Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Alla Santissima Vergine Maria, Madre di Dio: alla piena di grazia, alla benedetta fra tutti i figli di Adamo; alla colomba, alla tortorella, alla diletta di Dio; onore del genere umano, delizia della Santissima Trinità; casa d’amore, esempio di umiltà, specchio di tutte le virtù; madre del bell’amore, madre della santa speranza e madre di misericordia; avvocata dei miseri, difesa dei deboli, luce dei ciechi e medicina degli infermi; ancora di confidenza, città di rifugio, porta del Paradiso; arca di vita, iride di pace, porto di salvezza; stella del mare e mare di dolcezza; paciera dei peccatori, speranza dei disperati, aiuto degli abbandonati; consolatrice degli afflitti, conforto dei moribondi ed allegrezza del mondo” (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

 

UN PROGETTO DIVINO DI SALVEZZA CHE ATTRAVERSA I SECOLI:

GERUSALEMME-ROMA-NAZARETH-TERSATTO-LORETO-Lourdes-Fatima-ANCONA-MEDIUGORIE

NELLA PROSPETTIVA DEL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

Messaggio da Mediugorie del 25 ottobre 2008

Cari figli, vi invito tutti in modo speciale a pregare per le mie intenzioni affinché attraverso le vostre preghiere si fermi il piano di Satana su questa terra, che é ogni giorno più lontana da Dio, e mette se stesso al posto di Dio e distrugge tutto ciò che é bello e buono nell’anima di ognuno di voi. Per questo, figlioli, armatevi con la preghiera e il digiuno affinché siate consapevoli di quanto Dio vi ama e fate la volontà di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto prodigiosamente la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose.

(LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

VERSO IL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE AD ANCONA

(4-11 settembre 2011)

Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.

Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.

(Gc.1,17-18)

Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona.

Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più.

Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio…

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

(Apocalisse 3,11-13)

 

Ancon Dorica Civitas Fidei

"lettera INFORMATIVA 111

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

L’INCOMPARABILE EFFICACIA

DEL SANTO ROSARIO LAURETANO

LA SANTA CASA BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

AUXILIUM CHRISTIANORUM ORA PRO NOBIS

 (Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, 16 ottobre 2002, n.39)

A questa preghiera (del Rosario) la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario (venerata a Loreto: n.d.r.) fu salutata come propiziatrice della salvezza.

 

TELE MARIA – Emittente Televisiva Cattolica in Internet - www.telemaria.it

TRASMISSIONI INTERNAZIONALI QUOTIDIANE MEDIANTE LA RETE INTERNET

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

 

ANCONA

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Sabato, 25 ottobre 2008

Domenica, 26 ottobre 2014

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dall’anno “reale” del Concepimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

 25 MARZO 2008: 2014° ANNIVERSARIO DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

SABATO, 1° MARZO 2008 = DOMENICA, 1° MARZO 2014

INIZIO ANNO 2014

dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine, Madre di tutti i viventi

GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO

Concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, nella Santa Casa di Nazareth intorno al 25 marzo dell'anno 748 di Roma (6 a.C)

Nato ebreo a Betlemme, intorno al 25 dicembre dell’anno 748 di Roma (6 a.C.), al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO GLORIOSO DAI MORTI IL 9 APRILE DELL’ANNO 30

 

 

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE CATTOLICA”", i cui testi sono pubblicati in modo permanente all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm  è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. Gesù insegnava: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32). San Giuseppe Moscati scriveva: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Poiché sta scritto: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28). Il grande Pontefice Beato PIO IX dichiarava: “Vi hanno tempi che più che in altri è opportuno di parlare e francamente, coraggiosamente e con tutta libertà. E allora bisogna dire la verità, la verità intera, piena, senza tergiversazioni. Non tolleriamo mai gli smozzicamenti della verità, i mezzi termini, gli accomodamenti. Verità dolce, ma intatta, inviolata” (Beato Pio IX)

NON E’ LA LIBERTA’ CHE CI FA VERI, MA E’ LA VERITA’ CHE CI FA LIBERI

Ispirandomi, ma senza potermi paragonare a Giovanni il Battista, dico: “Voce di uno che grida nel deserto”. Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la verità che ci fa liberi. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza (Card. G. Biffi).

 

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

Telefono 071.83552 – Cellulare 339.6424332 - Facsimile 071.83552 – Conto Corrente Postale 13117056

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it - Sito Internet: www.lavocecattolica.it

TOTUS TUUS EGO SUM

 

QUESTA LETTERA INFORMATIVA E’ POSTA SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN GIUSEPPE, PATRONO DELLA CHIESA,

di San CIRIACO e del Beato GABRIELE FERRETTI, Patroni di Ancona, e del grande Pontefice il Beato PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), discendente del Beato Gabriele Ferretti

Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

(Gal.2,20)

 

LETTURA BIBLICA

DAL VANGELO SECONDO LUCA (1,26-38)

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio ». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

Natanaele: “DA NAZARETH PUO’ MAI VENIRE QUALCOSA DI BUONO?...” (Gv.1,46)

Natanaele è poi divenuto l’Apostolo San Bartolomeo. Egli ricevette da Gesù il più bel elogio:

“Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità (Gv.1,47)

Chissà quante volte San Bartolomeo (Natanaele) avrà meditato nella sua vita all’errore inconsapevole di quella obiezione scettica rivolta a Filippo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”…

Invece, da Nazareth è “venuto” “tutto il bene” per l’Umanità:

DA NAZARETH PERCIO’ E’ “VENUTA” LA SALVEZZA

E TUTTO CIO’ CHE DI BUONO DIO VOLEVA DONARE ALL’UMANITA’

Si potrebbe dire anche oggi, per chi sente parlare della Santa Casa di Loreto con scetticismo: “VIENI E VEDI” (Gv.1,46), e riascoltare fra quelle “Sante Pareti” le parole dell’angelo a Maria: “RALLEGRATI…”.

dal Sito Internet: www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

 

“Come acqua fresca per una gola riarsa è una buona notizia da un paese lontano”

(Prov.25,25)

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!...

Giovanni Paolo II, Roma: XV Giornata Mondiale dei Giovani (15-20 agosto 2000)

“ECCOMI… avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,26-38)

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14)

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

E IL VERBO

“il più bello tra i figli dell'uomo” (Sal.44/45,3)

Si fece carne                                                                  

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)(Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gen.28,17)

LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA NEL TEMPO DELL’APOSTASIA

HO FISSATO UN LIMITE… FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE E QUI S’INFRANGERA’ L’ORGOGLIO DELLE TUE ONDE (Gb.38,10)

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani… (Leone XIII)

Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

(Giovanni Paolo II, discorso al Parlamento Italiano, 14 novembre 2002)

Nessuno di noi sa che cosa succederà nel nostro pianeta, nella nostra Europa, nei prossimi cinquanta, sessanta, settanta anni. Ma, su un punto siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e chi appartiene a questa famiglia non sarà mai solo, avrà sempre l'amicizia sicura di Colui che è la vita”

(Benedetto XVI, Omelia dell’8 gennaio 2006)

 

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

La Chiesa si ridurrà di dimensioni, bisognerà ricominciare da capo. Ma da questa prova uscirà una Chiesa che avrà tratto una grande forza dal processo di semplificazione che avrà attraversato, dalla rinnovata capacità di guardare dentro di sé. Perché gli abitanti di un mondo rigorosamente pianificato si sentiranno indicibilmente soli... E riscopriranno la piccola comunità dei credenti come qualcosa di completamente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta che hanno sempre segretamente cercato. (Card. Ratzinger ora Benedetto XVI).

 

LA STORIA DELLA SANTA CASA

INCISA SUL RIVESTIMENTO MARMOREO

PER VOLERE DEL SOMMO PONTEFICE CLEMENTE VIII

All’interno del Santuario di Loreto, sul rivestimento marmoreo della Santa Casa (lato Nord-Est) si può leggere incisa la sottostante iscrizione di Papa Clemente VIII,  che “definisce” con tale attestazione e con la sua autorità apostolica sia l’autenticità della reliquia nazaretana che l’autenticità della “Miracolosa” traslazione, per “il ministero angelico”. In tal modo Clemente VIII, in unione con tutte le attestazioni pontificie, HA VOLUTO CONSACRARE CON UN PRONUNCIAMENTO MAGISTERIALE SOLENNE il Santuario della Santa Casa e “la  verità” della sua origine miracolosa.

 

Ospite cristiano che qui venisti o per devozione o per voto, ammira la Santa Casa Loretana venerabile in tutto il mondo per i misteri divini e per i miracoli. Qui nacque Maria SS. Madre di Dio, qui fu salutata dall’Angelo, qui s’incarnò l’eterno Verbo di Dio. Questa gli Angeli trasferirono dalla Palestina, la prima volta in Dalmazia, a Tersatto, nell’anno 1291 sotto il pontificato di Nicolò IV. Tre anni dopo, nel principio del Pontificato di Bonifacio VIII, fu trasportata nel Piceno, vicino alla città di Recanati, in una selva, per lo stesso ministero angelico, ove, nello spazio di un anno, cambiato posto tre volte, qui ultimamente fissò la sede già da 300 anni. Da quel tempo commossi i popoli vicini di sì stupenda novità ed in seguito per la fama dei miracoli largamente divulgata, questa Santa Casa ebbe grande venerazione presso tutte le genti, le cui mura senza fondamenta, dopo tanti secoli, rimangono stabili e intere. Fu cinta da marmoreo ornato da Clemente VII l’anno 1534. Clemente VIII P.M. ordinò che in questo marmo fosse descritta una breve storia dell’ammirabile Traslazione l’anno 1595. Antonio M. Gallo Cardinale, Vescovo di Osimo e Protettore di Santa Casa, la fece eseguire. Tu, o pio pellegrino, venera con devoto affetto la Regina degli Angeli e la Madre delle grazie, affinché per i suoi meriti e preghiere, dal Figliolo dolcissimo, autore della vita, ti ottenga perdono delle tue colpe, la santità corporale e le gioie della eternità.

 

IMPORTANTISSIMI ANTICHI LIBRI SULLA STORIA DELLA SANTA CASA

RICCHI DI DOCUMENTAZIONI STORICHE

 

Per scaricare da Internet un antico e importantissimo libro (di pagine 218) sulla storia delle Miracolose Traslazioni della Santa Casa

dal titolo "DISSERTAZIONE CRITICO STORICA SULLA IDENTITA’ DELLA SANTA CASA DI NAZARETTE”, di Vincenzo Murri, scritto nel 1791,

collegarsi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=kEoQAAAAIAAJ&pg=PA212&dq=santuario+loreto&lr=&ei=XmibSK2SCZ6MjAHUhvn6BA

Il libro è digitalizzato da Google, per cui è visibile e scaricabile in formato PDF.

 

Altre notizie storiche importantissime si possono trarre dalla pagina 203 alla pagina 287 del

DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA di Gaetano Moroni, del 1846,

scaricabile in formato PDF collegandosi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=R7lDAAAAIAAJ&pg=PA286&dq

 

E’ stato rintracciato anche un altro libro ancora più antico, del 1696, scritto da Baldassare Bartoli,

dal titolo LE GLORIE MAESTOSE DEL SANTUARIO DI LORETO (di pagine 134)

non più disponibile in Internet, ma ricevibile nella propria Posta Elettronica come allegato

facendone richiesta al Prof. Giorgio Nicolini all’indirizzo giorgio.nicolini@poste.it

Dato il peso di 6,89Mb del libro in PDF per riceverlo è necessario essere dotati dell’ADSL.

 

In occasione del Pellegrinaggio dei Giovani d'Europa a Loreto, Giovanni Paolo II, nel messaggio del 9 settembre 1995, ha detto loro: “Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio dall'Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si trovano giovani in cerca di una “casa comune”. A tutti dico: ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell'uomo !”.

Nell’omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995, davanti a quattrocentomila giovani a Loreto, Giovanni Paolo II disse ancora: “Gesù prese dimora in lei (in Maria) come in un tempio spirituale preparato dal Padre per opera dello Spirito Santo. E’ grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio (!) in cui, dopo il ritorno dall’Egitto, si è sviluppata l’umana vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc.2,52).

 

LA NASCITA DI MARIA NELLA SANTA CASA DI NAZARETH

(trasportata miracolosamente da Dio in vari luoghi e infine a Loreto)

            Oltre a parlarne vari Santi in rivelazioni mistiche (come Santa Caterina da Bologna), la costante Tradizione della Chiesa e i pronunciamenti di Sommi Pontefici indicano nella Santa Casa di Nazareth il luogo ove Maria fu concepita Immacolata, ove nacque e ove avvenne l’Incarnazione del Figlio di Dio nel suo grembo purissimo.

            Ne parla, ad esempio, Sisto V, che con una sua Bolla del 17 marzo 1586 fece un inno alle glorie e all’origine miracolosa del Santuario di Loreto che accoglie – egli dice testualmente – “la santa stanza consacrata dai Misteri Divini, nella quale Maria nacque, fu salutata dall’Angelo e concepì di Spirito Santo il Salvatore del mondo, divenendo Madre di Dio”.

            Ancor più chiaramente lo dichiarò il Beato Pio IX, che definì il dogma dell’Immacolato Concepimento di Maria, e che in una sua Bolla del 26 agosto 1852 scriveva solennemente: “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la devotissima e augustissima Casa di Loreto consacrata dai misteri divini (…). A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth (…) dove la Vergine SS.ma, predestinata da tutta l’eternità e perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, dove il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne, dove, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata Madre del Figlio Unigenito di Dio”.

 

IL MISTERO DI MARIA BAMBINA

«Questo sembra un mistero poco conosciuto. Io penso che voi avete un compito grande di approfondire questo mistero: Maria Bambina. Perché del Bambino Gesù si parla, si legge, si contem­pla, ma di Maria... Sì, sempre: giovane, vergine, madre, addolo­rata; ma bambina, poco. Allora c'è un capitolo della nostra spiritualità mariana che sembra specialmente aperto alla vostra comunità, alla vostra contemplazione, alla vostra devozione, al­la vostra spiritualità... Certamente Maria era una bambina straordinaria, con tutta la semplicità che aveva, che era sua. Era una bambina straordinaria, con questa grazia di innocenza ori­ginale, di immacolata concezione. Come viveva? Quale era la sua realtà, specialmente quella interiore, spirituale?...» (Giovanni Paolo II alla “Congregazione di Maria Bambina”, 4 no­vembre 1984).

 

DALL’8 SETTEMBRE 1998

LA PREGHIERA QUOTIDIANA PER L’ITALIA NELLA SANTA CASA DI LORETO

L’8 settembre 1998 si inaugurò nella SANTA CASA di Loreto “la preghiera quotidiana per l'Italia”, dopo che già nel 1994 Giovanni Paolo II vi aveva fatto iniziare la GRANDE PREGHIERA PER L’ITALIA. Per la circostanza, il “santo” Pontefice Giovanni Paolo II scrisse al Card. Ruini, che presiedette l’avvio di quella Preghiera Quotidiana per l’Italia:

“La Grande Preghiera per l'Italia iniziò nel 1994, quando la costante sollecitudine che nutro per la diletta Nazione italiana, mi spinse ad invitare a far salire incessantemente a Dio una preghiera nella Chiesa (cfr. At.12,5) al fine d'ottenere la grazia della CONVERSIONE dei cuori, condizione indispensabile per costruire una convivenza più giusta e solidale. (...). La nuova provvidenziale iniziativa, che riprendendo quell'invito è divenuta la Preghiera Quotidiana per l'Italia, prolunga l'invocazione di pace (…), volgendo lo sguardo con rinnovato e filiale amore a Colei che in ogni contrada della Penisola è venerata quale rifugio sicuro nei pericoli e Madre benevola verso le suppliche di quanti sono nella prova. (...).

La Lampada dell'Italia, che ogni giorno brillerà nella Casa Santa, luogo che richiama il mistero del Verbo fatto carne, sarà simbolo del costante affidamento alla Madre del Signore da parte della comunità italiana. Essa ricorderà allo stesso tempo che è compito dei cristiani, essere vigilanti con le lanterne accese (cfr. Mt.25,1-13) e perseveranti nella preghiera e nella fedeltà al Vangelo per illuminare con la fiaccola della Verità e dell'amore di Cristo le varie realtà sociali, politiche, culturali ed economiche dell'esistenza”

 

PREGHIERA DI BENEDETTO XVI

DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO

Leggi il commento alla preghiera all’indirizzo Internet: http://www.lavocecattolica.it/preghiera.benedettoXVI.htm

 

         Santa Maria, Madre di Dio,

                     ti salutiamo nella tua casa.

         Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo.

         Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14).

         Così tu sei diventata tempio vivente, in cui l’Altissimo ha preso dimora corporalmente; sei diventata porta per la quale Egli è entrato nel mondo.

         Dopo il ritorno dall’Egitto qui, sotto la fedele protezione di san Giuseppe, hai vissuto insieme con Gesù fino all’ora del suo Battesimo nel Giordano.          

         Qui hai pregato con Lui, con le antichissime preghiere d’Israele, che allora diventavano parole del Figlio rivolte al Padre, cosicché ora noi, in queste preghiere, possiamo pregare insieme col Figlio e siamo uniti al tuo pregare, santa Vergine Madre.

          Qui avete letto insieme le Sacre Scritture e certamente avete anche riflettuto sulle parole misteriose del libro del profeta Isaia: “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità... Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo... Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità” (Is.53,5.8.11). Già poco dopo la nascita di Gesù, il vecchio Simeone nel tempio di Gerusalemme ti aveva detto che una spada avrebbe trafitto la tua anima (Lc.2,35).

          Dopo la prima visita al tempio con il Dodicenne siete tornati in questa casa a Nazaret, e qui per molti anni hai sperimentato quello che Luca riassume nelle parole: “... e stava loro sottomesso” (Lc.2,51). Tu hai visto l’obbedienza del Figlio di Dio, l’umiltà di Colui che è il Creatore dell’universo e dai Suoi connazionali veniva chiamato ed era “il carpentiere” (Mc.6,3).

         Santa Madre del Signore, aiutaci a dire “sì” alla volontà di Dio anche quando non la comprendiamo. Aiutaci a fidarci della Sua bontà anche nell’ora del buio. Aiutaci a diventare umili come lo era il tuo Figlio e come lo eri tu.

         Proteggi le nostre famiglie, perché siano luoghi della fede e dell’amore; perché cresca in esse quella potenza del bene di cui il mondo ha tanto bisogno. Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente; perché la fede ci doni l’amore e la speranza che ci indica la strada dall’oggi verso il domani.

         Tu, Madre buona, soccorrici nella vita e nell’ora della morte. Amen.

 Benedictus PP. XVI

Leggi il commento alla preghiera all’indirizzo Internet: http://www.lavocecattolica.it/preghiera.benedettoXVI.htm

 

PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”…

POTREMMO ANCOR OGGI ESSERE “CRISTIANI”

SE NON CI FOSSE STATA LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO?...

Non siamo “ingrati” alla Vergine Lauretana,

dimenticando il ruolo “unitivo della cristianità” che ebbe durante il tempo dell’esilio avignonese (1305-1377) e dello scisma d’Occidente,

e per la vittoria di Lepanto del 1571 e quella di Vienna del 1683, che salvò l’Europa “cristiana” e l’intera cristianità

AUXILIUM CHRISTIANORUM, ORA PRO NOBIS

Spunti dal passato per riflessioni sul presente…

PERCHE’ AVVENNERO LE TRASLAZIONI “MIRACOLOSE”?... 

Fu la Santa Casa di Nazareth e l’inaudito miracolo delle “molteplici traslazioni Miracolose” a tenere “aggregata” e “unita”, prima dello scisma d’Occidente e dopo di esso, l’intera cristianità. Essa fu “traslata” dagli angeli del Cielo proprio nel momento storico in cui stava per essere trasferita la sede del Papato ad Avignone, lasciando così l’Italia e la cattolicità “smarrita”… E allora Dio volle fare della Santa Casa “il centro” di “gravitazione” e di “unione” della “cattolicità smarrita”, proprio mediante il clamoroso evento delle “traslazioni Miracolose”, la cui “notizia straordinaria” fece confluire folle enormi da tutta l’Europa e il Medio Oriente sino a Loreto, per “vedere” quel “prodigio” e pregarvi la “Madre comune”, ricevendone fiducia e certezza della sua protezione materna sulla cristianità.

E’ storicamente accertato ed indiscutibile come Bonifacio VIII (1294-1303), avvenuta e conosciuta la “traslazione miracolosa” della Santa Casa da Tersatto nell’anconitano, abbia spedito a Recanati (Loreto ancora non esisteva) Mons. Federico di Nicolò di Giovanni, vescovo e cittadino recanatese, perché assumesse la più premurosa cura del celeste Santuario; consigliò poi i Recanatesi ad inviare nella Schiavonia, e quindi nella Palestina, sedici uomini scelti tra i più insigni delle Marche, per verificare “la verità” dell’assenza a Tersatto e Nazareth della Santa Casa, come venne realmente constatato. Per renderne poi più celebre il culto in tutta l’Europa, Bonifacio VIII istituì nel 1299 il primo Giubileo del 1300, programmando di farlo celebrare ogni cento anni. E così tutta “la cattolicità” conobbe quell’evento straordinario, confluendo a moltitudini verso Loreto a vedere quel prodigio divino.

