QUESTA LETTERA INFORMATIVA E’ POSTA SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN CIRIACO E DEL BEATO GABRIELE FERRETTI, Patroni di Ancona

e del grande Pontefice il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), discendente del Beato Gabriele Ferretti

Non lo sai forse? Non lo hai udito?

Dio eterno è il Signore, creatore di tutta la terra.

Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile.

(Is.40,28)

UN PROGETTO DIVINO DI SALVEZZA CHE ATTRAVERSA I SECOLI:

GERUSALEMME-ROMA-NAZARETH-TERSATTO-LORETO-ANCONA-MEDIUGORIE

IL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

(Giovanni Paolo II, discorso al Parlamento Italiano, 14 novembre 2002)

“Abbiamo soltanto un dubbio e una paura, ed è il timore di offendere Dio Nostro Signore, perché certo avremo la vittoria sui nostri nemici se ci guardiamo dall'offendere Dio. E poiché Dio Nostro Signore dà a tutti grazia sufficiente per servirlo e per preservarsi dal peccato, speriamo così che nella Sua divina Maestà, ce la conceda” (San Francesco Saverio, Lettera alla Compagnia di Gesù in Europa del 28/10/1542).

TESTIMONI DELLA GRAZIA DI DIO

MEDITAZIONI DOPO IL IV CONVEGNO ECCLESIALE DI VERONA (16-20 ottobre 2006)

… e in attesa del processo a Verona ad Adel Smith (24 ottobre 2006)…

… E se pregassimo che Adel Smith si converta alla “Fede Cristiana”?…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose (LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

IN PREPARAZIONE DEL 712° ANNIVERSARIO DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH DA TERSATTO IN ITALIA

(10 dicembre 1294 - 10 dicembre 2006)

IL PIU’ BEL LIBRO CHE DIO CI HA DATO

GESU’ CHE SOFFRE E MUORE IN CROCE PER NOI

IN PREPARAZIONE AL GRANDE EVENTO DEL PELLEGRINAGGIO-INCONTRO “AGORA’ DEI GIOVANI ITALIANI”

CHE AVRA’ LUOGO A LORETO ALL’INIZIO DI SETTEMBRE 2007 CON LA PRESENZA DEL PAPA

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

LETTERA INFORMATIVA n°73

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali,

e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

 

ANCONA

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Giovedì, 19 ottobre 2006

Domenica, 19 ottobre 2012 dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dall’anno “reale” del Concepimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

25 MARZO 2006: 2012° ANNIVERSARIO DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO

Concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, nella Santa Casa di Nazareth intorno al 25 marzo dell'anno 748 di Roma (6 a.C)

Nato ebreo a Betlemme, intorno al 25 dicembre dell’anno 748 di Roma (6 a.C.), al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO GLORIOSO DAI MORTI IL 9 APRILE DELL’ANNO 30

 

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE CATTOLICA”", i cui testi sono pubblicati in modo permanente all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm  è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. Gesù insegnava: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32). San Giuseppe Moscati scriveva: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Poiché sta scritto: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28).

 

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

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TOTUS TUUS EGO SUM

SALMO 7

Signore, mio Dio, in te mi rifugio: salvami e liberami da chi mi perseguita, perché non mi sbrani come un leone, non mi sbrani senza che alcuno mi salvi. Signore mio Dio, se così ho agito: se c'è iniquità sulle mie mani, se ho ripagato il mio amico con il male, se a torto ho spogliato i miei avversari, il nemico m'insegua e mi raggiunga, calpesti a terra la mia vita e trascini nella polvere il mio onore. Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, levati contro il furore dei nemici, alzati per il giudizio che hai stabilito. L'assemblea dei popoli ti circondi: dall'alto volgiti contro di essa. Il Signore decide la causa dei popoli: giudicami, Signore, secondo la mia giustizia, secondo la mia innocenza, o Altissimo. Poni fine al male degli empi; rafforza l'uomo retto, tu che provi mente e cuore, Dio giusto. La mia difesa è nel Signore, egli salva i retti di cuore. Dio è giudice giusto, ogni giorno si accende il suo sdegno. Non torna forse ad affilare la spada, a tendere e puntare il suo arco? Si prepara strumenti di morte, arroventa le sue frecce. Ecco, l'empio produce ingiustizia, concepisce malizia, partorisce menzogna. Egli scava un pozzo profondo e cade nella fossa che ha fatto; la sua malizia ricade sul suo capo, la sua violenza gli piomba sulla testa. Loderò il Signore per la sua giustizia e canterò il nome di Dio, l'Altissimo.

 

“Come acqua fresca per una gola riarsa è una buona notizia da un paese lontano”

(Prov.25,25)

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!...

Giovanni Paolo II, Roma: XV Giornata Mondiale dei Giovani (15-20 agosto 2000)

 

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

E IL VERBO SI FECE CARNE

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)(Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gen.28,17)

LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA NEL TEMPO DELL’APOSTASIA

HO FISSATO UN LIMITE… FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE E QUI S’INFRANGERA’ L’ORGOGLIO DELLE TUE ONDE (Gb.38,10)

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani… (Leone XIII)

Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

(Giovanni Paolo II, discorso al Parlamento Italiano, 14 novembre 2002)

LETTURA BIBLICA

 (Dal Vangelo secondo Luca: 11,47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

 

MEDITAZIONI DA PROPORRE DOPO IL IV CONVEGNO ECCLESIALE DI VERONA

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

 

IL TEMPO E’ COMPIUTO E IL REGNO DI DIO E’ VICINO; CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO

(Mc.1,15)

E' giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla casa di Dio; e se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro che rifiutano di credere al vangelo di Dio? E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell'empio e del peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene (1^Pt.5,17-19)

 

Nuova Iork, Le Torri Gemelle, 11 settembre 2001

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc.13,1-5).

 

L’ATTIVISMO “CONVEGNISTICO” DEI CATTOLICI

nella parola dell’ex-Card. Ratzinger, ora Benedetto XVI

            E' oggi diffusa qua e là, anche in ambienti ecclesiastici elevati, l'idea che una persona sia tanto più cristiana quanto più è impegnata in attività ecclesiali. Si spinge ad una specie di terapia ecclesiastica dell'attività, del darsi da fare; a ciascuno si cerca di assegnare un comitato o, in ogni caso, almeno un qualche impegno all'interno della Chiesa [...] In qualche modo, così si pensa, si deve parlare della Chiesa o si deve fare qualcosa per essa o in essa. Ma uno specchio che riflette solamente se stesso non è più uno specchio [...]

            Può capitare che qualcuno eserciti ininterrottamente attività associazionistiche ecclesiali e tuttavia non sia affatto un cristiano. Può capitare invece che qualcun altro viva solo semplicemente della Parola e del Sacramento e pratichi l'amore che proviene dalla fede, senza essere mai comparso in comitati ecclesiastici, senza essersi mai occupato delle novità di politica ecclesiastica, senza aver fatto parte di sinodi e senza aver votato in essi, e tuttavia egli è vero cristiano (Card. Joseph Ratzinger, 1 settembre 1990).

 

LA PAROLA PIENA DI LUCE E “NON CONVEGNISTICA”

DEL “DOLCE CRISTO IN TERRA” BENEDETTO XVI, ex-Card. Ratzinger

AL CONVEGNO DI VERONA

(Stadio “Bentegodi”, 19 ottobre 2006)


Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio!

Cari fratelli e sorelle!

            In questa Celebrazione eucaristica viviamo il momento centrale del IV Convegno nazionale della Chiesa in Italia, che si raccoglie quest'oggi attorno al Successore di Pietro. Il cuore di ogni evento ecclesiale è l'Eucaristia, nella quale Cristo Signore ci convoca, ci parla, ci nutre e ci invia. E' significativo che il luogo prescelto per questa solenne liturgia sia lo stadio di Verona: uno spazio dove abitualmente si celebrano non riti religiosi, ma manifestazioni sportive, coinvolgendo migliaia di appassionati. Oggi, questo spazio ospita Gesù risorto, realmente presente nella sua Parola, nell'assemblea del Popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Cristo viene oggi, in questo moderno areopago, per effondere il suo Spirito sulla Chiesa che è in Italia, perché, ravvivata dal soffio di una nuova Pentecoste, sappia "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia", come propongono gli Orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana per il decennio 2000-2010. (…).

            Le Letture bibliche, che poc'anzi sono state proclamate, illuminano il tema del Convegno: "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo". La Parola di Dio pone in evidenza la risurrezione di Cristo, evento che ha rigenerato i credenti a una speranza viva, come si esprime l'apostolo Pietro all'inizio della sua Prima Lettera. Questo testo ha costituito l'asse portante dell'itinerario di preparazione a questo grande incontro nazionale. Quale suo successore, anch'io esclamo con gioia: "Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (1^Pt.1,3), perché mediante la risurrezione del suo Figlio ci ha rigenerati e, nella fede, ci ha donato una speranza invincibile nella vita eterna, così che noi viviamo nel presente sempre protesi verso la meta, che è l'incontro finale con il nostro Signore e Salvatore. Forti di questa speranza non abbiamo paura delle prove, le quali, per quanto dolorose e pesanti, mai possono intaccare la gioia profonda che ci deriva dall'amore di Dio. Egli, nella sua provvidente misericordia, ha dato il suo Figlio per noi e noi, pur senza vederlo, crediamo in Lui e Lo amiamo (cfr.1^Pt.1,3-9). Il suo amore ci basta. Dalla forza di questo amore, dalla salda fede nella risurrezione di Gesù che fonda la speranza, nasce e costantemente si rinnova la nostra testimonianza cristiana. E' lì che si radica il nostro "Credo", il simbolo di fede a cui ha attinto la predicazione iniziale e che continua inalterato ad alimentare il Popolo di Dio. Il contenuto del “kerygma”, che costituisce la sostanza dell'intero messaggio evangelico, è Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo, morto e risuscitato per noi. La sua risurrezione è il mistero qualificante del Cristianesimo, il compimento sovrabbondante di tutte le profezie di salvezza, anche di quella che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, tratta dalla parte finale del Libro del profeta Isaia.

