

To: <giorgio.nicolini@poste.it>

Sent: Thursday, November 27, 2008 1:31 PM

Subject: I: PRESENTAZIONE PROGETTO LIBRO SU E GIU' PER IL MONTAGNOLO

 

Salve. Sono Massimo Galeazzi del Centro “Papa Giovanni XXIII” di Ancona; porto alla vostra attenzione un'opera di recente realizzazione a cura di tutti i ragazzi disabili del Centro “Papa Giovanni”, sito in Via Madre Teresa di Calcutta (già Via Cupa di Posatora). Grazie per l'interesse. Per qualsiasi informazione, scrivere a galeazzi@libero.it o telefonare al 071.2140199.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “SU  E GIU’ PER IL MONTAGNOLO”

Due passi nel tempo dal litorale a Posatora, dalla Grotta al Carmine, dal Fornetto al Ghettarello… e ‘na sfuggita a Candia

Il libro racconta la vita com’era e com’è nella collina del Montagnolo e dintorni. Basandosi su tre fantasiose passeggiate nel tempo intraprese nelle vecchie vie che percorrono questa altura a ovest del centro di Ancona, i ragazzi del Centro Papa Giovanni XXIII e il sottoscritto trattano brevemente la vita della zona, attraverso foto e una serie di interviste. La prima passeggiata parte dalle basi del colle; da qui le antiche vie dei Lamaticci e della Scrima salgono lungo le pendici arrivando all’abitato di Posatora e proseguono per la via della Grotta e l’antica strada della Noce, oggi del Carmine. La seconda passeggiata parte da Posatora e, passando per il Fornetto, sale ancora verso la sommità del Montagnolo; supera i Tredici Camini, la borgata Cavour e arriva al Ghettarello. La terza passeggiata, appena accennata data la vastità del territorio, percorre tutto il crinale passando per la Grancia e arrivando a Candia e alla Rocca di Bolignano. Vi sono poi finestre informative riguardanti le ville, le fortificazioni, i luoghi religiosi della zone e alcune opere di Sanzio Blasi. Tale progetto non ha ambizioni nel campo nozionistico e storico; vuole essere semplicemente la sintesi del lavoro corale di più soggetti; chi ha accolto il progetto, chi ha contribuito per la realizzazione, chi ha prestato la propria testimonianza con immagini e ricordi; il sottoscritto che  è onorato per quanto si è riusciti a portare a compimento. Soprattutto i ragazzi del Centro Papa Giovanni XXIII che ancora una volta si sono adoperati con allegria e dedizione, ognuno a modo suo, affinché questo piccolo sogno diventasse realtà.

Massimo Galeazzi

 

DOPO UNA DIRETTA DA LORETO DI TELEPACE…

 

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From: attilio@narci.biz

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Tuesday, December 11, 2007 8:33 PM

Subject: iscrivetemi alla vostra mailing list

 

Sono un insegnante di Cesena ed un devoto della Madonnina di Loreto.

Ho visitato il suo sito dopo la diretta di Telepace, nella serata di veglia della festa dell'arrivo della Santa Casa.

Sono allibito che il prelato intervistato sostenga ancora il discorso del trasporto umano: non ho parole!

La ringrazio se vorrà iscrivermi alla sua Mailing List.

                                                 Attilio

 

LE DATE DI ARRIVO DELLA SANTA CASA

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From: Rudolph Cauchi - rudcauchi@gmail.com

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Sunday, November 18, 2007 8:38 PM

Subject: la storia della Santa Casa

 

Caro Giorgio,

sono Rudolph da Malta-Gozo, dalla parrocchia dedicata alla Madonna di Loreto-Ghajnsielem. www.gsmyouths.com  - www.ghajnsielem.com  

Ho letto tutte le tue storie sulle traslazioni miracolose della Santa Casa di Nazareth e le ho trovate così interessanti che le ho tradotte in maltese per un mio programma sulla radio della nostra parrocchia www.radjulauretana.com . Ma non ho saputo spiegare quei 3 mesi, dopo il 10 dicembre1294 fino circa marzo 1295: siccome ad Ancona la casa è rimasta fino a dicembre 1295 e vi ha sostato per nove mesi.

