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LA CATTEDRA DI SAN PIETRO

E IL PRIMATO DEL ROMANO PONTEFICE

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

LETTERA INFORMATIVA n°50

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Giornale Informatico Gratuito di Ispirazione Cattolica

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va:
così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                                 (Paolo VI, 25 dicembre 1975)

 

Ancona

Giovedì, 23 febbraio 2006

San Policarpo, Vescovo e Martire

Domenica, 24 febbraio 2011

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dal Concepimento "reale" di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

Nato ebreo a Betlemme, nell’anno 6 prima dell’anno 0, al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO IL 9 APRILE DELL’ANNO 30 - GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO.

Il popolo ebraico lo ha atteso da secoli, ogni uomo, più o meno consapevolmente, lo cerca da sempre

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE”", i cui testi sono pubblicati all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15) e "Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt.10,8). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. San Giuseppe Moscati scriveva: Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio” [Biglietto scritto da San Giuseppe Moscati, il 17 ottobre 1922]. Poiché sta scritto nella Parola di Dio: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28). Così anche Gesù insegnava:  “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32).

 

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

Cellulare 338.2892353 – Telefono 071.2801766 – 071.83552 - Facsimile 178.4413104 – Conto Corrente Postale 13117056

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TOTUS TUUS EGO SUM

 

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

LETTURA BIBLICA DEL GIORNO

DAL VANGELO DI MARCO (9,41-50)

Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Perché ciascuno sarà salato con il fuoco. Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri.

 

E IL VERBO SI FECE CARNE

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)” (Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!

ROMA - XV GIORNATA MONDIALE DEI GIOVANI (15-20 AGOSTO 2000)

La Santa Casa di Loreto è il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazareth

Scrisse Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”.Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

 

TU SEI PIETRO

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt.16,13-19).

 

22 febbraio 2006

FESTA DELLA CATTEDRA DI SAN PIETRO

LA PAROLA DI BENEDETTO XVI

Cari fratelli e sorelle!

            La Liturgia latina celebra oggi la festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta di una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori.

            La "cattedra", letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta "cattedrale", ed è il simbolo dell’autorità del Vescovo e, in particolare, del suo "magistero", cioè dell’insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana. Quando il Vescovo prende possesso della Chiesa particolare che gli è stata affidata, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità.

            Quale fu, dunque, la "cattedra" di san Pietro? Egli, scelto da Cristo come "roccia" su cui edificare la Chiesa (cfr. Mt.16,18), iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima "sede" della Chiesa fu il Cenacolo, ed è probabile che in quella sala, dove anche Maria, la Madre di Gesù, pregò insieme ai discepoli, un posto speciale fosse riservato a Simon Pietro. Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, città situata sul fiume Oronte, in Siria, a quei tempi terza metropoli dell’impero romano dopo Roma e Alessandria d’Egitto. Di quella città, evangelizzata da Barnaba e Paolo, dove "per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani" (At.11,26), Pietro fu il primo vescovo, tanto che il Martirologio Romano, prima della riforma del calendario, prevedeva anche una specifica celebrazione della Cattedra di Pietro ad Antiochia. Da lì, la Provvidenza condusse Pietro a Roma, dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio.

            La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la "cattedra" del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge. Lo attestano i più antichi Padri della Chiesa, come ad esempio sant’Ireneo, vescovo di Lione, il quale nel suo trattato Contro le eresie descrive la Chiesa di Roma come "più grande e più antica, conosciuta da tutti; … fondata e costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo"; e aggiunge: "Con questa Chiesa, per la sua esimia superiorità, deve accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono ovunque" (III,3,2-3). Tertulliano, da parte sua, afferma: "Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta" (La prescrizione degli eretici, 36). La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell’intero Popolo di Dio.

            Celebrare la "Cattedra" di Pietro significa, perciò, attribuire ad essa un forte significato spirituale e riconoscervi un segno privilegiato dell’amore di Dio, Pastore buono ed eterno, che vuole radunare l’intera sua Chiesa e guidarla sulla via della salvezza. Tra le tante testimonianze dei Padri, mi piace riportare quella di san Girolamo, tratta da una sua lettera scritta al Vescovo di Roma, particolarmente interessante perché fa esplicito riferimento proprio alla "cattedra" di Pietro, presentandola come sicuro approdo di verità e di pace. Così scrive Girolamo: "Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa" (Le lettere I, 15,1-2).

            Cari fratelli e sorelle, nell’abside della Basilica di san Pietro, come sapete, si trova il monumento alla Cattedra dell’Apostolo, opera matura del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d’occidente, sant’Agostino e sant’Ambrogio, e due d’oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio. Vi invito a sostare di fronte a tale opera suggestiva, che oggi è possibile ammirare decorata da tante candele, e pregare in modo particolare per il ministero che Iddio mi ha affidato. Alzando lo sguardo alla vetrata di alabastro che si apre proprio sopra la Cattedra, invocate lo Spirito Santo, affinché sostenga sempre con la sua luce e la sua forza il mio quotidiano servizio a tutta la Chiesa. Di questo, come della vostra devota attenzione, vi ringrazio di cuore.

Benedetto XVI

 

LA DEFINIZIONE DELL’INFALLIBILITA’ DEL ROMANO PONTEFICE

QUANDO PARLA “EX-CATHEDRA” IN MATERIA DI FEDE DI MORALE

FU FATTA DAL BEATO PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti)

(nato a Senigallia, da madre anconitana… discendente del beato Gabriele Ferretti, Compatrono di Ancona… perché?...)

 

Il Vaticano I

 

Procedo per sommi capi, impossibile essendo, ora, un’esposizione analitica completa sul magistero di Pio IX. Sarebbe di grande interesse il soffermarsi sul peso magisteriale delle sue non poche encicliche; ma è di gran lunga maggiore l’interesse che collega il peso suddetto all’evento epocale la cui sola memoria basta ad immortalare il grande Pontefice: parlo del Concilio Ecumenico Vaticano I.

Ne parlo non per tesserne la storia, ormai investigata in ogni suo più piccolo particolare, ma per documentarne quel peso magisteriale al quale prima accennavo, e che ridonda in ultima analisi a merito di Colui che quel Concilio volle, aprì, diresse e promulgò.

Anche il progetto d’un Concilio ecumenico nacque a Gaeta nel 1849. Nel 1863 fu il card. Wiseman a parlarne con Pio IX. E questi, il 6 dicembre 1864, confidò la sua speranza ai 15 cardinali della Congregazione dei Riti. L’anno successivo entrò in azione una commissione cardinalizia. E così, di commissione in commissione, di consulta in consulta, non assenti nemmeno alcune contromanovre da parte sia di circoli massonici ed anticlericali, sia d’ecclesiastici d’avanguardia, s’arrivò all’apertura del Concilio: 7 dicembre 1869.

Fu davvero un Concilio Ecumenico: 55 cardinali, 6 patriarchi, sei abati "nullius", 24 abati generali, 29 generali di ordini e congregazioni religiose, 964 vescovi. E’ risaputo che non tutto il materiale preparato venne di fatto discusso ed approvato. I venti di guerra e le condizioni politiche italiane determinarono la chiusura precoce del Concilio (18 luglio 1870) e due sole furono le Costituzioni dogmatiche approvate: la "Dei Filius" e la "Pastor aeternus".

L’una fu discussa per oltre un mese e concluse il suo itinerario con miglioramenti e varianti di carattere formale e teologico. Altrettanto avvenne per l’altra, anche se l’incerto clima politico ne condizionò almeno in parte la discussione.

La "Dei Filius", approvata in sessione plenaria il 24 aprile 1870, fu promulgata seduta stante da Pio IX, evidentemente compiaciuto e grato al Signore. Nel prologo si passavano in rassegna i principali errori dell’epoca moderna, con particolare riferimento a quelli sull’esegesi biblica, sul razionalismo e sul naturalismo, donde si cade "nell’abisso del panteismo, del materialismo e dell’ateismo". In evidenza, ovviamente, venivano messi anche gli errori teologici che confondevano i confini della natura e della grazia e si discostavano dall’insegnamento tradizionale della Chiesa.

Dopo il prologo, quattro brevi capitoli sulla genuina Fede cattolica: Dio Creatore dell’universo; La Rivelazione divina, la Fede, la Fede e la ragione. Il contenuto di questi quattro capitoli trova poi la sua formulazione dogmatica in 18 canoni che infliggono la scomunica a chiunque osi negarne il contenuto dottrinale, diffondendo e sostenendo dottrine ad esso contrarie.

Non mancarono, qua e là, delle critiche: vescovi poco convinti, teologi d’ispirazione liberale e neogallicana, storici il cui metro per valutare la vita della Chiesa prescindeva dal soprannaturale. La maggior parte dei destinatari, però, gioì con Pio IX perché il Concilio aveva raggiunto uno dei suoi scopi principali: aveva non solo condannato gli errori, ma a questi aveva contrapposto la verità immutabile della rivelazione divina.

La seconda Costituzione dogmatica del Vaticano I, la "Pastor aeternus", è comunemente conosciuta come la costituzione sulla Chiesa; in realtà i tempi ristretti dei lavori conciliari furono la causa del loro "cursus in fine velocior". I Padri stessi, o alcuni di essi, non vedevano l’ora di far ritorno alle loro sedi. Ne fecero le spese soprattutto i temi ecclesiologici, dei quali si discusse ed approvò solo una piccola parte (il cap. XI dello schema "de Ecclesia"), riguardante la dottrina del Romano Pontefice. La si articolò in tre capitoletti, ai quali fu poi aggiunto il cap. IV sull’infallibilità papale.

In quella fase conciliare, infallibilisti ed antinfallibilisti misero in atto sottili ed accorte manovre, capaci di portare la questione dell’infallibilità al centro dell’interesse conciliare. Come sempre in casi del genere, le posizioni andavano dal al no passando attraverso sfumature varie, il cui scopo era quello di mediare gli estremi.

Il 6 marzo 1870 fu consegnato un progetto, frutto di lunghe discussioni, che s’aggiungeva al cap. XI poco sopra ricordato e che ebbe subito il massimo interesse dei Padri conciliari. Proseguiva intanto la discussione del cap. XI sull’ufficio primaziale del vescovo di Roma. 139 furono gli emendamenti proposti e poi discussi ed approvati. Alla fine, il testo ebbe il gradimento comune circa la dottrina che stabiliva come dogma di Fede che al solo Pietro il Signore donò il primato sulla Chiesa universale; che tale primato è per divina disposizione transpersonale, da trasmettere cioè ai legittimi successori del principe degli Apostoli; e che esso consiste non in una supervisione o nella posizione del "primus inter pares", ma in una vera e propria giurisdizione.