            Dal Cristo Risorto, primizia dell'umanità nuova, rigenerata e rigenerante, è nato il popolo dei “poveri” che hanno aperto il cuore al Vangelo e sono diventati “querce di giustizia”, “piantagione del Signore per manifestare la sua gloria”, ricostruttori di rovine, restauratori di città desolate, stimati da tutti come stirpe benedetta dal Signore (cfr.Is.61,3-4.9). Il mistero della risurrezione del Figlio di Dio, che, salito al cielo accanto al Padre, ha effuso su di noi lo Spirito Santo, ci fa abbracciare con un solo sguardo Cristo e la Chiesa: il Risorto e i risorti, la Primizia e il campo di Dio, la Pietra angolare e le pietre vive, per usare un'altra immagine della Prima Lettera di Pietro (cfr 2,4-8). Così avvenne all'inizio, con la prima comunità apostolica, e così deve avvenire anche ora.

            Dal giorno della Pentecoste, infatti, la luce del Signore risorto ha trasfigurato la vita degli Apostoli. Essi ormai avevano la chiara percezione di non essere semplicemente discepoli di una dottrina nuova ed interessante, ma testimoni prescelti e responsabili di una rivelazione a cui era legata la salvezza dei loro contemporanei e di tutte le future generazioni. La fede pasquale riempiva il loro cuore di un ardore e di uno zelo straordinario, che li rendeva pronti ad affrontare ogni difficoltà e persino la morte, ed imprimeva alle loro parole un'irresistibile energia di persuasione. E così, un manipolo di persone, sprovviste di umane risorse e forti soltanto della loro fede, affrontò senza paura dure persecuzioni e il martirio.

            Scrive l'apostolo Giovanni: "Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede" (1 Gv.5,4b). La verità di quest'affermazione è documentata anche in Italia da quasi due millenni di storia cristiana, con innumerevoli testimonianze di martiri, di santi e beati, che hanno lasciato tracce indelebili in ogni angolo della bella Penisola nella quale viviamo. Alcuni di loro sono stati evocati all'inizio del Convegno e i loro volti ne accompagnano i lavori.

            Noi siamo gli eredi di quei testimoni vittoriosi! Ma proprio da questa constatazione nasce la domanda: che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla? La certezza che Cristo è risorto ci assicura che nessuna forza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Ci anima anche la consapevolezza che soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde del cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, l'ingiustizia e il male, sulla morte e l'aldilà. Dunque, la nostra fede è fondata, ma occorre che questa fede diventi vita in ciascuno di noi. C'è allora un vasto e capillare sforzo da compiere perché ogni cristiano si trasformi in "testimone" capace e pronto ad assumere l'impegno di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima (cfr.1^Pt.3,15). Per questo occorre tornare ad annunciare con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del Cristianesimo, fulcro portante della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza ogni paura e indecisione, ogni dubbio e calcolo umano. Solo da Dio può venire il cambiamento decisivo del mondo. Soltanto a partire dalla Risurrezione si comprende la vera natura della Chiesa e della sua testimonianza, che non è qualcosa di staccato dal mistero pasquale, bensì ne è frutto, manifestazione e attuazione da parte di quanti, ricevendo lo Spirito Santo, sono inviati da Cristo a proseguire la sua stessa missione (cfr. Gv.20,21-23).

            “Testimoni di Gesù risorto”: questa definizione dei cristiani deriva direttamente dal brano del Vangelo di Luca oggi proclamato, ma anche dagli Atti degli Apostoli (cfr At.1,8.22). Testimoni di Gesù risorto. Quel "di" va capito bene! Vuol dire che il testimone è "di" Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farLo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza. E' esattamente il contrario di quello che avviene per l'altra espressione: "speranza del mondo". Qui la preposizione "del" non indica affatto appartenenza, perché Cristo non è del mondo, come pure i cristiani non devono essere del mondo. La speranza, che è Cristo, è nel mondo, è per il mondo, ma lo è proprio perché Cristo è Dio, è "il Santo" (in ebraico Qadosh ). Cristo è speranza per il mondo perché è risorto, ed è risorto perché è Dio. Anche i cristiani possono portare al mondo la speranza, perché sono di Cristo e di Dio nella misura in cui muoiono con Lui al peccato e risorgono con Lui alla vita nuova dell'amore, del perdono, del servizio, della non-violenza. Come dice sant'Agostino: "Hai creduto, sei stato battezzato: è morta la vita vecchia, è stata uccisa sulla croce, sepolta nel battesimo. E' stata sepolta la vecchia, nella quale malamente sei vissuto: risorga la nuova" (Sermone Guelf. IX, in M. Pellegrino, Vox Patrum, 177). Solo se, come Cristo, non sono del mondo, i cristiani possono essere speranza nel mondo e per il mondo.

            Cari fratelli e sorelle, il mio augurio, che sicuramente voi tutti condividete, è che la Chiesa in Italia possa ripartire da questo Convegno come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia risurrezione (cfr Lc.24,48). In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre lo stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l'annuncio della conversione e del perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata. Sappiamo bene che questo non è possibile senza essere "rivestiti di potenza dall'alto" (Lc.24,49), cioè senza la forza interiore dello Spirito del Risorto. Per riceverla occorre, come disse Gesù ai discepoli, non allontanarsi da Gerusalemme, rimanere nella "città" dove si è consumato il mistero della salvezza, il supremo Atto d'amore di Dio per l'umanità. Occorre rimanere in preghiera con Maria, la Madre che Cristo ci ha donato dalla Croce. Per i cristiani, cittadini del mondo, restare in Gerusalemme non può che significare rimanere nella Chiesa, la “città di Dio”, dove attingere dai Sacramenti l'“unzione” dello Spirito Santo. In questi giorni del Convegno ecclesiale nazionale, la Chiesa che è in Italia, obbedendo al comando del Signore risorto, si è radunata, ha rivissuto l'esperienza originaria del Cenacolo, per ricevere nuovamente il dono dall'Alto. Ora, consacrati dalla sua "unzione", andate! Portate il lieto annuncio ai poveri, fasciate le piaghe dei cuori spezzati, proclamate la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgate l'anno di misericordia del Signore (cfr Is.61,1-2). Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate (cfr Is.61,4). Sono tante le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore! Portate nel mondo la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

(dal “Catechismo della Chiesa Cattolica”)

1446 Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta” [Tertulliano, De paenitentia, 4, 2; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1542].

 

 

IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE DI BENEDETTO XVI:

I Cristiani (…) sono di Cristo e di Dio nella misura in cui muoiono con Lui al peccato e risorgono con Lui alla vita nuova

UNA PAROLA DIMENTICATA AL CONVEGNO DI VERONA

VIVERE NELLA GRAZIA DI DIO

 

Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore, vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio  (Ebr.12,14-15)

 

LA VOCAZIONE UNIVERSALE ALLA SANTITA’

NELL’INSEGNAMENTO DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

 

Lumen Gentium, n.40:

            Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui Egli stesso è autore e perfezionatore: “Siate voi perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” (Mt.5,48). Mandò, infatti, a tutti lo Spirito Santo, che li muova internamente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cfr. Mc.12,30), e ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro (cfr. Gv.13,14; 15,12).

            I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della sua grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel Battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi, quindi, devono, con l’aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto. Li ammonisce l’Apostolo che vivano “come si addice a santi” (Ef.5,3), si rivestano come “amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza” (Col.3,12) e portino i frutti dello Spirito per la loro santificazione (cfr. Gal.5,22; Rom.6,22).

 

Lumen Gentium, n.41:

            Nei vari generi di vita e nei vari compiti una unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, camminano al seguito del Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria.

            Ognuno, secondo i propri doni e uffici, deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità… Tutti quelli che credono in Cristo saranno quindi ogni giorno più santificati nelle condizioni, nei doveri o circostanze che sono quelle della loro vita, e per mezzo di tutte queste cose, se le ricevono con fede dalla mano del Padre Celeste…

 

COME VIVERE LA SANTITA’

SECONDO L’INSEGNAMENTO DI PAOLO VI

 

Mercoledì, 9 luglio 1975

            Noi, seguaci di Cristo, ci domandiamo: qual è la vera perfezione, quella che noi dobbiamo preferire?… Dice Gesù: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” (Mt.5,48)

            Ha un nome, noi ci domandiamo, questa perfezione? Sì, ha un nome; … e si chiama santità. Come è mai possibile applicare alla nostra vita vissuta una formula talmente impegnativa…? Vediamo.

            Prima di tutto non è vero che la santità sia impossibile; leggete le vite di tutti i Santi e vedrete come essi per primi abbiano sperimentato le nostre stesse difficoltà, le nostre debolezze, e come siano riusciti, miracoli e carismi a parte, a meritarsi il titolo di Santi.

            Secondo: non a tutti i cristiani è fatto obbligo di impegnarsi nella esperienza di quei fenomeni straordinari, che caratterizzano alcune eccezionali figure di uomini e di donne, tra le tante che la Chiesa innalza agli onori degli altari.

            Esiste una santità, che possiamo dire ordinaria, mentre anch’essa è tutta tessuta in un duplice disegno straordinario, ma, per sé, a tutti accessibile. La santità, infatti, di cui ora parliamo, risulta da due coefficienti, disuguali per natura e per efficacia, ma concorrenti e disponibili ad ogni buon cristiano fedele alla propria vocazione, alla santità.