Mi puoi per favore spiegare un poco?

Noi facciamo una grande festa in onore alla Madonna di Loreto  e abbiamo due chiese dedicate a lei 

www.youtube.com/watch?v=5-qFHPat37E&eul=http%3A%2F%2FPIC2%2Epiczo%Ecom%2Fstefanazzopardi28%2F%3Fg%   3D22534838           

Rudolph Cauchi

 

BREVE RISPOSTA E SPIEGAZIONE

Le documentazioni storiche sulla traslazione miracolosa della Santa Casa in Ancona attestano soltanto che la sosta sulla collina anconitana di Posatora avvenne nel 1295, per nove mesi, senza una precisazione sul mese di arrivo e di partenza. Pertanto non si può dire con certezza in quale mese del 1295 la Santa Casa è giunta in Ancona e in quale mese è ancora “volata via”, giungendo poi nella Selva della signora Loreta, nella zona recanatese.

La reale discrepanza tra la data di partenza da Tersatto (il 10 dicembre 1294) e la sosta nel 1295 ad Ancona potrebbe essere la dimostrazione e la conferma che la Santa Casa, dopo essere “partita” da Tersatto, prima ancora di arrivare ad Ancona, ha sostato anche in altri “vari luoghi”, secondo la rivelazione fatta da Gesù a Santa Caterina da Bologna, ed è anche attestato da radicate tradizioni popolari locali, come riportato nell’articolo pubblicato sopra di Padre Angelo Maria d’Anghiari.

Secondo tali tradizioni locali, infatti, la Santa Casa – provenendo da Tersatto – avrebbe “trasvolato” sulle Marche, l’Umbria e anche parte della Toscana. Infatti la Festa della Traslazione della Santa Casa in Umbria si chiama la Festa del PASSAGGIO, mentre nelle Marche (ove si è fermata) la si chiama la Festa della VENUTA. Così è infatti che la tradizione popolare vuole che la Santa Casa PASSASSE per l’Umbria prima di venire nelle Marche. Secondo le tradizioni popolari è perciò tramandato che, mentre la traslazione nelle Marche si qualifica con la parola “VENUTA”, nell’Umbria si qualifica con quella di “PASSAGGIO”, e in qualche zona della Toscana si chiama “IL GRAN TRAGITTO”.

Potrebbe essere molto probabilmente proprio questa la spiegazione – e non può essere altrimenti! - di quei due-tre mesi che sono passati tra la partenza da Tersatto il 10 dicembre 1294 e l’arrivo e la sosta in Ancona nel 1295, per nove mesi.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

non sono in gioco solo le “Sante Pietre”

ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica

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From: Padre Stefano Bertolini Spina

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Sunday, April 23, 2006 1:34 AM

Subject: Il ministero angelico di Loreto

 

Egr. Dott. Nicolini,

                sono un sacerdote della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di (…omissis…). Per caso ho “incontrato” il suo Sito Internet (www.lavocecattolica.it) cercando materiale per una Via Crucis da tenere nella Parrocchia che reggo insieme ad un confratello, qui a (…omissis…).

                Le scrivo per ringraziarla vivamente di quanto ella scrive sulla traslazione angelica della Santa Casa di Loreto, e comprendo tutte le sue difficoltà. Anche io, fino a quando non ho letto i suoi scritti e non ho riflettuto un poco, credevo nel trasporto via mare ad opera dei Crociati.

                Purtroppo - come lei ben sa - il morbo del razionalismo modernista si è impossessato anche di vasti strati della Chiesa, non ultimo - anzi soprattutto! - proprio del clero e dei pastori. Anche io, come tanti altri sacerdoti - tenga presente che sono nato nel 1960 e quindi appartengo già alla generazione “post-conciliare” - ho ricevuto una formazione teologica intrisa di illuminismo, per cui i miracoli sono dei “teologumeni” privi di fondamento storico.