La questione di fondo rimaneva, tuttavia, quella del progetto aggiuntivo sulla infallibilità papale. Le proposte s’accavallavano a vicenda. Quelle favorevoli incontravano la resistenza d’una minoranza teologicamente agguerrita e non incline al facile cedimento. Nuovi gallicani e frange non indifferenti di conciliarismo mitigato pretendevano almeno questo: che prima di procedere ad una definizione dogmatica, nella quale pertanto fosse impegnata l’infallibilità dell’asserto, il Papa avesse l’assenso dei vescovi, per la ragione che essi concorrono con Lui al governo della Chiesa. La maggioranza rispondeva che all’esercizio dell’ufficio petrino, uno ed indiviso, non ha parte l’episcopato, con la conseguenza che il Papa di per se stesso, e non mediante il consenso dei vescovi o della Chiesa, è capace di definizioni infallibili.

Il 4 luglio, per la sesta volta in quattro mesi, fu proposta una formula aperta ad alcuni emendamenti, ma ferma sulla sostanza. Una maggioranza schiacciante l’approvò il 13; ma la minoranza non si dette per vinta. Valendosi dell’ampia libertà concessa da Pio IX a chiunque volesse o avesse da eccepire, Mons. Dupanloup suggerì al Papa d’approvare, sì, come decisione conciliare la dottrina dell’infallibilità sulla quale confluiva il parere della maggior parte dei Padri, ma d’astenersi dal promulgarla per non turbare gli spiriti già molto preoccupati. Insomma, si voleva metter la mordacchia a Pio IX, il quale non era affatto disposto a lasciarsela mettere.

Arrivò il 18 luglio. Su 535 presenti, 2 soltanto si dissero contrari, una quarantina di vescovi aveva lasciato Roma, un po’ per la precarietà della situazione politica, un po’ per non partecipare alla plenaria. Non senza commozione ma fermo sulle sue posizioni, Pio IX rassicurò i confratelli nell’episcopato sui rapporti tra l’episcopato stesso e l’infallibilità, nel senso che questa suprema prerogativa dell’autorità papale, anziché schiacciare quella episcopale, è a tutela e garanzia di essa.

In realtà, non si trattava della divinizzazione d’un uomo né dell’assorbimento, da parte sua, delle responsabilità e prerogative dei vescovi. Il Papa, chiunque fosse, anche dopo la definizione dogmatica della sua infallibilità restava l’uomo che era e come era: con i suoi pregi ed i suoi difetti. In quanto dottore privato, può sempre cadere in errore come ogni altro privato dottore. Ma in quanto Capo supremo, Maestro e Pastore di tutta la Chiesa, in ciò che riguarda le verità da credere e da incarnare nel tessuto quotidiano, gode d’uno speciale carisma, cioè di quell’infallibilità che rende le sue decisioni irreformabili di per sé e non per il consenso della Chiesa.

Tale formula entrò come quarto capitolo nella "Pastor aeternus". Ognuno dei quattro capitoli venne quindi specificato da un canone dogmatico. Si chiudeva in tal modo, con una evidentissima vittoria della Divina Provvidenza che guida i passi degli uomini verso i suoi traguardi, oltre che con l’oscurarsi dell’orizzonte politico internazionale ed italiano, il Concilio Ecumenico Vaticano I. Esso fu pure, in ultima analisi, la vittoria di Pio IX. A me piace considerarlo, per le sue due Costituzioni dogmatiche, una perla del magistero piano.

 

 BRUNERO GHERARDINI

 

22 febbraio

Commemorazione della prima apparizione di Gesù Misericordioso a Santa Faustina Kowalska

 

L’ABORTO NEL GIUDIZIO DI DIO

Dal "DIARIO" di SANTA FAUSTINA KOWALSKA

(Wilno, 28 luglio 1934)

 

Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. Il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra. Vidi la grande collera di Dio e un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio. Un momento dopo Gesù mi disse: «Bambina Mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio e offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la Santa Messa. Fallo per sette giorni». Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai la benevolenza di Gesù; cominciai a implorarne la benedizione. A un tratto Gesù disse: «Per te benedico l'intero paese» e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà del Signore, l'anima mia fu inondata da una grande gioia.

            Come Sodoma e Gomorra furono distrutte dal fuoco caduto dal cielo (cfr. Gen.19,24), così le città polacche e specialmente Varsavia, furono in realtà gravemente distrutte durante la seconda guerra mondiale dalle bombe dirompenti e incendiarie. A questo proposito il direttore spirituale di Suor Faustina, don M. Sopocko, durante la deposizione testimoniale, ha fatto la seguente dichiarazione: "Aveva scritto inoltre nel Diario che Gesù le aveva detto che avrebbe distrutto come Sodoma una delle più belle città della nostra patria a causa dei peccati che vi si commettevano. Quando in seguito, dopo aver letto il Diario le chiesi chiarimenti su tale questione, confermò che le cose stavano così. Avendole poi domandato per quali peccati Iddio infliggeva tale punizione, rispose che ciò sarebbe avvenuto soprattutto per l'uccisione dei bambini non fatti nascere, essendo questo il più grave peccato che vi si commetteva" (Summ., p. 95 inizio, §.251, ad 54)

 

Madre Teresa di Calcutta

ammoniva:

“L’aborto è il più grande nemico della pace, perché se una madre può uccidere il figlio, ciò significa che gli esseri umani hanno perso totalmente il rispetto per la vita e più facilmente possono uccidersi a vicenda”.

Quanto sta avvenendo nel mondo, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, è certamente una tragica riprova di quanto aveva profeticamente detto Madre Teresa di Calcutta e, ancor prima, aveva rivelato Gesù a Santa Faustina Kowalska.

 

LE APPARIZIONI DI KIBEHO

Anche a Kibeho (Ruanda), la Madonna, apparendo per tanti anni a tre veggenti e profetizzando eventi tutti tragicamente verificatisi, ha dato precisi messaggi sul tempo che stiamo vivendo.

Le apparizioni sono state ufficialmente approvate dalla Chiesa il 29 giugno 2001 ed hanno acquisito ora la stessa autorevolezza di Lourdes, di Fatima e di Loreto (!)…

Alcuni messaggi da Kibeho:

La Madonna disse ad Alphonsine: “Sono venuta per preparare la strada a mio Figlio per il vostro bene e voi non volete capire. Il tempo rimasto è poco e voi siete distratti. Siete distratti dai beni effimeri di questo mondo. Ho visto molti dei miei figli perdersi e sono venuta per mostrargli la vera strada”.

Sempre ad Alphonsine Gesù stesso disse: “Il mondo è pieno di odio. Voi riconoscerete il momento del Mio ritorno quando vedrete scoppiare le guerre di religione. Quando vedrete accadere questo sappiate che sto per arrivare. Nulla potrà fermare queste guerre”.

La Madonna disse a Marie-Claire: “Chi mi cerca mi trova! Io mi rivelo dove voglio, quando voglio e a chi io voglio. Io non vengo soltanto per Kibeho, non soltanto per la diocesi di Butare, non soltanto per il Ruanda, non soltanto per l’Africa, ma per il mondo intero”.

Nostra Signora disse a Vestine che il mondo non solo è diventato indifferente a Dio ma si è messo contro di Lui. Gli uomini devono pentirsi e chiedere perdono. Durante una visione che durò quaranta ore, dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua (1-3 aprile 1983; durante tutto questo tempo la ragazza rimase in coma) la Madonna mostrò a Vestine il destino di chi rifiuterà di pentirsi: il Purgatorio e l’Inferno.

 

DAL DIARIO DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA

Assisto spesso anime di agonizzanti ed ottengo loro la fiducia nella divina Misericordia ed imploro da Dio la magnanimità della grazia divina che vince sempre. La Misericordia di Dio talvolta raggiunge il peccatore all'ultimo momento, in modo singolare e misterioso. All'esterno a noi sembra che tutto sia perduto, ma non è così; l'anima illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si rivolge a Dio all'ultimo momento con un tale impeto d'amore che, in un attimo, ottiene da Dio il perdono delle colpe e delle pene. All'esterno però non ci dà alcun segno né di pentimento né di contrizione, poiché essi non reagiscono più alle cose esterne. Oh, quanto imperscrutabile è la divina Misericordia! Ma, orrore! Ci sono anche delle anime che respingono volontariamente e consapevolmente tale grazia e la disprezzano. Sia pure durante l'agonia, Iddio misericordioso dà all'anima un lucido momento interiore, in cui, se l'anima vuole, ha la possibilità di tornare a Dio. Però talvolta nelle anime c'è un'ostinazione così grande, che scelgono consapevolmente l'inferno, rendendo vane tutte le preghiere che altre anime innalzano per loro a Dio e gli stessi sforzi di Dio...".

Dal "Diario" di Santa Faustina Kowaslka, Libreria Editrice Vaticana, pag 558

 

Dal libro “Il Cardinale coraggioso: Colombo, il Sessantotto e l’aborto”

Presentazione del Card. Dionigi Tettamanzi

 

DALLA VITA DI SANT’AMBROGIO

            L’imperatore avanza lungo la navata centrale della chiesa in vesti dimesse, simbolo del suo stato di pubblico penitente. Si avvicina all’altare dove ad attenderlo c’è il Vescovo della Città. E’ il Natale del 390. Piange Teodosio, virile generale spagnolo che ha assunto la guida dell’Impero Romano dal 379. Piange Ambrogio, Vescovo di Milano, che ha intimato a Teodosio di chiedere pubblicamente perdono a Dio e al popolo.

            Qualche mese prima, a Tessalonica, un alto ufficiale è stato assassinato. Avuta la notizia, l’imperatore Teodosio ordina una rappresaglia contro la popolazione inerme dei tessalonicesi. Ambrogio segue con trepidazione l’intera vicenda, e non manca di far sentire la sua voce. Dapprima ammonisce affinché sia evitato il delitto. Quando il fatto deplorevole è accaduto, propone la strada della penitenza.

            Egli scrive in una lettera privata a Teodosio: “Se il vescovo non parlerà, chi ha sbagliato morirà della sua colpa, e il vescovo sarà degno di pena perché non ha ammonito chi sbagliava”. E ancora: “Non si addice a un imperatore negare la libertà di parola né si addice a un vescovo tacere ciò che pensa… Perché in un vescovo non c’è nulla di così rischioso davanti a Dio e di così vergognoso davanti agli uomini quanto il non proclamare apertamente il proprio pensiero”.