Poi i Papi si trasferirono ad Avignone, da cui solo per l’opera e le ammonizioni di Santa Brigida e di Santa Caterina da Siena ritornarono a Roma nel 1377. Il Santuario di Loreto divenne in quel periodo di “smarrimento” il più importante Santuario di tutto il mondo cattolico, ove si venerava “la Madre comune”, tanto che il Papa Beato Urbano V, in un momentaneo ritorno in Italia da Avignone, volle fare tappa nel 1367 e pregare in quel Santuario, già ovunque famoso (e fu sicuramente il primo Papa a visitarlo!).

In tutta l’epoca medievale i pellegrini diretti a Roma e alla Terra Santa facevano immancabilmente tappa anche a Loreto.

Nel periodo della contestazione protestante l’Eucaristia e la Santa Casa di Loreto divennero i due segni di distinzione tra i cattolici e i protestanti.

Fu poi la Vergine venerata nella Santa Casa di Loreto che fece di nuovo “unire” tutta la cristianità, anche dopo la Riforma Protestante, per fronteggiare “il pericolo comune” dell’espansione musulmana. San Pio V, infatti, la fece invocare da tutta la cristianità, con il Santo Rosario, ed attestò che “l’impossibile” vittoria di Lepanto dei cristiani “uniti” la si ebbe grazie all’intervento straordinario della Vergine Lauretana, facendo anche aggiungere nelle Litanie Lauretane l’invocazione “Auxilium Christianorum” e istituendo la celebrazione liturgica della Beata Vergine del Rosario (di Loreto!), del  7 ottobre…

Così pure avvenne circa un secolo dopo nella altrettanto decisiva battaglia, durante l’assedio di Vienna, dell’11 settembre 1683, in cui il Beato Marco d’Aviano fece porre l’immagine della Vergine Lauretana su ogni bandiera, ed ottenne la vittoria decisiva a salvezza della cristianità per l’intercessione della Vergine Lauretana.

Il Beato Innocenzo XI, riconoscente alla Madonna di Loreto per la grande vittoria, inviò al Santuario la bandiera tolta ai Turchi e, come ex-voto, istituì la festa in onore del SS.mo Nome di Maria (di Loreto!). Il 25 novembre 1683 un atto della Congregazione dei Riti la estendeva a tutta la Chiesa e la fissava nella domenica fra l'ottava della Natività di Maria. San Pio X l'ha fissata per il 12 settembre, giorno anniversario della vittoria.

Nel periodo risorgimentale, poi, quando gli attacchi contro la Chiesa portarono alla occupazione violenta dello Stato Pontificio, la Chiesa venne guidata in quel periodo tempestoso e cruciale da un pontefice santo e grandissimo, donato dalla Vergine di Loreto: il Beato Pio IX.

È in effetti alla Vergine di Loreto che la cristianità deve il papato di Pio IX. Il giovane conte Giovanni Maria Mastai Ferretti – discendente del Beato Gabriele Ferretti (Compatrono di Ancona) - era stato votato alla Vergine sin dalla sua infanzia; «I miei genitori », disse un giorno ad un vescovo francese, «solevano fare ogni anno un viaggio alla Santa Casa e vi conducevano i miei fratelli e me; dal momento dell’annuncio della partenza, io non dormivo più». All’uscita dal collegio, abbracciò la carriera delle armi per diventare soldato difensore della Santa Sede. Ma fu improvvisamente bloccato da una terribile malattia: l’epilessia; la sua salute ne fu profondamente segnata. Le medicine si mostravano impotenti a combattere il male e la sua fine si annunciava vicina. Papa Pio VII amava Mastai e gli domandò se avesse pensato alla santità della vita religiosa. Il giovane conte rispose che vi aveva pensato, soprattutto dopo la malattia che il Signore gli aveva inviato, ma che la sua salute attuale gli impediva questo tipo di vita, come quello delle armi. Il Papa lo consolò e gli assicurò che sarebbe potuto guarire se avesse accettato di consacrarsi completamente al servizio di Dio. Incoraggiato da queste parole, il giovane conte intraprese il pellegrinaggio a Loreto per implorare la sua guarigione nella stanza di Maria e fece il voto, nel caso che ottenesse questo favore, di abbracciare la vita ecclesiastica. La Santa Vergine lo esaudì: fu guarito completamente e, tornato a Roma, si fece prete. Aveva 21 anni. E così divenne sacerdote, vescovo, cardinale e, infine, il grande e santo Sommo Pontefice che conosciamo, con il più lungo pontificato della storia della Chiesa. Più tardi Pio IX doveva sdebitarsi magnificamente per il suo debito di riconoscenza verso la Vergine di Loreto, proclamando a tutto il mondo il dogma della sua Immacolata Concezione, avvenuta proprio nella Santa Casa, come scrisse, nella Bolla “Inter Omnia” del 26 agosto 1852: “A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio.

Anche il “santo” Pontefice Giovanni Paolo II, richiamando l’incomparabile efficacia della preghiera del Rosario, riconobbe anch’egli il ruolo avuto nella storia da tale preghiera innalzata proprio dalla Santa Casa, come scrisse nella Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” (16 ottobre 2002, n.39): “A questa preghiera (del Rosario) la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario (di Loreto!.. n.d.r.) fu salutata come propiziatrice della salvezza”.

E nella lettera a Mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, inviatagli in data 15 agosto 1993, Giovanni Paolo II attestava e auspicava: Il glorioso Santuario della Santa Casa, che ha avuto una parte così attiva nella vita di tutto il popolo cristiano per quasi tutto il corso del secondo millennio (…), possa averne una altrettanto significativa nel corso del terzo millennio che è alle porte, continuando ad essere, come per il passato, uno dei pulpiti mariani più alti della cristianità. Possa questo Santuario di Loreto essere sempre come una finestra aperta sul mondo, a richiamo di voci arcane, annunzianti la santificazione delle anime, delle famiglie, dei popoli. La Vergine Lauretana dall’alto del suo colle benedica e soccorra tutti i popoli (…)”.

Ecco perché, parafrasando il famoso detto di Benedetto Croce “perché non possiamo non dirci cristiani”, anche i cristiani dovrebbero dire: PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”!…

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

ROSARIO BENEDETTO DI MARIA

CATENA DOLCE CHE CI RANNODI A DIO

(Giovanni Paolo II, Lett. Ap. “Rosarium Virginis Mariae”, 16 ottobre 2002, nn.39.40.43).

 

            A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza.

            Oggi all’efficacia di questa preghiera consegno volentieri la causa della pace nel mondo e quella della famiglia. Le difficoltà che l’orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall’Alto, capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro.

            Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana. (…). Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana. Che questo mio appello non cada inascoltato!

 

LA VITTORIA DI LEPANTO DEL 7 OTTOBRE 1571

OTTENUTA PER L’INTERCESSIONE DELLA BEATA VERGINE DEL ROSARIO

INVOCATA A LORETO COME “AIUTO DEI CRISTIANI”

cui faceva riferimento Giovanni Paolo II nel testo sopra riportato:

In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo

e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza

L’attuale memoria liturgica della Madonna del Rosario cade il 7 ottobre ed è stata istituita dal Papa San Pio V in memoria della vittoria conseguita dai cristiani nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Fu una battaglia decisiva per la storia dell’Occidente, perché arrestò l’avanzata dei Turchi che dominavano già il Mediterraneo e occupavano una parte dell’Europa, minacciando la Chiesa e l’intera cristianità. Tale grazia fu ottenuta dalla Vergine Lauretana, venerata per la sua Santa Casa di Nazareth, miracolosamente trasportata da Dio a Loreto, e che – per richiesta di San Pio V – fu fatta implorare da tutta la cristianità dell’epoca attraverso la recita del Santo Rosario. Il Santo Pontefice – come riportano le cronache dell’epoca – ebbe “in visione” la conoscenza della vittoria prima ancora che gliene fosse pervenuta la notizia, ed egli stesso attestò e riconobbe come avvenuta per l’intercessione della Vergine Lauretana, nella cui Santa Casa volle fosse scritto “Vera florida Casa che fu in Nazareth” e facendo aggiungere alle Litanie Lauretane l’invocazione ““Aiuto dei Cristiani” (“Auxilium Christianorum”). Anche il Senato Veneziano dichiarò: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit” (“Non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori”).

 

SAN PIO V  E  IL ROSARIO

LA SALVEZZA DELL’EUROPA

CON LA PREGHIERA ALLA VERGINE LAURETANA

 

DAL LIBRO “I PAPI E LA SANTA CASA”

di Padre Arsenio d’Ascoli

 

            San Pio V aveva messo sotto la protezione della Vergine di Loreto l’esito della grande battaglia che le Nazioni cristiane combattevano contro i Turchi, che stavano facendo per mare gli ultimi sforzi per aprirsi un varco nel Mediterraneo Occidentale e colpire al cuore la Chiesa Cattolica. Il Santo Pontefice aveva ordinato preghiere continue nella Santa Casa di Loreto, per tutto il periodo dell’ultima grande crociata.

            Se la gloria militare della battaglia di Lepanto si riverbera sulla leggendaria figura di Don Giovanni d’Austria, la vittoria fu solo il risultato della preghiera fiduciosa di San Pio V. Egli odiava la guerra, ma l’amore verso la Chiesa in pericolo lo faceva così parlare ai Cardinali riuniti in Concistoro, il 2 aprile 1566: “Mi armo contro i Turchi, ma in ciò mi può giovare solo la preghiera”. Il Papa per le strade di Roma, a piedi nudi, andava in processione per piegare la bontà di Dio verso la sua Chiesa; nello stesso tempo però preparava le armi e alzava torri di vedetta lungo tutta la costa del mare di Roma.

            Il 25 maggio 1571 veniva sottoscritta a Roma la “Lega Cristiana”. Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia, venne a Loreto con la sposa per mettere nelle mani di Maria la sorte della guerra.

            La flotta cristiana salpò dai porti d’Europa e, dopo 20 giorni di navigazione, fu in vista della flotta nemica, forte di 300 navi. Don Giovanni d’Austria con un Crocifisso in mano girò di nave in nave, bello e luminoso in volto come l’arcangelo della vittoria; infuse ardore e coraggio e issò lo stendardo del Papa e la bandiera della spedizione su cui dominava l’immagine della Vergine. Fu per tutte le navi un segnale di preghiera.

            Era quello un momento particolarmente solenne. Dietro a loro l’Europa e il Papa erano in ansia. La Vergine di Loreto, invocata con l’ardore dei figli, prese parte alla battaglia gigantesca. Verso mezzogiorno del 7 ottobre 1571 cominciò la furibonda mischia. Alle cinque di sera la battaglia era finita.

            San Pio V stava esaminando con diversi prelati il movimento del tesoro pontificio. Tutto d’un tratto, quasi mosso da un impulso irresistibile, si alzò, si accostò a una finestra fissando lo sguardo verso l’oriente come estatico; poi ritornando verso i prelati, con gli occhi brillanti d’una gioia divina: “Non occupiamoci più d’affari - esclamò - ma andiamo a ringraziare Dio. La flotta cristiana ha ottenuto la vittoria”. Congedò i prelati e andò subito in cappella, ove un Cardinale accorso al lieto annunzio lo trovò immerso nel pianto della gioia.

            La notizia ufficiale giunse con un certo ritardo per una tempesta di mare che costrinse il messo di Don Giovanni d’Austria a fermarsi.

            Al suo arrivo (notte del 21 ottobre 1571) egli lo accolse esclamando: “Il Signore ha esaudita la preghiera degli umili, e non ha sdegnato le loro domande. Siano queste cose tramandate ai posteri, e il popolo che nascerà loderà il Signore”.

            Fece coniare una medaglia con incise le parole del Salmista: “La destra del Signore ha fatto cose grandi; da Dio questo proviene”. Passando poi al valoroso Generalissimo applicò a lui il motto dell’Angelo: “Fuit homo missus a Deo cui nomen erat Joannes”. La stessa cosa fu fatta più tardi per Giovanni Sobiescki nel 1683 a Vienna.

            Il Pontefice, preso da incontenibile gioia, ordinò a tutti quelli che si trovavano a letto di alzarsi e venire con lui nella Cappella a glorificare la bontà divina.

            La vittoria di Lepanto è intimamente legata al Santuario di Loreto. Il culto speciale alla Madonna del Rosario ebbe origine e sviluppo dopo questa storica battaglia. La vittoria fu ottenuta mediante il visibile patrocinio della Vergine Loretana. L’invocazione “Aiuto dei Cristiani” venne aggiunta alle Litanie Lauretane dopo questa vittoria. Anche San Pio V attribuì la vittoria alla Vergine di Loreto. “Perciò il Papa – dice lo Zucchi – veramente pio, diedesi con private e pubbliche orazioni a conciliarsi il grande Iddio e principalmente ordinò che nella santissima Cella di Loreto continuamente si porgessero caldi prieghi alla Madonna ch’Ella si degnasse di prestar il favore suo ai Cristiani, nel maggior pericolo e bisogno. Né vana fu la speranza del Pontefice Pio e delle altre pie persone” (Martorelli, vol. I, p.531).

            Come ricordo e come riconoscenza nei medaglioni degli “Agnus Dei” fece porre l’immagine di Loreto con sopra le magnifiche parole: “Vera Domus florida quae fuit in Nazareth”. Sotto volle che si scrivesse: “Sub tuum praesidium” per far comprendere a tutti a chi si doveva attribuire il merito della vittoria.

            Altro fatto che ci fa vedere l’intervento della Vergine Loretana nelle sorti della battaglia. Mentre Marcantonio Colonna, comandante dell’armata papale, partiva per l’Oriente, la moglie Donna Felice Orsini con altre dame si portò a Loreto a pregare per lo sposo e per la vittoria. Passò giorni e notti in devotissima preghiera. Un giovane ebreo vedendo il suo fervore e la sua fede si convertì e ricevette il Battesimo in Santa Casa. Donna Orsini gli fece da madrina e se lo prese come paggio.

            Roma preparò un ingresso trionfale al condottiero dell’armata papale, ma il Duce cristiano, riconoscendo che il merito della vittoria non era suo ma della Vergine di Loreto, differì il ritorno alla Capitale e venne a Loreto a ringraziare la Madonna.

            Tutta l’armata papale approdò a Porto Recanati. Il comandante, gli ufficiali e i cristiani liberati dai Turchi, a piedi, con il capo scoperto, cantando inni di gioia e di ringraziamento, salirono al colle loretani” (Ivi, Vol. I, pp.430-431).

            Nel 1576 venne a Loreto Don Giovanni d’Austria. Egli veniva a sciogliere il voto fatto cinque anni prima alla Madonna, quando partì per la battaglia di Lepanto. Fino allora ne era stato sempre impedito da pressanti affari politici e militari. Nel cuore dell’inverno, a cavallo, venne a Loreto da Napoli. Appena vide da lontano il Santuario, si fermò, s’inchinò e si scoprì il capo in segno di riverenza. “Poiché alla benedetta Cella pervenne, fatta una general confessione, alla Madonna grazie infinite rendette; né di ciò appagato, aggiunse allora al voto già adempiuto un ricco dono di danari. Come ebbe soddisfatto al voto ed alla pietà, a Napoli ritornò, seco portando un gran desiderio di quella amabilissima Signora di Loreto” (Ivi, vol. I, pp.433-434).

            Circa 40.000 erano i rematori dell’armata turca a Lepanto. Moltissimi di essi erano cristiani. Quindicimila furono liberati nella grande battaglia e riportati in Europa sulle navi cristiane.

            “E’ assai noto che nella medesima giornata, prima che al fatto si desse principio, gli schiavi cristiani dai Turchi posti alle catene per vogare, si votarono a Santa Maria di Loreto per la libertà loro” (Ivi, vol. I, p.431).

            Tutti poi o in gruppo o alla spicciolata vollero venire a Loreto a sciogliere il loro voto. “E vollero che quivi restasse di tanto celeste beneficio qualche memoria: lasciarono alla loro Liberatrice le catene che ai remi gli tenevano legati” (Ivi, vol. I, 431).

            Queste catene servirono per fabbricare le cancellate dei dodici altari della navata centrale della Basilica, dove rimasero a perenne ricordo per quasi due secoli. Infine “essendosi poste alle dette Cappelle li balaustri di marmo, furono levati quei cancelli, e quel ferro commisto indistintamente con altro fu impiegato in occorrenze di varie fabbriche spettanti all’istesso Santuario” (Ivi, vol. II, p.134).

            Con le catene degli schiavi venuti a Loreto furono fatti, oltre le cancellate delle Cappelle, i quattro cancelli della Santa Casa che ancora si conservano al loro posto per ricordo. Con le grandi lance fu fatto un recinto alla fontana del Maderno e con le frecce una caratteristica cancellata a una Cappella della Basilica. Furono infine asportati tutti, perché corrosi dalla ruggine e soprattutto perché un’altra linea s’imponeva nelle Cappelle per armonizzare con i nuovi altari. Al Sacconi però non piacevano queste balaustre di marmo simili ai ripari dei palchetti dei teatri (Cfr. Vogel, Index Hist. 10-5-75).

            Dove furono portati? Alcuni nei sotterranei, altri usati per altri scopi, altri al tirassegno comunale.

            Fu davvero simpatico il gesto di questi schiavi che vollero donare le loro catene alla loro Liberatrice come segno di riconoscenza e di amore. I quattro cancelli della Santa Casa, anche se semplici e rozzi, stanno lì a cantare le glorie e le vittorie della Vergine e a ricordare a tutti coloro che sono schiavi delle passioni a spezzare le loro catene ai piedi di Maria e a risollevarsi liberi e puri.

            Non si sa con certezza se San Pio V, durante il suo Pontificato visitasse la Santa Casa.

            Né gli storici loretani, né gli Annali recanatesi ne fanno cenno. Tuttavia il Moroni nel suo dizionario di erudizione storico-ecclesiastica sotto la voce “Ancona” afferma categoricamente che il Papa si portò nella città dorica nel 1566 per ordinare le fortificazioni contro i Turchi. Forse in quell’occasione si recò a visitare la Santa Casa verso la quale aveva mostrato devozione fin da quando era Cardinale.

            Anche l’archivista della Santa Casa, Pietro Giannuizzi, pensa la stessa cosa. Egli dice che il Papa visitò Loreto nel 1566 per implorare dalla Vergine aiuto e assistenza per la Chiesa minacciata dai Turchi. Solo il P. Diego Calcagni, nelle memorie della città di Recanati afferma che il Papa visitò Loreto dopo la vittoria navale e si portò processionalmente in Santa Casa.

            Per mezzo del Card. Michele Monelli, che si recava a Loreto per ringraziare la Madonna che gli aveva ottenuto la guarigione, inviò alla Basilica un pallio e una magnifica pianeta. (Martorelli, vol. I, 425).

Padre ARSENIO D’ASCOLI

 

Lepanto simbolo della libertà dell’Europa e dell’Occidente

            Lepanto è un luogo della memoria per la cultura europea e per l’occidente tutto, lì il 7 ottobre 1571 si svolse "il più grande evento che videro i secoli", come ebbe ad affermare Miguel Cervantes.

            Come ogni luogo della memoria gli eventi che lì si volsero debbono avere una funzione didattica per le generazioni future. Quella sanguinosa battaglia navale fu uno dei picchi più alti per la difesa della nostra civiltà. La storia molte volte ha uno svolgimento ciclico, e le dinamiche geopolitiche si ripetono: nei primi anni del nuovo millennio il pericolo dell’espansionismo islamico è tornato all’ordine del giorno: oggi come nel 1571 c’è la necessità che l’occidente si unisca per difendersi dall’invasione e dall’espansionismo islamico.

            Nel XVI secolo l’Europa era sotto scacco da parte del pericolo ottomano, oggi è sotto attacco da parte del terrorismo internazionale di matrice islamica. La vittoriosa Battaglia di Lepanto (1571) come poi la Battaglia di Vienna (1683) furono un segnale chiaro per il mondo islamico, l’occidente non si sarebbe arreso e altre stragi come quelle avvenute a Famagosta non si sarebbero ripetute. Il futuro che attende l’Europa del XXI secolo ha i contorni assai cupi, anche per la complicità di taluni governi europei, e ciò sembra rendere vani i sacrifici fatti dalla flotta cristiana in quel lontano XVI secolo. Cosa ha significato Lepanto per la cristianità e per l’Europa tutta? Ha significato impedire ai Turchi di diventare l’unica potenza egemone del Mediterraneo, opponendosi alla diffusione della cultura islamica in tutta l’Europa.