            Il primo è la grazia, lo stato di grazia, la vita di grazia, che la Fede e i Sacramenti ci procurano, e che la preghiera alimenta ed esprime. I primi cristiani, battezzati e in tal modo inseriti nella Chiesa, si chiamavano comunemente, per antonomasia, “santi”. Santi” voleva dire cristiani viventi in quel principio vitale nuovo e divino ch’è la grazia, l’azione cioè dello Spirito Santo, la inabitazione di Dio, Uno e Trino, nell’anima, che appunto perciò si chiama “santa” (cfr. Gv.14,23). Questo ineffabile rapporto soprannaturale della nostra anima col Dio Vivo, col Dio Amore, è la perfezione più alta, la fortuna più vera, la condizione più felice e indispensabile, a cui l’uomo possa e debba aspirare. Vivere sempre in grazia di Dio è il proposito che ciascuno deve fare e per sempre

            Il secondo coefficiente è la nostra volontà, cioè la nostra personale vita morale, alla quale la nostra religione non impone solo precetti e minaccia castighi, ma infonde lumi, energie, conforti, carismi, che rendono, in certa misura, facile e possibile una stupenda, anche se nascosta, perfezione umana.

            Volontà: la santità, derivante dall’uomo, esige questo primissimo impegno: bisogna volerla. Volere vuol dire amare. L’amore umano, animato da quello divino, cioè la carità, possiede il segreto della perfezione e riassume tutto il dovere dell’uomo e tutta la onestà naturale; questo è il sommo e primo precetto di Cristo: amare Dio, amare il prossimo.

            Questa è la santità. Quella che il Vangelo ci predica e che esso rende possibile. Quella che sola salva l’uomo, edifica la Chiesa, rinnova il mondo.

 

 

LO SVILUPPO DELLA VITA DI GRAZIA

nell’insegnamento di San Josè Maria Escrivà de Balaguer

 

Senza dubbio è un obiettivo elevato e arduo. Ma non dimenticate che santi non si nasce: il santo si forgia nel continuo gioco della grazia divina e della corrispondenza umana. Tutto ciò che si sviluppa — scrive un autore cristiano dei primi secoli, riferendosi all'unione con Dio — agli inizi è piccolo. Alimentandosi gradualmente, con continui progressi, diventa grande [San Marco Eremita, De lege spirituali, 172]. Pertanto ti dico che, se vuoi comportarti da cristiano coerente — so che le disposizioni non ti mancano, anche se spesso ti costa vincere o slanciarti verso l'alto con il tuo povero corpo —, devi mettere una cura estrema nei particolari più minuti, perché la santità che il Signore esige da te si ottiene compiendo con amore di Dio il lavoro, i doveri di ogni giorno, che quasi sempre sono un tessuto di cose piccole (Amici di Dio, 7, 1).

 

MENTRE I CATTOLICI A VERONA HANNO DISCUSSO DI TUTTO

ECCETTO DI STUDIARE COSA BISOGNA FARE PER VIVERE SEMPRE NELLA GRAZIA DI DIO,

I MUSULMANI CONTINUANO LA CONQUISTA DELL’ITALIA,

ORA ANCHE CON L’AIUTO DI ALCUNI SEGUACI DI SAN FRANCESCO

E DI QUEI CRISTIANI CHE OPTANO PER LA “SILENZIOSA APOSTASIA”

CON LA MALE INTESA “IDEOLOGIA DEL DIALOGO”

   Come è mai possibile applicare alla nostra vita vissuta una formula talmente impegnativa…? Vediamo.

L’INTERVISTA del Card. BIFFI, Arcivescovo Emerito di Bologna, rilasciata il 10 maggio 1997:

“Una casa non si può costruire dicendo che deve essere tutta aperta. Ci vogliono le mura, poi si fa l’apertura. Un’Europa così non ha prospettiva. O si sveglia l’anima cristiana o l’Europa sarà musulmana. Perché i musulmani da noi vengono con una intransigenza di principio e hanno di fronte soltanto il “vietato vietare”.

 

I CRISTIANI SI PREOCCUPANO DI CONVERTIRE I MUSULMANI ALLA FEDE CRISTIANA?...

I FRUTTI DELL’IDEOLOGIA DEL DIALOGO RINNEGANDO L’ANNUNCIO DELLA PROPRIA FEDE

CONVERTIREMO L’ITALIA ALL’ISLAM ENTRO DIECI ANNI…

E I CRISTIANI SI PREOCCUPANO DI CONVERTIRE I MUSULMANI ALLA FEDE CRISTIANA?...

 

ORA ANCHE I FRATI COSTRUISCONO MOSCHEE

articolo di MAGDI ALLAM

Dal “Corriere della Sera” del 16 ottobre 2006

 

            Se vi raccontassi che il Papa avrebbe deciso di far costruire una moschea in Vaticano, restereste attoniti. Se aggiungessi che la moschea verrebbe ceduta a degli islamici radicali che predicano l'odio, mi prendereste per pazzo. Ma se vi riferisco, riportando dalla prima pagina del Secolo XIX, che a «Genova i frati costruiranno la moschea», e che essa diventerà proprietà dell'Ucoii, chissà perché oggi in Italia il fatto viene esaltato come gesto di autentica carità cristiana e un modello di fratellanza umana.

            «A Genova Cornigliano, o meglio a Campi, un minareto sorgerà a pochi metri da un campanile, e i frati che stanno sotto quello stesso campanile metteranno anche i soldi per costruire una vera e propria moschea», scrive il giornalista che non nasconde il suo entusiasmo: «Le braccia dell'incontro svetteranno nel cielo... e lanceranno un messaggio di pace inedito e sbalorditivo (...) Non è una favola, non è una chimera, è la realtà (...) Gli attori di questo film sono assessori comunali, preti, frati e un intraprendente imam».

            Nell'articolo si spiega che dopo il rifiuto della popolazione di Cornigliano di una moschea che sarebbe sorta nell'edificio di una vecchia fabbrica acquistata per circa 300 mila euro dall'Ucoii (l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), «un bel giorno arrivano i frati del Sorriso Francescano, gli unici per capacità finanziarie in grado di avanzare un'ipotesi di "baratto". Si rendono disponibili a rilevare l'immobile di via Coronata 2 (quello di proprietà degli islamici), in cambio cederanno un pezzo di terreno che sorge proprio vicino al loro convento. Di più, prima di cederlo, per arrivare a un sostanziale equilibrio della permuta, costruiranno anche lo scheletro dell'edificio che ospiterà la preghiera dei fedeli di Allah. Perché questo sogno e questo grande esempio di civiltà e di incontro arrivi a reale realizzazione, manca solo la firma di una convenzione scritta».

            A questo punto l'amministrazione comunale retta dal sindaco diessino Giuseppe Pericu, dopo essere stata costretta a invocare ragioni di «viabilità» per scongiurare la costruzione di una moschea che ha sollevato dure proteste popolari, si sente sollevata perché la questione si è trasformata in un fatto interno tra un ordine religioso cattolico e l'Ucoii.

            Poco importa che la moschea sarà patrimonio del Waqf al Islami (Ente dei Beni islamici dell' Ucoii, che complessivamente ha investito circa 2 milioni di euro per l'acquisto di 13 moschee) e che, pertanto, sarà un bene inalienabile e incedibile. Poco importa che nelle moschee dell'Ucoii è diffusa una versione estremista del Corano, dove si criminalizzano i cristiani, gli ebrei, gli occidentali, le donne e i musulmani che non si sottomettono al loro arbitrio. Poco importa che l'Ucoii è un'organizzazione imparentata con i Fratelli Musulmani, che predica la distruzione di Israele, esalta i terroristi palestinesi, iracheni e afghani, mira a imporre il califfato islamico ovunque nel mondo. Poco importa che l'Ucoii si sia appena resa responsabile del sostanziale fallimento della Consulta per l'islam italiano, facendo prevalere l'oltranzismo ideologico alla moderazione necessaria per coniugare la religione alle leggi, ai valori e alla comune spiritualità degli italiani. Poco importa che il sedicente «imam della comunità islamica» Husein Salah, colui che sta gestendo le trattative per la moschea, sia il luogotenente dell'Ucoii a Genova, millantando un' autorità religiosa che suona come un'eresia nell'islam e una rappresentatività che non ha alcun fondamento democratico. Poco importa che lo stesso Salah abbia assunto dei toni perentori e inaccettabili nei confronti delle stesse autorità comunali totalmente disponibili e accondiscendenti nei suoi confronti: «Il Comune deve garantire un iter accelerato - un anno di tempo al massimo - per l'approvazione della nuova pratica», ha detto al Secolo XIX, altrimenti «noi non ci stiamo».

            Ed è così che a Genova sorgerà la quarta moschea d'Italia con tanto di cupola e minareto («potrebbe essere anche maggiore di tredici metri, dato che intorno all' area dei Cappuccini non ci sono case vicine», ha preannunciato Salah), dopo quelle di Roma, Milano Segrate (anch'essa dell'Ente patrimoniale dell'Ucoii) e Catania. In lista d'attesa c'è la moschea di Colle Val d'Elsa, anch'essa destinata all'Ucoii, con un cospicuo finanziamento di 500 mila euro concesso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

            Sono le roccaforti dell'islam dei Fratelli Musulmani che, secondo l'auspicio espresso da Ali Abu Shwaima - responsabile della moschea di Segrate - in un'intervista che sarà pubblicata dal settimanale Tempi, convertirà l'Italia all'islam nell'arco dei prossimi dieci anni. Non è né da auspicare né da crederci. Ma è bene che lo sappiano i frati cappuccini, gli amministratori comunali di Genova e di Colle Val d'Elsa, l'esercito dei multiculturalisti che hanno fatto del buonismo la loro vera fede. I militanti islamici dell'Ucoii sanno quello che vogliono, hanno i mezzi per farlo e sono alquanto soddisfatti di ciò che realizzano. Ma le intenzioni e l'operato dell'Ucoii non stanno certo bene a tutti gli italiani.