(Cfr. Gribaudi Editore, 2002, Milano, pag.111).

 

UN COMMENTO ESEGETICO AL VANGELO ODIERNO

(Mc.9,41-50)

 

DALLA LETTERA INVIATA AL CAPO DELLO STATO

OSCAR LUIGI SCALFARO e CARLO AZEGLIO CIAMPI

 

Leggibile all’indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/lettera.presidente.repubblica.html

 

Ancona, 8 settembre 1998

 

Mi permetto di disturbarLa con questa lettera, signor Presidente Scalfaro, poiché so che è impossibile poter parlare con Lei direttamente, al Quirinale.

Così, infatti, mi era stato consigliato di fare (come attestante la fotocopia acclusa davanti al presente scritto) dal Capo del Cerimoniale Dott. Sandro Gori, con una lettera inviatami il 23 dicembre 1996, in risposta ad una mia richiesta di udienza personale con Lei, che tentai di avere. Il Dott. Gori mi scriveva: "... qualora Lei ritenesse di mettere per iscritto quanto avrebbe avuto in animo di esporre a voce, la Sua richiesta verrebbe esaminata con la dovuta considerazione".

Pertanto Le invio, signor Presidente, il presente scritto, attraverso il quale voglio innanzitutto esprimerLe la mia umile e grata riconoscenza per quanto ha detto al “meeting” dell'Azione Cattolica del 5 settembre scorso, e cioè per le parole del Suo severo e forte monito, ripreso da Cristo stesso: "Oggi i bambini sono diventati mercato per le cose più turpi... GUAI a coloro che se ne rendono responsabili. Sarebbe meglio, per loro, che si mettessero una macina al collo…" (così leggo da "AVVENIRE" del 6/9/1998, pag.9; ma forse l'espressione è stata riportata male, perché il Vangelo dice, per l'esattezza, che “SAREBBE MEGLIO PER LUI CHE GLI FOSSE APPESA AL COLLO UNA MACINA…, E FOSSE GETTATO NEGLI ABISSI DEL MARE” (Mt.18,6).

Io Le scrivo, signor Presidente, da semplice e umile cittadino, sapendo di non avere nessuna autorità come anche di non avere quasi nessuna dimestichezza con questioni legate a leggi e procedimenti penali. Mi permetto soltanto di farLe pervenire (insieme ad alcune altre cose) il riporto dal “computer” del testo di una lettera (che Le aggiungo di seguito a questo foglio iniziale) che mi sono sentito in dovere di scrivere il 29 agosto scorso direttamente al Direttore Responsabile del settimanale "L'Espresso", uno dei tanti giornali purtroppo infarciti di immotivata e gratuita pornografia, che, penetrando - anche ingannevolmente - nelle case di migliaia di famiglie, corrompono, oltre che gli adulti (responsabili per conto proprio di quanto fanno pervenire liberamente in casa), anche i bambini innocenti e indifesi.

Questo avviene, naturalmente, come Lei ben sa, anche e in modo assai più grave e devastante tramite la televisione, che è ormai quasi impossibile poter accendere "serenamente", tanto che io non l'accendo quasi più, se non per vedere rare volte qualche programma culturale o scientifico (e con prudenza!) o religioso ben selezionati, e il telegiornale, quest'ultimo per lo più videoregistrato, in modo da interromperlo o saltarlo con il telecomando quando anche in esso non raramente viene presentata ancora la pornografia o comunque l'indecenza, ammantate da pseudo-servizi informativi o da futili vacuità.

Io mi rivolgo umilmente e direttamente a Lei, signor Presidente della Repubblica, prima di tutto come libero cittadino dello Stato Italiano, e poi anche come credente in Dio, per chiederLe se Lei può fare “qualcosa di più”, oltre ai sacrosanti e lodevoli moniti evangelici, per "DIFENDERE" I BAMBINI, come anche gli adolescenti, i giovani, e anche gli adulti!, dal punto di vista giuridico e legale, contro l’immoralità che dilaga dappertutto.

… (omissis) …

Lei, Signor Presidente Scalfaro, il 28 maggio 1992, davanti alle Camere Riunite, nel discorso programmatico per il Suo insediamento, dopo l’elezione a Presidente della Repubblica, disse, tra le altre cose: “Sono uno dei pochissimi rimasti in Parlamento di quei 555 che prepararono e votarono la Carta Costituzionale. Carta che, nella parte della proclamazione dei diritti dell’uomo, è quanto di più alto e più completo potesse essere scritto a fondamento della vita operosa di tutto il popolo italiano. Io ebbi la ventura di votarla, la carta...”.

Io, signor Presidente Scalfaro, La ringrazio dal più profondo del cuore per quanto fece quando io neppure esistevo, neppure nel grembo di mia madre: perché mi ha dato modo (Lei e tutti gli altri 554 "costituenti") di venire all'esistenza e di nascere in una Nazione dotata di una Carta Costituzionale che era ed è "quanto di più alto e più completo potesse essere scritto a fondamento della vita...". Così, infatti, ho trovato “preparato” un “ambiente sociale” che “ha protetto” la mia “infanzia” e la mia “adolescenza”, permettendomi una crescita umana e spirituale progressivamente migliore.

Per questo, allora, molto preoccupato e triste - come Lei e come tantissimi altri - dal presente stato sociale della Nazione, a causa della dilagante pornografia e dal libertinaggio sfacciato - che nuocciono grandemente allo sviluppo umano e spirituale soprattutto dei bambini, degli adolescenti e dei giovani -, mi rivolgo fiduciosamente a Lei, supremo garante della Costituzione, della quale conosce a fondo “la lettera” e “lo spirito”, proprio per avere Lei stesso contribuito a prepararla e a votarla, per chiederLe, come ho scritto sopra, se Lei può fare anche qualcosa di più, per far rispettare la legalità e la Costituzione.

Perché, ad esempio, non vengono applicate le leggi, che pur ci sono, a tutela del "buon costume"? Non dice, infatti, la Costituzione ancora in vigore (al n.21): Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al BUON COSTUME. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni"?

Ci sono queste leggi e questi "provvedimenti adeguati"? Perché nessuna autorità preposta alla loro osservanza, che io sappia, si fa carico di farle applicare "in modo rigoroso"? Non è una grave omissione dell'ufficio loro affidato?

Quando ero adolescente ricordo che c'erano dei magistrati che facevano anche "sequestrare" e "interdire" (con mio compiacimento), su tutto il territorio nazionale, le pubblicazioni contrarie al "buon costume". La legge costituzionale, e le relative leggi applicative, non sono rimaste sempre le stesse? Sono forse diventate anacronistiche o inapplicabili? e perché?...

Non ci sono comunque anche oggi forme uguali o simili, cioè - come dice la Costituzione - "provvedimenti adeguati", per "prevenire" e "reprimere" le "violazioni" al divieto di pubblicazioni, di spettacoli e di tutte le altre manifestazioni contrarie al "buon costume"? Se i provvedimenti che già ci sono non sono più "adeguati", bisognerà - come richiede la Costituzione stessa - assumerne di nuovi che siano efficacemente "adeguati"!

E' forse a taluni facile e comodo "giustificarsi" pretestuosamente affermando che è cambiato il "comune senso del pudore" nonché il senso del "buon costume". In verità, per definizione stessa, almeno quest'ultimo fa riferimento ad un "oggettivo" "costume" "buono". E' forse, o potrà mai diventare, "un costume buono" la pubblica indecenza e la pornografia? E se quest'ultime sono "oggettivamente" “un costume cattivo”, possono essere tollerate anche se fosse cambiato il "comune senso del pudore"?

Il "comune senso del pudore" è una catalogazione opinabile. Infatti esso può anche essere "degenerato" ed essere diventato "un costume cattivo", e quindi oggettivamente negativo e non giustificabile. Semmai, al contrario, il "comune senso del pudore" si deve provvedere - con "provvedimenti adeguati" - a "ri-educarlo" e "ri-stabilirlo" nel popolo, perché torni al "livello" di un "costume buono", come prescrive la Costituzione.

Perché allora la stampa e la televisione (e ogni altro strumento “mass-mediatico”) possono oggi impunemente "aggredire" "tutti", "piccoli" e "grandi", credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, con la violenza, l'indecenza e la pornografia, e quasi nessuno interviene più a far rispettare i diritti violati anche degli altri liberi e semplici cittadini, che anche soffrono per questo stato di cose e vorrebbero pur sentirsi "tutelati" da "qualcuno" o da "qualcosa"?

Mi rivolgo direttamente a Lei, signor Presidente Scalfaro, perché Lei è il Primo Cittadino d'Italia, garante del rispetto della Costituzione e delle leggi che governano il vivere civile di questa Nazione, e garante dei diritti anche dell'“ultimo” dei cittadini, tra i quali mi ci sento anch'io.

Io Le invio la copia della lettera che avevo scritto il 29 agosto scorso al signor Claudio Rinaldi, Direttore Responsabile del settimanale "L’Espresso", perché quanto Lei ha detto il 5 settembre scorso, ricordando a tutti gli italiani (e non solo) le severissime parole di Cristo, mi ha fatto riflettere meglio e più profondamente sulle gravissime responsabilità dei “mass-media” e anche sul fatto che la mia lettera inviata al Direttore dell'"Espresso", scritta peraltro con molta carità e rispetto, non avrà sicuramente alcun effetto pratico, e comunque ci sono responsabilità così gravi dello stesso giornale per quanto già pubblicato fino ad ora (per quel poco che ho potuto fuggevolmente verificare di recente), che mi sono chiesto - dopo il Suo intervento del 5 settembre scorso - se "il privato silenzio" o "la sola diretta protesta ad un qualunque responsabile della stampa" ("sordo" già - perché "sicuro" dell'impunità - agli stessi enunciati delle leggi da rispettare) non possa diventare, alla fine, una comoda, vile e colpevole omissione di presa di responsabilità verso chi è più indifeso e incapace di tutelarsi anche da un punto di vista prettamente psicologico, come lo è ovviamente, ad esempio, della totalità dei bambini.

Allora io invio direttamente a Lei, signor Presidente, anche la fotocopia di quella lettera scritta privatamente al Direttore dell'"Espresso", perché ne faccia tutto quello che la Sua coscienza di Primo Cittadino d'Italia (oltre che della Sua Coscienza umana e cristiana), preposto alla "tutela" dei diritti di "tutti", possa ritenere "utile" od "opportuno". Io sono infatti quasi del tutto sicuro che una mia qualunque "privata" "denuncia" delle violazioni da parte di chicchessia delle leggi del "buon costume" e del "comune senso del pudore", rimarrebbe "lettera morta", chiusa e inefficace negli Uffici di qualunque autorità di polizia.