                In realtà le cose stanno proprio come dice lei: c'è forse qualcosa di impossibile a Dio? Negando le possibilità dell'intervento divino soprannaturale, finiamo per negare l'essenza stessa della religione e infine per affermare che Dio non è onnipotente! Tanto vale allora essere onesti e definirsi atei.

                Da diversi anni ormai - e grazie a Dio e alla Madonna! - mi sono ampiamente ricreduto, anche se restano in me - a causa appunto della formazione ricevuta - alcune incrostazioni di “razionalismo” che mi sforzo, con l'aiuto di Dio, di superare, per abbracciare una più piena ed autentica dimensione di fede. Così ho preso ad insegnare in questo modo ai miei fedeli, e ho trovato insieme a loro la via di Cristo.

                Grazie anche a lei per il contributo che ha dato a questa mia maturazione: è vero “nulla è impossibile a Dio!”.

                Proceda con fermezza su questa strada, non si scoraggi per le incomprensioni che le derivano anche e proprio da chi dovrebbe difendere la fede (ho letto la risposta che le ha dato l'attuale Arcivescovo di Loreto! … Mons. Danzi: n.d.r.) e non si rende conto che non sono in gioco solo le “Sante Pietre”, ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica: in realtà il discorso è ben più ampio del problema di Loreto e inerisce il senso stesso della fede vera e della religiosità autentica.

                Che il Signore e la Madonna benedicano e sostengano il suo prezioso lavoro!

                Di tutto cuore un abbraccio in Cristo.

 Padre Stefano Bertolini Spina

Leggere la risposta all’indirizzo www.lavocecattolica.it/lettera14settembre2006.htm

 

NON PRAEVALEBUNT!

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From: Padre Stefano Bertolini Spina

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Monday, September 18, 2006 12:44 AM

Subject: Non praevalebunt!

 

Carissimo Prof. Nicolini,

            ho ricevuto con piacere la sua “e-mail” di risposta; non si preoccupi per il ritardo: la capisco benissimo! Già prima avevo visto la pubblicazione della mia lettera: ha fatto benissimo! E spero davvero che possa essere utile a molti. Contrista dover prendere atto delle chiusure da parte di certi pastori della Chiesa su cose che pure dovrebbero essere ovvie e logiche per un credente, compresi tra i credenti i Vescovi che queste cose dovrebbero difenderle semplicemente con... naturalezza! E contrista doversi scontrare con i filtri e le barriere che certamente sono poste in atto nei confronti del Papa.  

            Ricordo che in un libro che lessi tanti anni fa - un libro che purtroppo non è più in circolazione, come capita a tanti bei libri!- dal titolo “Protagonisti invisibili”, l'autore ad un certo punto chiedeva ad un interlocutore - mi pare che fosse un esorcista – “Dov'è che Satana agisce maggiormente?”, e la risposta era: “In Vaticano, perché là dove è la sede della Verità, più si accanisce il Demonio per intorbidarne lo splendore”. D'accordo, prendiamo queste parole con “beneficio d'inventario”, ma penso che non siano lontane dal vero… Purtroppo!

            Tuttavia non ci scoraggiamo. Nella Chiesa ci sono tanti credenti e tanti preti sinceri e onesti; c'è il nostro Papa - che il Signore lo sostenga sempre e ce lo conservi ancora per tanti anni! - che con la sua umiltà e la sua dolcezza non si stanca di affermare la Verità. E poi non dobbiamo dimenticare che, alla fine dei conti “portae inferi non praevalebunt!” e questo ci deve spronare ad andare avanti con tenacia, fiducia, speranza.