            Non bisogna dimenticare che l'Islam ha occupato tre dei cinque patriarcati originari della Chiesa (Alessandria, Antiochia, Costantinopoli), ne tiene uno sotto assedio (Gerusalemme), e il patriarcato di Roma è sotto costante minaccia: è dovere di ogni cristiano far sì che questi ritornino alle loro antiche radici. Sta ad ogni Governo fare la propria parte per respingere l'invasione islamica e difendere la propria gente, storia e tradizioni. I governi che non si muoveranno di fronte a questo pericolo ne risponderanno alle proprie genti e davanti al tribunale della storia che nei suoi giudizi non ammette appelli.

            Oggi come a Lepanto dobbiamo senza nessun tentennamento difenderci da chi sta minacciando la nostra incolumità: l'espansionismo islamico. (…)  Non si può far finta di non vedere quale sia la realtà dei fatti: l'occidente rischia di diventare una fortezza assediata come lo era Famagosta. Non bisogna aver paura di affermare ciò che è vero, e che è alla luce del sole… Ora sta a noi trarre le conseguenze e fare una scelta di campo, non è più possibile tirarsi da parte e fare gli spettatori, oggi ogni persona è parte in causa, tutti siamo coinvolti direttamente. Qualsiasi sarà la nostra scelta dobbiamo sapere che avrà conseguenze per chi ci circonda e per i nostri figli. Non si potrà più dire: "non lo sapevo", "non immaginavo", "era imprevedibile": ora si è stati avvisati. "Che si combatta è necessità, non si può far di manco" così affermò il Capitano Generale Sebastiano Venier alla vigilia della battaglia di Lepanto. Questa parola d’ordine è d’obbligo anche oggi, i Popoli devono ribellarsi a quei Governi collaborazionisti che si rifiutano di contrastare e combattere il terrorismo.

            Nel 1571 la Lega Santa racchiudeva tutte le forze che combattevano contro il pericolo islamico (…). Il terrorismo ed il fanatismo islamico dopo l’11 settembre 2001 si sono riproposti come problemi che urgono di una soluzione stabile. È compito di ogni donna e uomo impegnarsi per la difesa dei sacri valori che caratterizzano la civiltà occidentale. Quella millenaria civiltà europea che si fonda sui 10 Comandamenti che Dio ha dato a Mosè. (…) Invita tutti i Popoli ad onorare, durante questa settimana, presso ogni Santuario Mariano recitando il Rosario, tutti i marinai e fanti di mare caduti sul campo d’onore per difendere l’Europa tutta; ricordando i comandanti della Lega Santa: Don Giovanni d’Austria, Sebastiano Venier, Agostino Barbarigo, Marcantonio Colonna e il Marchese di Santa Cruz. I soldati della flotta cristiana sono veri martiri caduti per la difesa della nostra Europa.

            In questa ricorrenza non possiamo non ricordare tutti quegli eroi, oltre agli indomiti combattenti di Lepanto, che in ogni epoca hanno contrastato il terrorismo e l’espansionismo islamico: Marcantonio Bragadin, Beato Marco d’Aviano, Eugenio di Savoia, Giovanni III Sobiesky…, e molti altri ancora. In questo anniversario di festa per la libertà d’Europa non può mancare un saluto ad Oriana Fallaci, che con i suoi scritti e sempre viva nei nostri cuori; le sue parole sono come un faro che ci guida con rabbia verso la consapevolezza che la libertà arriverà solo se ritroveremo l’orgoglio di appartenere ad una cultura che va difesa ad ogni costo.

di Demetrio Serraglia

 

LA BATTAGLIA DI VIENNA

E IL RUOLO DETERMINANTE DELLA PROTEZIOINE

DELLA VERGINE LAURETANA

 

Padre Marco d'Aviano: La battaglia di Vienna e Loreto

 

Padre Marco, al secolo Carlo Domenico Cristofori, nacque ad Aviano (Pordenone) nel 1631. Studiò da giovane presso i gesuiti. Nel 1648 entrò nell'ordine dei cappuccini e, ordinato sacerdote, si diede all'apostolato della parola e della penna, divenendo presto famoso. Nel 1680 fu inviato in Germania dove divenne confidente e consigliere di molti principi, tra i quali l'imperatore Leopoldo I d'Austria che lo chiamava suo angelo tutelare. Fu al suo fianco nel 1683 come protagonista durante l'assedio di Vienna. Morì in quella città nel 1699 e fu sepolto nella chiesa dei cappuccini.

Il nome di Padre Marco torna ora alla ribalta, dopo lungo tempo di ingiustificato oblio. Viene considerato uno dei personaggi più importanti del suo tempo, soprattutto in riferimento al suo ruolo determinante, come cappellano generale, nella vittoriosa battaglia di Vienna dell'11 settembre 1683, definita da qualche storico "la madre di tutte le battaglie" perché ha chiuso il discorso militare con i turchi, desiderosi di occupare l'Europa, decretando il loro irreversibile declino militare ed economico.

L'attenzione per il cappuccino oggi è considerevole. E' noto il romanzo scritto da Carlo Sgorlon "Marco d'Europa", che nel titolo già evidenzia la sua grandezza. Il romanzo viene ora riproposto tra gli Oscar Mondadori con un nuovo titolo: "Il taumaturgo e l'imperatore". Recentemente, Giuseppe Baiocchi, giornalista della Rai, colpito della coincidenza dell'11 settembre, data della vittoria di Vienna del 1683 e data dell'attacco alle Torri gemelle del 2001, ha messo a frutto le sue conoscenze storiche e ha ricostruito le vicende di quella storica battaglia. Sulla base di tale ricostruzione, il regista Renzo Martinelli si è messo all'opera per realizzare una riproduzione cinematografica dell'evento e ha cominciato a girare il suo Marco d'Aviano. Il regista ha rilasciato questa dichiarazione al "Corriere della Sera" (12 febbraio 2002, p. 37): "Sarà una pellicola piena di effetti spettacolari, ma di grande portata storica. Mi proporrò di illustrare la personalità del frate predicatore anche per sottolineare la sua straordinaria attualità. Marco credeva fermamente alla necessità di affermare l'identità culturale dell'Occidente di fronte alla sfida dell'Islam".

Il riconoscimento più alto al cappuccino di Aviano viene però dalla Chiesa. Infatti, il prossimo 27 aprile, Giovanni Paolo II lo proclamerà beato, riconoscendo in lui l'esercizio eroico delle virtù cristiane. [...].

Padre Marco ha legato il suo nome al santuario di Loreto, perché dopo la vittoriosa battaglia di Vienna, mentre il re polacco Giovanni Sobieski entrava trionfante a Vienna, lui lo accompagnava mostrando un'immagine della Madonna di Loreto, alla cui intercessione fu attribuita quella memorabile vittoria.

Riproduciamo qui di seguito uno scritto di Padre Arsenio d'Ascoli, già “Direttore della Congregazione Universale”, apparso nel suo volume "I papi e la Santa Casa" (Loreto, 1969, pp. 54ss), nel quale sono descritti gli aspetti "lauretani" della battaglia di Vienna e il ruolo di Padre Marco d'Aviano.

"Dopo un secolo dalla disfatta di Lepanto (1571) i turchi tentavano per terra di sommergere l'Europa e la cristianità. Maometto IV al principio del 1683 consegna a Kara Mustafà lo Stendardo di Maometto facendogli giurare di difenderlo fino alla morte. Il Gran Visir, orgoglioso della sua armata di 300 mila soldati, promette di abbattere Belgrado, Buda, Vienna, straripare in Italia, giungere fino a Roma e collocare sull'altare di San Pietro il trogolo del suo cavallo.

Nell'agosto del 1683 il Cappuccino P. Marco d'Aviano è nominato Cappellano Capo di tutte le armate cristiane. Egli rianima il popolo atterrito, convince Giovanni Sobieski ad accorrere con la sua armata di 40 mila uomini.

L'immagine della Madonna è su ogni bandiera: Vienna aveva fiducia solo nel soccorso della Madonna. La città era assediata dal 14 luglio e la sua resa era questione di ore.

Sul Kahlemberg, montagna che protegge la città dalla parte del nord, in una cappella, il P. Marco celebrò la Messa servita dal Sobieski dinanzi a tutta l'armata cristiana disposta a semicerchio. P. Marco promise la più strepitosa vittoria. Alla fine della Messa, come estatico, invece di dire: "Ite Missa est", gridò: "Joannes vinces", cioè: "Giovanni vincerai".

La battaglia iniziò all'alba dell'11 settembre. Un sole splendido illuminava le due armate che stavano per decidere le sorti d'Europa. Le campane della città fin dal mattino suonavano a stormo, le donne e i bambini erano in chiesa a implorare aiuto da Maria. Prima di sera l'armata turca era in rotta, lo stendardo di Maometto nelle mani di Sobieski, la tenda del Gran Visir occupata.

Il popolo era impaziente di contemplare il volto dell'eroe. Sobieski, preceduto dal grande Stendardo di Maometto, vestito di azzurro e di oro, montato sul cavallo del Gran Visir, il giorno seguente fece il suo ingresso solenne in città fra un delirio di popolo. Per ordine di Sobieski il corteo si diresse verso la chiesa della Madonna di Loreto in cui si venerava una celebre immagine della SS. Vergine. A Lei era dovuta la vittoria e ai suoi piedi tutto il popolo si prostrò riconoscente.

Fu celebrata una S. Messa e Sobieski rimase sempre in ginocchio come assorto. Il predicatore salì il pulpito e fece un grande discorso di circostanza, applicando a Giovanni Sobieski il testo evangelico: "Fuit homo missus a Deo cui nomen erat Joannes" ("Ci fu un uomo inviato da Dio, il cui nome era Giovanni").

La cerimonia proseguì grandiosa e solenne nella sua semplicità con particolari gustosi che mettono in rilievo la fede e la bonomia di Sobieski. L'assedio aveva disorganizzato molte cose e la Chiesa di Loreto non aveva più cantori. "Non importa" disse Sobieski, e con la sua voce potente intonò ai piedi dell'altare il "Te Deum", che il popolo proseguì ad una sola voce.

L'organo e la musica non erano necessari: il coro della folla vi supplì con pietà, commozione, entusiasmo. Il clero sconcertato non sapeva come concludere, e sfogliava messali e rituali per cercare un versetto. Sobieski lo trasse d'imbarazzo: senza troppo badare alle rubriche, ne improvvisò uno e la sua voce sonora si innalzò ancora potente su la folla: "Non nobis, Domine, non nobis!" ("Non a noi, Signore, non a noi!"). I sacerdoti risposero piangendo: "Sed nomini tuo da gloriam" ("Ma al tuo nome dà gloria").

Sobieski inviò subito un messaggio al B. Innocenzo XI per annunziargli la vittoria. I termini della missiva mostrano l'umiltà e la fede dell'eroe: "Venimus, vidimus, et Deus vicit" ("Siamo venuti, abbiamo veduto, e Dio ha vinto").

Una solenne ambasciata portava al Papa il grande stendardo di Maometto IV, la tenda del Gran Visir e una bandiera cristiana riconquistata ai Turchi.

Il Beato Innocenzo XI, riconoscente alla Madonna di Loreto per la grande vittoria, inviò al Santuario la bandiera ritolta ai Turchi e la tenda. La bandiera si conserva ancora nella Sala del Tesoro. La tenda fu portata personalmente da Clementina, figlia di Sobieski, sposa a Giacomo II Re d'Inghilterra. Con la tenda fu confezionato un prezioso baldacchino che si usa solo nelle grandi solennità; una parte servì per un "apparato in quarto per pontificali".

Anche il Papa, come Sobieski, attribuiva la vittoria alla Vergine. Il suo ex voto fu l'istituzione di una festa in onore del S. Nome di Maria. Il 25 novembre 1683 un atto della Congregazione dei Riti la estendeva a tutta la Chiesa e la fissava nella domenica fra l'ottava della Natività di Maria e S. Pio X l'ha fissata per il 12 settembre, giorno anniversario della vittoria.

Dopo la grande battaglia di Vienna, sotto le macerie fu trovata una bella immagine della Madonna di Loreto, nei cui lati era scritto: "In hac imagine Mariae victor eris Joannes; In hac imagine Mariae vinces Joannes" ("In questa immagine di Maria sarai vincitore, o Giovanni; in questa immagine di Maria vincerai, o Giovanni"). Era certo un'immagine portata lì da S. Giovanni da Capistrano, più di 2 secoli prima, nelle lotte contro i Turchi in Ungheria e a Belgrado.

Sobieski volle che P. Marco la portasse nell'ingresso trionfale a Vienna il giorno dopo la vittoria. La portò con sé inseguendo il nemico e con essa riportò splendide vittorie contro i Turchi. La fece poi collocare nella sua Cappella e ogni giorno faceva celebrare dinanzi a Lei la S. Messa e cantare le Litanie Lauretane.

Nella Cappella Polacca a Loreto il prof. Gatti ha voluto ricordare questo episodio collocando nel quadro della parete di destra il P. Marco d'Aviano con il quadro della Madonna di Loreto in mano.

Il B. Innocenzo XI mise l'impronta della Santa Casa con l'iscrizione: "Santa Maria di Loreto, pregate per noi", negli "Agnus Dei" del primo e settimo anno del suo Pontificato.

Padre Arsenio d’Ascoli

 

12 settembre 1683

La battaglia di Vienna

 

Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento - secolo alquanto travagliato - appare oscuro e denso d’incertezze. La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), sotto le apparenze di una guerra di religione, era in realtà un confronto politico-militare fra la Casa regnante francese dei Borbone e quella degli Asburgo. L’intento era quello di togliere agli Asburgo l’egemonia sulla Germania, che derivava loro dall’autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo Armand du Plessis, meglio noto come cardinal Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul mero interesse nazionale a scapito di una visione europea e cattolica, si alleò con i principi protestanti. I Trattati di Westfalia del 1648 sancirono l’indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero. È cosí che sulla Germania, devastata, divisa fra cattolici e protestanti e separata politicamente, si stabilisce l’egemonia del re di Francia, Luigi XIV (1638-1715). Il ruolo cosí raggiunto in Europa spinge il Re di Francia ad aspirare ormai alla corona imperiale e, in questa ottica, egli non esita a cercare perfino l’alleanza dell’Impero ottomano, del tutto avverso ad ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo dunque l’Europa è prostrata, divisa in se stessa tra fazioni religiose e lotte dinastiche, con una crisi economica e demografica conseguente alla guerra, che la resero quanto mai vulnerabile.


L’offensiva islamica

L’impero ottomano, che aveva conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato temporaneamente bloccato dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria. Poco dopo però, sotto la guida strategica del Gran Visir Qara Mustafà (1634-1683), l’offensiva riprende, incoraggiata paradossalmente da Luigi XIV e dalla sua disinvolta politica anti-asburgica. Non poteva esserci momento piú favorevole per una campagna vittoriosa e ormai il cuore dell’Europa era alla portata delle armate ottomane. Pressoché isolata, soltanto la Repubblica di Venezia impedisce ai Turchi di ottenere il dominio nell’Egeo, nella Grecia e nella Dalmazia. Si trattava però di una lotta ormai impari e, infatti, culminò nella perdita di Candia nel 1669, nonostante le eroiche gesta di Francesco Morosini (1618-1694). Nel 1672 la Podolia - una parte dell’attuale Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, ad Istanbul, le armate ottomane volgono in direzione dell’Ungheria. È un immenso esercito quello che si mette in marcia verso il cuore dell’Europa, sotto la guida di Qara Mustafā e di Maometto IV (1641-1692). Il disegno che essi tentarono di realizzare era quello di una sorta di "grande Turchia europea e mussulmana" di cui Vienna doveva essere la futura capitale; una città che a sua volta sarebbe stata una testa di ponte verso il resto dell’Europa assediata e destinata alla sconfitta. Le poche forze imperiali rimaste - rinforzate dalle milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) - tentarono invano di resistere. Il gran condottiero al servizio degli Asburgo prese il comando, benché reduce da una gravissima malattia, dalla quale - si disse - l’avevano salvato le preghiere di un padre cappuccino, noto a molti come padre Marco da Aviano. Padre Marco era stato inviato dal Papa presso l’Imperatore per perorare la causa della crociata anti-turca. Il primo atto di padre Marco fu quello di chiedere che in tutte le insegne imperiali fosse riportata l’immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache porteranno sempre l’effigie della Madonna per i successivi due secoli e mezzo. Solo Adolf Hitler dopo la sua ascesa al potere le farà togliere.


L’inizio della battaglia decisiva

L’otto luglio del 1683 l’esercito ottomano avanza verso Vienna giungendovi il 13 luglio e cingendola d’assedio. Fu una marcia di conquista che non risparmiò le regioni attraversate, votando alla distruzione città e villaggi, chiese e conventi, massacrando e riducendo in schiavitú le popolazioni cosí sottomesse. L’imperatore Leopoldo I (1640-1705), dopo aver affidato il comando militare al conte Ernst Rüdiger von Starhemberg (1638-1701), decise di lasciare Vienna e raggiunse la città di Linz per organizzare cosí la resistenza della Germania. Nell’impero risuonavano ormai le "campane dei turchi", com’era già accaduto nel 1664 e nel secolo precedente, e iniziò la mobilitazione di tutte le forze disponibili. L’imperatore avviò febbrilmente le trattative per chiamare a raccolta tutti i principi, cattolici e protestanti, tentando di contrastare l’opera diplomatica di Luigi XIV e di Federico Guglielmo di Brandeburgo (1620-1688). Fu cosí che chiese anche l’intervento dell’esercito polacco, appellandosi al supremo interesse della salvezza della Cristianità.


L’opera di Papa Innocenzo XI

In questo momento angoscioso la politica europea e orientale sapientemente promossa dalla Santa Sede da lunghi anni sortí i suoi frutti. Il merito fu in gran parte del cardinale Benedetto Odescalchi (1611-1689), eletto Papa nel 1676 (con il nome d’Innocenzo XI) e beatificato nel 1956 da Papa Pio XII. Convinto assertore della crociata, il Pontefice, che da cardinale e governatore di Ferrara si era guadagnato il titolo di "padre dei poveri", avviò una politica lungimirante tesa a creare un sistema d’equilibrio fra i principi cristiani per indirizzare la loro azione politica contro l’Impero ottomano. Avvalendosi di personalità eccezionali come i nunzi Obizzo Pallavicini (1632-1700), Francesco Buonvisi (1626-1700), padre Marco da Aviano ed altri, riuscí a comporre i contrasti in seno all’Europa, a pacificare la Polonia con l’Austria e perfino a favorire l’avvicinamento con il Brandeburgo (protestante) e con la Russia ortodossa. Tutte le divisioni in seno alla Cristianità dovevano venir meno davanti alla difesa dell’Europa dall’islam. Fu cosí che, nonostante tutto, nel 1683 il Papa riuscí a creare una grande coalizione cristiana e a trovare le risorse necessarie per finanziare un’impresa politica e militare d’enormi proporzioni.


L’assedio di Vienna

Nella città intanto ebbe inizio la resistenza eroica all’assedio. Si calcola che circa 6.000 soldati e 5.000 uomini della difesa civica seppero far fronte all’Armata ottomana, forte di ben 300 cannoni. Nella città, solo la campana di Santo Stefano, ormai chiamata Angstern (angoscia), con i suoi rintocchi chiamava a raccolta i difensori. Gli assalti alle mura e gli scontri isolati erano pressoché continui, mentre i soccorsi erano ancora lontani. Sollecitato dal Pontefice e dall’imperatore, il re di Polonia Giovanni III Sobieski (1624-1696), alla testa dell’esercito, si mosse a tappe forzate verso Vienna, che ormai già due volte aveva salvato la Polonia dai turchi. Finalmente il 31 agosto i suoi contingenti si congiunsero con quelli del duca Carlo di Lorena, che in seguito assunse il comando supremo. L’esercito cristiano, tutte le forze di quell’Europa cosí prodigiosamente riunita, si mise in marcia verso Vienna, dove la situazione era ormai drammatica. I turchi avevano aperto delle brecce nei bastioni e i difensori superstiti, dopo aver respinto decine d’attacchi ed effettuato numerose sortite, erano allo stremo delle forze. Le truppe ottomane avevano quasi il libero accesso all’Austria e alla Moravia. L’undici settembre Vienna visse con angoscia quella che parve l’ultima notte. Von Starhemberg inviò a Carlo di Lorena un ultimo disperato messaggio: "Non perdete piú tempo, clementissimo Signore, non perdete piú tempo".