Tale inefficacia ha ormai provocato, a me sembra, un'impudenza che travalica ogni limite, tanto che ormai sembra che quasi nessuno "teme" più le "autorità" stesse, poiché esse stesse sono gravemente inerti o inadempienti o inefficaci nell'applicazione delle leggi che governano il vivere civile.

Eppure, per noi credenti, è chiaro il dovere civico che impone la Parola di Dio: "CIASCUNO STIA SOTTOMESSO ALLE AUTORITÀ COSTITUITE, POICHÉ NON C'È AUTORITÀ SE NON DA DIO E QUELLE CHE ESISTONO SONO STABILITE DA DIO. QUINDI CHI SI OPPONE ALL'AUTORITÀ', SI OPPONE ALL'ORDINE STABILITO DA DIO. E QUELLI CHE SI OPPONGONO SI ATTIRERANNO ADDOSSO LA CONDANNA. I GOVERNANTI INFATTI NON SONO DA TEMERE QUANDO SI FA IL BENE, MA QUANDO SI FA IL MALE. VUOI NON AVER DA TEMERE L'AUTORITÀ'? FA IL BENE E NE AVRAI LODE, POICHÉ ESSA E' AL SERVIZIO DI DIO PER IL TUO BENE. MA SE FAI IL MALE, ALLORA TEMI, PERCHÉ NON INVANO ESSA PORTA LA SPADA; E' INFATTI AL SERVIZIO DI DIO PER LA GIUSTA CONDANNA DI CHI OPERA IL MALE. PERCIÒ E' NECESSARIO STARE SOTTOMESSI, NON SOLO PER TIMORE DELLA PUNIZIONE, MA ANCHE PER RAGIONI DI COSCIENZA" (Rom.13,1-5).

"NON INVANO ESSA (l'autorità) PORTA LA SPADA" (Rom.13,4). Si può dire che oggi sia "così"?... E perché, "INVANO", sembra, oggi, che l'autorità porti "la spada"?... A "causa" di "che cosa"?... E "per colpa" di "chi"?...

Allora scrivo a Lei direttamente e fiduciosamente, signor Presidente della Repubblica, perché - se non Le crea incomodo e lo ritiene opportuno od utile, e possibile (conoscendo Lei le leggi e le procedure che io non conosco) - possa anche, se vuole, inoltrare la copia della mia lettera stessa ad altre Autorità "affidabili" della Magistratura, come atto di "denuncia formale" mia nei riguardi del settimanale “L’Espresso” in specie, come anche implicitamente di qualsiasi altro giornale o trasmissione televisiva, per quanto già contravvenuto (e quindi sanzionabile), a mezzo stampa o video, e diffuso "pubblicamente", di indecente e di pornografico, sia in tale rivista suddetta come anche in tutti gli altri mezzi di comunicazione sociale, fino ad oggi, contro le leggi del “buon costume” e del “comune senso del pudore”, che ha un limite oggettivo e legale e non può arbitrariamente ed ipocritamente essere esteso indefinitamente, sino a non comprendere ormai più nulla.

Anche la Corte di Cassazione, il 27 novembre 1969 (da quanto leggo in un'Enciclopedia) aveva sentenziato che per "comune senso del pudore" si intendeva quello dell'"uomo medio, normale, che vive con sano equilibrio nella società del suo tempo, lontano cioè dagli opposti eccessi del rigore e del lassismo".

Tale "comune senso del pudore" così inteso, peraltro, per me credente - e che umilmente ritengo di essere "un uomo medio, normale, che vive con sano equilibrio nella società del suo tempo, lontano cioè dagli opposti eccessi del rigore e del lassismo" - ha “una misurazione” ritengo molto “più oggettiva” e “profonda” ed “equilibrata”, sia riguardo al “bene in sé” come anche riguardo al “bene comune”: poiché credo a quanto dice la Parola di Cristo: “IO VI DICO: CHIUNQUE GUARDA UNA DONNA (o una donna, l'uomo) PER DESIDERARLA" (o per desiderarlo), HA GIÀ COMMESSO ADULTERIO CON LEI (o con lui) NEL SUO CUORE(Mt.25,27-28).

Naturalmente, ognuno è libero di pensarla come crede, ma si può negare oggettivamente che, comunque, oggi impera, e "impunemente", "il lassismo"? e quindi "si contravviene" al "comune senso del pudore" come sopra inteso dalla Corte di Cassazione?

E ciò è tanto più grave, anche perché la sensibilità e la coscienza "dell'uomo medio, normale, che vive con sano equilibrio nella società del suo tempo", e che deve pur vivere in uno spazio fisico del suolo italiano, ha il diritto oggettivo di vedersi rispettato nella propria sensibilità e coscienza, almeno riguardo al "comune senso del pudore" come sopra inteso, lasciando "al privato" di chi la pensa diversamente la responsabilità di quanto pensa e fa soggettivamente.

Bisogna, voglio dire, "rovesciare", o meglio "ristabilire", in modo vero e corretto, "i termini" del "diritto", che sono stati - a me sembra – come "invertiti" o, più esattamente, "pervertiti": in privato, cioè, ognuno è senz'altro libero di fare quello che vuole (e se ne assume tutta la responsabilità), ma "in pubblico" "NO"!, perché si ledono i diritti di altri.

Oggi invece in pubblico uno impunemente può fare quello che vuole, mentre il rispetto della coscienza singola e privata (di chi la pensa diversamente e che deve pur vivere in pubblico, almeno per soddisfare le comuni necessità della vita) è calpestata e offesa, specie nel campo del "buon costume" e del rispetto del "comune senso del pudore": e ciò contro il diritto naturale e costituzionalmente garantito di una legalità "rispettosa di tutti" nel "vivere civile" e "pubblico".

E quanti maggiormente sono colpiti da questo stato di cose - come Lei ben sa, signor Presidente, e come tante volte ha denunciato e il 5 settembre scorso ha denunciato ancor più fortemente - sono soprattutto i bambini, gli adolescenti e i giovani, non ancora pienamente maturi e idonei a fronteggiare tanta perversione morale.

Non c'è in tutto questo anche una grande e gravissima omissione da parte di tutte quelle autorità che per compito stesso loro assegnato hanno il dovere di "vigilare" in merito, per intervenire e garantire il rispetto delle leggi già esistenti al riguardo?... anche - come dice la Costituzione - per "reprimere" efficacemente le "violazioni", sia con le leggi già esistenti, sia - da parte dei legislatori - con la doverosa e urgente formulazione di leggi "più adeguate", e se necessario "più severe", da farsi a tale scopo?

Anche di questo, signor Presidente, con la presente lettera ne faccio "denuncia formale" a Lei direttamente, perché - se può - faccia sempre più quanto è in suo potere per "denunciare", ancor più fortemente di quanto non abbia già fatto sino ad ora, le violazioni delle leggi esistenti nonché le inadempienze degli stessi responsabili delle leggi e delle loro applicazioni.

 

Un'altra questione, stimatissimo Signor Presidente Scalfaro, mi urge nel cuore, della quale sento una sconfinata amarezza e un profondissimo sdegno.

Come tutti sappiamo in Italia da ormai venti anni sono state (e vengono ogni giorno) soppresse “legalmente” milioni di vite umane innocenti ed indifese, nel grembo stesso della madre, grazie all'iniqua “legge 194” del 22 maggio 1978.

A riguardo di questa legge, signor Presidente, ancor più che per quanto espresso più sopra, mi sento obbligato a rivolgermi a Lei direttamente, perché quanto Le voglio dire non può non investire, forse, la Sua stessa responsabilità diretta.

Sono certo - per l'altissima stima della Sua persona che non si è mai sottratta ad intervenire ed a parlare "opportune et importune" - che Lei avrà da tempo e lungamente ponderato già tutto al riguardo: ma io non mi sento tranquillo nella mia coscienza se non Le dico umilmente quanto vado ora ad aggiungere nel presente scritto.

Lei occupa il posto più elevato della Nazione ed è "il garante" costituzionale del rispetto dei diritti di "tutti" i cittadini della Nazione Italiana.

Io ora Le dico e Le chiedo umilmente e rispettosamente se non ritenga che potrebbe essere giunto "il doveroso momento" in cui forse anche Lei dovrebbe spendere una parola autorevole, forte, solenne e inequivocabile al riguardo anche di quei "cittadini", comparsi all'esistenza sul suolo italiano nel grembo materno dal momento del loro concepimento, ma che non sono mai potuti venire alla luce di questo mondo, "magnifico e drammatico", a causa di una “legge iniqua” - tuttora vigente - che ne promuove e ne finanzia la soppressione prima della loro stessa nascita.

Anche Lei certamente - per le comuni convinzioni umane e religiose - riterrà che "questa" cosiddetta "legge" sia la più "anti-naturale" e la più "anti-costituzionale" di tutte quelle vigenti, perché sopprime radicalmente e irrimediabilmente IL DIRITTO STESSO ALLA VITA, che è intrinseco e primigenio, precedente ad ogni legge stessa e ad ogni consorzio umano e ad ogni Stato.

Io, Signor Presidente, anche soltanto come libero e comune cittadino, sento il "dovere" di "associarmi" ai "tantissimi altri" che già hanno contestato e ancora e sempre contesteranno, di fronte ai "Legislatori" ed alle "Autorità dello Stato", in qualunque forma possa essere permesso, “l’assoluta illegittimità” e “l’abissale ingiustizia” della legge esistente sull'aborto in Italia; e sento, signor Presidente, "il dovere" di "dirLe umilmente" che forse anche Lei "dovrebbe parlarne" (come fece peraltro a suo tempo anche il "laico" ex-Presidente del Consiglio Giuliano Amato) e, se esiste, come esisterà sicuramente, durante gli ultimi mesi del Suo mandato presidenziale, forse avrà anche il dovere di percorrere - se Lei stesso od altri non lo avessero efficacemente ed esaustivamente ancora fatto - "qualche strada" che ne permetta un radicale cambiamento.

Glielo chiedono, a me pare, il sangue versato e lo strazio indicibile dei corpicini "fatti a pezzi" di tutti "i milioni" di "bambini italiani" già soppressi, che "ancora" gridano: "chi ci ha difesi?"... Glielo chiedono, a me pare, tutti "i bambini" che ogni giorno sono "fatti a pezzi", in tutti gli angoli d'Italia, la cui voce silenziosa "urla" dal grembo materno prima della fatale soppressione: "chi ci difende?"...