 

IL GIUDIZIO DEL “VERO” SAN FRANCESCO

            Giusto per rimettere le cose a posto, vale la pena di ricordare che cosa disse il “vero” San Francesco al sultano Malik al Kamil, il quale si appellava al Vangelo per delegittimare la conquista della Terra Santa: “Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!”.

            Gli rispose San Francesco: «Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o fosse per caso a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi».

 

UN VERO PROBLEMA MORALE

NON E’ LECITO AD UN CATTOLICO

DARE A CHICCHESSIA GLI STRUMENTI PER DIFFONDERE LA FALSITA’ SU GESU’ CRISTO

 

Va bene l’accoglienza, i rapporti di buon vicinato e un pò di quella che i cattolici adulti chiamano «apertura all’altro». E va bene persino guardarsi un pò con gli occhi di questo «altro per capire veramente chi siamo», come fanno i cattolici adultissimi. Poi, però, basta. Leggere sui giornali che i frati cappuccini del Sorriso Francescano di Genova si sono attivati per la costruzione di una moschea è davvero troppo. E conta poco se qualcuno dirà che i frati, offrendo terreno e la disponibilità a erigere lo scheletro della struttura, hanno risolto il problema sollevato dalla cittadinanza che quella moschea non la vuole vicino a casa. Il problema c’è, e non riguarda solo l’ordine pubblico, come molti paventano. Dal punto di vista cattolico c’è una questione ben più grave: è possibile, per un seguace di Gesù Cristo, dare a chicchessia gli strumenti per diffondere, tramite le sue credenze, la calunnia su Gesù Cristo, altrimenti definita bestemmia? Ci sarà chi risponde che bisogna aggiornarsi, che l’aria è cambiata grazie alla primavera del Vaticano II. Basta leggere certa stampa cattolica e sentire che cosa si risponde a chi chiede se sia opportuno mettere nelle scuole la stella di David e il Corano oltre al Crocifisso: «Forse lo stesso crocifisso, se potesse parlare, non avrebbe nulla da ridire trovandosi fra la stella di David e il Corano. Dopo tutto si tratta di tre religioni che si richiamano ad Abramo». A parte il fatto che «crocifisso» sarebbe meglio scriverlo con la «C» maiuscola, non ci sbilanceremmo a interpretare fino a quel punto il suo pensiero: «Se potesse parlare», potrebbe riservare delle sorprese. Ma il dramma di questa risposta sta nell’indicare la mèta verso cui marciano i dialoganti a ogni costo. Alla Trinità formata da Padre, Figlio e Spirito Santo, viene sostituita quella delle cosiddette tre grandi religioni. Se questa è la situazione, non c'è tanto da stupirsi per l’iniziativa dei cappuccini di Genova. Come dimenticare certe «sbandate» dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986? Quello, per intenderci, che orripilò l’attuale Benedetto XVI, quello dove vennero consumati sacrifici pagani sull’altare di Santa Chiara, quello dove la statua di Buddha sedeva sopra il Tabernacolo. Tutto, naturalmente, per rendere omaggio al San Francesco teologicamente corretto: invece del santo medievale saldo nella fede e nei principi, un ambasciatore dell’Onu antesignano del «fate l’amore, non fate la guerra» e della raccolta differenziata. Giusto per rimettere le cose a posto, vale la pena di ricordare che cosa disse il vero San Francesco al sultano Malik al Kamil, il quale si appellava al Vangelo per delegittimare la conquista della Terra Santa: «Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o fosse per caso a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi». Chissà cosa direbbe Francesco da Bernardone se oggi potesse parlare.

di Alessandro Gnocchi
Tratto da Il Giornale del 18 ottobre 2006

  

IL VERO ECUMENISMO E PACIFISMO

DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

PATRONO D’ITALIA

 

Riportiamo il racconto del dialogo tra San Francesco e il Sultano, tratta dalla “Leggenda Maggiore” di San Bonaventura da Bagnoreggio, nell’edizione “Fonti Francescane” (Messaggero, Padova, 1990). Probabilmente San Francesco arrivò dal Sultano Melek-el-Kamel nella tregua d’armi tra la fine d’agosto e la fine di settembre del 1219.La figura di San Francesco viene spesso indicata da un certo pacifismo, anche cattolico, come il simbolo della pace. Ma è stato fatto in modo equivoco. La forza di Francesco, infatti, sarebbe il suo spogliarsi di tutto per predicare un generico vangelo dell’amore e della pace, che non avrebbe pretesa di portare l’annuncio della verità che salva e che proprio per questo sarebbe il modello per il dialogo tra popoli e religioni. Ben diverso è il San Francesco che emerge anche da questo racconto, un uomo che proprio la certezza della Fede ricevuta porta a sfidare il feroce Saladino, fino a ingiungergli di convertirsi al cristianesimo se vuole avere salva l’anima.

 

            A tredici anni dalla sua conversione, Francesco partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, al fine di potersi presentare al cospetto del Sultano di Babilonia. Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Sultano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro.

            Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla. Confortandosi nel Signore (1^Sam.30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me (Salmo 22,4).

            Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle. Il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono.

            Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della Verità. E predicò al Sultano il Dio Uno e Trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: “Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere” (Lc.21,15).

            Anche il Sultano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Sultano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

            E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e Signore, Salvatore di tutti» (1^Cor.1,24; Gv 17,3 e 4,42). Ma il Sultano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

            Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Sultano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Sultano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

            Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

 

         Chi tra “i cristiani” di oggi c’è chi è capace di fare “questo” “dialogo interreligioso” e “pacifico” con i musulmani come fece San Francesco? Un “dialogo”, cioè, capace di rischiare la vita per la propria Fede, di essere malmenato in ogni modo, e infine di proclamare in modo aperto e senza equivoci la verità del Vangelo, sino alla sfida di lasciarsi bruciare nel fuoco, allo scopo di convincere e convertire i “fratelli musulmani” alla “vera fede di Cristo” e alla “vera religione”, per la salvezza eterna della loro anima?...

         Non è qui in proposito da ricordare “le ragioni divine” – sempre riportate dalla “tradizione” – del “perché” della “miracolosa traslazione della Santa Casa di Nazareth” sino a Loreto?... Nella “tavoletta” affissa fin dalle origini nella chiesetta di Loreto e riportata dal Beato Giovanni Battista Spagnoli era scritto infatti: “La Chiesa di Santa Maria di Loreto è la camera nella quale si compì l’Incarnazione del Verbo di Dio, camera che fu consacrata al culto dagli stessi Apostoli e, dopo che gli abitanti della Galilea abbracciarono la fede di Maometto, gli Angeli (quelli “spirituali”!) tolsero da Nazareth la Casa e la trasportarono a Tersatto, nella Schiavonia, ma non essendo qui venerata come si conveniva, fu dagli stessi Angeli (quelli “spirituali”!) trasportata nel territorio di Recanati…”.

         Detto senza ironia né mancanza di rispetto verso il musulmanesimo: ma, constatata “l’apostasia silenziosa” dei cattolici (che hanno “ridotto” la Santa Casa di Nazareth a delle sole e semplici “sante pietre”, non più venerata per ciò che essa “è” veramente e per “il modo” “miracoloso” – negato - con cui è stata portata) e vista l’islamizzazione crescente che invade l’Europa e l’Italia e le Marche, non bisognerà pregare la Vergine Immacolata perché la Santa Casa non venga di nuovo “miracolosamente” “portata via”?... dalle Marche?... e dall’Italia?... in “luoghi più sicuri”?...

 

IL PROCESSO DI VERONA AD ADEL SMITH

… E se pregassimo che Adel Smith si converta alla Fede Cristiana?...

DIFENDIAMO LA NOSTRA RELIGIONE,

IL SANTO PADRE E LA CHIESA CATTOLICA

ANCHE DAVANTI AI TRIBUNALI

Il Card. Francis Arinze, Prefetto della “Congregazione per il Culto Divino”, aveva dichiarato: “Esistono mezzi legali per far rispettare i diritti fondamentali. Quelli che bestemmiano Cristo, devono rispettare il nostro credo religioso; devono rispettare il nostro fondatore, Gesù Cristo” (Avvenire, 7/5/2006, p.26).

Un umile “richiamo”

VESCOVI, SACERDOTI, LAICI “CATTOLICI”

NON SIETE RIMASTI A VERONA PER DIFENDERE IL PAPA E LA NOSTRA RELIGIONE

ANCHE DAVANTI AL TRIBUNALE DI VERONA?...

VERONA, 24 OTTOBRE 2006 – RIPRESA DEL PROCESSO AD ADEL SMITH

 

La lettera, apparsa con il titolo “Prete amareggiato” sul quotidiano “Libero” dell’1 ottobre 2006, firmata “don Nino Origgi, Varese”: "Ho atteso vari giorni prima di scrivere, nell’attesa di vedere le varie associazioni cattoliche prendere posizione di fronte agli attacchi forsennati contro il Papa. Tranne il movimento di Cl, tutti gli altri si sono segnalati per il loro silenzio. Dove sono Aci, Acli, Scout, Focolarini, Rinnovamento dello Spirito, Pax Cristi, Francescani, Comboniani, Preti di frontiera, religiosi sempre pronti a fare marce per la pace a braccetto dei sostenitori di un’ideologia che nel mondo ha prodotto milioni di morti?".