La battaglia finale

È l’alba del 12 settembre 1683, quando padre Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa, servita dal re di Polonia, benedice e arringa l’esercito ormai schierato accompagnandolo in campo aperto. Poco dopo a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani. A capo degli eserciti cristiani sono presenti i principi del Baden e di Sassonia, i signori di Turingia e di Holstein, i Wittelsbach di Baviera, il generale italiano conte Enea Silvio Caprara (1631-1701), il giovane principe Eugenio di Savoia (1663-1736), insieme ai polacchi e agli ungheresi. La battaglia durò tutto il giorno e terminò con un’epica carica all’arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provocò finalmente lo sfacelo dell’Armata ottomana. Le forze europee scese in campo subiranno la perdita di circa 2.000 uomini contro le oltre 20.000 dell’avversario. L’esercito ottomano fuggí in disordine abbandonando ogni cosa, ma non senza aver vilmente trucidato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia inviò al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Da allora, per volere di Papa Innocenzo XI, il 12 settembre è dedicato alla festa del Ss. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria. Il giorno seguente l’Imperatore entrò nella Vienna liberata, alla testa dei principi dell’impero e delle truppe confederate. Nella cattedrale di Santo Stefano il vescovo di Vienna-Neustadt, poi cardinale, il conte Leopoldo Carlo Kollonic (1631-1707), celebrò un solenne Te Deum di ringraziamento.

 

 

LA VITTORIA DEL SANTO ROSARIO LAURETANO

PER LA SALVEZZA DELL’EUROPA

7 OTTOBRE 1571

Lepanto è un luogo della memoria per la cultura europea e per tutto l’Occidente.

Lì il 7 ottobre 1571 si svolse “il più grande evento che videro i secoli”, come ebbe ad affermare Miguel Cervantes.

           

La vittoria della Lega Santa, costituita dal Pontefice San Pio V, contro i Turchi salvò l'Europa dall'invasione islamica. Nonostante l'inferiorità numerica e militare, le truppe cristiane riportarono una straordinaria vittoria, grazie all'intercessione della Madonna del Rosario, venerata nella Santa Casa di Nazareth a Loreto. Ricordare questo evento, è quanto mai di attualità. La determinazione del Papa e della Cristianità in difesa della Fede e della Tradizione Cattolica, la forza del senso “identitatio” dato dalla religione comune, dimostrati in occasione della battaglia di Lepanto, siano il monito per le Autorità ecclesiastiche e civili di oggi, affinché sappiano affrontare con lo stesso zelo e lo stesso attaccamento alla Verità i pericoli dell’epoca attuale.

            Mons. Giuseppe Germano Bernardini, vescovo di Izmir, nella Turchia, avvertì nel II Sinodo europeo: Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamico-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse ad un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche v’invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. C’è da crederci, perché il dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord-Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista? (…) Termino con un’esortazione che mi è suggerita dall’esperienza: non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia”.

 

UN APPELLO DEL NEO-CONVERTITO AL CATTOLICESIMO DALL’ISLAM

MAGDI CRISTIANO ALLAM

 

Lettera aperta al Papa Benedetto XVI:

"Può la Chiesa legittimare l’islam come religione e considerare Maometto un profeta?"

Appello al Santo Padre perché faccia chiarezza sulla deriva relativista e islamicamente corretta che ha portato alti prelati cattolici a legittimare l'islam come religione

e a trasformare le chiese e le parrocchie in sale da preghiera e di raduno degli estremisti islamici.

autore:

Magdi Cristiano Allam

A Sua Santità il Papa Benedetto XVI,

mi rivolgo direttamente a Lei, Vicario di Cristo e Capo della Chiesa Cattolica, con deferenza da sincero credente nella fede in Gesù e da strenuo protagonista, testimone e costruttore della Civiltà cristiana, per manifestarLe la mia massima preoccupazione per la grave deriva religiosa ed etica che si è infiltrata e diffusa in seno alla Chiesa. Al punto che mentre al vertice della Chiesa taluni alti prelati e persino dei suoi stretti collaboratori sostengono apertamente e pubblicamente la legittimità dell’islam quale religione e accreditano Maometto come un profeta, alla base della Chiesa altri sacerdoti e parroci trasformano le chiese e le parrocchie in sale da preghiera e da raduno degli integralisti ed estremisti islamici che perseguono lucidamente e indefessamente la strategia di conquista del territorio e delle menti di un Occidente cristiano che, come Lei stesso l’ha definito, “odia se stesso”, ideologicamente ammalato di nichilismo, materialismo, consumismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo, multiculturalismo.

Si tratta di una guerra di conquista islamica che ha trasformato l’Occidente cristiano in una roccaforte dell’estremismo islamico al punto da “produrre” terroristi suicidi islamici con cittadinanza occidentale, dove la minaccia più seria non è tanto quella degli efferati tagliatori di teste che impugnano le armi, quanto quella dei subdoli tagliatori di lingue che hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede islamica, dando vita a uno stato islamico in seno allo stato di diritto, basato su un’ampia rete di moschee e di scuole coraniche dove si predica l’odio, si inculca la fede nel cosiddetto “martirio” islamico, si pratica il lavaggio di cervello per trasformare le persone in combattenti della guerra santa islamica; di enti caritatevoli e assistenziali islamici che in cambio di aiuti materiali plagiano e sottomettono le menti; di banche islamiche che controllano fette sempre più ampie della finanza e dell’economia mondiale accreditando il diritto islamico; di veri e propri tribunali islamici che in Gran Bretagna sono già riusciti a imporre la sharia, la legge islamica, equiparata al diritto civile su questioni attinenti allo statuto personale e familiare, anche se assumono delle sentenze che violano i diritti fondamentali dell’uomo, quale la legittimazione della poligamia e la discriminazione della donna. Questi sono fatti: ci si creda o meno, piacciano o meno, ma sono fatti reali, oggettivi, innegabili.

Questa conquista islamica delle menti e del territorio si è resa possibile per l’estrema fragilità interiore dell’Occidente cristiano: sono due facce della stessa medaglia. Il nostro Occidente emerge sempre più come un colosso di materialità dai piedi d’argilla perché senz’anima, in profonda crisi di valori, che tradisce la propria identità non volendo riconoscere la verità storica ed oggettiva delle radici giudaico-cristiane della propria civiltà. E’ un Occidente ideologicamente e concretamente colluso con l’avanguardia dell’esercito di conquista islamico che mira a riesumare il mito e l’utopia della “Umma”, la Nazione islamica, invocando il Corano che legittima l’odio, la violenza e la morte, ed evocando il pensiero e l’azione di Maometto che ha dato l’esempio commettendo efferati crimini, come quello che lo vide personalmente partecipe della strage e della decapitazione di oltre 700 ebrei della tribù dei Banu Quraizah nel 627 alle porte di Medina.

Ebbene, Sua Santità, come non ci si può rendere conto che la disponibilità, o peggio ancora la collusione con l’islam come religione, che a dispetto delle apparenze mette a repentaglio l’amore cristiano per i musulmani come persone, culmina nel rinnegare la fede nel Dio che si è fatto Uomo e nel cristianesimo che è testimonianza di Verità, Vita, Amore, Libertà e Pace? Ecco perché oggi è vitale per il bene comune della Chiesa cattolica, per l’interesse generale della Cristianità e della stessa Civiltà occidentale che Lei si pronunci in modo chiaro e vincolante per l’insieme dei fedeli sul quesito di fondo alla base di questa deleteria deriva religiosa ed etica che sta screditando la Chiesa, scardinando le certezze valoriali e identitarie dell’Occidente cristiano, trascinando al suicidio della nostra civiltà: è concepibile che la Chiesa legittimi sostanzialmente l’islam come religione spingendosi fino al punto da considerare Maometto come un profeta?

Sua Santità, mi limiterò a indicarLe due recenti episodi di cui sono stato testimone. Mercoledì scorso, 15 ottobre 2008, l’arcivescovo di Brindisi, monsignor Rocco Talucci, mi ha fatto l’onore prima di accogliermi nella sede della Curia Arcivescovile verso le 17 e, mezz’ora dopo, di partecipare alla presentazione dell’autobiografia della mia conversione dall’islam al cattolicesimo “Grazie Gesù” nella Sala della Camera di Commercio di Brindisi. Ad organizzare il tutto è stata la mia cara amica Mimma Piliego, medico di base, volontaria presso il Seminario Papa Benedetto XVI e la Comunità Emmanuel, dedita al recupero dei tossicodipendenti. L’ho citata in “Grazie Gesù” come una delle testimoni di fede che mi hanno affascinato per la sua spiritualità. L’arcivescovo mi è subito parso un fine diplomatico, attento a valutare sempre i pro e i contro di ogni situazione, cercando di accontentare tutti e di non irritare nessuno. Non è esattamente il tipo di Pastore della Chiesa o più semplicemente di persona che prediligo, anche se mi sforzo di immedesimarmi nella condizione altrui per comprendere le ragioni profonde di chi trasforma l’equilibrismo esistenziale in prassi quotidiana, finendo per condizionare e determinare la stessa scelta di vita.

Senonché la mia disponibilità alla comprensione delle ragioni altrui è venuta meno quando, intervenendo dopo la mia presentazione del libro, l’arcivescovo Talucci ha qualificato Maometto come “un profeta” e ha sostanzialmente legittimato l’islam come religione in quanto “espressione dell’aspirazione dell’uomo ad elevarsi a Dio”. Non è assolutamente mia intenzione sollevare un caso personale nei confronti dell’arcivescovo Talucci. Perché non è affatto un caso isolato. Magari fosse così! Purtroppo è un atteggiamento diffuso in seno alla Chiesa cattolica odierna.

Il secondo episodio concerne il cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Intervenendo al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini il 25 agosto 2008, nel corso di una conferenza stampa che ha preceduto l’incontro pubblico dal titolo “Le condizioni della pace”, ha ripetuto la tesi da lui già sostenuta in passato, secondo cui le religioni sarebbero di per sé “fattori di pace”, ma che farebbero paura a causa di “alcuni credenti” che hanno “tradito la loro fede”, mentre in realtà tutte le fedi sarebbero “portatrici di un messaggio di pace e fraternità”.

La tesi del cardinale Tauran è che le religioni sarebbero intrinsecamente buone e che quindi lo sarebbe anche l’islam. Ne consegue che se oggi l’estremismo e il terrorismo islamico sono diventati la principale emergenza per la sicurezza e stabilità internazionale, ciò si dovrebbe imputare a una minoranza “cattiva” che interpreterebbe in modo distorto il “vero islam”, mentre la maggioranza dei musulmani sarebbe “buona” nel senso di rispettosa dei diritti fondamentali e dei valori non negoziabili che sono alla base della comune civiltà dell’uomo.

La realtà oggettiva, lo dico con serenità e animato da un intento costruttivo, è esattamente il contrario di ciò che immagina il cardinale Tauran. L’estremismo e il terrorismo islamico sono il frutto maturo di chi, a partire dalla sconfitta degli eserciti arabi nella guerra contro Israele del 5 giugno 1967 che ha segnato il tramonto dell’ideologia laica, socialista e guerrafondaia del panarabismo, innalzando il vessillo del panislamismo ha voluto essere sempre più aderente al dettame del Corano e al pensiero e all’azione di Maometto.

La verità, dunque, è che l’estremismo e il terrorismo islamico corrispondono genuinamente al “vero islam” che è un tutt’uno con il Corano che a sua volta è considerato un tutt’uno con Allah, opera increata al pari di Dio, così come corrispondono al pensiero e all’azione di Maometto.

Alla radice del male non vi è dunque una minoranza di uomini “cattivi”, responsabili del degrado generale, mentre le religioni sarebbero tutte ugualmente “buone”. La verità è che le religioni sono diverse, mentre gli uomini – al di là della fede e della cultura di riferimento - potrebbero essere accomunati dal rispetto di regole e di valori comuni. La verità è che il cristianesimo e l’islam sono totalmente differenti: il Dio che si è fatto uomo incarnato in Gesù, che ha condiviso la vita, la verità, l’amore e la libertà con altri uomini fino al sacrificio della propria vita, non ha nulla in comune con Allah che si è fatto testo incartato nel Corano, che s’impone sugli uomini in modo arbitrario, che ha legittimato un’ideologia e una prassi di odio, violenza e morte perseguita da Maometto e dai suoi seguaci per diffondere l’islam.

La verità, lo dico sulla base dell’oggettività della realtà manifesta e della consapevolezza legata all’esperienza diretta, è che non esiste un “islam moderato”, così come invece ha sostenuto lo stesso cardinale Tauran, mentre certamente ci sono dei “musulmani moderati”. Sono tutti quei musulmani che, al pari di qualsiasi altra persona, rispettano i diritti fondamentali dell’uomo e quei valori che non sono negoziabili in quanto sostanziano l’essenza della nostra umanità: la sacralità della vita, la dignità della persona, la libertà di scelta.

L’amara verità è che quella parte della Chiesa ammalata di relativismo e di islamicamente corretto rischia di diventare più islamica degli stessi islamici. Mi domando se la Chiesa si rende conto dell’arbitrio commesso nell’assumere la tesi del Corano creato anziché increato, al fine di consentire l’interpretazione e la contestualizzazione storica dei versetti, quindi la rappresentazione di un islam dove fede e ragione sarebbero del tutto compatibili, quando storicamente e a tutt’oggi la stragrande maggioranza dei musulmani crede in un Corano increato al pari di Allah, dove i versetti hanno un valore assoluto, universale, eterno, immodificabili?

Come può la Chiesa prestarsi al gioco di chi strumentalmente e ideologicamente decontestualizza, scorpora, seleziona arbitrariamente il contenuto e il messaggio coranico, al fine di evidenziare quei versetti che estrapolati da ciò che precede e ciò che segue, consentirebbero di affermare l’esistenza di un “islam moderato”? Come può la Chiesa legittimare sostanzialmente un sedicente “islam moderato”, finendo per accreditare un personaggio abietto e criminale, che non ha avuto alcuna remora a ricorrere a tutti i mezzi, compreso lo sterminio di chi non aderiva all’islam, per sottometterli alla sua mercé?

Mi domando se la Chiesa si rende conto che se non afferma e non si erge a testimone dell’unicità, assolutezza, universalità ed eternità della Verità in Cristo, finisce per rendersi complice nella costruzione di un pantheon mondiale delle religioni, dove tutti ritengono che ciascuna religione sia depositaria di una parte della verità, anche se ciascuna religione si auto-attribuisce il monopolio della verità?

Perché stupirsi poi del fatto che il cristianesimo, posto sullo stesso piano di una miriade di fedi e ideologie che danno le risposte più disparate ai bisogni spirituali, cessi di affascinare, persuadere e conquistare la mente e i cuori degli stessi cristiani, che disertano sempre più le chiese, che rifuggono dalla vocazione sacerdotale e più in generale che escludono la dimensione religiosa dalla propria vita?

Per me il cristianesimo non è una religione “migliore” dell’islam, o la religione “completa” dal messaggio “compiuto” rispetto ad un islam considerato come una religione “incompleta” dal messaggio “incompiuto”. Per me il cristianesimo è l’unica religione vera, perché è vero Gesù, il Dio che si fa uomo e che ha testimoniato in mezzo a noi uomini tramite le opere buone la verità, il fascino, la ragionevolezza e la bontà del cristianesimo.

Per me l’islam che riconosce un Gesù solo umano, che pertanto condanna il cristianesimo come eresia perché crede nella divinità di Gesù e come idolatria perché crede nel dogma della Santissima Trinità, è una falsa religione, ispirata non da Dio ma dal demonio. Per me l’islam che ottemperando alle prescrizioni coraniche ed emulando le gesta di Maometto corrompe l’animo di chi si sottomette e uccide il corpo di chi si rifiuta, è una religione fisiologicamente violenta e si è rivelata storicamente aggressiva e conflittuale, del tutto incompatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana. Proprio la mia esperienza di “musulmano moderato” che perseguiva il sogno di un “islam moderato”, mi ha fatto comprendere che si può certamente essere “musulmani moderati” come persone ma che non esiste affatto un “islam moderato”.

Dobbiamo pertanto distinguere tra la dimensione della persona da quella dalla religione. Con i musulmani moderati, partendo dal rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dalla condivisione dei valori non negoziabili della nostra umanità, si può dialogare e operare per favorire la civile convivenza. Ma dobbiamo affrancarci dall’errore diffuso che immagina che per poter amare i musulmani si debba amare l’islam, che per rapportarsi in modo dignitoso con i musulmani si debba attribuire pari dignità all’islam.

Sua Santità Benedetto XVI, la Chiesa, il Cristianesimo e la Civiltà occidentale oggi stanno soccombendo per l’imperversare della piaga interna del nichilismo e del relativismo di chi ha perso la propria anima, sotto l’incalzare della guerra di conquista di natura aggressiva dell’estremismo e del terrorismo islamico, in aggiunta alla deriva di un mondo che si è globalizzato ispirandosi alla modernità occidentale ma solo nella sua dimensione materialista e consumista, mentre non ha affatto recepito la sua dimensione spirituale e valoriale. Finendo per avvantaggiare coloro che rincorrono una concezione materialista e consumista della vita, scevra da valori e regole, violando i diritti fondamentali dell’uomo, così come è certamente il caso della Cina e dell’India.

In questo contesto assai critico e dalla prospettiva buia, Lei oggi rappresenta un faro di Verità e di Libertà per tutti i cristiani e per tutte le persone di buona volontà in Occidente e nel Mondo. Lei è una Benedizione del Cielo che mantiene in piedi la speranza nel riscatto morale e civile della Cristianità e dell’Occidente. Ci ispiriamo a Lei e confidiamo nella sua benedizione per ergerci a Costruttori della Civiltà Cristiana in grado di promuovere un Movimento di riforma etica che realizzi un’Italia, un’Europa, un Occidente e un Mondo di Fede e Ragione.

Che Dio l’assista nella missione che Le ha conferito e che Dio ci accompagni nel comune cammino volto all’affermazione della Verità, all’accreditamento del bene comune e alla realizzazione dell’interesse generale dell’umanità.

Magdi Cristiano Allam

Dal Sito Internet di Magdi Cristiano Allam:

www.magdiallam.it

 

 

Dal discorso di Benedetto XVI all’Università di Ratisbona

 

Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Munster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II il Paleologo, forse durante i quartieri d’inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. (…) Nel settimo colloquio edito dal professor Khoury, l’imperatore tocca il tema della «jihad» (guerra santa). Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2,256 si legge: «Nessuna costrizione nelle cose di fede». E’ una delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». L’imperatore spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. «Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione («logos») è contrario alla natura di Dio. (...) Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia... Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…».

 

LA CONDIZIONE DEL CRISTIANESIMO

NELL’EPOCA ATTUALE

 

IL “PICCOLO GREGGE” NELLE CONFIDENZE DI PAOLO VI A JEAN GUITTON NEL 1977

“C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: ‘Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?’. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. [...] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia (Jean Guitton, Paolo VI segreto).

 

L’APOSTASIA SILENZIOSA

E di “apostasia silenziosa” dei cristiani più volte ha parlato il “santo” Pontefice Giovanni Paolo II. Dopo il Concilio Vaticano II il mondo cattolico, infatti, ha subìto gli effetti di una crisi interna; una crisi che Paolo VI qualificò come processo di “autodemolizione” della Chiesa e di penetrazione del “fumo di Satana nel tempio di Dio”; una crisi che Giovanni Paolo II continuò a riconoscere con parole come queste: “Bisogna ammettere realisticamente, e con profonda e sofferta sensibilità, che i cristiani di oggi, in gran parte, si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi. Si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnate; si sono propalate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni; si è manomessa la Liturgia. Immersi nel relativismo intellettuale e morale, e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico senza dogmi definiti e senza morale oggettiva” (discorso del 6 febbraio 1981 ai religiosi e sacerdoti partecipanti al I Congresso Nazionale Italiano sul tema Le missioni al popolo per gli anni Ottanta; cfr. “L’Osservatore Romano”, 7-2-1981).

 

L’ODIO DELL’OCCIDENTE VERSO SE STESSO

L’ex-Card. Ratzinger, ora Benedetto XVI,  in una conferenza nella Sala Capitolare del Chiostro della Minerva, il 13 maggio 2004, diceva, tra l’altro:

Nella nostra società attuale grazie a Dio viene multato chi disonora la fede di Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure. Viene multato anche chiunque vilipendia il Corano e le convinzioni di fondo dell’Islam. Laddove invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, limitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in generale. La libertà di opinione trova però il suo limite in questo, che essa non può distruggere l’onore e la dignità dell’altro; essa non è libertà di mentire o di distruggere i diritti umani.

C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.

L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro. Di essa fa parte l’andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell’altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi. Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza.

Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l’identità dell’Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro. Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi.

Come andranno le cose in Europa in futuro non lo sappiamo. La Carta dei diritti fondamentali può essere un primo passo, un segno che l’Europa cerca nuovamente in maniera cosciente la sua anima. In questo bisogna dare ragione a Toynbee, che il destino di una società dipende sempre da minoranze creative.

I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così a servizio dell’intera umanità”.