Parlando biblicamente, non sta scritto: "LA VOCE DEL SANGUE DI TUO FRATELLO GRIDA A ME DAL SUOLO!"? (Gen.4,10). E qui si tratta di un’ECATOMBE orribile e immensa!... che, al confronto, fa "impallidire" gli stessi efferati crimini e stermini nazisti e comunisti!...

Signor Presidente, "CHI" o "CHE COSA" dobbiamo ancora "attendere" perché questo incalcolabile e irrimediabile e tragico sciupìo di vite umane sia "interrotto"? (chissà quante "genialità benefiche" per l'Italia e 1'umanità intera saranno andate perdute!).

Signor Presidente, "CHI" o "CHE COSA" dobbiamo ancora "attendere" perché si ristabilisca “la giustizia” e “il diritto”?

Con la "legge 194", infatti, è violato il più radicale e universale di tutti i diritti umani: quello di poter vivere, una volta venuti all'esistenza dopo il concepimento nel grembo materno!

Io non sento l'autorità di poter dire quale "macina" meriterebbero che "fosse messa" al collo di tutti i promotori, diffusori e attuatori della più vile, ingiusta e universalmente “anti-naturale” e “anti-costituzionale” legge che sia mai stata promulgata sulla faccia della terra.

La “privazione della vita” ai “bambini” “innocenti” e “indifesi” è, infatti, “lo scandalo evangelico sommo”, radicale e irrimediabile.

Io però dico, invece, che anche i responsabili delle leggi sull'aborto forse potrebbero cambiare idea (poiché peraltro non si può escludere in assoluto in certuni di essi la buona fede, e senz'altro in altri responsabili "un cedimento" dovuto a "paura" o "debolezza"), e ravvedersi, e forse anche farsi fautori essi stessi di un radicale mutamento. E io prego Iddio perché tutto questo avvenga (come già nel mondo in certuni è avvenuto).

In proposito, io non lo so, ma forse quel brano stesso del Vangelo da Lei citato il 5 settembre scorso, se è stato riportato correttamente dal quotidiano "AVVENIRE" nell'enunciato Suo inesatto, non credo vada inteso come "un invito al suicidio" (è illecito anch'esso!). Né credo - anche nella dicitura evangelica esatta (cfr. Mt.18,6) - che il Signore desse "davvero" l'autorizzazione "ad altri" di "appendere al collo dello scandalizzatore una macina girata da asino e gettarlo negli abissi del mare". Egli, infatti, il Signore, dice solo che "SAREBBE MEGLIO", e "PER LUI" (non tanto per la società): e ciò, penso io, il Signore lo abbia detto nella divina previsione di “una impenitenza radicale ed irreversibile”, che farà “meritare” al colpevole “una pena eterna maggiore” nell'altra vita. In rapporto a ciò, infatti, "sarebbe meglio" per lui” interromperne la vita temporale, per impedirgli di fare altro male e, così, potergli far "meritare" "una pena eterna minore", e quindi "migliore" (?!), nell'altra vita. Però credo che nessuno - al di fuori di una rivelazione divina (come anche ce ne sono state nella storia biblica e della Chiesa) - possa sapere se uno abbia raggiunto una "impenitenza così radicale ed irreversibile". Poiché mi sembra che resti sempre vero che uno, finché è in vita, abbia sempre la possibilità di "pentirsi" e, in parte o in tutto di "riparare" al male fatto. E così, al contrario, "sarebbe meglio" "per la società" che il colpevole rimanga in vita, abbia modo di pentirsi, di riparare per quanto può, e di tornare od incominciare ad offrire anche un suo apporto benefico alla società stessa da lui "guastata" con la colpa commessa. Lo stesso Magistero più recente di Giovanni Paolo II proporrebbe il superamento totale della "pena di morte" (cfr. "Evangelium Vitae", n.56; cfr. Sito Internet www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/evangeliumvitae.htm ). E' comunque ovvio che uno Stato debba mettere il reo in condizioni di "non nuocere più" ai bambini e alla società, comminando pene adeguate. Tuttavia, io non sono esegeta né teologo per interpretare il passo evangelico suddetto.

Solo chi sta più in alto di noi nel Supremo Magistero della Chiesa può interpretare il tutto in modo infallibile.

Tornando alle orribili “leggi” sull'aborto, esistenti nel mondo, "chi" è che incoraggia i legislatori (al di fuori ormai quasi solo del Papa e di "taluni" uomini - anche non credenti o non cristiani - di "buona volontà") a cambiare le leggi sbagliate esistenti a riguardo dell'aborto? "Chi" fa loro vedere "nella nuda e cruda verità" le "terribili" "responsabilità" di aver fatto "quella" "legge" (in Italia la "194"), che è un’anti-legge”, e di averla "firmata" e "fatta passare" anche purtroppo, in Italia, da parte proprio di autorevoli esponenti  "cristiani"  (che Dio li  perdoni!) (l'ex-Presidente della Repubblica di allora, Giovanni Leone, e l'ex-Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti), invece di "respingerla", come era in loro potere e dovere di fare; o, all'estremo, di "dimettersi", per "non firmare", e quindi per "non lasciarla passare" (almeno da parte loro), come fece ammirevolmente il Re Baldovino del Belgio, che non si volle macchiare del sangue dei "suoi" "cittadini" più innocenti e indifesi!

La Costituzione Italiana, di cui Lei stesso, signor Presidente Scalfaro, è "meritevole", riguardo alla sua composizione e promulgazione, al n.31 dice: La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze LA FORMAZIONE DELLA FAMIGLIA e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. PROTEGGE LA MATERNITA', l'infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

E ancora, la Costituzione, al n.32, dice, a riguardo della tutela della "salute" dei cittadini e quindi della "salvaguardia della loro vita umana": La legge non può IN NESSUN CASO violare I LIMITI imposti dal RISPETTO DELLA PERSONA UMANA”.

Ora, io, signor Presidente Scalfaro, anche solo come libero e semplice cittadino, cioè come "uomo", mi sento solidale - come tantissimi altri, credenti e non credenti, e come certamente anche Lei stesso - e gravemente corresponsabile di quanto viene fatto anche “ai miei fratelli” e “concittadini più piccoli”, tanto piccoli da non poter neppure far sentire la loro voce, che pure “urla e disperatamente e vanamente “si auto-difende” nel grembo materno prima di venire fatto crudelmente a pezzi dall'apparecchio abortivo. Questo può essere da "tutti" "scientificamente" "constatabile" - con il "dovuto e grave rispetto" della "vittima" - dal filmato in videocassetta "IL GRIDO SILENZIOSO", dello statunitense Dott. Nathanson (prima abortista e poi, dopo aver "visto" quel filmato fatto da lui stesso, è divenuto uno dei più convinti difensori del "diritto alla vita" del concepito): tale filmato, che Le spedisco insieme al presente scritto, Lei stesso, signor Presidente, potrà vederlo, se non lo ha già visto.

Vedi il filmato nel Sito Internet

www.lavocecattolica.it/avvertenze.filmato.htm

 Come rimanere "insensibili" di fronte a tanto "disumano", "abominevole" e "irrimediabile" "delitto"? I bambini "violati" possono essere rieducati con la speranza di poter essere recuperati, ma i bambini "uccisi" chi li può far tornare in vita? Chi può dare "voce" al "grido silenzioso" (ma quanto reale!) dei "bambini" e "cittadini" non ancora nati, se anche le più Alte Autorità dello Stato tacciono sempre quando si affronta questo argomento? E' prudenza? Ma i bambini OGNI GIORNO periscono dappertutto!...

Perché dai politici e dagli studiosi si continua ipocritamente a discutere "sul momento" della "umanizzazione" del "concepito", quando  è a tutti "evidentissimo" che, anche ove mancasse ogni prova scientifica al riguardo (e ce ne sono invece ormai esaustive!), non è lecito e legittimo per nessuno intervenire nel dubbio: poiché se quel “concepito” è veramente “un essere umano” (come lo è!), lo si uccide!... Nel dubbio, infatti, non è lecito agire ad alcuno. E quindi la "legge 194" stride di una ingiustizia radicale, che in quanto "ingiustizia" non può essere da chicchessia "giustificata", e tantomeno "legalmente" accettata e firmata, neppure se fosse addirittura “costituzionale” (!) (e non lo è!).

Ne si può invocare il principio di "un male minore", personale o sociale, perché anche "un solo bambino" "soppresso" è però portatore di un "diritto personale" "assoluto" ed "inviolabile":   IL DIRITTO PRIMIGENIO ALLA VITA”, antecedente ad ogni altro uomo e allo Stato (che è solo un'organizzazione sociale), e sul quale (diritto primigenio) nessun altro può sindacare o decidere, neppure il padre o la madre stessa, e neppure il soggetto stesso.

Io, quindi, signor Presidente Scalfaro, proprio mentre stavo pregando, mi sono sentito in dovere di togliermi uno scrupolo, almeno per me "molto serio", e cioè quello di inviarLe questo scritto, per farLe umilmente il presente "APPELLO", perché quale "supremo garante" dei diritti anche dell'“ultimo e più piccolo” dei “suoi” “concittadini”, nell'ultima fase del Suo mandato presidenziale, valuti se non sia giunto "il doveroso momento" da parte Sua - se non lo avesse "ancora" fatto o "sufficientemente" fatto o "esaustivamente" fatto - di intervenire come può e con le leggi che Lei conosce, perché venga contestata la radicale ingiustizia della "legge 194" affinché "questa", , e non i bambini non ancora nati, sia "soppressa"!

Mi perdoni l'ardire: ma non si rischia una omissione gravissima di fronte alla propria Coscienza? "Chi" è che "deve" "parlare" ed "agire"? "Chi" è che "ha" "il potere" "per "agire"?... ed "urgentemente" "agire"!...

 

L’intera lettera è leggibile all’indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/lettera.presidente.repubblica.html

 

 

A un lettore che segnalava come, a causa della legge che favorisce l'aborto, in Italia muoiono ogni anno 130.000 bambini, il settimanale Famiglia Cristiana ha ambiguamente risposto: "non è la legge che uccide, ma sono le persone... la legge non ha reso innocente l'aborto" (n° 5 del 29-1-06, pag. 9).