Don Nino Origgi

 

LA PROSSIMA UDIENZA DEL 24 OTTOBRE A VERONA

NEL PROCESSO AD ADEL SMITH

Leggi documentazioni nella precedente Lettera Informativa

www.lavocecattolica.it/lettera21settembre2006.htm

 

Copia della denuncia-querela presentata da gIORGIO NICOLINi

 

AL SIGNOR PROCURATORE

DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VERONA

DENUNCIA-QUERELA

           

            Io sottoscritto, GIORGIO NICOLINI, nato ad Ancona il 18 gennaio 1951, residente ad Ancona in Via Maggini, 230, presento una denuncia-querela contro Adel Smith (presidente dell’Unione Musulmani d’Italia) per offese alla Religione Cattolica ai sensi dell’art. 403 C.P. e per diffamazione ai sensi dell’art. 595 C.P., alla luce quest’ultimo della sentenza della Suprema Corte: “Le persone giuridiche e gli enti collettivi possono assumere la qualità di soggetti passivi dei delitti contro l’onore e non è preclusa la configurabilità di una concorrente offesa all’onore o alla reputazione delle singole persone che dell’ente fanno parte…” (Cass. Pen. Sez. V, 22 marzo 1988, n. 3756).

            Ho letto sul quotidiano “Libero”, in data 15 novembre 2002, un articolo intitolato “Insulti islamici in televisione, Verona insorge – Bufera per le parole del fondatore del “partito di Allah”: La Chiesa è un’associazione a delinquere”. Questa frase è stata più volte ripetuta pubblicamente durante una trasmissione a “Telenuovo” (emittente locale veronese) da Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani italiani.

            Questa frase è gravemente offensiva:

a) non solo del “Corpo Mistico di Cristo” (la Chiesa viene infatti considerata il Corpo Mistico di Gesù); 

b) per le migliaia di santi, di martiri, di missionari e di quanti si prodigano per il benessere spirituale e fisico del prossimo mediante l’assistenza medica, scolastica, sociale, spirituale (membri della Chiesa considerata “un’associazione a delinquere” da Adel Smith);

c) per tutte le gerarchie che la compongono;

d) per tutti gli onesti cittadini cattolici sparsi nel mondo che vi appartengono, i quali non compongono di certo un’associazione a delinquere;

e) anche per il Papa stesso che è il Vicario di Cristo.

            Ciò premesso, in qualità di cittadino cattolico, chiedo a codesta Autorità Giudiziaria di perseguire penalmente Adel Smith per la sua gravissima affermazione alla luce degli art. 403, 404 e 406  e 595 del C.P. e/o di altre norme non citate.

            Chiedo d’essere avvisato ai sensi dell’art. 408 C.P.P. nell’eventuale ipotesi di richiesta di archiviazione.

            Distinti saluti.

GIORGIO NICOLINI

Ancona, 19 novembre 2002

 

Altri approfondimenti e documentazioni collegandosi all'indirizzo Internet:

www.fuocovivo.org/SOCIETA/adelsmith.html

 

 

ASSOCIAZIONE GENITORI CATTOLICI

www.genitoricattolici.org

OGGETTO: UDIENZA PROCESSO CONTRO ADEL SMITH DEL 16 MARZO 2003

In data 16 marzo 2003, come preannunciato, si è svolta presso il Tribunale di Verona l’udienza per il processo contro Adel Smith. Resoconto.

1) Al sottoscritto, sia in qualità di scrittore cattolico sia nella veste di Presidente dell’Associazione Genitori Cattolici, non è stata consentita da parte del giudice la costituzione di parte civile.

2) Non è stato inserito anche il capo di imputazione per diffamazione relativo alla frase “La Chiesa Cattolica è un’associazione a delinquere” pronunciata da Adel Smith, come indicato nella mia denuncia-querela.

3) Nell’aula in cui si è tenuta l’udienza non era presente il Crocifisso, diversamente da altre aule d’udienza del medesimo tribunale. Notata l’assenza del Crocifisso (simbolo condiviso anche da quanti riconoscono in Gesù soltanto Colui che ha dato la sua vita per amore del genere umano; emblema di chi ha patito un ingiusto processo e monito affinché non si ripeta nei tribunali del mondo tale ignominia; personificazione di perfetta giustizia e di infinita misericordia) ho dichiarato al mio legale di Verona ed ai giornalisti presenti che me ne sarei andato dall’aula. Sollecitato dal mio legale affinché rimanessi per questioni procedurali fino alla pronuncia del giudice sull’ammissibilità di parte civile, mi sono allontanato subito dopo.

Lascio a quanti mi leggono (espressione di volontà popolare) il compito di giudicare. Cordiali saluti.

Il Presidente

Dott. Arrigo Muscio

www.muscio.it

 

 

ESPOSTO DEL PROF. NICOLINI DOPO L’UDIENZA DEL 16 MARZO 2004

 

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                           Piazza del Quirinale – 00187 ROMA

AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

                           Piazza Indipendenza, 6 – 00185 ROMA

AL PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE

                           Piazza Cavour – 00193 ROMA

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

                           Via Arenula, 70 – 00186 ROMA

Ancona, 30 marzo 2004

OGGETTO: Proc. Pen. 02/011676 R.G. notizie di Reato presso il Tribunale di Verona.

 

In data 21 novembre 2002 ho presentato una “denuncia-querela” nei confronti del Sig. Adel Smith, che riproduco per intero.

 

AL SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VERONA

Io sottoscritto GIORGIO NICOLINI, nato ad Ancona il 18 gennaio 1951, residente ad Ancona in Via Maggini n°230, presento una denuncia-querela contro Adel Smith (presidente dell’Unione Musulmani d’Italia) per offese alla religione cattolica ai sensi dell’art. 403 C.P. e per diffamazione ai sensi dell’art. 595 C.P., alla luce quest’ultimo della sentenza della Suprema Corte: “Le persone giuridiche e gli enti collettivi possono assumere la qualità di soggetti passivi dei delitti contro l’onore e non è preclusa la configurabilità di una concorrente offesa all’onore o alla reputazione delle singole persone che dell’ente fanno parte…” (Cass. Pen. Sez. V, 22 marzo 1988, n. 3756).

Ho letto sul quotidiano “Libero”, in data 15 novembre 2002 (vedere copia allegata), un articolo intitolato “Insulti islamici in televisione, Verona insorge – Bufera per le parole del fondatore del “partito di Allah”: - La Chiesa è un’associazione a delinquere –“. Questa frase è stata più volte ripetuta pubblicamente durante una trasmissione  a “Telenuovo” (emittente locale veronese) da Adel Smith, presidente dell’Unione Mussulmani italiani.

Questa frase è gravemente offensiva:

* non solo del “Corpo Mistico di Cristo” (la Chiesa viene infatti considerata il “Corpo Mistico” di Gesù);

* per le migliaia di santi, di martiri, di missionari e di quanti si prodigano per il benessere spirituale e fisico del prossimo mediante l’assistenza medica, scolastica, sociale, spirituale (membri della Chiesa considerata “un’associazione a delinquere” da Adel Smith);

* per tutte le gerarchie che la compongono;

* per tutti gli onesti cittadini cattolici sparsi nel mondo che vi appartengono, i quali non compongono di certo un’associazione a delinquere;

* anche per il Papa stesso che è il Vicario di Cristo.

Ciò premesso, in qualità di cittadino cattolico, chiedo a codesta Autorità Giudiziaria di perseguire penalmente Adel Smith per le sue gravissime affermazioni, alla luce degli art. 403, 404 e 406  e 595 del C.P. e/o di altre norme non citate.

Chiedo d’essere avvisato ai sensi dell’art. 408 C.P.P. nell’eventuale ipotesi di richiesta di archiviazione.

Distinti saluti.

Prof. GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA

 

* In tale “denuncia-querela” avevo chiesto che Adel Smith venisse denunciato anche per “diffamazione”, in relazione alla grave ed insultante affermazione “La Chiesa è un’associazione a delinquere”, ai sensi della sentenza della Suprema Corte di Cassazione: “Le persone giuridiche e gli enti collettivi possono assumere la qualità di soggetti passivi dei delitti contro l’onore e non è preclusa la configurabilità di una concorrente offesa all’onore o alla reputazione delle singole persone che dell’ente fanno parte…” (Cass. Pen. Sez. V, 22 marzo 1988, n. 3756).

* In riferimento a tale “denuncia-querela” ho ricevuto la notifica in data 14 giugno 2003.

* In occasione dell’udienza del 16 marzo 2004 non mi è pervenuta invece alcuna notifica di convocazione, che il mio Avvocato mi ha informato essere di norma. In ogni caso, non mi è stato comunque possibile presenziare, in quanto dovevo assistere mia madre gravemente ammalata. Ho comunque incaricato il mio legale di Verona, l’Avv. Nicola Avanzi, d’intervenire a mio nome per quanto di competenza.

* Nonostante la mia “denuncia-querela” contenesse la richiesta d’intervento penale anche ai sensi della “diffamazione” per la grave affermazione di Adel Smith (“La Chiesa è un’associazione a delinquere”), tale capo d’imputazione non è stato considerato.

* Nel processo non è comunque stata accolta la costituzione di parte civile.

Conclusioni: da tutto quanto sopraindicato, sottopongo alla valutazione di codeste Autorità quanto sopra esposto e chiedo d’intervenire ai sensi di legge qualora fossero state commesse violazioni o mancanze.

Domando, inoltre, d’essere avvisato sull’esito del mio esposto.

Distinti saluti.