 

UN SECOLARISMO SENZA DIO E LA SPORCIZIA NELLA CHIESA

Nella famosa Via Crucis del Venerdì Santo del 2005, quando era ancora il Card. Ratzinger, Benedetto XVI descrisse con accenti drammatici la condizione attuale della Chiesa: “Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa?... Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!...   Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti.  Abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi”.

 

GLI AMMONIMENTI DI BENEDETTO XVI

Dall’Omelia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura

in occasione dell’apertura della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

Domenica, 5 ottobre 2008

(Letture bibliche: Is.5,1-7; Fil.4,6-9; Mt.21,33-43)  

Quanto denuncia la pagina evangelica interpella il nostro modo di pensare e di agire. Non parla solo dell’"ora" di Cristo, del mistero della Croce in quel momento, ma della presenza della Croce in tutti i tempi. Interpella, in modo speciale, i popoli che hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo. Se guardiamo la storia, siamo costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti. In conseguenza di ciò, Dio, pur non venendo mai meno alla sua promessa di salvezza, ha dovuto spesso ricorrere al castigo. E’ spontaneo pensare, in questo contesto, al primo annuncio del Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane inizialmente fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia. Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca? Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna. Vi è chi, avendo deciso che "Dio è morto", dichiara "dio" se stesso, ritenendosi l’unico artefice del proprio destino, il proprietario assoluto del mondo. Sbarazzandosi di Dio e non attendendo da Lui la salvezza, l’uomo crede di poter fare ciò che gli piace e di potersi porre come sola misura di se stesso e del proprio agire.

(…)

Ma nelle parole di Gesù vi è una promessa: la vigna non sarà distrutta. Mentre abbandona al loro destino i vignaioli infedeli, il padrone non si distacca dalla sua vigna e l’affida ad altri suoi servi fedeli. Questo indica che, se in alcune regioni la fede si affievolisce sino ad estinguersi, vi saranno sempre altri popoli pronti ad accoglierla. Proprio per questo Gesù, mentre cita il Salmo 117 [118]: "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo" (v. 22), assicura che la sua morte non sarà la sconfitta di Dio. Ucciso, Egli non resterà nella tomba, anzi, proprio quella che sembrerà essere una totale disfatta, segnerà l’inizio di una definitiva vittoria. Alla sua dolorosa passione e morte in croce seguirà la gloria della risurrezione. La vigna continuerà allora a produrre uva e sarà data in affitto dal padrone "ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo" (Mt 21,41). (…)

Il consolante messaggio che raccogliamo da questi testi biblici è la certezza che il male e la morte non hanno l’ultima parola, ma a vincere alla fine è Cristo. Sempre! (…)

 

Dall’omelia del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

in occasione dell'apertura della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale.

Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso:

"Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto"

(…..)

Dio ci aspetta. Egli vuole essere amato da noi: un simile appello non dovrebbe forse toccare il nostro cuore? Proprio in quest'ora in cui celebriamo l'Eucaristia, in cui inauguriamo il Sinodo sull'Eucaristia, Egli ci viene incontro, viene incontro a me. Troverà una risposta? O accade con noi come con la vigna, di cui Dio dice in Isaia: "Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica"? La nostra vita cristiana spesso non è forse molto più aceto che vino? Autocommiserazione, conflitto, indifferenza?

(…)

Noi uomini, ai quali la creazione, per così dire, è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d'intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato. La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia. Laddove però l'uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l'arbitrio del potere e degli interessi. Certo, si può cacciare il Figlio fuori della vigna e ucciderlo, per gustare egoisticamente da soli i frutti della terra. Ma allora la vigna ben presto si trasforma in un terreno incolto calpestato dai cinghiali, come ci dice il Salmo responsoriale (cfr Sal.79,14).

Così giungiamo al terzo elemento delle letture odierne. Il Signore, nell'Antico come nel Nuovo Testamento, annuncia alla vigna infedele il giudizio. Il giudizio che Isaia prevedeva si è realizzato nelle grandi guerre ed esili ad opera degli Assiri e dei Babilonesi. Il giudizio annunciato dal Signore Gesù si riferisce soprattutto alla distruzione di Gerusalemme nell'anno 70.

Ma la minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci! Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!".

A questo punto però sorge in noi la domanda: "Ma non c'è nessuna promessa, nessuna parola di conforto nella lettura e nella pagina evangelica di oggi? È la minaccia l'ultima parola?" No! La promessa c'è, ed è essa l'ultima, l'essenziale parola. La sentiamo nel versetto dell'Alleluia, tratto dal Vangelo di Giovanni: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto" (Gv.15,5). Con queste parole del Signore, Giovanni ci illustra l'ultimo, il vero esito della storia della vigna di Dio. Dio non fallisce. Alla fine Egli vince, vince l'amore.

(…..)

 

MARIA NEGLI ULTIMI TEMPI DELLA CHIESA

dall’insegnamento di San Luigi Maria Grignion da Montfort

(TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE)

 

Per mezzo di Maria ebbe inizio la salvezza del mondo, ancora per mezzo di Maria deve avere il suo compimento. Nella prima venuta di Gesù Cristo, Maria quasi scomparve, perché gli uomini, ancora poco istruiti e illuminati sulla persona di suo Figlio, non si allontanassero dalla verità, attaccandosi troppo sensibilmente e grossolanamente a lei. Così sarebbe certamente accaduto - se ella fosse stata conosciuta - a causa dell'incanto meraviglioso che Dio le aveva conferito anche nell'aspetto esteriore. Ciò è così vero che san Dionigi l'areopagita osserva che quando la vide, l'avrebbe presa per una dea a motivo delle segrete attrattive e dell'incomparabile bellezza che aveva, se la fede, nella quale era ben fermo, non gli avesse insegnato il contrario.

Ma nella seconda venuta di Gesù Cristo, Maria deve essere conosciuta e rivelata dallo Spirito Santo, per far conoscere, amare e servire Gesù Cristo per mezzo di lei. Non esistono più, infatti, i motivi che determinarono lo Spirito Santo a nascondere la sua sposa mentre elle viveva quaggiù e a manifestarla ben poco dopo la predicazione del Vangelo. In questi ultimi tempi, Dio vuole dunque rivelare e manifestare Maria, capolavoro delle sue mani.

1) Perché ella quaggiù volle rimanere nascosta e si pose al di sotto della polvere con umiltà profonda, avendo ottenuto da Dio e dai suoi Apostoli ed Evangelisti di passare inosservata.

2) Perché ella è il capolavoro delle sue mani, sia quaggiù nell'ordine della grazia che in cielo nell'ordine della gloria, e Dio vuole riceverne gloria e lode in terra dai viventi.

3) Perché è l'aurora che precede e annuncia il sole di giustizia Gesù Cristo, e quindi dev'essere conosciuta e svelata, se si vuole che lo sia Gesù Cristo.

4) Perché, essendo la strada per la quale Gesù Cristo è venuto a noi la prima volta, è pure la strada che egli seguirà nella sua seconda venuta, anche se in modo diverso.

5) Perché è il mezzo sicuro e la strada diritta e immacolata per andare a Gesù Cristo e trovarlo perfettamente. Per mezzo di lei, dunque, devono trovarlo le anime sante che devono risplendere in santità. Chi trova Maria, trova la vita, cioè Gesù Cristo, via, verità e vita. Ora non si può trovare Maria senza cercarla, né cercarla senza conoscerla; poiché non si cerca, né si desidera un oggetto sconosciuto. Bisogna dunque che Maria sia conosciuta più che mai, per la maggior conoscenza e gloria della Santissima Trinità.

6) Maria deve risplendere più che mai in questi ultimi tempi in misericordia, in forza e in grazia. In misericordia per ricondurre ed accogliere amorevolmente i poveri peccatori e i traviati che si convertiranno e ritorneranno alla Chiesa Cattolica. In forza, contro i nemici di Dio, gl'idolatri, gli scismatici, i maomettani, gli ebrei e gli empi induriti (quelli “induriti”, non quelli che sono alla ricerca e sono ancora aperti alla verità!... n.d.r.), che si ribelleranno in modo terribile per sedurre e far cadere, con promesse e minacce, tutti quelli che saranno loro contrari. E infine deve risplendere in grazia, per animare e sostenere i prodi soldati e fedeli servi di Gesù Cristo che combatteranno per i suoi interessi.

7) Da ultimo, dev’essere «terribile come schiere a vessilli spiegati» di fronte al diavolo e ai suoi seguaci, soprattutto in questi ultimi tempi, perché il diavolo, ben «sapendo che gli resta poco tempo», e più poco che mai, per trarre a rovina le anime, raddoppia ogni giorno i suoi sforzi e i suoi attacchi. Susciterà infatti, quanto prima, crudeli persecuzioni e tenderà terribili insidie ai servi fedeli e ai veri figli di Maria, che egli vince più difficilmente degli altri.

 

LA STORIA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

E DEL SANTUARIO DI POMPEI

(Loreto e Pompei: un gemellaggio pontificio)

La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere, perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere su un testo. I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi. Giovanni Paolo II ha aggiunto i cinque misteri della Luce.

Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571. A seguito di ciò il papa S. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del Santo Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre.

Il culto per il Santo Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione. La Madonna del Rosario, ebbe nei secoli una vasta gamma di raffigurazioni artistiche, quadri, affreschi, statue, di solito seduta in trono con il Bambino in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del rosario; la più conosciuta è quella in cui la corona viene data a Santa Caterina da Siena e a San Domenico Guzman, inginocchiati ai lati del trono. Ed è uno di questi quadri che ha dato vita alla devozione tutta mariana di Pompei; a questo punto bisogna parlare dell’iniziatore di questo culto, il beato Bartolo Longo.

L’avvocato Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841, di temperamento esuberante, da giovane si dedicò al ballo, alla scherma e alla musica; intraprese gli studi superiori in forma privata a Lecce; dopo l’Unità d’Italia, nel 1863, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Napoli.
Fu conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni dominava nell’Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero e il papa. Dubbioso sulla religione, si lasciò attrarre dallo spiritismo, allora molto praticato a Napoli, fino a diventarne un celebrante dei riti. In seguito, ebbe contatti con il dotto domenicano padre Radente, che con i suoi consigli e la sua dottrina, lo ricondusse alla fede cattolica e alle pratiche religiose. Intanto il 12 dicembre 1864 si era laureato in Diritto, ritornò al paese natío e prese a dedicarsi ad una vita piena di carità e opere assistenziali; rinunziò al matrimonio, ricordando le parole del venerabile Emanuele Ribera redentorista: “Il Signore vuole da te grandi cose, sei destinato a compiere un’alta missione”.

Superati gli indugi, abbandonò la professione di avvocato, facendo voto di castità e ritornò a Napoli per dedicarsi in un campo più vasto alle opere di beneficenza; qui incontrò il beato padre Ludovico da Casoria e la beata Caterina Volpicelli, due figure eminenti della santità cattolica dell’800 napoletano, i quali lo consigliarono e indirizzarono ad una santa amicizia con la contessa Marianna De Fusco. Da qui, il beato Bartolo Longo ebbe una svolta decisiva per la sua vita; divenne compagno inseparabile nelle opere caritatevoli, della contessa che era vedova, inoltre divenne istitutore dei suoi figli e amministratore dei beni. La loro convivenza diede adito a parecchi pettegolezzi, pur avendo il beneplacito dell’arcivescovo di Napoli cardinale Sanfelice; alla fine decisero di sposarsi nell’aprile 1885, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore fraterno, come avevano fatto fino allora.

La contessa De Fusco era proprietaria di terreni ed abitazioni nel territorio di Pompei e Bartolo Longo come amministratore si recava spesso nella Valle; vedendo l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il rosario.
Una pia suora Maria Concetta de Litala, gli donò una vecchia tela raffigurante la Madonna del Rosario, molto rovinata; restauratala alla meglio, Bartolo Longo decise di portarla nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora veniva usato come concime nei campi. Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta parrocchiale, da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli; la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario costruire una chiesa più grande.

Bartolo Longo su consiglio anche del vescovo di Nola, Formisano, che era l’Ordinario del luogo, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio che terminò nel 1887. Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi verrà anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XIII. La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente dalle tante Associazioni del Rosario, sparse in tutta Italia, in breve divenne centro di grande spiritualità come lo è tuttora, fu elevata al grado di Santuario, centro del sacramento della confessione di milioni di fedeli, che si accostano alla Santa Comunione tutto l’anno.

Il beato Bartolo Longo istituì per le opere sociali, un orfanotrofio femminile, affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate; ancora fondò l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali sono per istinto destinati a delinquere; chiamò a dirigerli i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Fondò nel 1884 il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” che ancora oggi si stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un avvenire ai suoi orfanelli; altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale, laboratori, casa del pellegrino.

Il santuario fu ampliato nel 1933-39, con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio, Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del santuario con tutte le opere pompeiane, qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il papa gli aveva rimasto; l’interno è a croce latina, tutta lavorata in marmo, ori, mosaici dorati, quadri ottocenteschi, con immensa cripta, il trono circondato da colonne, sulla crociera vi è l’enorme cupola di 57 metri tutta affrescata. Il fondatore, morì il 5 ottobre del 1926 e come da suo desiderio fu sepolto nella cripta, in cui riposa anche la contessa De Fusco.

Aveva trovato una zona paludosa e malsana, a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, abbandonata praticamente dal 1659. Alla sua morte lasciò una città ripopolata, salubre, tutta ruotante attorno al Santuario e alle sue numerose opere, a cui poi si affiancò il turismo per i ritrovati scavi della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio.

È sua l’iniziativa della supplica, da lui compilata, alla Madonna del Rosario di Pompei che si recita solennemente e con gran concorso di fedeli, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II.

Il santuario è basilica pontificia e come Loreto è sede di un vescovo (prelatura) con giurisdizione su Pompei.

Autore di questo testo: ANTONIO BORRELLI

 

DALL’OMELIA DI BENEDETTO XVI PELLEGRINO A POMPEI

19 ottobre 2008

(…)

All’amore esorta anche l’apostolo Paolo nella seconda Lettura, tratta dalla Lettera ai Romani. Troviamo delineato in questa pagina il programma di vita di una comunità cristiana, i cui membri sono stati rinnovati dall’amore e si sforzano di rinnovarsi continuamente, per discernere sempre la volontà di Dio e non ricadere nel conformismo della mentalità mondana (cfr 12,1-2).

La nuova Pompei, pur con i limiti di ogni realtà umana, è un esempio di questa nuova civiltà, sorta e sviluppatasi sotto lo sguardo materno di Maria. E la caratteristica della civiltà cristiana è proprio la carità: l’amore di Dio che si traduce in amore del prossimo. Ora, quando san Paolo scrive ai cristiani di Roma: “Non siate pigri nello zelo, siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore” (12,11), il pensiero nostro va a Bartolo Longo e alle tante iniziative di carità da lui attivate per i fratelli più bisognosi. Spinto dall’amore, egli fu in grado di progettare una città nuova, che poi sorse attorno al Santuario mariano, quasi come irradiazione della sua luce di fede e di speranza. Una cittadella di Maria e della carità, non però isolata dal mondo, non, come si suol dire, una “cattedrale nel deserto”, ma inserita nel territorio di questa Valle per riscattarlo e promuoverlo. La storia della Chiesa, grazie a Dio, è ricca di esperienze di questo tipo, e anche oggi se ne contano parecchie in ogni parte della terra. Sono esperienze di fraternità, che mostrano il volto di una società diversa, posta come fermento all’interno del contesto civile. La forza della carità è irresistibile: è l’amore che veramente manda avanti il mondo!

Chi avrebbe potuto pensare che qui, accanto ai resti dell’antica Pompei, sarebbe sorto un Santuario mariano di portata mondiale? E tante opere sociali volte a tradurre il Vangelo in servizio concreto alle persone più in difficoltà? Dove arriva Dio, il deserto fiorisce! Anche il beato Bartolo Longo, con la sua personale conversione, diede testimonianza di questa forza spirituale che trasforma l’uomo interiormente e lo rende capace di operare grandi cose secondo il disegno di Dio. La vicenda della sua crisi spirituale e della sua conversione appare oggi di grandissima attualità. Egli infatti, nel periodo degli studi universitari a Napoli, influenzato da filosofi immanentisti e positivisti, si era allontanato dalla fede cristiana diventando un militante anticlericale e dandosi anche a pratiche spiritistiche e superstiziose. La sua conversione, con la scoperta del vero volto di Dio, contiene un messaggio molto eloquente per noi, perché purtroppo simili tendenze non mancano nei nostri giorni. In questo Anno Paolino mi piace sottolineare che anche Bartolo Longo, come san Paolo, fu trasformato da persecutore in apostolo: apostolo della fede cristiana, del culto mariano e, in particolare, del Rosario, in cui egli trovò una sintesi di tutto il Vangelo.

Questa città, da lui rifondata, è dunque una dimostrazione storica di come Dio trasforma il mondo: ricolmando di carità il cuore di un uomo e facendone un “motore” di rinnovamento religioso e sociale. Pompei è un esempio di come la fede può operare nella città dell’uomo, suscitando apostoli di carità che si pongono al servizio dei piccoli e dei poveri, ed agiscono perché anche gli ultimi siano rispettati nella loro dignità e trovino accoglienza e promozione. Qui a Pompei si capisce che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono inseparabili. Qui il genuino popolo cristiano, la gente che affronta la vita con sacrificio ogni giorno, trova la forza di perseverare nel bene senza scendere a compromessi. Qui, ai piedi di Maria, le famiglie ritrovano o rafforzano la gioia dell’amore che le mantiene unite. Opportunamente, quindi, in preparazione dell’odierna mia visita, uno speciale “pellegrinaggio delle famiglie per la famiglia” si è compiuto esattamente un mese fa, per affidare alla Madonna questa fondamentale cellula della società. Vegli la Vergine Santa su ogni famiglia e sull’intero popolo italiano! 

Questo Santuario e questa città continuino soprattutto ad essere sempre legati a un dono singolare di Maria: la preghiera del Rosario. Quando, nel celebre dipinto della Madonna di Pompei, vediamo la Vergine Madre e Gesù Bambino che consegnano le corone rispettivamente a santa Caterina da Siena e a san Domenico, comprendiamo subito che questa preghiera ci conduce, attraverso Maria, a Gesù, come ci ha insegnato anche il caro Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Rosarium Virginis Mariae, in cui fa riferimento esplicito al beato Bartolo Longo ed al carisma di Pompei.

Il Rosario è preghiera contemplativa accessibile a tutti: grandi e piccoli, laici e chierici, colti e poco istruiti. E’ vincolo spirituale con Maria per rimanere uniti a Gesù, per conformarsi a Lui, assimilarne i sentimenti e comportarsi come Lui si è comportato. Il Rosario è “arma” spirituale nella lotta contro il male, contro ogni violenza, per la pace nei cuori, nelle famiglie, nella società e nel mondo.

(…)

 

LA MEDITAZIONE DI BENEDETTO XVI

AL TERMINE DELLA RECITA DEL ROSARIO

SVOLTASI IL 19 OTTOBRE 2008 NELLA PIAZZA DEL SANTUARIO DI POMPEI

 

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari religiosi e religiose,

cari fratelli e sorelle!

Prima di entrare in Santuario per recitare insieme a voi il santo Rosario, ho sostato brevemente dinanzi all’urna del beato Bartolo Longo, e pregando mi sono chiesto: “Questo grande apostolo di Maria, da dove ha tratto l’energia e la costanza necessarie per portare a compimento un’opera così imponente, nota ormai in tutto il mondo? Non è proprio dal Rosario, da lui accolto come un vero dono del cuore della Madonna?”. Sì, è stato veramente così! Lo testimonia l’esperienza dei santi: questa popolare preghiera mariana è un mezzo spirituale prezioso per crescere nell’intimità con Gesù, e per imparare, alla scuola della Vergine Santa, a compiere sempre la divina volontà. E’ contemplazione dei misteri di Cristo in spirituale unione con Maria, come sottolineava il servo di Dio Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 46), e come poi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha ampiamente illustrato nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, che oggi idealmente riconsegno alla Comunità pompeiana e a ciascuno di voi. Voi che vivete ed operate qui a Pompei, specialmente voi, cari sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in questa singolare porzione di Chiesa, siete tutti chiamati a fare vostro il carisma del beato Bartolo Longo e a diventare, nella misura e nei modi che Dio concede a ciascuno, autentici apostoli del Rosario.

Ma per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti. E’ necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria a contemplare il volto di Cristo: volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso. Chi, come Maria e insieme con Lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesù, assimila sempre più i suoi sentimenti e si conforma a Lui.

Mi piace, al riguardo, citare una bella considerazione del beato Bartolo Longo: “Come due amici – egli scrive –, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto” (I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei, 1916, p. 27: cit. in Rosarium Virginis Mariae, 15).