Per ogni persona che agisca in base a una coscienza etica, è un dovere rendere difficile l'uccisione di un essere umano. Tale dovere, per un cattolico, diviene però un obbligo morale: egli deve agire in modo che le leggi dello Stato siano il più possibile a misura d'uomo e secondo il piano di Dio (si veda: Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sull'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, N° 4, dove la lotta alla legislazione abortista è al primo posto delle "esigenze etiche irrinunciabili").

Tuttavia, l'ambiguità del settimanale "cristiano" induce a pensare ad una vera malizia a causa del fatto che proprio in queste settimane hanno corso - finalmente! - alcune iniziative del Governo che mirano a verificare se quanto la legge abortista dispone come "prevenzione" sia stato applicato.

La gravità della presa di posizione del periodico gestito dai Paolini è ulteriormente accresciuta dalla sua enorme diffusione (900.000 copie settimanali di cui 300.000 abbonamenti) e dalla sua capillare presenza nelle chiese, famiglie e persone sensibili.

Nonostante il "commissariamento" voluto dalla Conferenza Episcopale nel 1997, e l'allontanamento (voluto dal Vaticano) nel 1998 dell'allora Direttore, il settimanale più diffuso d'Italia continua a far dipendere le scelte religiose ed etiche dalle simpatie partitiche della sua redazione.

Invitiamo tutti gli italiani - laici o credenti - a sottoporre al vescovo della propria zona il "problema Famiglia Cristiana. Identica domanda può essere rivolta - di persona - al proprio parroco, cliccando su BoyKott Famiglia cristiana - http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail4

 

COMUNICATO STAMPA

 

            Sulle catalogazioni dei preti schierati con la sinistra e la destra don Oreste Benzi dichiara quanto segue:

 

Io non sono né di destra, né di sinistra, né di centro: io sono per l’uomo rivelato e redento da Cristo.

Io sono dalla parte dei carcerati, molti dei quali potrebbero uscire  e invece sono costretti a rimanere perché sia dalla destra, sia dalla sinistra, sia dal centro sono condannanti a rimanere in carcere mentre si era  promesso loro un atto di clemenza e moltissimi altri potrebbero essere recuperati alla vita con forme alternative al carcere.

Io sono dalla parte dei bambini che ancora all’età di tre anni e anche in età minore vengono collocati negli istituti mentre  ci sono centinaia e centinaia di famiglie molto serie disponibili ad accoglierli.

Io lotto perché i giovani non vengano estrapolati attraverso la liberalizzazione delle droghe, moltissimi di loro sono stati rovinati dalle leggi permissive degli ultimi governi.

Io corro a difendere i bambini che vengono massacrati nel seno materno mentre potrebbero essere tutti salvati assieme alle loro madri. Come si può stare da una parte o dall’altra quando in tutte le parti si permette che Erode compia la strage degli innocenti e questi Erodi sono in tutti i partiti?

Io sto dalla parte dei disoccupati, delle migliaia di famiglie che vengono sfrattate tra il pianto e la disperazione.

Io lotto per la liberazione di decine di migliaia di ragazze, donne, bambine schiavizzate per soddisfare gli istinti genitali di maschi italiani di destra, di sinistra e di centro.

Io lotto perché gli anziani collocati nei ricoveri e che chiedono di potere essere come è loro diritto soggetti attivi e creativi di storia vengono lasciati morire in ricoveri che pur essendo curati molto bene essi si sentono abbandonati nelle anticamere della morte.

In questo senso dico a quelli di sinistra, che io sono talmente oltre loro, che rispetto a me essi sono all’estrema destra.

Oggi con grande dolore diciamo che ci troviamo di fronte  a troppi casi di prostituzione politica.

Io lotto con i miei fratelli dell’Associazione Papa Giovanni XXIII contro tutte queste oppressioni, contro le sette che stanno dilagando fra i nostri giovani e che li distruggono anche se c’è da rischiare la vita.

Io dico questo perché il vero partito è quel partito che non è partito ma è liberazione integrale dell’uomo: liberazione che solo Cristo ci può dare.

Finché sarò su questa terra  non mi piegherò mai di fronte alle contrattazioni fatte sopra la testa della povera gente.

Don Oreste Benzi

 

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

SI FA CONOSCERE UN NUOVO PARTITO

UN PROGRAMMA DI  SOLIDARIETA’  IN FAVORE DI “TUTTA” LA VITA

PER PROMUOVERE UNA POLITICA PER LA CIVILTA’ DELL’AMORE

IN SINTONIA CON I PRINCIPI CRISTIANI

 

Sul riconoscimento ad ogni essere umano del diritto alla vita, sin dal concepimento fino al suo termine naturale, si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica. Non ci sarà mai pace sino a quando tale diritto non sarà pienamente riconosciuto. L'Associazione chiede che i rappresentanti degli Stati membri delle Nazioni Unite promuovano la difesa della vita umana in ogni stadio del suo sviluppo e in tutti i Paesi sia ricchi sia poveri, se davvero vogliono la pace. Alle Nazioni Unite l'Associazione chiede di vigilare affinché i Paesi ricchi non chiudano l'accesso allo sviluppo dei Paesi poveri, condizionando gli aiuti ad assurde politiche antinataliste con l'attuazione di campagne per diffondere anche la sterilizzazione e l'aborto procurato. Ai partiti politici di ogni Paese l'Associazione chiede di tutelare, sin dal concepimento, la vita di ogni essere umano e di allontanare così ogni pericolo di terrorismo e di nuove guerre, dare un assetto stabile a tutte le nazioni con un'adeguata distribuzione delle risorse ed uno sviluppo sostenibile, attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali del lavoro.

Il testo integrale dello statuto e il programma del nuovo partito SOLIDARIETA’ è prelevabile cliccando sul collegamento al Sito Internet www.solidarieta.biz

 

SOLIDARIETA’

Il programma di politica per la CIVILTA’ DELL’AMORE promossa da SOLIDARIETA’

www.solidarieta.biz

una nuova formazione politica che nasce in Italia e che potrà svilupparsi, come Dio vorrà,

a servizio integrale della VITA, dei poveri vicini e lontani,

grazie alla libera e convinta adesione dei cittadini, che credono all’AMORE.

 À

Il partito è stato fondato il 12 novembre 2002 a Milano: tra i promotori Piero Pirovano, giornalista del quotidiano Avvenire, uno dei fondatori, nel 1977, del Movimento per la Vita.

Tutte le notizie riguardanti il partito (il programma dettagliato, le persone che lo hanno promosso e l'elenco dei coordinatori provinciali, come associarsi) le potete trovare in Internet: www.solidarieta.biz

Il programma di SOLIDARIETÀ pone al centro della Politica il Diritto alla vita. SOLIDARIETÀ si propone cioè di superare la legge sull’aborto con nuove leggi che tutelino davvero la maternità, sostenendo la famiglia.

SOLIDARIETÀ si interessa di tutti i nostri problemi quotidiani: dal lavoro ai trasporti, dall’ambiente alla cultura, dall’energia ai rapporti internazionali: ma tutto trova fondamento in una visione cristiana ed è la declinazione dei principi fondamentali alla base del suo programma: tutela e promozione della Famiglia e del Diritto alla Vita.

Il partito SOLIDARIETÀ si presenterà alle prossime elezioni politiche, indipendente dai confusi poli di Prodi e di Berlusconi, da solo, e con un programma, preciso e chiaro, per la tutela della “vita dal suo concepimento e in tutto l'arco del suo sviluppo sino alla morte naturale”.

 

COSA FARE ?

Le elezioni del 9 aprile 2006

Si voterà il 9 e il 10 aprile 2006 per rinnovo del Parlamento italiano: Camera dei Deputati e Senato.

Chi vuole difendere e promuovere la vita, che possibilità ha? C’è qualche coalizione o partito politico che prevede di riformare la legge sull’aborto? No! Anzi, già si presentano programmi politici che aggraveranno la situazione di disgregazione della famiglia naturale fondata sul matrimonio.

Un cambiamento radicale

Quest’anno gli elettori potranno scegliere il Partito: SOLIDARIETÀ - Libertà, Giustizia e Pace, che pone al centro dell’azione politica “tutta” la vita e i diritti fondamentali di ogni uomo e donna.

Stiamo bene attenti: non c’è più la possibilità di influire utilizzando la preferenza e votando le persone di fiducia. Non è più come nel passato! La nuova legge elettorale non permetterà di  esprimere la preferenza per un candidato; prevede infatti liste bloccate: per il Senato a livello regionale, per la Camera le circoscrizioni sono formate da più province. Passeranno i primi candidati delle liste in base ai voti dati alla lista stessa: potreste dover votare chi non vorreste mai!

Cosa chiediamo? Il sostegno al  nostro progetto con la tua firma!

Abbiamo bisogno di migliaia di firme per presentare la lista: questa vostra disponibilità è preziosa. Solo così riusciremo a proporre all’elettorato i nostri candidati. Per presentarsi alle elezioni e dare l’opportunità ai cittadini di poter scegliere chi votare, SOLIDARIETÀ ha bisogno di molte persone che sottoscrivano le sue liste sia per la CAMERA che per il SENATO e questo dovrà avvenire entro la fine di febbraio 2006 presso gli uffici comunali.

Persone di riferimento e indirizzi utili

Se credi anche tu in questo progetto, ti chiediamo di collaborare diventando un “referente locale”: cioè essere nel proprio Comune la persona su cui SOLIDARIETA’ può contare per la diffusione dei moduli per la sottoscrizione delle liste, la raccolta di firme, la diffusione di materiale, l’organizzazione di incontri… Ci si può mettere in gruppo.

Chi intendesse darci una mano in questo può segnalare la sua disponibilità, a Piero Pirovano (cell. 335.5420656) e/o ai referenti locali: Davide Caltroni (cell. 340.4851404 – davidecaltroni@yahoo.it, Milena Tisato (cell. 338.3926126 - milenatisato@libero.it ). Oppure scrivici a questi indirizzi: “SOLIDARIETA’ – Libertà, Giustizia e Pace” – Casella Postale 91 - 37100 VERONA o a questo indirizzo di Posta Elettronica: verona@solidarieta.biz

PER LE MARCHE

per ogni contatto o informazione scrivere a

solidarieta.marche@libero.it

 

Elezioni politiche. Obiettivi prioritari
Democrazia e Diritto alla vita
di Piero Pirovano
Solidarietà si oppone alla deriva verso lo Stato oligarchico.

La difesa della democrazia è connessa con la tutela del diritto a nascere di ogni concepito.