Prof. GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 - 60127  ANCONA - Tel. 071.83552

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@libero.it - Sito Internet: www.lavoce.an.it

 

ESPOSTO (integrativo) DEL PROF. NICOLINI

 

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                           Piazza del Quirinale – 00187 ROMA

AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

                           Piazza Indipendenza, 6 – 00185 ROMA

AL PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE

                           Piazza Cavour – 00193 ROMA

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

                           Via Arenula, 70 – 00186 ROMA

Ancona, 5 aprile 2004

OGGETTO: Integrazione mio esposto del 30 marzo 2004

Proc. Pen. 02/011676 R.G. notizie di Reato presso il Tribunale di Verona.

           

            In data 3 aprile 2004 ho ricevuto dal mio legale di Verona di parte civile, avv. Avanzi Nicola, le fotocopie da me richieste del “dossier” relativo al caso Adel Smith.

      Con somma sorpresa ho scoperto l’esistenza di n°11 (undici) denunce, oltre alla mia, presentate da altri cittadini che non mi risulta fossero presenti all’Udienza del 16 marzo 2004, nella quale era possibile costituirsi parte civile.

Ciò premesso, invito codeste Autorità a svolgere gli accertamenti necessari onde appurare se ai denuncianti è stata effettuata la notifica per poter esercitare i diritti di parte offesa e di costituzione di parte civile, oppure, come accaduto nel caso del Dott. Arrigo Muscio di Brescia, tale notifica sia stata omessa.

Qualora ciò non fosse avvenuto, domando che vengano effettuate le opportune valutazioni di merito e di diritto ed in caso di violazioni normative chiedo si proceda ai sensi di legge.

Distinti saluti.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

LA RISPOSTA DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

 

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

COMITATO DI PRESIDENZA

Roma, 21/06/2004

Protocollo P 12123/2004

Prof. Giorgio Nicolini

Via Maggini n.230 - 60127 ANCONA

 

OGGETTO: Pratica num. 152/RE/2004

Esposto del Prof. Giorgio Nicolini, da Ancona, circa l’operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, nel procedimento penale 11676/02 R.G. nei confronti del Sig. Adel Smith.

Comunicazione delibera C.S.M. 16/06/2004

 

In relazione all’esposto pervenuto in data 30 marzo 2004 comunico che il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 16 giugno 2004, ha deliberato l’archiviazione non essendovi provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare in quanto trattasi di censure ad attività giurisdizionale.

p. Il Segretario Generale

(Donatella Ferranti)

 

L’ESITO FINALE PRESSO LA CORTE COSTITUZIONALE (dall'Ansa, 29 aprile 2005)

ROMA - Chi offende la Religione Cattolica va punito alla stessa stregua di chi insulta altri culti. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'articolo 403 del codice penale nella parte in cui stabilisce un trattamento sanzionatorio più severo (reclusione fino a 2 anni e da 1 a 3 anni) per le offese alla Religione Cattolica rispetto alla diminuzione della pena disposta dall'articolo 406 per le offese contro altri culti "ammessi" nello Stato Italiano. Il caso dinanzi alla Consulta è stato sollevato dal Tribunale di Verona nel corso di un processo a carico di Adel Smith, il sedicente Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia che durante una trasmissione televisiva aveva usato parole ingiuriose nei confronti della Chiesa Cattolica, del Papa e del cardinal Biffi. Secondo il giudice veronese, il «più grave» trattamento sanzionatorio previsto per le offese alla Religione Cattolica determina «una inammissibile discriminazione nei confronti delle altre confessioni religiose»: norma che viola «gli articoli 3 e 8 della Costituzione che sanciscono, rispettivamente, i principi dell'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di religione e dell'eguale libertà di tutte le religioni davanti alla legge».

 

NELLA NUOVA UDIENZA DEL PROCESSO AD ADEL SMITH SARA’ ALMENO APPLICATO

QUANTO DISPOSTO DI NUOVO DALLA CORTE COSTITUZIONALE

RIGUARDO ALLA PARITA’ DI TRATTAMENTO TRA LE RELIGIONI?...

 

N.2062/03 R.G. TRIBUNALE

N. 11676/02 N.R.

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VERONA - SEZIONE PENALE

Verona, 28 febbraio 2006

Il Presidente della sezione penale, visti gli atti del processo a carico di SMITH ADEL, nato ad Alessandria d’Egitto (Egitto ) il 9 marzo 1960, residente ad Ofena (AQ), Largo San Pietro n.1; domicilio dichiarato; assistito dall’Avv. Ugo Fanuzzi, con studio in Pozzuoli-Napoli, via Napoli n.71; IMPUTATO del reato di cui all’art.403 co.1 e 2 C.P. per avere, durante un dibattito in una trasmissione televisiva sull’emittente privata “Telenuovo”, offeso la religione dello Stato mediante vilipendio di chi la professa, definendo la Chiesa Cattolica “una grande associazione a delinquere” e mediante vilipendio del Cardinale Biffi (Vescovo della Curia di Bologna) definito “miserabile” e del Sommo Pontefice indicato come “capo di questa istituzione che io definisco associazione a delinquere”. In Verona l’8 novembre 2002.

Persona offesa: NICOL1NI GIORGIO, nato ad Ancona il 18.1.1951, ivi residente via Maggini n.230; assistito dall’Avv. Nicola Avanzi del Foro di Verona.

Letta la sentenza emessa in data 18 aprile 2005 dalla Corte Costituzionale; letta l’ordinanza in data 28.9.2005 con la quale la Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto dall’imputato (rimessione ex artt.45 e ss. C.P.P.); ritenuto necessario fissare la data dell’udienza dibattimentale per la trattazione del processo; viste la tabelle dell’ufficio;

FISSA

l’udienza del giorno 22 SETTEMBRE 2006 ore 9.00, per la comparizione delle parti dinanzi al Tribunale di Verona in composizione Monocratica, giudice Federica Baccaglini, aula delle udienze penali secondo piano, via dello Zappatore n.1 (ex Caserma Mastino), Verona. Manda alla cancelleria per la comunicazione del presente decreto al P.M. e la notificazione all’imputato, persona offesa e difensori.

Verona, 27 febbraio 2006

Il Presidente della Sezione Penale

 

 

LA COMUNICAZIONE DEL RIMANDO DELL’UDIENZA AL 24 OTTOBRE 2006

 

---------- Initial Header -----------

From     : …(…)@virgilio.it

To         : giorgio.nicolini@libero.it

Date      : Fri, 29 Sep 2006 08:13:26 +0100 (GMT+01:00)

Subject  : Proc. Pen. 11672/02 R.G.N.R.

            Come anticipatoLe telefonicamente, La informo che l'udienza del 22 settembre u.s. non tenutasi a causa dell'astensione degli avvocati dalle udienze, è stata rinviata al 24 ottobre 2006 ore 9.00.

            I  migliori saluti.

Avv. Nicola Avanzi

 

 

 

 

 

E SE ADEL SMITH DIVENTASSE “CRISTIANO”?...

 

LA LETTERA INVIATA A MONS. COMASTRI, QUANDO ERA VESCOVO DI LORETO

 

Ecc.za Rev.ma Mons.

ANGELO COMASTRI

Arcivescovo di Loreto                                                                                  

Ancona, 30 marzo 2004

Ecc.za Rev.ma,

            con il presente scritto voglio rinnovarLe l’espressione di tutta la mia profonda gratitudine per l’instancabile opera di evangelizzazione mediante la sua penetrante predicazione e con le efficaci iniziative pastorali  – come avvenuto, ad esempio, anche con l’avvio, il 25 marzo scorso, della “Preghiera Universale per la Vita”, nella quale anch’io sono molto impegnato –, e Le esprimo la mia gratitudine anche per l’umile e generosa disponibilità ad ogni “povera” richiesta di quanti a Lei si rivolgono, come nel caso della bellissima Prefazione (“Buon rifornimento di gioia!”) che ha scritto, con sacrificio, di notte per il libro Meditiamo i misteri del Santo Rosario alla luce degli insegnamenti di San Pio da Pietrelcina, composto in collaborazione tra me, Don Paolo Medici e Mons. Serafino Spreafico, il Vescovo che ha portato a compimento la causa di canonizzazione della prossima “Santa” Gianna Beretta Molla.

            Ora Le invio questa lettera, con tutta la documentazione allegata, allo scopo di informarLa – quale Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana – sulle “verità” riguardanti un processo celebrato a Verona contro quell’ormai “famoso” Adel Smith, l'uomo che si dichiara musulmano e che combatte una battaglia tutta sua contro il cattolicesimo e i suoi simboli.

Il processo è stato celebrato perché era avvenuto che io ed un mio amico di Brescia, il Dott. Arrigo Muscio, Presidente dell’”Associazione Genitori Cattolici” di quella città, avevamo deciso di comune accordo di presentare una "denuncia-querela" per le gravissime affermazioni fatte più volte pubblicamente contro la Chiesa Cattolica da Adel Smith, da lui definita “un’associazione a delinquere” e “il Papa capo di questa associazione a delinquere”, e altro ancora. Dal testo che Le invio, dal titolo “Le verità del processo contro Adel Smith”, potrà comprendere con maggiore esattezza quanto Le voglio qui esporre.

Nel processo, celebrato il 16 marzo scorso a Verona, invece di essere condannato, secondo come i reati commessi avrebbero imposto, Adel Smith ha ottenuto di far "dirottare" gli atti del processo stesso alla Corte Costituzionale, per la presunta “illegittimità” dell'art. 403 del Codice Penale, che punisce i reati contro la religione Cattolica. Quanto è avvenuto, però, nel processo, lascia trasparire tutta una serie di elementi “contraddittori”, “ingiusti” e - si potrebbe sospettare - forse persino "intenzionali", nel senso proprio che forse si è voluto far arrivare il processo verso quello sbocco finale, al fine di far creare le condizioni per un “processo” all’art. 403, farlo dichiarare in futuro “incostituzionale” (come mi ha “anticipato” il mio Avvocato), e così creare spazi sempre più ristretti nelle leggi che favoriscono la religione Cattolica.