Il Rosario è scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista, potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole, difficilmente quindi conciliabile con il silenzio che viene giustamente raccomandato per la meditazione e la contemplazione. In realtà, questa cadenzata ripetizione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore, anzi, lo richiede e lo alimenta. Analogamente a quanto avviene per i Salmi quando si prega la Liturgia delle Ore, il silenzio affiora attraverso le parole e le frasi, non come un vuoto, ma come una presenza di senso ultimo che trascende le parole stesse e insieme con esse parla al cuore. Così, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non “coprano” quella di Dio, il quale parla sempre attraverso il silenzio, come “il sussurro di una brezza leggera” (1 Re 19,12). Quanto è importante allora curare questo silenzio pieno di Dio sia nella recita personale che in quella comunitaria! Anche quando viene pregato, come oggi, da grandi assemblee e come ogni giorno fate in questo Santuario, è necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa, e questo non può avvenire se manca un clima di silenzio interiore.

Vorrei aggiungere un’altra riflessione, relativa alla Parola di Dio nel Rosario, particolarmente opportuna in questo periodo in cui si sta svolgendo in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Se la contemplazione cristiana non può prescindere dalla Parola di Dio, anche il Rosario, per essere preghiera contemplativa, deve sempre emergere dal silenzio del cuore come risposta alla Parola, sul modello della preghiera di Maria. A ben vedere, il Rosario è tutto intessuto di elementi tratti dalla Scrittura. C’è innanzitutto l’enunciazione del mistero, fatta preferibilmente, come oggi, con parole tratte dalla Bibbia. Segue il Padre nostro: nell’imprimere alla preghiera l’orientamento “verticale”, apre l’animo di chi recita il Rosario al giusto atteggiamento filiale, secondo l’invito del Signore: “Quando pregate dite: Padre…” (Lc 11,2). La prima parte dell’Ave Maria, tratta anch’essa dal Vangelo, ci fa ogni volta riascoltare le parole con cui Dio si è rivolto alla Vergine mediante l’Angelo, e quelle di benedizione della cugina Elisabetta. La seconda parte dell’Ave Maria risuona come la riposta dei figli che, rivolgendosi supplici alla Madre, non fanno altro che esprimere la propria adesione al disegno salvifico, rivelato da Dio. Così il pensiero di chi prega resta sempre ancorato alla Scrittura e ai misteri che in essa vengono presentati.

Ricordando infine che oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, mi piace richiamare la dimensione apostolica del Rosario, una dimensione che il beato Bartolo Longo ha vissuto intensamente traendone ispirazione per intraprendere in questa terra tante opere di carità e di promozione umana e sociale. Inoltre, egli volle questo Santuario aperto al mondo intero, quale centro di irradiazione della preghiera del Rosario e luogo di intercessione per la pace tra i popoli. Cari amici, entrambe queste finalità: l’apostolato della carità e la preghiera per la pace, desidero confermare e affidare nuovamente al vostro impegno spirituale e pastorale. Sull’esempio e con il sostegno del venerato Fondatore, non stancatevi di lavorare con passione in questa parte della vigna del Signore che la Madonna ha mostrato di prediligere.

Cari fratelli e sorelle, è giunto il momento di congedarmi da voi e da questo bel Santuario. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e soprattutto per le vostre preghiere. Ringrazio l’Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio, i suoi collaboratori e coloro che hanno lavorato per preparare al meglio la mia visita. Devo lasciarvi, ma il mio cuore rimane vicino a questa terra e a questa comunità. Vi affido tutti alla Beata Vergine del Santo Rosario, e a ciascuno imparto di cuore l’Apostolica Benedizione.

 

OTTOBRE: MESE MARIANO

LETTERA APERTA A MARIA SANTISSIMA

Cara Madre,

         come figlio tuo devoto, preoccupato per la scarsa accoglienza che ricevi quando ti preoccupi dell’umanità (accoglienza che spesso si trasforma in avversione), mi permetto presentarti un “suggerimento”.

Ben conscio dei miei limiti e dei miei peccati, dei quali chiedo perdono a Dio mediante la tua incomparabile intercessione, oso discutere con te come spesso fanno i figli con le mamme.

         Quando medito sulle tue lacrime, a volte anche di sangue, mi chiedo le ragioni di questa noncuranza nei tuoi confronti, anche da parte di coloro che hanno liberamente deciso di consacrarsi esclusivamente a Dio.

         Tuttavia, conoscendo un po’ il mondo e gli studi moderni della comunicazione e promozione umana (tanto utili a certi politici e a molte persone sulla cresta dell’onda), ti faccio osservare quanto segue.

         Quando ti presenti ai tuoi figli in varie parti del mondo, e lo fai di frequente, domandi sempre la preghiera (in particolare la recita del Santo Rosario), il digiuno, la conversione.

In alcune occasioni hai mostrato l’inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Nelle tue apparizioni, insistentemente rammenti ai tuoi figli l’indispensabilità della preghiera, del digiuno, della lettura quotidiana della Bibbia, dell’accostamento frequente ai Sacramenti, dell’utilizzo dei sacramentali (immagini sacre e acqua benedetta), tu ricordi l’importanza dell’adorazione eucaristica e della Croce. Ricordi l’esistenza del diavolo, dell’inferno, del Purgatorio e del Paradiso; concetti ormai superati!...

         Mediante i veggenti insegni a pregare insistentemente e a digiunare (a pane ed acqua) per ottenere da Dio la pace nei cuori, nelle famiglie e nel mondo. Tu sai che questi sono i mezzi biblici per neutralizzare l’opera del Maligno e per ottenere la vita eterna. 

 

Cara Madre,

         permettimi, esercitando la tua comprensione materna, di manifestare il mio pensiero.

         Con questi tuoi messaggi, che sono la sintesi dei cardini biblici e degli insegnamenti perenni del Magistero della Chiesa, non puoi aspettarti d’essere accolta a braccia aperte. Anche tuo Figlio predicò in maniera difforme alle aspettative umane (comprese quelle dei sacerdoti del tempo) e finì in Croce, rifiutato, umiliato e deriso.  Pur avendoci dimostrato un amore sconfinato con la certificazione della Croce, molte persone oggi non vogliono neanche vedere il simbolo di quell’incomparabile amore e ne chiedono l’allontanamento dai luoghi pubblici.

         Se tu invece predicassi la pace umana, le libertà umane, gli sbandieramenti, il fare del mondo alternativo al pregare. Se tu non parlassi più di preghiera, di Satana, di Bibbia, di Inferno, di Purgatorio, di Paradiso, di peccati. Se tu proponessi i gruppi di discussione al posto di quelli di preghiera; l’uguaglianza di tutte le religioni al posto di predicare solo il Vangelo, saresti la bene accetta da tutto il mondo. In ogni piazza sarebbe presente la tua statua e tutti citerebbero, senza fiatare, i tuoi “nuovi” messaggi come fonte basilare di comportamento universale.

         Ma tu, cara Madre, insisti nell’annunciare ciò che tuo Figlio ha raccomandato e allora non puoi di certo rattristarti, visto il comportamento riservato a tuo Figlio e a tanti suoi seguaci, dell’accoglienza che il mondo ti ha riservato.

         L’amato Giovanni Paolo II si è incapponito, in molti casi, a predicare i tuoi messaggi. Anche lui ha invitato ripetutamente a pregare il Rosario e a digiunare per ottenere il dono della pace. Ha persino decretato l’anno del Rosario ai cattolici che l’hanno accolto con un silenzio glaciale. Ha addirittura invitato i giovani a pregare il Rosario, senza vergognarsi, nelle più svariate occasioni!

         Osserva però quando il Papa esprime dei valori che sono facilmente condivisi; tutti lo citano e ne ripetono le parole. Quando invece stigmatizza il peccato, non condivide la "guerra santa", denuncia il dilagare del relativismo, rammenta l’importanza dell’Eucarestia, della Confessione, del Rosario e del digiuno, i suoi appelli vengono ignorati o accolti gelidamente al punto che i mass-media hanno creato un “Papa virtuale” da evidenziare solo quando fa comodo al mondo.

         Ero deciso ad inoltrarti questa mia lettera quando, rileggendola, mi sono venute in mente le parole eterne del Vangelo “Molti i chiamati, ma pochi gli eletti”. Mi sono allora ricordato che Dio non cerca clienti, ma credenti! Solo per questi ultimi è riservato il Paradiso. Mi sono anche ricordato che tu ti mostri piangente per i nostri peccati e, Madre della Verità, insegni l’eterna ricetta biblica per stimolare la nostra conversione che ci eviterà i pianti eterni dopo il giorno del giudizio.

         Grazie per questo, Madre.

di ARRIGO MUSCIO

Cfr. Indirizzo Internet: www.genitoricattolici.org/ltr%20Maria.htm

 

LA BLASFEMIA NELLA RAI

Città del Vaticano

Il Vescovo di Oppido Mamertina Palmi, monsignor Luciano Bux “scomunica” il giornalista Corrado Augias della Rai. Che cosa è accaduto?

Nell’ultima puntata di Enigma, Rai Tre, si è dibattuto del fenomeno stimmate, della veggente calabrese Natuzza Evolo, di Padre Pio e di Satana. Corrado Augias ha invitato in studio lo storico Sergio Luzzatto e da un laboratorio di Pavia, il dottor Garlaschelli ha simulato in diretta come si ci possa produrre artificialmente le stimmate. Tutto ciò ha prodotto la indignazione del Vescovo, barese di origine.

Eccellenza: in che termini può definirsi l’aver simulato in diretta TV la produzione delle stimmate?

“Non ho dubbi: una blasfemia, una vergogna. Aggiunga che il tutto è stato fatto dalla Rai, servizio pubblico, il cui canone viene pagato anche dai cattolici. Ma ormai non mi meraviglio più di nulla. Abbiamo tanti che si credono onnipotenti, giornalisti compresi e tra questi annovero Augias. Le ripeto: è blasfemo”.

Nella puntata è stata attaccata la veggente calabrese Natuzza Evolo, insinuando sospetti di maneggi di denaro poco limpidi.

“Premetto che Natuzza appartiene alla diocesi di Mileto, però sono a conoscenza della sua storia e le assicuro che è una persona santa, vive in povertà, in comunione con Cristo e la Chiesa. Hanno solo voluto gettare fango sulla Chiesa”.

Lei conosce la realtà calabrese: questo attacco da che cosa dipende?

“Intanto dalla blasfemia di Augias. Poi non esiterei a pensare che si tratti della solita massoneria deviata che qui in Calabria ha persino agganci con la criminalità organizzata”.

Si sono rinnovate le solite e stantie accuse a Padre Pio.

“Un film già visto. Piuttosto mi ha sorpreso la squilibrio di specialisti in studio. Pochi difensori della Chiesa e tanti accusatori, intellettualmente miserello. Attaccano Padre Pio per invidia e paura, ma il popolo italiano è molto più intelligente di loro, mi creda. Non convincono nessuno, si autoconvincono”.

Sembra una macchinazione diabolica.

“Non lo escludo. Leggendo l’Apocalisse si evince che Satana, il gran menzognero sa camuffarsi bene. Quello che Augias non sa è che le stimmate sono prove di santità, aggiungono qualche cosa, ma non sono affatto esaustive nella dichiarazione della santità. Ci vogliono le virtù eroiche, o decide la prudenza della Chiesa. Questo Augias pretende di spiegare scientificamente ciò che non lo è”.

Eccellenza qual è il male più grande del nostro tempo?

“Viviamo come se Dio non esistesse, lo abbiamo espulso dalla coscienza. Ognuno si crea etica e morale a suo gusto, il vero cancro di oggi è il relativismo morale. Me lo ha anche scritto in una bella lettera un ragazzo italiano che vive fuori del nostro Paese. Il problema coinvolge tutta l’Europa: credono che Dio sia morto, ma è vivo e li giudicherà, anche certe blasfemie. Dice: non vi ho mai conosciuto, operatori di iniquità”.

Può riferirsi a certi giornalisti?

“Certo, operatori di cattiveria e blasfemia”.

Articolo di Bruno Volpe

 

Vi è una lotta perenne tra due città o regni: da un lato la città di Dio e dall’altro lato la città di Satana. Queste due città non sono mai nettamente distinguibili durante la storia umana. Nessun periodo storico né nessuna istituzione sono dominati esclusivamente dall’una o dall’altra città; esse sono mescolate fino alla fine dei tempi. Alla fine del mondo, con la resurrezione dei morti ed il giudizio finale, sarà chiaro per tutti a quale città abbiamo aderito, se a quella celeste o a quella di Satana. Nel presente l’uomo può cercare di intuirlo solo se interroga se stesso con sincerità ed invoca l’aiuto dello Spirito (Sant’Agostino, La Città di Dio)

 

LA PREPARAZIONE ALL’INCONTRO ETERNO CON IL SIGNORE

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense - Discorso 3 per l’Avvento, 1 ; SC 166, 119

« Non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro » (1^Tess. 5,4)

            «Prepàrati all’incontro con il tuo Dio, o Israele» (Am.4,12). E anche voi, fratelli miei, «tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Nulla di più sicuro della sua venuta, ma nulla di più incerto del momento di questa venuta. Infatti non spetta a noi conoscere i tempi o i momenti che il Padre, nella sua potenza, ha fissato, poiché neanche agli angeli che lo circondano è stato dato di saperne il giorno e l’ora (Mt.24,36).

            Verrà anche il nostro ultimo giorno, questa è cosa sicurissima ; ma quando, dove e come, questa è cosa molto incerta. Sappiamo soltanto, come è stato detto prima di noi che «con gli anziani, sta sulla soglia, mentre coi giovani sta in agguato» (S. Bernardo)…

Non bisognerebbe che quel giorno ci prendesse alla sprovvista, non preparati, come un ladro nella notte… Il timore rimanga sveglio così da renderci sempre pronti, finché la sicurezza segua al timore, e non il timore alla sicurezza. «Integro sono stato, dice il Saggio, e mi sono guardato dalla colpa» (Sal.17,24), non potendo guardarmi dalla morte. Egli sa infatti che «il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo» (Sap.4,7); anzi trionfano sulla morte coloro che non sono stati schiavi del peccato durante la loro vita. Che bello, fratelli miei, che felicità non soltanto essere al sicuro davanti alla morte, ma anche trionfare su di essa con gloria, forti della testimonianza della nostra coscienza.

 

Commemorazione delle anime sante

del purgatorio

(1-8 Novembre)

 Da uno scritto di Jacques Maritain

            Mi scandalizza il fatto di come i cristiani parlano dei loro defunti. Li chiamano morti; non sono stati capaci di rinnovare il loro vocabolario umano su un punto che tuttavia tocca i doni essenziali della fede.

            Morti! Si va ad assistere ad una Messa per i morti! Si va al cimitero a portare i fiori ai morti, si prega per i morti! Come se essi non fossero miliardi di volte più vivi di noi! Come se la verità fondamentale annunciata nel Prefazio della Messa per i defunti "vita mutatur, non tollitur" (la vita è cambiata, non è tolta), fosse una verità morta, incapace di trasformare il modo comune di parlare. La morte non è una "invenzione degli impresari di pompe funebri". Si può usare il termine "morto" sui registri di stato civile, o della polizia, il cui vocabolario non è quello della verità, ma delle apparenze. Coloro che hanno lasciato questa terra per entrare nell'altro mondo NON SONO MORTI:

à se sono in Cielo vedono Dio, sono i vivi per eccellenza;

à se sono in Purgatorio hanno la certezza che vedranno Dio, e per l'amore purissimo e ardente col quale accettano e benedicono le sofferenze, sono molto più vivi di noi;

à se sono all'Inferno, nel baratro della seconda morte, sono dei vivi perversi e puniti, non sono dei morti. Avendo maledetto  Dio e la vita si sono maledetti da sé; si pascono della propria superbia e della propria rabbia.

 

Dal 1° all'8 novembre i fedeli che visitano il CIMITERO e pregano, anche solo mentalmente per i DEFUNTI, possono lucrare, una volta al giorno l'INDULGENZA PLENARIA (applicabile soltanto ai defunti) alle condizioni sotto indicate. Negli altri giorni, alla visita devota del cimitero è annessa una INDULGENZA PARZIALE, sempre per i defunti, proporzionata alla pietà del visitatore.

 

COS’E’ L’INDULGENZA

       L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della Redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.

       L’indulgenza è PARZIALE o PLENARIA secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.

 

Come si ottiene un’indulgenza

Come prima cosa deve esserci il totale distacco dal peccato, anche quello veniale; se manca questa fondamentale condizione di distacco totale dal peccato e del sincero pentimento, l’indulgenza non sarà plenaria, bensì parziale. In secondo luogo è necessario confessarsi (se non si è in Grazia di Dio), fare la Santa Comunione, pregare secondo le intenzioni del Papa e compiere l’atto a cui la Chiesa annette l’indulgenza, come per esempio, in questi giorni, la visita ai Cimiteri.

 

PRINCIPI DOTTRINALI

(Paolo VI: Cost. Apost. “Indulgentiarum Doctrinam”, 1.1.1967)

 

PAOLO VI

Chi compie con diligenza e fervore gli atti indulgenziati, tanto da riempirne la giornata, giustamente meriterà, oltre un copioso aumento di grazia, una maggiore remissione di pena, e potrà anche, animato dalla carità, aiutare più abbondantemente le anime del Purgatorio.

 

I.D., n.1: La dottrina e l’uso delle indulgenze, da molti secoli, in vigore nella Chiesa Cattolica, hanno un solido fondamento nella Divina Rivelazione… E’ necessario, però, che siano ricordate alcune verità, che tutta la Chiesa, illuminata dalla Parola di Dio, ha sempre creduto come tali…

 

I.D., n.2: E’ dottrina divinamente rivelata che i peccati comportino pene inflitte dalla santità e giustizia di Dio, da scontarsi sia in questa terra, con i dolori, le miserie e le calamità di questa vita e soprattutto con la morte, sia nell’al di là anche con il fuoco e i tormenti o con le pene purificatrici. (…) Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime, per la difesa della santità dell’ordine morale e per ristabilire la gloria di Dio nella sua piena maestà.

Ogni peccato, infatti, causa una perturbazione nell’ordine universale, (…), e la distruzione di beni immensi sia nei confronti dello stesso peccatore che nei confronti della comunità umana. (…). Il peccato, poi, è apparso sempre alla coscienza di ogni cristiano non soltanto come trasgressione della Legge Divina, ma anche, sebbene non sempre in maniera diretta ed aperta, come disprezzo e disconoscenza dell’amicizia personale tra Dio e l’uomo. Così come è pure apparso vera ed inestimabile offesa di Dio, anzi ingrata ripulsa dell’amore di Dio offerto agli uomini in Cristo, che ha chiamato amici e non servi i suoi discepoli.

 

I.D., n.3: E’ necessario, allora, per la piena remissione e riparazione dei peccati non solo che l’amicizia di Dio venga ristabilita con una sincera conversione della mente e che sia riparata l’offesa arrecata alla sua sapienza e bontà, ma anche che tutti i beni sia personali che sociali o dello stesso ordine universale, diminuiti o distrutti dal peccato, siano pienamente reintegrati o con la volontaria riparazione che non sarà senza pena o con l’accettazione delle pene stabilite dalla giusta e santissima sapienza di Dio… Inoltre l’esistenza e la gravità delle pene fanno comprendere l’insipienza e la malizia del peccato e le sue cattive conseguenze.

Che possano restare e che di fatto frequentemente rimangano pene da scontare o resti di peccati da purificare anche dopo la remissione della colpa, lo dimostra molto chiaramente la dottrina del Purgatorio: in esso, infatti, le anime dei defunti che “siano passate all’altra vita nella carità di Dio veramente pentite, prima che avessero soddisfatto con degni frutti di penitenza per le colpe commesse e per le omissioni, vengano purgate dopo morte con pene purificatrici…

Inoltre tutti gli uomini peregrinanti sulla terra commettono ogni giorno almeno qualche peccato leggero; per cui tutti hanno bisogno della misericordia di Dio per essere liberati dalle pene conseguenti il peccato.

 

I.D., n.4: Regna tra gli uomini, per arcano mistero della divina volontà, una solidarietà soprannaturale, per cui il peccato di uno nuoce anche agli altri, così come la santità di uno apporta beneficio anche agli altri…

 

I.D. n.5: I fedeli cristiani sempre si sono sforzati di aiutarsi vicendevolmente (…), mediante la preghiera, lo scambio di beni spirituali e la espiazione penitenziale (…), persuasi di poter aiutare i loro fratelli presso Dio, Padre delle misericordie, a conseguire la propria salvezza. E’ questo l’antichissimo dogma della comunione dei santi…

 

Alcune INDULGENZE PLENARIE che possono acquistarsi facilmente ogni giorno:

·                     al fedele che rimane in adorazione del SS.mo Sacramento almeno per mezz’ora;

·                     al fedele che protrae, almeno per mezz’ora, la lettura della Sacra Scrittura con la venerazione dovuta alla Parola di Dio e a modo di lettura spirituale;

·                     al fedele che recita il Rosario Mariano in Chiesa o pubblico oratorio, oppure in famiglia, in una Comunità religiosa, in una pia Associazione.