            E' la “buona battaglia della fede”, che sarebbe facile se fosse combattuta solo verso coloro che “stanno  fuori” ma che diventa amara e dolorosa quando deve essere combattuta - sempre con amore cristiano! - nei confronti di quelli che ci sono fratelli nella fede e “padri”...

            Che il Signore Gesù e Maria la benedicano e la sostengano sempre nel suo prezioso impegno!

                            Padre Stefano Bertolini-Spina d.O.

 

LA LUNGA ATTESA DI UN INTERVENTO…

 

CONGREGATIO DE CULTU DIVINO

ET DISCIPLINA SACRAMENTORUM

Prot. n.1802/05/L

Roma, 15 dicembre 2005

Egregio Signore

GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA

 

            Questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si pregia rispondere alla lettera del 4 dicembre u.s. con la quale la Signoria Vostra trasmetteva una documentazione relativa alla questione della celebrazione liturgica della “Miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto.

            Il Dicastero assicura la Signoria Vostra che alla documentazione inviata sarà data la dovuta considerazione.

            Ringraziando per la cortese attenzione, colgo ben volentieri la circostanza per significarLe la mia stima e per confermarmi con sensi di distinto ossequio.

            Della Signoria Vostra devotissimo nel Signore.

            Mons. Mario Marini, Sotto-Segretario.

 

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LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                               

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

            Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

            Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

            Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

            Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

            Amen.

 

Nuova York, Le Torri Gemelle, 11 settembre 2001

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc.13,1-5).

GIOVANNI PAOLO II

(Roma, sabato 8 dicembre 2001)

NUBI OSCURE SI ADDENSANO ALL’ORIZZONTE DEL MONDO

Nubi oscure si addensano all’orizzonte del mondo. L’umanità, che ha salutato con speranza l’aurora del terzo millennio, sente ora incombere su di sé la minaccia di nuovi, sconvolgenti conflitti. E’ a rischio la pace nel mondo.

 

Omelia di Benedetto XVI del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (Ap.2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!". Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male… Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. … Allora Noè edificò un altare al Signore … e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno» (Gen.6,5.12; 8,20-22).

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LA VITA CONTRO L’ANTI-VITA

OMBRE MINACCIOSE CONTINUANO AD ADDENSARSI ALL’ORIZZONTE DELL’UMANITA’

(Benedetto XVI)

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia e il nostro affidamento! Oh, quanto ci fa male tutto ciò che nella Chiesa e in ciascuno di noi si oppone alla santità e alla consacrazione! Quanto ci fa male che l’invito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera, non abbia riscontrato quell’accoglienza, come doveva! Quanto ci fa male che molti partecipino così freddamente all’opera della Redenzione di Cristo! Che così insufficientemente si completi nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col.1,24). Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata dell’Eterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosità accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Gesù (cfr. Gv.2,5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo (Giovanni Paolo II, dall’Atto di Affidamento e Consacrazione alla Vergine, a Fatima, il 13 maggio 1982).

 

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi,

a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra,

anzi ella stessa l’atteso prodigio

Messaggio da Mediugorie del 25 novembre 2008, di Maria “Regina della Pace”

(“l’atteso prodigio” profetizzato da Paolo VI)

Cari figli, anche oggi vi invito in questo tempo di grazia a pregare affinché il piccolo Gesù possa nascere nel vostro cuore. Lui che è la sola pace doni attraverso di voi la pace al mondo intero. Per questo, figlioli, pregate senza sosta per questo mondo turbolento senza speranza affinché voi diventiate testimoni della pace per tutti. Sia la speranza a scorrere nei vostri cuori come un fiume di grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA

Come conservare la purezza?

Circondando il nostro corpo con la siepe del sacrificio.

La purezza è una “virtù-riassunto”, vale a dire un insieme di virtù...

La purezza diventa bellezza, quindi anche forza e libertà.

È libero colui che è capace di resistere, di lottare.