        
La difesa insieme della democrazia e del diritto alla vita di ogni essere umano sin dal suo concepimento è il compito che SOLIDARIETÀ si assume chiedendo agli italiani di sottoscrivere le proprie liste per le prossime elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Mi spiego.

 

La difesa della democrazia.

            La riforma elettorale varata dal Parlamento con l'approvazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270 ha sostanzialmente peggiorato il sistema maggioritario precedente basato sui collegi uninominali. La possibilità di scelta tra i singoli candidati è stata infatti annullata. I seggi delle due Camere saranno sì assegnati in ragione proporzionale, ma sulla base di liste bloccate senza voto di preferenza. Se nella cosiddetta “Prima Repubblica” i politologi definivano quella italiana come una “democrazia imperfetta”, ora possiamo tranquillamente affermare che l'Italia sta scivolando sempre più verso lo Stato oligarchico, cioè governato da pochi, quindi non democratico. Noi di SOLIDARIETÀ ci opponiamo e domandiamo che “lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare”, proponendo la riforma dell'istituto parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale con voto di preferenza.

 

La difesa del diritto alla vita.

            L'ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è stato tradito, in Italia, nelle sue stesse basi con l'approvazione della legge 22 maggio 1978, n. 194 sull'aborto procurato. E già si prospetta la legalizzazione dell'eutanasia!

            Noi di SOLIDARIETÀ condividiamo l'ammonimento che Giovanni Paolo II rivolse a tutti gli uomini di buona volontà, con l'Enciclica “Evangelium Vitae”. Quando “l'originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte - sia pure maggioritaria - della popolazione”, “lo Stato non è più la "casa comune" dove tutti possono vivere secondo princìpi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l'interesse di alcuni”. “Quando si verificano queste condizioni - continua Giovanni Paolo II - si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un'autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale”.

            Noi di SOLIDARIETÀ ci opponiamo a tutto ciò e affermiamo che la 194/1978 è una legge dello Stato che, come tutte le altre, può essere riformata con una norma che davvero tuteli, insieme, la maternità e il diritto a nascere del concepito. Anche questo è un modo per difendere la democrazia.

 

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

 

 

PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”…

POTREMMO ANCOR OGGI ESSERE “CRISTIANI”

SE NON CI FOSSE STATA LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO?...

Non siamo “ingrati” alla Vergine Lauretana,

dimenticando il ruolo “unitivo della cristianità” che ebbe

durante il tempo dell’esilio avignonese (1305-1377) e dello scisma d’Occidente

e per la vittoria di Lepanto del 1572, che salvò l’Europa “cristiana” e l’intera cristianità…

AUXILIUM CHRISTIANORUM, ORA PRO NOBIS

 

LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                               

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

            Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

            Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede.

            Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

            Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene.

            Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa.

            Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

            Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

            Amen.

 

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.2801766 o Cell. 338.2892353). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.         Prof. Giorgio Nicolini   -   giorgio.nicolini@poste.it

 

RIGUARDO ALLA “QUESTIONE LAURETANA”

“Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea…” (Mt,18,15-17).

 “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni,

non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso…”

(del Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano, sulla “miracolosa traslazione”)

     

“LETTERA-APPELLO”

INVIATA DALL’AVV.  PROF. FRANCESCO DAL POZZO D’ANNONE

A MONS. ANGELO COMASTRI, GIA’ ARCIVESCOVO DI LORETO

PER IL RISTABILIMENTO DELLA VERITA’ SULLA SANTA CASA A LORETO

 

A Sua Ecc.za Rev.ma

Mons. ANGELO COMASTRI

Presidente della Fabbrica di San Pietro

Vicario del Santo Padre per lo Stato della Città del Vaticano

CITTA’ DEL VATICANO – Fax 06.69885518

 

OGGETTO: La storia e il culto della Santa Casa a Loreto.

Con rif. al Prot. 1802/05/L presso “Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum”

 

Firenze, 22 febbraio 2006

Cattedra di San Pietro

Ecc.za Rev.ma Mons. Angelo Comastri,

            per conto del Prof. Giorgio Nicolini, di Ancona, sono a trasmetterLe, per la Sua opportuna conoscenza, la Lettera da me inviata al Sommo Pontefice Benedetto XVI, in data 14 febbraio 2006 e quella inviata in data 20 febbraio 2006 a Mons. Gianni Danzi, Arcivescovo-Delegato Pontificio presso il Santuario di Loreto, dove Ella in precedenza aveva già svolto per circa un decennio il Suo ministero pastorale, con unanime apprezzamento di tutti i fedeli e di tutta la Chiesa.

            Nei prossimi giorni Le farò pervenire tutte le documentazioni già spedite al Santo Padre, e citate tra gli allegati della Lettera inviata al Santo Padre a mezzo di plico, con Raccomandata A.R.

            Il Prof. Nicolini, anche per mio tramite, Le rinnova la sua profonda gratitudine per il rapporto cordiale e confidenziale che ebbe con lui negli anni del suo episcopato a Loreto; e mi chiede, in particolare, di reinviarLe, in ricordo di quel periodo, negli allegati, anche alcune vostre corrispondenze, a Sua Ecc.za già note, tra cui una Lettera del 18 gennaio 2003, con la quale il mio mandante in particolare ebbe a scriverLe:

            Ecc.za Rev.ma e stim.ma, so di averLe recato disturbo tante volte, “talvolta in modo opportuno, talvolta in modo inopportuno” (2^Tm.4,2). Con questo breve scritto voglio soltanto confermarLe il mio deferente ossequio e l’altissima stima ed affetto che ho verso di Lei, per la Sua profonda spiritualità e il sostegno che arreca anche a me con l’ascolto non infrequente della forza persuasiva della Sua parola chiara ed incisiva, da tutti ammirata. Se ho cercato talvolta il Suo consiglio o mi sono rivolto a Lei per qualche intervento è perché davvero non vi è chi sappia dare consigli né si sa più a chi potersi rivolgere - e in che modo - per essere difesi, perché  spesso “il gregge del Signore è ormai come pecore senza pastore”.

            Lei avrà letto e ricorderà le celebri e gravi parole pronunciate da Paolo VI, “il fumo di  Satana è entrato nel Tempio di Dio”, come anche quanto egli disse già nel 1970: “Una delle impressioni raccolte dai vari avvenimenti, che caratterizzano la vita della Chiesa in questi ultimi tempi, riguarda il duplice aspetto drammatico in cui tale vita si svolge, il quale aspetto sembra definito dalle sempre vere parole di San Paolo: “BATTAGLIE ALL’ESTERNO, TIMORI AL DI DENTRO” (2^Cor.7,5)… La Chiesa resiste, soffre, lotta, come può. Sopravvive perché Dio l’assiste, e perché alcuni suoi figli sono forti; ma forse sono questi i giorni preannunciati da Cristo: “PER IL DILAGARE DELL’INIQUITA’, L’AMORE DI MOLTI SI RAFFREDDERA’” (Mt.24,12) (discorso del 15 novembre 1970) … (omissis) …

            La Chiesa allora (cioè le anime umili, fedeli a Dio e alla sua Grazia) “resiste”, “soffre”, “lotta”: “come può…”, e “sopravvive (in chi ci riesce) perché Dio l’assiste, e perché alcuni suoi figli sono forti”. Mi perdoni l’accostamento, Ecc.za Rev.ma: ma in Lei vedo uno di quegli “alcuni” figli forti della Chiesa, che danno sostegno e conforto a chi “resiste”, “soffre”, “lotta” e “sopravvive” “come può”.    … (omissis) …

                        A tale lettera Ella si premurò di rispondere al Prof. Nicolini con paterna familiarità e amabilità, di Suo pugno, in data 26 gennaio 2003: “Caro Giorgio, ti ringrazio per il tuo scritto, che è pieno di fede e di amore al Signore Gesù e alla sua Santa Chiesa. Concordo pienamente con quanto mi scrivi e vedo ogni giorno il compiersi delle parole di Gesù: “per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà”. Ma nonostante tutto anche questo è tempo di Santi. Madre Teresa l’ha dimostrato splendidamente. Ti auguro di essere un uomo, nel quale si vede risplendere tutta la luce del Santo Battesimo. Ti benedico”.

            Tra le altre corrispondenze allegate, vi è anche un carteggio relativo al processo ad Adel Smith e la difesa dei valori cristiani (che ebbe il mio mandante a diretto protagonista); in seguito il Prof. Nicolini Le indirizzò una lunga lettera, in data 1° novembre 2004, concernente la questione della “Miracolosa” traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, e che faceva seguito a delle precedenti “segnalazioni”, rimaste peraltro senza riscontro.

            A quest’ultima Ella invece così rispose: “Gent.mo Prof. Nicolini, la ringrazio per il materiale inviatomi circa la questione lauretana della traslazione della Santa Casa, che leggerò con attenzione, data la rilevanza del fatto. Quanto ad un possibile incontro, sarà mia premura chiamarla, anticipandole che sarà possibile dopo le feste natalizie e prima della festa dell’Epifania”. Purtroppo tale incontro non poté mai aver luogo, per i motivi a Lei noti, ed anche perché nel frattempo aveva Ella mutato la Sua destinazione di Loreto per quella di Roma, colà chiamato dal Santo Padre.

            Con il presente scritto il Prof. Nicolini mi incarica di chiederLe d’interporre, se possibile, i Suoi buoni uffici affinché la “questione lauretana” possa trovare al più presto la sua definitiva soluzione: il che si rende oggi quanto mai urgente, in considerazione dell’obiettiva gravità dello stato di cose in atto, in conseguenza delle improvvide, fuorvianti prese di posizione del Suo successore a Loreto, Mons. Gianni Danzi, come potrà trovare meglio illustrato nelle importanti documentazioni che Le farò pervenire, relative al carteggio di questi anni, avente appunto ad oggetto la “verità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth, oggi a Loreto.

            Pare infatti al mio mandante, e anche a chi scrive, che una eventuale ulteriore dilazione della più autorevole, ufficiale e perciò risolutiva conferma, a tale riguardo, sarebbe inevitabilmente destinata ad avere effetti assai deleteri per la vita spirituale dei singoli e dell’intera Chiesa, così come anche per l’opinione pubblica, già largamente sorpresa e scandalizzata da quanto a Loreto da tanti anni sta avvenendo, con i veri “falsi” ivi propalati e l’abbandono stesso, di fatto, del culto della “Miracolosa” traslazione della Santa Casa di Nazareth.