 

Alcune INDULGENZE PARZIALI che possono acquistarsi facilmente ogni giorno:

·                     al fedele che, nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile fiducia l’anima a Dio e recita, anche solo mentalmente, una pia invocazione;

·                     al fedele che, con spirito di fede e con animo misericordioso, pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli posti in necessità;

·                     al fedele che, in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con suo sacrificio di qualche cosa lecita.

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

ANCONA e FALCONARA

UNA SOLA CITTA’

 

ANCONA e FALCONARA

QUATRO CASTELLI UN UNICO COMUNE

SOTTO LA PROTEZIONE DELL’UNICO PATRONO

IL BEATO GABRIELE FERRETTI

www.lavocecattolica.it/gabrieleferretti.htm

Compatrono di Ancona e Falconara

(Nato a Castelferretti, quando era parte del Comune di Ancona)

ANCONA e FALCONARA

UNA SOLA CITTA’

Porto - Aeroporto - Ferrovia - Autostrada

 Quattro Castelli un unico Comune

Cfr. www.lavoce.an.it/indice%20main/quattro%20castelli.htm

UNA PROPOSTA GIA’ AVANZATA NEL 2000 DAL PROF. GIORGIO NICOLINI

Leggibile in Internet all’indirizzo www.lavoce.an.it/indice%20main/quattro%20castelli.htm

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Ancona e Falconara una sola città

La proposta della senatrice Marina Magistrelli di aggregare le amministrazioni di Ancona e Falconara

ANCONA - La senatrice Marina Magistrelli ha recentemente avanzato la proposta di avviare un processo che porti, nell’arco di un decennio, all’aggregazione delle amministrazioni di Ancona e Falconara. Personalità del mondo politico e dei sindacati hanno mostrato interesse a discutere questa possibilità, intravedendo nella creazione di un’area vasta di programmazione territoriale maggiori opportunità ad articolazione negli insediamenti.
Da un lato
Falconara porterebbe in dote l’aeroporto, la raffineria, i nodi autostradali e ferroviari; dall’altro la posizione di capoluogo di Ancona, ulteriormente rafforzata dall’allargamento in termini di territorio e popolazione, porterebbe una maggiore quantità di fondi pubblici, statali ed europei.

 

IL BEATO GABRIELE FERRETTI

UN SANTO PATRONO PER I GIOVANI

che debbono operare una scelta di vita

Nato nel Castello di CASTELFERRETTI, da famiglia nobile e ricchissima, contrariamente a quanto fece il giovane del Vangelo egli lasciò le sue grandi ricchezze e seguì Gesù nella povertà e nell’umiltà, divenendo così esempio e stimolo per “i giovani” che devono operare una scelta di vita per seguire Gesù nella rinuncia ai beni terreni (cfr. Mc.10,17-31)

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna».

(Mc.10,17-31)

 

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

IL SOGNO DELL’OTTAVA CHIESA

Dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo" di Mons. Edoardo Menichelli

NON HO SMARRITO LA DIMENSIONE DEL SOGNO

                                                                                                                                                                                           Siamo tutti immersi dentro una sovrabbondanza di “parole ecclesiali” che non sempre riescono a fare sintesi tra i piani di Dio e le risposte umane perché frequentemente impastate di estetismi verbali e tecnicismi progettuali da... marketing aziendale. Il Signore ci restituisca la capacità di... sognare, di nutrirci di passioni ideali, di soffrire l’inquietudine dello scarto tra i suoi disegni e le nostre realizzazioni.

                                                                                                                                                                                           Vi confesso che non ho mai smarrito la dimensione del sogno, che in definitiva è la dimensione che non ci appiattisce nell’abitudine, nella “routine”, nella ripetitività, nella pigrizia, nelle stanchezze psicologiche, nei comodi rifugi mentali.

                                                                                                                                                                                           In questa chiave ho riletto l’Apocalisse e le lettere alle sette Chiese. L’apostolo Giovanni in ogni Chiesa rileva peccati, incongruenze, omissioni, disaffezioni, cadute etiche. In sintesi: apostoli “finti”, rarefazione del primo amore, paura delle prove e delle tribolazioni, tradimenti della Parola, cedimenti agli “idoli”, mancanza di vigore nell’annuncio, rivoltante tiepidezza, smisurati orgogli.

                                                                                                                                                                                           Pur sapendo che l’itinerario di ogni credente e di ogni Chiesa, è sempre in bilico tra fedeltà e infedeltà, e non ipotizzando ingenui e disincarnati “angelismi”, sogno la mia e nostra Arcidiocesi di Ancona come... l’Ottava Chiesa, quella che Dio stesso sogna. (...).

                                                                                                                                                                                           Vi chiedo di condividere questo mio sogno affinché diventi un sogno robusto alimentato dalle energie e dall’impegno di tutti e da tutti partecipato. E nessuno dica: “Io non c’entro”, magari “nascosto” o “consolato” dentro la buca confortevole delle proprie personali, parziali e gratificanti visioni. Riprendere lo stupore di essere servi e figli della Chiesa sposa amata da Cristo Signore.

dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo"

+ Mons. Edoardo Menichelli

Cfr. Internet: www.operadellavita.it/sogno.htm

 

UNA VOCE PER MILLE CHIAMATE

www.lavocecattolica.it/unavoce.htm

 

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.83552 o Cell. 339.6424332). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.  Prof. Giorgio Nicolini  -  giorgio.nicolini@poste.it

 

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEGLI AMICI DE "LA VOCE CATTOLICA"

Per un guasto alla Posta Elettronica tutta la corrispondenza ricevuta tra luglio-agosto-settembre 2008 è andata irrimediabilmente perduta. Prego quanti mi hanno scritto e che attendevano una risposta, che non hanno mai ricevuta, di scusarmi per l'inconveniente, pregandoli di re-inviarmi il loro messaggio, per poter dare la risposta attesa ai loro graditi interventi e proposte. Grazie.

Prof. Giorgio Nicolini - giorgio.nicolini@poste.it

 

Il 28 marzo 2006 l’Agenzia Internazionale ZENIT ha pubblicato una intervista al Prof. Giorgio Nicolini con gli ultimi aggiornamenti sugli studi riguardo alla “verità” delle  “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth.

Leggibile all’indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/intervista.zenit.htm

 

MESSAGGI PERVENUTI DIRETTAMENTE DA NAZARETH

 

----- Original Message -----

From: Padre D. (…)

To: Giorgio Nicolini

Sent: Thursday, July 20, 2006 12:57 PM

Subject: RE: Le “Miracolose” traslazioni della Santa Casa di Nazareth

 

Carissimo signor Giorgio,

            ho letto e distribuito l'articolo apparso su Zenit a proposito della Santa Casa di Loreto. Ogni tanto capita qualche gruppo italiano di pellegrini la cui guida parla anche di Loreto. Purtroppo senza tener conto di nulla riguardo alla realtà storica testimoniata dai documenti. Il tutto viene tratto semplicemente come una storiellina (la famosa famiglia “De Angelis”) e archiviata come un optional per dire due parole in più sulla Casa di Maria. Io sono invece del parere di accogliere quanto è documentato durante i diversi secoli e supportato dalle diverse scoperte che man mano vengono alla luce. Credo però che il problema non sarà mai risolto, come pure quello della Sindone; a meno che la Santa Casa non cambi un altra volta indirizzo...

            Quanto a Loreto-Nazareth, mi sembra che ci sia stato il gemellaggio. Forse non ci potrà essere un pieno accordo perché i frati delle due basiliche appartengono a due rami diversi della stessa famiglia francescana... Siccome io non sono un frate francescano, non so cosa risponderle al proposito. Proverò a sentire il guardiano, anche se in questo momento ha forse altre cose per la testa, vista la situazione in Terra Santa.

            Buona giornata!

            Padre D.

 (messaggio firmato)

 

----- Original Message -----

From: Giorgio Nicolini

To: Padre D. (…)

Sent: Tuesday, July 25, 2006 3:11 AM

Subject: La preghiera nella Casa dell'Incarnazione

 

Ancona, 25 luglio 2006

 

Carissimo Padre D.,

            grazie di cuore per il Suo ricordo nella preghiera, e per la distribuzione dell'articolo-intervista ove sinteticamente illustro “la verità” delle “miracolose traslazioni”.

            Non ho alcun dubbio che la Vergine Immacolata Nazaretana (e Lauretana) farà rifulgere in un prossimo futuro “la verità” di quegli eventi miracolosi di tanti secoli fa. La stessa attuale situazione in Terra Santa e a Nazareth dimostrano quanto fu importante che Dio “portasse via” quell'umile Casetta dell'Incarnazione del Figlio di Dio, per riporla in luoghi più sicuri.

            La ricordo con gratitudine nella preghiera al Signore e all'Immacolata, e lo farò ancor più presso “la vera Santa Casa di Nazareth”, ora a Loreto.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

----- Original Message -----

From: Padre D. (…)

To: Giorgio Nicolini

Sent: Friday, September 01, 2006 6:43 AM

Subject: DENUNCIA CANONICA per "il delitto di falso" sulla "questione lauretana", consegnata al Vescovo-Metropolita di Ancona.

 

Carissimo signor Giorgio,
            ho recitato l'Ave Maria per la sua intenzione.
Ho l'impressione che il Papa (attuale e futuro) ne ha di cose da mettere a posto nella Chiesa...
            Buona giornata!

            Padre D.

(messaggio firmato)

 

L’AMORE PER LA VERITA’

E L’UMILTA’ DI MONS. COSMO FRANCESCO RUPPI

Arcivescovo Metropolita di Lecce

 

Avendo affermato per RADIO MARIA, ad una domanda fattagli da un ascoltatore, che la Santa Casa di Nazareth era stata portata a Loreto dagli uomini, in data 13 maggio 2008 gli ho fatto pervenire via Fac-simile una documentazione correttiva, accompagnata dalla richiesta:

SI PREGA DI CONSEGNARE I DOCUMENTI IN ALLEGATO A MONS. COSMO RUPPI PER LA DOVUTA CONOSCENZA, CHIEDENDO DOVEROSA CORREZIONE DI QUANTO ASSERITO E TRASMESSO DA SUA ECCELLENZA ATTRAVERSO RADIO MARIA RIGUARDO AL “FALSO” TRASPORTO UMANO DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO - Prof. Giorgio Nicolini

 

Con una immediata Lettera personale

Sua Ecc.za Mons. Cosmo Francesco Ruppi così ha risposto al Prof. Giorgio Nicolini:

Cfr. www.lavocecattolica.it/mons.ruppi.htm

Lecce, 14 maggio 2008

Caro Prof. Nicolini,

La ringrazio molto per la ampia documentazione che mi ha voluto inviare per FAX e devo ringraziare Dio per una domanda fuggitiva, fattami a Radio Maria sulla Santa Casa di Loreto, perché mi ha offerto la gradita occasione di convincermi della totale miracolosità della Santa Casa.

Sono certo che, polemiche a parte, si fa un gran dovere nel difendere, in tutte le sedi e con la forza che Ella dimostra, la verità di un evento che riempie di grazia la nostra terra.

Non conosco il citato libro di P. Santarelli, né le sue tesi, ma sono convinto che, a parte ogni possibile valutazione storica, si debba sostenere l’evento miracoloso, di cui è destinataria la cara città di Loreto.

Ogni volta che mi è stata offerta l’occasione, non ho mai mancato di fermarmi a Loreto e venerare con fede la Santa Casa.

L’ho fatto molte volte e spero di poterlo ancora fare fino a quando il Signore mi darà la gioia e la grazia di entrare nella dimora eterna.

A Lei, caro Prof. Nicolini, la mia gratitudine, i miei auguri e la mia benedizione.

Dev.mo

+ Cosmo Francesco Ruppi

Arcivescovo Metropolita di Lecce

 

LA LETTERA DEL PROF. AVV. FRANCESCO DAL POZZO

A MONS. COSMO FRANCESCO RUPPI

 

A Sua Ecc.za COSMO FRANCESCO RUPPI

Arcivescovo Metropolita di Lecce

Piazza Duomo, 11 – 73100 LECCE

Firenze, 17 maggio 2008

Ecc.za,

sono l’ascoltatore che sabato u.s. collegandosi con Radio Maria Le ha posto per via radiofonica l’interpello circa l’ubicazione della Casa della Madonna, la Santa Casa di Nazareth, oggi a Loreto per ministero angelico, come la tradizione sempre ha tramandato fino a pochi decenni or sono.

Il Prof. Giorgio Nicolini, che ben conosco e ammiro nella strenua battaglia che da anni va conducendo, pressoché da solo e con mezzi più che scarsi, per ristabilire la plurisecolare tradizione lauretana nella piena verità delle Miracolose Traslazioni che la concernono, subito dopo Le inviò al riguardo qualche essenziale documentazione, cui - come egli mi ha riferito - Lei ha dato un caloroso riscontro con la Sua del 14 u.s., esprimendo in particolare il Suo compiacimento per la difesa della miracolosità di quell’evento “che riempie di grazia la nostra terra”.

Purtroppo sono ormai tre decenni che dalla Custodia della Santa Casa Lauretana provengono messaggi e attestati decisamente in contrasto con quella “tradizione”, senza che mai il Prof. Nicolini si sia visto accogliere la richiesta, più volte avanzata, di un imparziale e davvero serio contraddittorio. Persino l’attuale Santo Padre fu tratto in inganno da tale nuova vulgata quando, ancora Cardinale Ratzinger, in occasione della festività della Natività di Maria dell’8 settembre 1991, alla presenza anche di numerosi pellegrini da Altötting per il gemellaggio di quella città bavarese con Loreto, parlò di un trasferimento delle pietre della Santa Casa nazaretana ad opera di crociati.

La Preghiera per l’Italia, comunque, recitata ogni mattina in alcuni passi tra i più essenziali, all’inizio delle trasmissioni di Radio Maria (h.7 circa), e composta dall’ex-Cardinale Ratzinger, oggi Benedetto XVI, per le celebrazioni lauretane del 10 dicembre 2005, in risposta ad una ulteriore sollecitazione d’intervento da parte dello stesso Prof. Nicolini, ha in qualche modo e fuor d’ogni polemica sensibilmente raddrizzato la “barca” della verità su Loreto: i reiterati qui che la scandiscono, infatti (cfr. www.lavocecattolica.it/preghiera.benedettoXVI.htm), nel loro riferirsi inequivoco alla Santa Casa  nella sua “integralità”, sono inconfondibilmente significativi di quel preciso luogo, e non già di semplici “pietre”, ancorché riassemblate (e sorvolo sulle perizie elettrochimiche concernenti la malta che le connette); e di tanto il Santo Padre - a seguito di rinnovate sollecitazioni da parte del Prof. Nicolini - ha dato atto anche nell’occasione dell’Agorà dei Giovani, tenuta a Loreto il 1° e 2 settembre 2007, parlando, nell’Angelus al termine della Santa Messa, della “venuta” della Santa Casa e di essa come il “luogo dove la Vergine disse sì a Dio e concepì nel proprio grembo il Verbo eterno incarnato”.

Spero di farLe cosa gradita nell’inviarLe, a miglior completezza informativa, copia della seguente documentazione in aggiunta a quella che il Prof. Nicolini mi ha riferito di averLe ha già inviata:

1 - Omelia dell’8 settembre 1991 dell’allora Card. Ratzinger.

2 - Lettera del 19 giugno 2005 del Prof. Nicolini al Santo Padre.

3 - Preghiera “nel Santuario di Loreto”, composta da Benedetto XVI per la celebrazione del 10 dicembre 2005 della Miracolosa Traslazione della Santa Casa a Loreto, con nota esplicativa del Prof. Giorgio Nicolini.

4 - LUCE DEFINITIVA SULLA SANTA CASA DI LORETO: un inserto di corrispondenze e articoli da LA VOCE CATTOLICA ( cfr. www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm), un  periodico telematico a cura del Prof. Giorgio Nicolini.

Filialmente in Cristo

Prof. Avv. Francesco Dal Pozzo

francesco.dalpozzo@alice.it

DUE MESSAGGI DI RISPOSTA AL PROF. AVV. FRANCESCO DAL POZZO

DA PARTE DI SUA ECC.ZA MONS. COSMO FRANCESCO RUPPI

Lecce, 18 maggio 2008

Grazie, caro Prof. Dal Pozzo, dell’ampia documentazione che mi ha mandato e grazie del suo fervore loretano, di cui il Prof. Nicolini è provvido profeta.

Con stima, mi creda Suo dev.mo.

             + Cosmo Francesco Ruppi

             Arcivescovo Metropolita di Lecce

 

Lecce, 21 maggio 2008

Grazie, caro Amico, delle documentazioni che mi ha inviato per Fax e per posta.

Ringrazio Dio che ci sono uomini, come Lei e Nicolini, pronti a difendere la verità.

Preghi per me e accolga la mia benedizione.

+ Cosmo Francesco Ruppi

Arcivescovo Metropolita di Lecce

 

LETTERA DI PROTESTA DI UN LETTORE

INVIATA AL DIRETTORE DEL SETTIMANALE “FAMIGLIA CRISTIANA”

PER L’ESPOSIZIONE IN UN LIBRO DI FALSITA’ SULLA “QUESTIONE LAURETANA”

NON CONFORMI AI PRONUNCIAMENTI E ALL’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA

 

----- Original Message -----

From: <geomax1290@libero.it>

To: "direzione" <direzione@stpauls.it>; "famigliacristiana" <famigliacristiana@stpauls.it>; "renata.maderna" <renata.maderna@stpauls.it>

Sent: Saturday, June 03, 2006 3:43 PM

Subject: La veridicità storica della Miracolosa traslazione della Santa Casa di Loreto

 

Egregio Direttore,

            acquisto regolarmente Famiglia Cristiana da anni, ed ho accolto con piacere la nuova iniziativa editoriale intitolata "Arte e Fede nei luoghi dello Spirito", ed ovviamente ho riservato particolare attenzione all'edizione di questa settimana che parla degli "scrigni d'arte ove la spiritualità acquista spessore" siti nella mia regione, le Marche.

            Spiace dover rilevare, a pag.116, ove si fa riferimento al Santuario della Santa Casa di Loreto, che viene affermata come ipotesi suffragata il trasporto per nave, al tempo delle crociate, della piccola abitazione dove la Vergine Maria ricevette l'annuncio dell'Incarnazione.

            A questo riguardo devo far presente che risultano all'editore ignote tutte le innumerevoli ed esaustive "prove" storiche, archeologiche e scientifiche, che hanno sempre confermato "la verità" della "tradizione lauretana", come attestato, ad esempio, dallo storico e archeologo Padre Floriano Grimaldi, studioso della Santa Casa, il quale in una intervista del 1979 disse fra l'altro: "Tra il 1962 e il 1965 ho eseguito io stesso una serie di scavi archeologici sotto la Casa di Loreto, che hanno pienamente confermato i risultati già noti dalla tradizione. (.) Sono in corso altre ricerche assai complicate come analisi geologiche e micropaleontologiche sulle pietre della Casa. Quelle finora compiute hanno dato risultati positivi. Tuttavia non sono solo gli studi scientifici a dare la certezza di trovarci di fronte a un fenomeno soprannaturale. Ci sono altri elementi da prendere in considerazione, come il giudizio della Chiesa, dei Papi e i prodigi".

            Infatti, in aggiunta alle "prove scientifiche" inconfutabili, abbiamo persino l'avallo di rivelazioni private di tanti Santi e Sante e anche di un numero incalcolabile di miracoli divini. Ma soprattutto abbiamo l'approvazione solenne della Santa Chiesa Cattolica, che sull'autenticità della Santa Casa e sulla verità storica delle "Miracolose" traslazioni si è pronunciata innumerevoli volte, soprattutto con i pronunciamenti solenni dei Romani Pontefici, i quali hanno così su ciò impegnato tutta la loro Autorità Apostolica. Certamente, come Lei ha scritto al Prof. Dal Pozzo, non siamo di fronte a "dogmi di fede", e tuttavia non bisogna dimenticare che tali innumerevoli e secolari pronunciamenti dei Sommi Pontefici - sullo specifico caso della Santa Casa di Loreto - costituiscono "approvazione ufficiale della Chiesa" di "un evento miracoloso" quale "mai" in tutta la Storia della Chiesa è stato fatto per nessun altro "miracolo".

            Inoltre, riguardo al riconoscimento della "verità storica" dell'evento miracoloso della traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, esso è l'unico caso nella Storia della Chiesa di una approvazione ecclesiastica, da parte dei Sommi Pontefici, dichiarata e ripetuta "continuativamente", "solennemente", "inequivocabilmente", in tanti documenti e dichiarazioni ufficiali di ogni genere, dalle origini del Santuario fino ad oggi, per sette secoli. Anche per tale motivo, perciò, nessun altro miracolo approvato dalla Chiesa (e quindi "autentico", se approvato!) è paragonabile all'approvazione che è stata fatta riguardo al "miracolo" della "traslazione della Santa Casa di Nazareth", riconosciuta sempre operata "per il ministero angelico": e quindi vero!...