 

PER CONTRIBUIRE A RIPRISTINARE LE RADICI CRISTIANE IN EUROPA

LEGGI E FAI CONOSCERE I SITI INTERNET SOTTOINDICATI

www.lavocecattolica.it/movimento.vita.htm

www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

 

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

non temo la cattiveria dei malvagi, temo piuttosto il silenzio dei giusti

(Martin Luther King)

 

SI AUTORIZZA E SI RACCOMANDA LA DIFFUSIONE DI QUESTI TESTI

AD ALTRI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA E L'INSERIMENTO IN SITI DELLA RETE INTERNET

Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce, trascurata non si inquieta, letta, insegna la verità con calma, disprezzata, non si lamenta (San Giovanni Bosco)

 

Questi testi e quelli precedenti sono pubblicati in modo permanente e prelevabili agli indirizzi Internet

www.lavocecattolica.it

www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm

www.lavocecattolica.it/lettera6dicembre2008.htm

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

Nazareth-loreto-lourdes-fatima-mediugorie

Nella Santa Casa di Nazareth Maria è stata concepita “Immacolata” nel grembo di Sant’Anna e Dio, per preservare dalla distruzione quella Casa benedetta, l’ha fatta trasportare miracolosamente in “vari luoghi”, da Nazareth a Tersatto, ad Ancona e sino al colle ove poi sorse Loreto, quale “nuova Nazareth”. A Lourdes Maria ha “confermato” di essere l’Immacolata Concezione, avvenuta nella Santa Casa di Nazareth a Loreto. A Fatima Maria ha chiesto la consacrazione al suo Cuore “Immacolato” ed ha preannunciato il futuro trionfo del suo Cuore Immacolato. A Mediugorie Maria sta ora portando a compimento il trionfo del suo Cuore Immacolato, con di fronte a sé, collegati dall’altra parte del Mare Adriatico, Ancona e Loreto, con la Santa Casa di Nazareth ove proprio il suo essere spirituale (la sua anima, il suo cuore) fu concepito “Immacolato”.

 

La Santa Casa di Loreto il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazaret.

Scrisse Giovanni Paolo II: Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”. Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 il Papa disse: Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

 

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TELE MARIA è una nuova Emittente Televisiva Cattolica in Internet nata dall’ispirazione di Maria

Trasmette programmi secondo le indicazioni dell’esortazione di San Paolo apostolo ai cristiani:

"FRATELLI, TUTTO QUELLO CHE E' VERO, NOBILE, GIUSTO, PURO, AMABILE, ONORATO, QUELLO CHE E' VIRTU' E MERITA LODE, TUTTO QUESTO SIA OGGETTO DEI VOSTRI PENSIERI" (cfr. Fil.4,8).

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

LA SANTA CASA DI GESU’, DI GIUSEPPE E DI MARIA: ARCA DELLA NUOVA ALLEANZA

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NON TI ARRENDERE MAI

neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando il tuo piede inciampa,

neanche quando i tuoi occhi bruciano,

neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

neanche quando l'errore ti scoraggia,

neanche quando il tradimento ti ferisce,

neanche quando il successo ti abbandona,

neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta,

neanche quando l'incomprensione ti circonda,

neanche quando la noia ti atterra,

neanche quando tutto ha l'aria del niente,

neanche quando il peso del peccato ti schiaccia...

Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!

(San Leone Magno)

 

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Queste pagine a colori sono in formato “Word” e si possono trasformare in modo autonomo in una lettura in bianco e nero, con le seguenti semplici manovre: andare su “MODIFICA”, fare “seleziona tutto”, poi cliccare sul pulsante destro del “mouse”, facendo comparire varie voci, tra cui “carattere”. Cliccando su "CARATTERE” e poi sui colori dei caratteri il "NERO", il testo diventerà in pochi attimi in bianco e nero. Così pure se si vogliono togliere totalmente tutti gli sfondi, basta andare su "FORMATO" e togliere ogni sfondo, con un paio di manovre.

 

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