            Nel farLe pervenire la presente documentazione, voglio innanzittutto umilmente chiederLe di raccomandarci (io e il mio amico Dott. Arrigo Muscio di Brescia) alla Sua “preziosa” e “forte” preghiera alla Vergine Lauretana, nella cui Santa Casa ogni giorno viene elevata “la preghiera per l’Italia”, per avere gli aiuti necessari per quanto a noi potrà essere ancora possibile - “legalmente” - di poter fare a difesa della nostra fede e della nostra religione Cattolica.

Nel contempo, sottopongo alla Sua valutazione “l’opportunità” di far conoscere agli altri Vescovi della Regione e, se riterrà opportuno, anche alla stessa Conferenza Episcopale Italiana e, Dio volesse!, allo stesso Santo Padre Giovanni Paolo II, la documentazione che Le invio e il mio articolo “Le verità del processo contro Adel Smith”, al fine di darne una opportuna conoscenza ai Vescovi stessi e poterne noi almeno riceverne “un sostegno morale” e soprattutto il conforto dell’aiuto nella preghiera al Signore, secondo come esortava San Paolo: “Fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi e veniamo liberati dagli uomini perversi e malvagi. Non di tutti infatti è la fede. Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno” (2^Tess.3,1-3).

            Il sostegno della preghiera dei Pastori – in questo momento storico che il Papa più volte ha definito di “apostasia silenziosa” – lo si può forse paragonare all’episodio biblico di Mosè: “Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek" (Es.17,11). Anche San Giacomo ci esorta: “Pregate gli uni per gli altri (…).  Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Gc.5,16).

            Il mio “articolo-lettera”, Ecc.za Rev.ma, l’ho già spedito – mediante Posta Elettronica e in data 28 marzo - anche al Direttore del quotidiano AVVENIRE, con preghiera di pubblicazione. Ho presentato quel mio testo al direttore di “Avvenire” Dino Boffo con un messaggio “a parte”, che ritengo opportuno riportarLe qui di seguito per Sua conoscenza.

Caro Direttore di AVVENIRE, Le avevo già scritto due giorni fa, inviandoLe un mio articolo (o lettera), con la richiesta di pubblicarla su AVVENIRE. Poiché ho ritenuto "importante" aggiungere al testo delle "precisazioni" in più, La pregherei di prendere in considerazione, per l'eventuale pubblicazione, il testo che Le invio in allegato con questo messaggio, e non il precedente. Se accogliesse davvero la mia richiesta di pubblicazione ("per intero", "senza tagli"), o a modo di articolo, o a modo di "riceviamo e pubblichiamo" o a modo di "lettera al Direttore", Le sarei davvero molto grato, perché comprenderà anche Lei che il processo ad Adel Smith e il "dirottamento" che ha avuto alla Corte Costituzionale, vuole andare nel senso di "restringere" sempre più gli spazi "favorevoli" alla nostra religione Cattolica. Io e il mio amico Dott. Arrigo Muscio di Brescia abbiamo intrapreso un'iniziativa che - può comprendere - "costa"... E se neanche "il giornale dei cattolici" ci desse un sostegno - che è di semplice informazione oggettiva ai lettori - la "lotta" senza alcun appoggio anche da chi pur si trova sullo stesso orientamento sarebbe davvero impari, anche se la Parola di Dio ci è comunque di conforto:  "Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te" (Sir.4,28)... Nel caso di "non pubblicazione" mi sarebbe gradita una Sua risposta personale (se vuole, via Posta Elettronica o telefonica). In ogni caso, il testo che Le invio, da domani inizierò a spedirlo a molti giornali d'Italia, che non definendosi "cattolici", potrebbero o non pubblicare il mio "articolo-lettera", oppure manipolarlo, oppure ancora intesserci dei commenti non appropriati e devianti dalla verità, e quindi sfavorevoli ai cattolici. Se dovesse rilevare in futuro in altri giornali tali cose, tenga presente che il "testo ufficiale" del mio commento al processo contro Adel Smith è quello che Le invio in allegato (e nel testo "ogni parola" ha il suo "peso"): così potrà eventualmente avere modo di "aiutarci" nella "difesa", avendo a disposizione "il testo vero". Nel salutarLa, Le rinnovo i miei più vivi auguri per il sempre maggiore miglioramento del "nostro" giornale "cattolico", insieme agli auguri di una Buona e Santa Pasqua. RingraziandoLa di cuore per quanto potrà fare, Le assicuro da parte mia anche un vivo ricordo nella preghiera al Signore e alla Vergine Immacolata, per Lei e per tutta la Redazione di AVVENIRE. Dio ci benedica. Prof. GIORGIO NICOLINI - Ancona - Posta Elettronica: giorgio.nicolini@libero.it - Sito Internet: www.lavoce.an.it

            Sperando, Ecc.za Rev.ma, di non averLe arrecato disturbo con tutto quanto Le ho sopra esposto con questa mia lettera, mi permetto di aggiungere ancora un’umile richiesta personale di un Suo ricordo nella preghiera alla Vergine Immacolata per mia madre, di nome Elisa, di 89 anni, che – affetta da molteplici patologie, causa il diabete - è in condizioni assai critiche e ha sofferto molto in questi ultimi anni. Da più di quattro anni, infatti, ha una gamba amputata ed ha vissuto tutto questo tempo tra letto e carrozzina e tra casa e Ospedali, per vari ricoveri urgenti e interventi chirurgici vari. Ultimamente sembrava veramente molto grave, ma ora sembra essersi un poco ripresa. Ella è tuttavia cosciente che è davvero assai vicino il momento di lasciare questa abitazione sulla terra. La carità che Le chiedo umilmente è solo quella di una preghiera particolare per mia madre, non tanto per la sua salute fisica (che sarà come Dio vorrà), ma affinché il Signore custodisca la sua anima in questo tempo di prova finale, purificandola da ogni colpa, e donandole una perfetta contrizione, affinché - se fosse ormai prossimo l'incontro definitivo con il Signore - ella ottenga da Lui il dono della grazia della perseveranza finale e la sua anima abbia ad essere accolta nel suo Regno Eterno.

Spesso, in proposito, ricordo a mia madre – per darle forza nei momenti più difficili - la “santa morte” che fece mio padre, che pure visse gli ultimi quattro anni spesso in Ospedale, patendo molteplici interventi chirurgici a causa di un tumore maligno. Quando non ci fu più nulla da fare, venne rimandato a casa. Il 31 gennaio 1960 (aveva solo 50 anni) volle essere portato con la carrozzina nella Santa Casa di Loreto. A sera, tornando a casa, disse a mia madre: “Io non ho chiesto alla Madonna la guarigione, ma che Dio facesse ciò che era meglio per me”. Il giorno dopo fece chiamare il Parroco, si confessò, si comunicò, si fece dare l’Estrema Unzione, ripetendo tutte le preghiere con il sacerdote, poi – attorniato dai parenti – d’improvviso sollevò il volto verso l’alto, come se vedesse “Qualcuno”, e disse: “Signore, fammeli vedere dal Cielo questi miei figli”: e subito spirò con un ineffabile sorriso. La preghiera che chiedo per mia madre è che il Signore le dia le stesse disposizioni e le doni la stessa esperienza del suo marito e padre mio.

Mons. Serafino Spreafico, ospitato da me varie volte in Ancona, andò a visitare mia madre in Ospedale in una circostanza in cui ci incontrammo per l’elaborazione e la pubblicazione di un altro nostro libro. Da allora egli talvolta ci telefona e ci scrive, per donare la sua benedizione sacerdotale e assicurare il suo ricordo quotidiano, soprattutto per mia madre, durante il Santo Sacrificio della Messa. Grazie a Mons. Spreafico, circa un anno fa ho avuto anche la possibilità e la gioia – recandomi a Mesero – di essere accolto e di colloquiare nella sua casa con l’ing. Pietro Molla, marito della prossima “Santa Gianna”, e con Gianna Emanuela, la figlia di “Santa Gianna”, salvata dal sacrificio eroico della sua straordinaria mamma. Sono esperienze in cui “si sente” veramente “la comunione dei Santi”, anche con quelli che già hanno raggiunto la Vita Eterna.

In questo “spirito” della “comunione dei santi” Le ho voluto scrivere, Ecc.za Rev.ma, questa lettera, con tutto quanto Le ho umilmente richiesto, perché “l’aiuto” – almeno della preghiera dei Pastori - non ci manchi, ben sapendo che la nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef.6,12). Con il biblico re Asa osiamo però pregare: «Signore, fuori di te, nessuno può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te!» (2^Cron.14,10).

L’insegnamento di Santa Teresa del Bambin Gesù ci è, infine, in ogni caso, di conforto: “Non perdere nessuna delle spine che incontri nel cammino di ogni giorno: con una di esse puoi salvare un’anima”: … chissà… forse persino quella di Adel Smith… chi può saperlo?…

Infine, l’indefettibile promessa di Maria a Fatima - “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà” - rischiara il futuro e sostiene nel cammino.

      EsprimendoLe ancora la mia profonda gratitudine, stima e venerazione filiale, certo di poter confidare almeno nella Sua preziosa preghiera, specie alla Vergine Lauretana, e che poveramente contraccambio con tutto il mio umile affetto, voglia gradire i miei più filiali ossequi, insieme all’augurio di una Santa Pasqua. Il Signore Risorto doni a Lei le più grandi benedizioni e le più grandi grazie spirituali per l’adempimento sempre più perfetto e santo del Suo ministero episcopale.