            Tali pronunciamenti pontifici impegnano certamente solo "la fede umana" e non quella "teologale", ma obbligano ugualmente ad una "riverente obbedienza", costituendo essi parte del "magistero ordinario" e anche del "magistero solenne" dei Sommi Pontefici, anche se non sono espressi "ex-cathedra". Per tali motivi – come approfonditamente esposto in studi del Prof. Giorgio Nicolini, prelevabili anche nel Sito Internet www.lavocecattolica.it/santacasa.htm - non si può ritenere legittimo, per un "vero" cattolico, discostarsi da tali pronunciamenti sino al punto di persino negarli, giudicando così che "tutti" i Sommi Pontefici abbiano sbagliato nell'autenticare un fatto soprannaturale di così universale rilevanza.

            Parlando poi degli studi storici, archeologici e scientifici fatti a tale riguardo, non è fuor di luogo ricordare come l'analisi chimica della malta, nei punti dove attualmente tiene unite le pietre, presenta caratteristiche chimiche particolari, proprie della zona di Nazareth, con una omogeneità della tessitura muraria, che esclude ogni possibilità di "smontaggio" e "rimontaggio" delle pietre delle Pareti della Santa Casa. Infatti la malta che tiene unite le pietre è uniforme in tutti i punti e risulta costituita da solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell'epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Quindi, la Santa Casa non fu mai "scomposta" in blocchi o in pietre, ma è giunta a Loreto - dopo altre precedenti "traslazioni miracolose" - con le pietre già "murate" con la stessa malta usata oltre 2000 anni fa a Nazareth, e così come ancor oggi si presenta.

            La collocazione finale, poi, su una pubblica strada a Loreto, dove ancor oggi si trova, è del pari umanamente impossibile, come hanno attestato tutti gli archeologi ed architetti che nei secoli hanno esaminato il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui "si è posata".

            L'architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), ad esempio, dichiarò di aver constatato che "la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l'estremità di un'antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo". Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non poteva essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova ("Annali Santa Casa", anno 1925, n.1). Un singolare dato da rilevare, in proposito, a dimostrazione che le tre Sante Pareti "si posarono" sulla strada, e non che vi furono ricostruite, è la singolarità di un cespuglio spinoso che si trovava sul bordo della strada al momento dell'impatto e che vi è rimasto imprigionato.

            Un altro insigne architetto, poi, Federico Mannucci (1848-1935), incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l'incendio scoppiatovi nel 1921, scrive e asserisce perentoriamente, nella sua "Relazione" del 1923, che "è assurdo solo pensare" che il sacello possa essere stato trasportato "con mezzi meccanici" (F. Mannucci, "Annali della Santa Casa", 1923, 9-11), e rivelò che "è sorprendente e straordinario il fatto che l'edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri" (Federico Mannucci, "Annali della Santa Casa", 1932, 290).

            Quindi, se l'intera Santa Casa di Nazareth non possono averla trasportata gli uomini, non può essere stata trasportata altrimenti che miracolosamente, per opera della Onnipotenza Divina, mediante "il ministero angelico", come testimoniato e tramandato dalla "tradizione", approvata da tutti i Sommi Pontefici, e ora appunto anche da Benedetto XVI. Infatti anche l'attuale Sommo Pontefice si è collocato sulla medesima linea delle reiterate constatazioni scientifiche, mediante la inequivoca preghiera che ha fatto pervenire nel dicembre scorso a Mons. Gianni Danzi, Arcivescovo di Loreto.

            Le chiedo quindi di pubblicare questa precisazione, tendente ad affermare in maniera inequivocabile la veridicità storica della Miracolosa traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, e quindi correggendo quanto affermato nella pubblicazione allegata alla Vostra rivista, di modo che non vengano "ingannati" i pellegrini che a milioni visitano la Casa di Maria.

            La ringrazio per l'attenzione ed invio distinti saluti. 

            Massimo Rettaroli

P.S. – “Famiglia Cristiana”, nella sua ormai nota deriva, ha continuato a pubblicare in altri testi le stesse “falsità”, senza alcun segno di pentimento” né di disponibilità ad una ricerca sincera della “verità”.

 

IL LIBRO

“LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”

Presso la Libreria “REGINA PACIS” di Pesciarelli Angela – Corso Boccalini, 9 – 60125 Loreto – Tel./Facs. 071.7501460

 

----- Original Message -----

From: serafinabrunelli

To: La Voce Cattolica

Sent: Thursday, August 14, 2008 2:02 PM

Subject: Re: Un antico importantissimo libro sulla Santa Casa (del 1791) in Internet

 

Egregio Prof. Nicolini,

finalmente ho avuto modo di trovare, durante una mia breve visita a Loreto, nella libreria da Lei indicata nel sito, il suo libro sulle prodigiose traslazioni della Santa Casa.

Le faccio i miei complimenti per il bel lavoro.

                                                                                                   Elvio Ciferri

 

LE GLORIE MAESTOSE DEL SANTUARIO DI LORETO”

 

----- Original Message -----

From: "enzo" <cleifire7@alice.it>

To: <giorgio.nicolini@poste.it>

Sent: Sunday, August 10, 2008 6:39 PM

Subject: Re: Baldassarre Bartoli S. Casa di Loreto

 

Gent. Prof. Nicolini,

ho letto con gioia la sua lettera dove mi ringraziava per la segnalazione del libro sulla Santa Casa di Loreto e che lei ha molto gradito. Tra l'altro avevo trovato un altro libro di pari interesse e più leggibile, ma non glielo avevo segnalato. Si chiama "Le glorie maestose del santuario di Loreto" di Baldassare Bartoli del 1719 - ho trovato anche una copia in polacco del 1696 - e proveniente dalla biblioteca di Edoardo Duca di Norfolk.

Ma il bello è il link di Google libri da dove l'avevo scaricato che non me lo dà più in visione, per cui devo mandarle il libro con l'allegato di 6,7MB in PDF che sono riuscito, non so come, a scaricare.

Si vede proprio che il Signore vuole che lei lo riceva! Se risultasse troppo grosso per la sua casella mail mi scriva che proverò a mandarglielo in altro modo.

Un abbraccio e che il Signore la benedica.

Fiorenzo Clementi

 

IMPORTANTISSIMI ANTICHI LIBRI SULLA STORIA DELLA SANTA CASA

RICCHI DI DOCUMENTAZIONI STORICHE

 

Per scaricare da Internet un antico e importantissimo libro (di pagine 218) sulla storia delle Miracolose Traslazioni della Santa Casa

dal titolo "DISSERTAZIONE CRITICO STORICA SULLA IDENTITA’ DELLA SANTA CASA DI NAZARETTE”, di Vincenzo Murri, scritto nel 1791,

collegarsi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=kEoQAAAAIAAJ&pg=PA212&dq=santuario+loreto&lr=&ei=XmibSK2SCZ6MjAHUhvn6BA

Il libro è digitalizzato da Google, per cui è visibile e scaricabile in formato PDF.

 

Altre notizie storiche importantissime si possono trarre dalla pagina 203 alla pagina 287 del

DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA di Gaetano Moroni, del 1846,

scaricabile in formato PDF collegandosi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=R7lDAAAAIAAJ&pg=PA286&dq

 

E’ stato rintracciato anche un altro libro ancora più antico, del 1696, scritto da Baldassare Bartoli,

dal titolo LE GLORIE MAESTOSE DEL SANTUARIO DI LORETO (di pagine 134)

non più disponibile in Internet, ma ricevibile nella propria Posta Elettronica come allegato

facendone richiesta al Prof. Giorgio Nicolini all’indirizzo giorgio.nicolini@poste.it

Dato il peso di 6,89Mb del libro in PDF per riceverlo è necessario essere dotati dell’ADSL.

 

DOPO UNA DIRETTA DA LORETO DI TELEPACE…

 

----- Original Message -----

From: attilio@narci.biz

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Tuesday, December 11, 2007 8:33 PM

Subject: iscrivetemi alla vostra mailing list

 

Sono un insegnante di Cesena ed un devoto della Madonnina di Loreto.

Ho visitato il suo sito dopo la diretta di Telepace, nella serata di veglia della festa dell'arrivo della Santa Casa.

Sono allibito che il prelato intervistato sostenga ancora il discorso del trasporto umano: non ho parole!

La ringrazio se vorrà iscrivermi alla sua Mailing List.

                                                 Attilio

 

non sono in gioco solo le “Sante Pietre”

ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica

----- Original Message -----

From: Padre Stefano Bertolini Spina

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Sunday, April 23, 2006 1:34 AM

Subject: Il ministero angelico di Loreto

 

Egr. Dott. Nicolini,

                sono un sacerdote della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di (…omissis…). Per caso ho “incontrato” il suo Sito Internet (www.lavocecattolica.it) cercando materiale per una Via Crucis da tenere nella Parrocchia che reggo insieme ad un confratello, qui a (…omissis…).

                Le scrivo per ringraziarla vivamente di quanto ella scrive sulla traslazione angelica della Santa Casa di Loreto, e comprendo tutte le sue difficoltà. Anche io, fino a quando non ho letto i suoi scritti e non ho riflettuto un poco, credevo nel trasporto via mare ad opera dei Crociati.

                Purtroppo - come lei ben sa - il morbo del razionalismo modernista si è impossessato anche di vasti strati della Chiesa, non ultimo - anzi soprattutto! - proprio del clero e dei pastori. Anche io, come tanti altri sacerdoti - tenga presente che sono nato nel 1960 e quindi appartengo già alla generazione “post-conciliare” - ho ricevuto una formazione teologica intrisa di illuminismo, per cui i miracoli sono dei “teologumeni” privi di fondamento storico.

                In realtà le cose stanno proprio come dice lei: c'è forse qualcosa di impossibile a Dio? Negando le possibilità dell'intervento divino soprannaturale, finiamo per negare l'essenza stessa della religione e infine per affermare che Dio non è onnipotente! Tanto vale allora essere onesti e definirsi atei.

                Da diversi anni ormai - e grazie a Dio e alla Madonna! - mi sono ampiamente ricreduto, anche se restano in me - a causa appunto della formazione ricevuta - alcune incrostazioni di “razionalismo” che mi sforzo, con l'aiuto di Dio, di superare, per abbracciare una più piena ed autentica dimensione di fede. Così ho preso ad insegnare in questo modo ai miei fedeli, e ho trovato insieme a loro la via di Cristo.

                Grazie anche a lei per il contributo che ha dato a questa mia maturazione: è vero “nulla è impossibile a Dio!”.

                Proceda con fermezza su questa strada, non si scoraggi per le incomprensioni che le derivano anche e proprio da chi dovrebbe difendere la fede (ho letto la risposta che le ha dato l'attuale Arcivescovo di Loreto! … Mons. Danzi: n.d.r.) e non si rende conto che non sono in gioco solo le “Sante Pietre”, ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica: in realtà il discorso è ben più ampio del problema di Loreto e inerisce il senso stesso della fede vera e della religiosità autentica.

                Che il Signore e la Madonna benedicano e sostengano il suo prezioso lavoro!

                Di tutto cuore un abbraccio in Cristo.

 Padre Stefano Bertolini Spina

Leggere la risposta all’indirizzo www.lavocecattolica.it/lettera14settembre2006.htm

 

NON PRAEVALEBUNT!

 ----- Original Message -----

From: Padre Stefano Bertolini Spina

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Monday, September 18, 2006 12:44 AM

Subject: Non praevalebunt!

 

Carissimo Prof. Nicolini,

            ho ricevuto con piacere la sua “e-mail” di risposta; non si preoccupi per il ritardo: la capisco benissimo! Già prima avevo visto la pubblicazione della mia lettera: ha fatto benissimo! E spero davvero che possa essere utile a molti. Contrista dover prendere atto delle chiusure da parte di certi pastori della Chiesa su cose che pure dovrebbero essere ovvie e logiche per un credente, compresi tra i credenti i Vescovi che queste cose dovrebbero difenderle semplicemente con... naturalezza! E contrista doversi scontrare con i filtri e le barriere che certamente sono poste in atto nei confronti del Papa.  

            Ricordo che in un libro che lessi tanti anni fa - un libro che purtroppo non è più in circolazione, come capita a tanti bei libri!- dal titolo “Protagonisti invisibili”, l'autore ad un certo punto chiedeva ad un interlocutore - mi pare che fosse un esorcista – “Dov'è che Satana agisce maggiormente?”, e la risposta era: “In Vaticano, perché là dove è la sede della Verità, più si accanisce il Demonio per intorbidarne lo splendore”. D'accordo, prendiamo queste parole con “beneficio d'inventario”, ma penso che non siano lontane dal vero… Purtroppo!

            Tuttavia non ci scoraggiamo. Nella Chiesa ci sono tanti credenti e tanti preti sinceri e onesti; c'è il nostro Papa - che il Signore lo sostenga sempre e ce lo conservi ancora per tanti anni! - che con la sua umiltà e la sua dolcezza non si stanca di affermare la Verità. E poi non dobbiamo dimenticare che, alla fine dei conti “portae inferi non praevalebunt!” e questo ci deve spronare ad andare avanti con tenacia, fiducia, speranza.

            E' la “buona battaglia della fede”, che sarebbe facile se fosse combattuta solo verso coloro che “stanno  fuori” ma che diventa amara e dolorosa quando deve essere combattuta - sempre con amore cristiano! - nei confronti di quelli che ci sono fratelli nella fede e “padri”...

            Che il Signore Gesù e Maria la benedicano e la sostengano sempre nel suo prezioso impegno!

                            Padre Stefano Bertolini-Spina d.O.

 

LA LUNGA ATTESA DI UN INTERVENTO…

 

CONGREGATIO DE CULTU DIVINO

ET DISCIPLINA SACRAMENTORUM

Prot. n.1802/05/L

Roma, 15 dicembre 2005

Egregio Signore

GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA

 

            Questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si pregia rispondere alla lettera del 4 dicembre u.s. con la quale la Signoria Vostra trasmetteva una documentazione relativa alla questione della celebrazione liturgica della “Miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto.

            Il Dicastero assicura la Signoria Vostra che alla documentazione inviata sarà data la dovuta considerazione.

            Ringraziando per la cortese attenzione, colgo ben volentieri la circostanza per significarLe la mia stima e per confermarmi con sensi di distinto ossequio.

            Della Signoria Vostra devotissimo nel Signore.

            Mons. Mario Marini, Sotto-Segretario.

 

 

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LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                               

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

                                                                                                                                                                                           Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

                                                                                                                                                                                           Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

                                                                                                                                                                                           Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

                                                                                                                                                                                           Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

                                                                                                                                                                                           Amen.

 

Nuova York, Le Torri Gemelle, 11 settembre 2001

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc.13,1-5).

GIOVANNI PAOLO II

(Roma, sabato 8 dicembre 2001)

NUBI OSCURE SI ADDENSANO ALL’ORIZZONTE DEL MONDO

Nubi oscure si addensano all’orizzonte del mondo. L’umanità, che ha salutato con speranza l’aurora del terzo millennio, sente ora incombere su di sé la minaccia di nuovi, sconvolgenti conflitti. E’ a rischio la pace nel mondo.

 

Omelia di Benedetto XVI del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (Ap.2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!". Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male… Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. … Allora Noè edificò un altare al Signore … e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno» (Gen.6,5.12; 8,20-22).

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LA VITA CONTRO L’ANTI-VITA

OMBRE MINACCIOSE CONTINUANO AD ADDENSARSI ALL’ORIZZONTE DELL’UMANITA’

(Benedetto XVI)

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia e il nostro affidamento! Oh, quanto ci fa male tutto ciò che nella Chiesa e in ciascuno di noi si oppone alla santità e alla consacrazione! Quanto ci fa male che l’invito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera, non abbia riscontrato quell’accoglienza, come doveva! Quanto ci fa male che molti partecipino così freddamente all’opera della Redenzione di Cristo! Che così insufficientemente si completi nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col.1,24). Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata dell’Eterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosità accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Gesù (cfr. Gv.2,5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo (Giovanni Paolo II, dall’Atto di Affidamento e Consacrazione alla Vergine, a Fatima, il 13 maggio 1982).

 

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi,

a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra,

anzi ella stessa l’atteso prodigio

Messaggio da Mediugorie del 25 ottobre 2008, di Maria “Regina della Pace”

(“l’atteso prodigio” profetizzato da Paolo VI)

Cari figli, vi invito tutti in modo speciale a pregare per le mie intenzioni affinché attraverso le vostre preghiere si fermi il piano di Satana su questa terra, che é ogni giorno più lontana da Dio, e mette se stesso al posto di Dio e distrugge tutto ciò che é bello e buono nell’anima di ognuno di voi. Per questo, figlioli, armatevi con la preghiera e il digiuno affinché siate consapevoli di quanto Dio vi ama e fate la volontà di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA

Come conservare la purezza?

Circondando il nostro corpo con la siepe del sacrificio.

La purezza è una “virtù-riassunto”, vale a dire un insieme di virtù...

La purezza diventa bellezza, quindi anche forza e libertà.

È libero colui che è capace di resistere, di lottare.

 

PER CONTRIBUIRE A RIPRISTINARE LE RADICI CRISTIANE IN EUROPA

LEGGI E FAI CONOSCERE I SITI INTERNET SOTTOINDICATI

www.lavocecattolica.it/movimento.vita.htm

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IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

 

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

non temo la cattiveria dei malvagi, temo piuttosto il silenzio dei giusti

(Martin Luther King)

 

SI AUTORIZZA E SI RACCOMANDA LA DIFFUSIONE DI QUESTI TESTI

AD ALTRI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA E L'INSERIMENTO IN SITI DELLA RETE INTERNET

Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce, trascurata non si inquieta, letta, insegna la verità con calma, disprezzata, non si lamenta (San Giovanni Bosco)

 

Questi testi e quelli precedenti sono pubblicati in modo permanente e prelevabili agli indirizzi Internet

www.lavocecattolica.it

www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm

www.lavocecattolica.it/lettera25ottobre2008.htm

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

Nazareth-loreto-lourdes-fatima-mediugorie

Nella Santa Casa di Nazareth Maria è stata concepita “Immacolata” nel grembo di Sant’Anna e Dio, per preservare dalla distruzione quella Casa benedetta, l’ha fatta trasportare miracolosamente in “vari luoghi”, da Nazareth a Tersatto, ad Ancona e sino al colle ove poi sorse Loreto, quale “nuova Nazareth”. A Lourdes Maria ha “confermato” di essere l’Immacolata Concezione, avvenuta nella Santa Casa di Nazareth a Loreto. A Fatima Maria ha chiesto la consacrazione al suo Cuore “Immacolato” ed ha preannunciato il futuro trionfo del suo Cuore Immacolato. A Mediugorie Maria sta ora portando a compimento il trionfo del suo Cuore Immacolato, con di fronte a sé, collegati dall’altra parte del Mare Adriatico, Ancona e Loreto, con la Santa Casa di Nazareth ove proprio il suo essere spirituale (la sua anima, il suo cuore) fu concepito “Immacolato”.

 

La Santa Casa di Loreto il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazaret.

Scrisse Giovanni Paolo II: Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”. Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 il Papa disse: Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

 

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TELE MARIA è una nuova Emittente Televisiva Cattolica in Internet nata dall’ispirazione di Maria

Trasmette programmi secondo le indicazioni dell’esortazione di San Paolo apostolo ai cristiani:

"FRATELLI, TUTTO QUELLO CHE E' VERO, NOBILE, GIUSTO, PURO, AMABILE, ONORATO, QUELLO CHE E' VIRTU' E MERITA LODE, TUTTO QUESTO SIA OGGETTO DEI VOSTRI PENSIERI" (cfr. Fil.4,8).

NELLA PROGRAMMAZIONE di TELE MARIA

TRASMISSIONI CONTINUATE SU “LA VERITA’ DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO”

SPIEGATE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI SUI LUOGHI STESSI OVE SONO AVVENUTE

LA SANTA CASA DI GESU’, DI GIUSEPPE E DI MARIA: ARCA DELLA NUOVA ALLEANZA

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NON TI ARRENDERE MAI

neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando il tuo piede inciampa,

neanche quando i tuoi occhi bruciano,

neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

neanche quando l'errore ti scoraggia,

neanche quando il tradimento ti ferisce,

neanche quando il successo ti abbandona,

neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta,

neanche quando l'incomprensione ti circonda,

neanche quando la noia ti atterra,

neanche quando tutto ha l'aria del niente,

neanche quando il peso del peccato ti schiaccia...

Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!

(San Leone Magno)

 

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