            Per tutto questo il Prof. Nicolini mi manda a pregarLa affinché Ella faccia quanto possibile, presso il Santo Padre, al fine di ogni necessario chiarimento, se del caso suggerendo, da conoscitore qual è dell’ambiente lauretano, le più opportune misure affinché “la verità” circa l’autenticità della Santa Casa di Nazareth a Loreto, come anche la “veridicità storica” delle sue “miracolose traslazioni”, possa venire ristabilito, in modo “definitivo” e senza più dubbi, in conformità ai plurisecolari “pronunciamenti” e insegnamenti dei Romani Pontefici.

            Certo di una positiva considerazione di questo “appello”, il Prof. Giorgio Nicolini Le rinnova per mio tramite il Suo filiale affetto, grato anche per le preghiere che Ella a suo tempo gli assicurò per la sua amatissima mamma, dal Signore chiamata a Sé l’11 luglio dello scorso anno.

            Per un eventuale contatto diretto con il Prof. Nicolini comunico qui di seguito, per Sua maggior comodità, i Suoi recapiti: Via Maggini, 230 – 60127 Ancona – Cell. 338.2892353 – Facsimile 178.4413104 – Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it – Sito Internet: www.lavocecattolica.it

            Voglia gradire, anche da parte mia, il più deferente saluto.

Prof. Avv. Francesco Dal Pozzo D’Annone

Posta Elettronica: dalpozzo.francesco@tin.it

Via Vecchia Bolognese, 321 – 50010 FIRENZE

Facsimile 055.400707

ALLEGATI alcune corrispondenze con il Prof. Nicolini:

1)      Lettera del Prof. Nicolini del 18 gennaio 2003    –   2) Risposta di Mons. Comastri del 26 gennaio 2003.

3)   Lettera del Prof. Nicolini del 30 marzo 2004 -   4) Risposta di Mons. Comastri dell’8 aprile 2004.

5)      Lettera del Prof. Nicolini del 1° novembre 2004 –   6) Risposta di Mons. Comastri dell’8 novembre 2004.

ALTRI ALLEGATI:

 

RICHIESTA “FORMALE” DI UDIENZA

A SUA ECC.ZA MONS. GIANNI DANZI

Vescovo di Loreto

 

A Sua Ecc.za Rev.ma,

Mons. Gianni Danzi

Arcivescovo Delegato-Pontificio di Loreto

Piazza della Madonna, 1

60025 – LORETO (Ancona)

 

OGGETTO: Richiesta di Udienza da parte del Prof. Nicolini Giorgio, in relazione alla storia e al culto della Santa Casa a Loreto.

Con rif. al Prot. 1802/05/L presso “Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum”

 

Firenze, 20 febbraio 2006

Beati Giacinta e Francesco Marto

 

Ecc.za Rev.ma,

            per conto del Prof. Nicolini Giorgio, di Ancona, già a Lei noto, e già ricevuto da Lei in Udienza in data 8 novembre 2005, mi incarica di presentarLe, a suo nome, una formale richiesta di Udienza urgente da concedere al medesimo, possibilmente prima dell’inizio della prossima Quaresima, e comunque entro e non oltre la Quaresima stessa.

            Il Prof. Nicolini inoltra, per mio tramite, la presente richiesta in adempimento delle norme del Codice di Diritto Canonico.

            Con l’occasione sono a trasmetterLe, per la Sua opportuna conoscenza, la Lettera da me inviata al Sommo Pontefice Benedetto XVI, in data 14 febbraio 2006 e quella al Card. Francis Arinze, in data 17 febbraio 2006.

            Con i più deferenti ossequi.

Prof. Avv. Francesco Dal Pozzo D’Annone

Posta Elettronica: dalpozzo.francesco@tin.it

Via Vecchia Bolognese, 321 – 50010 FIRENZE

Facsimile 055.400707

 

LE OFFESE ALLA RELIGIONE CRISTIANA

 

----- Original Message -----

From: Stefano Biavaschi

To: La Voce

Sent: Monday, February 20, 2006 1:09 PM

Subject: FW: Boicottaggio Sony per Film Codice Da Vinci

 

            E' iniziato in modo spontaneo e in diverse parti d'Italia il boicottaggio dei prodotti Sony in vista della programmazione del film blasfemo "Il Codice da Vinci", che in Italia uscirà venerdì 19 maggio 2006.

            L'azione consiste nell'invitare tutti i cristiani, non solo i cattolici, a non acquistare alcun prodotto Sony fino al 19 maggio: questo, allo scopo di scoraggiare la distribuzione del film o almeno di ottenere la censura delle parti più offensive nei riguardi della sensibilità religiosa. Moltissime “e-mail” già denunciano il vilipendio compiuto dal film, ed invitano ad iniziare l'azione di boicottaggio. Se, nonostante il calo delle vendite dei prodotti Sony, il film dovesse uscire ugualmente, il boicottaggio durerà per tutta la durata della programmazione.

            A risentire del danno commerciale saranno tutti i prodotti col marchio Sony, dagli articoli fotografici a quelli Hi-FI, dalle autoradio alle videocamere, dai componenti informatici ai “computer”, dai lettori DVD o MP3 alle TV, dai cellulari ai palmari, dai “walkman” alle videocamere, dalle stampanti agli scanner, fino ad ogni genere di “software”. Si tratta quindi di un'iniziativa che non tarderà a far sentire ampiamente i suoi effetti.

Stefano Biavaschi

 

Dal libro “Il Cardinale coraggioso: Colombo, il Sessantotto e l’aborto”

Presentazione del Card. Dionigi Tettamanzi

DALLA VITA DI SANT’AMBROGIO

            L’imperatore avanza lungo la navata centrale della chiesa in vesti dimesse, simbolo del suo stato di pubblico penitente. Si avvicina all’altare dove ad attenderlo c’è il Vescovo della Città. E’ il Natale del 390. Piange Teodosio, virile generale spagnolo che ha assunto la guida dell’Impero Romano dal 379. Piange Ambrogio, Vescovo di Milano, che ha intimato a Teodosio di chiedere pubblicamente perdono a Dio e al popolo.

            Qualche mese prima, a Tessalonica, un alto ufficiale è stato assassinato. Avuta la notizia, l’imperatore Teodosio ordina una rappresaglia contro la popolazione inerme dei tessalonicesi. Ambrogio segue con trepidazione l’intera vicenda, e non manca di far sentire la sua voce. Dapprima ammonisce affinché sia evitato il delitto. Quando il fatto deplorevole è accaduto, propone la strada della penitenza.

            Egli scrive in una lettera privata a Teodosio: “Se il vescovo non parlerà, chi ha sbagliato morirà della sua colpa, e il vescovo sarà degno di pena perché non ha ammonito chi sbagliava”. E ancora: “Non si addice a un imperatore negare la libertà di parola né si addice a un vescovo tacere ciò che pensa… Perché in un vescovo non c’è nulla di così rischioso davanti a Dio e di così vergognoso davanti agli uomini quanto il non proclamare apertamente il proprio pensiero”.

(Cfr. Gribaudi Editore, 2002, Milano, pag.111).

 

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

 

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi,

a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra,

anzi ella stessa l’atteso prodigio

 

Messaggio da Mediugorie del 25 gennaio 2005, di Maria “Regina della Pace”

(“l’atteso prodigio” profetizzato da Paolo VI)

"Cari figli, anche oggi vi invito ad essere portatori del Vangelo nelle vostre famiglie. Non dimenticate, figlioli, di leggere la Sacra Scrittura. Mettetela in un luogo visibile e testimoniate con la vostra vita che credete e vivete la Parola di Dio. Io vi sono vicino con il mio amore e intercedo davanti a mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

 

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

 

 

PER CONTRIBUIRE A RIPRISTINARE LE RADICI CRISTIANE IN EUROPA

LEGGI E FAI CONOSCERE I SITI INTERNET SOTTOINDICATI

www.lavocecattolica.it/movimento.vita.htm

www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

non temo la cattiveria dei malvagi, temo piuttosto il silenzio dei giusti

(Martin Luther King)

 

AVVERTENZE

Questo messaggio viene inviato a modo di "CORRISPONDENZA PERSONALE", per mezzo della Posta Elettronica, ad indirizzi presenti nella mia Rubrica Privata. Tali indirizzi presenti nella mia Rubrica privata sono stati registrati o per richieste esplicite di iscrizione o per contatti personali avuti o per segnalazione di altri in quanto persone interessate o da elenchi e servizi di pubblico dominio o pubblicati in Internet e talvolta risultano registrati anche per errore, a causa di messaggi prodotti da “virus informatici” che ne hanno generato automaticamente ed erroneamente l’iscrizione, come talvolta mi è stato segnalato. In ottemperanza della Legge 175 del 31/12/1996, in ogni momento è possibile modificare o cancellare gli indirizzi presenti nella mia Rubrica Privata. Nel caso le comunicazioni inviate a modo di “LETTERA INFORMATIVA”, sotto il titolo "LA VOCE", non fossero di tuo interesse, o ti fossero pervenute per errore, sarà possibile la cancellazione del tuo indirizzo informandomi telefonicamente o mediante un messaggio di Posta Elettronica a giorgio.nicolini@poste.it specificando l'indirizzo o gli indirizzi di Posta Elettronica da rimuovere, e avente come oggetto del messaggio "RIMUOVETEMI". Mi sarebbe gradito conoscere anche la motivazione dell'eventuale richiesta di "rimozione", per avere modo, se gradito, di chiarire meglio - a livello individuale - i contenuti di quanto ti viene inviato mediante la Posta Elettronica e che non fossero da te condivisi. Mi scuso, in ogni caso, dell'eventuale disturbo arrecato e ringrazio per la tua gentile attenzione. Mi scuso anche con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza troppo elevata. Per risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono (Tel. 071.2801766 o Cell. 338.2892353), per poterne parlare direttamente “a voce”. Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

Cellulare 338.2892353 – Telefono 071.2801766 – 071.83552 - Facsimile 178.4413104 – Conto Corrente Postale 13117056

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it – Sito Internet: www.lavocecattolica.it

 

 

SI AUTORIZZA E SI RACCOMANDA LA DIFFUSIONE DI QUESTI TESTI

AD ALTRI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA E L'INSERIMENTO IN SITI DELLA RETE INTERNET

Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce, trascurata non si inquieta, letta, insegna la verità con calma, disprezzata, non si lamenta (San Giovanni Bosco)

 

 

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Questi testi e quelli precedenti sono prelevabili agli indirizzi Internet

www.lavocecattolica.it

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www.lavocecattolica.it/lettera23febbraio2006.htm

 

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

Dalla Lettera di San Giacomo Apostolo

(Gc.5,1-6)

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.

 

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