      Dio ci benedica.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

LA RISPOSTA DI MONS. ANGELO COMASTRI, Arcivescovo di Loreto

 

Loreto, 08.04.2004

 

Caro Giorgio,

            ti ringrazio per i graditi auguri che ricambio cordialmente. Ti assicuro la mia preghiera alla Vergine Lauretana per la mamma e per le tue intenzioni.

+ Angelo Comastri

Arcivescovo-Delegato Pontificio di Loreto

 

LA DENUNCIA PRIVA DI FONDAMENTO

DELL’AVV. FANUZZI CONTRO IL PROF. NICOLINI

 

STUDIO PENALE

Avv. Ugo Fanuzzi

Patrocinante in Cassazione

 

ILL.MO SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ANCONA

 

            Io sottoscritto avvocato Ugo Fanuzzi, nato a Napoli il 9/12/1958, domiciliato in Pozzuoli (NA) alla Via Napoli n°71, iscritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli con Tess.no n° 7860, col presente atto espongo alla S.V. Ill.ma quanto segue: sono apostolico-romano-cattolico osservante, iscritto alla Unione Camere Penali Italiane, ministro della Giustizia Penale dal 1983 nonché difensore del musulmano Adel Smith.

            In data 3 Luglio 2005 ho appreso da una ricerca Internet a mio nome che tale Prof. Giorgio Nicolini ha pubblicato “LE VERITA’ DEL PROCESSO ADEL SMITH “ in riferimento al processo a carico dello stesso pendente dinanzi al Tribunale di Verona ed oggetto di questione di legittimità costituzionale accolta dalla stessa Consulta ( cfr. all.ti 1-2 ).

            Tra le tante “verità” menzognere il sedicente diretto interessato al processo a pag.2 della sua pubblicazione spudoratamente afferma che: c’è da evidenziare ancora che l’avvocato difensore di Adel Smith ha affermato di essere “un cattolico” …… Si può qui affermare che siamo, in realtà, davvero nel tempo che il Papa Giovani Paolo II chiaramente e più volte ha definito di “apostasia silenziosa”, “ove proprio coloro che si definiscono cattolici, e quindi dovrebbero agire in difesa dei simboli della religione cattolica, difendono invece con determinazione quanti offendono Nostro Signore, contribuendo, indirettamente, a “crocifiggere” davvero ancora Gesù, come 2000 anni fa      Ancorché vero il fatto che il sottoscritto si sia dichiarato cattolico in più occasioni nella circostanza difensiva nonché nella discussione tenuta dinanzi la Corte Costituzionale (cfr. all.to 3), l’insolente professore nonché ignorante dei princìpi fondamentali della nostra Carta Costituzionale (in particolare dell’art. 24 della Costituzione Italiana, laddove cioè il diritto alla difesa è garantito sacrosantamente a tutti i cittadini italiani senza discriminazione di credo religioso) indebitamente accomuna tutti i difensori dei cittadini musulmani a coloro che non soltanto offendono la religione cattolica ma addirittura sono coloro che perpetuano la Santa Crocifissione del martire Gesù Cristo offendendo così non soltanto la reputazione del sottoscritto bensì anche quella di tutta la Classe Nazionale Forense.

            Tutto questo è inaccettabile, criminoso e merita, pertanto, immediata censura penale!!

            Per tutto quanto sopra esposto io sottoscritto avvocato Ugo Fanuzzi col presente atto sporgo formale DENUNCIA-QUERELA contro Nicolini Giorgio, domiciliato in Ancona alla Via Maggini 230 c.a.p. 60127, per il delitto di diffamazione a mezzo stampa aggravata ai miei danni e per quanti altri delitti la S.V. Ill.ma rinverrà nell’accertamento dei fatti esposti.

            Chiedo la immediata punizione del responsabile a norma di legge. Chiedo inoltre l’immediato sequestro del Sito www.lavoce.an.it onde evitare le conseguenze  dannose derivanti dal suddetto reato.

            In virtù dell’art.408 c.p.p., chiedo infine di essere informato circa la eventuale richiesta di archiviazione.

            Mi riservo la costituzione di parte civile nominando sin d’ora gli avvocati Roberta Festa del Foro di Napoli e Dario Visconti del Foro de L’Aquila.

            Nomino e costituisco mio procuratore speciale per la presentazione del presente atto di querela l’Avv.Dario Visconti del Foro de L’Aquila.

                                                                                    Avv. Ugo Fanuzzi

                                                                   

LA RISPOSTA DEL PROF. NICOLINI ALL’AVV. FANUZZI

… E SE ADEL SMITH DIVENTASSE CRISTIANO?....

 

----- Original Message -----
From: Giorgio Nicolini
To:
(…omissis…)@fastwebnet.it
Sent: Wednesday, July 06, 2005 10:18 PM
Subject: La natura "spirituale" dell'articolo riguardante il processo ad Adel Smith

Ancona, 6 luglio 2005

 

Gent.Avv.Fanuzzi,
            mi è pervenuto, mediante Posta Elettronica, il sottostante Suo testo riguardante un mio articolo, denunciato alla Procura della Repubblica di Ancona, in riferimento alla Sua difesa nei riguardi di Adel Smith nel processo svoltosi a Verona, per una supposta “diffamazione” nei Suoi riguardi.

            Volevo anzittutto confidarLe che in questo momento mi è doloroso seguire la questione, perché debbo assistere continuamente mia madre che è in condizioni gravissime, ormai in fin di vita, e perciò tanto prossima all'incontro eterno con il “nostro” Salvatore.  … (cfr. www.lavocecattolica.it/dedica.sito.htm) …

            Per di più sono anch'io ammalato e dovrei subire un intervento chirurgico in Ospedale, ma debbo rimandarlo per essere vicino alla mia mamma sino a che il Signore non chiuderà i suoi occhi nella pace. E così ho troppi problemi cui dover far fronte e mi dispiace che vi si sia aggiunto anche il Suo.

            Le chiederei perciò, con umile gentilezza, e se lo gradisce, di fornirmi il Suo numero telefonico (che non sono riuscito a rintracciare) per poterLe fornire una chiarificazione “a voce” riguardo alla questione da Lei denunciata, allo scopo quindi di non creare “equivoci” a riguardo di quanto io ho “realmente” scritto e Lei ha erroneamente interpretato a Suo riguardo, in relazione alla Sua difesa di Adel Smith.

            Voglio, comunque, qui brevemente anticiparLe e precisarLe che la mia valutazione, scritta nell'articolo in questione, era stata da me così esternata, perché avevo appreso, dal Dott. Arrigo Muscio, presente all'Udienza di Verona, che lei si era dichiarato “cattolico” (come Lei stesso d'altra parte mi conferma nel Suo scritto) ed ero perciò rimasto profondamente addolorato nell'apprendere che un legale cattolico sostenesse le tesi di Smith dirette anche a togliere i Crocifissi - “emblema” massimo dell'amore di Dio per l'uomo - pure dalle aule del Tribunale (se non sono stato informato male a tale riguardo).

            Io non potèi essere a Verona nei giorni dell'Udienza perché impedito a motivo dell'assistenza da dover prestare a mia madre in Ospedale, che già allora era in gravi condizioni.

            La mia valutazione, oggetto della sua “denuncia”, non era perciò, e non è, di natura “giurisprudenziale”, perché è evidente che ogni cittadino, di qualunque fede, ha diritto ad una difesa. La mia valutazione riguardava invece “la natura morale” di “questa” specifica “difesa”: mi rifacevo, infatti, ad una richiesta (anche se non citata nell'articolo) dello stesso Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che, in occasione di un discorso a degli Avvocati Cattolici (che in questo momento non mi è possibile ritrovare per la citazione), aveva invitato questi ultimi a non assumere delle cause che contraddicessero i princìpi della propria Fede Cattolica.

            Nel Suo caso, perciò, mi era sembrato “incongruente” che Lei difendesse un cittadino (non importa se musulmano o di altra religione), che però aveva offeso anche Lei e la Sua “Fede Cattolica”, dato che i termini usati dallo stesso Adel Smith erano rivolti a tutti i Cattolici, tra i quali Lei si è dichiarato e si dichiara di ritenersi compreso. Non vedevo, perciò, “la congruenza” nel “difendere” proprio chi “aveva offeso anche Lei”: senza con ciò voler giudicare il Suo operato dal punto di vista “giurisprudenziale”, sul quale non ho alcuna competenza.

            E' anche ovvio che, come cristiani - come ci insegna Nostro Signore -, abbiamo il dovere del perdono e di amare anche i nemici ed anche di pregare per chi ci offende. Tuttavia ciò non ci esime dal tutelare il buon nome della nostra Religione Cattolica e dei rappresentanti che ce la insegnano (il Papa, i Vescovi, ecc.), per salvaguardare a livello civile soprattutto quanti non hanno modo e possibilità di difendersi da se stessi.

            Le mie espressioni usate nell'articolo, perciò, erano di natura prettamente “spirituale” e “teologica”, e non “giurisprudenziale”, e l'interpretazione che Lei ne ha tratta non corrisponde né alle mie intenzioni né alle parole specificatamente usate nell'articolo stesso, e tantomeno intendevano diffamare alcuno, cosa che d'altra parte non rilevo assolutamente in ciò che ho scritto.

            La stessa Sacra Scrittura, d'altra parte, ci insegna che “TUTTI”, quindi ogni uomo, compreso il sottoscritto, sono stati “crocifissori” di Cristo, sia per il Peccato Originale, sia per eventuali colpe personali, da cui nessun uomo è esente, come ci insegna la stessa Sacra Scrittura.

            Se in quanto ho scritto nel mio articolo ci fosse stata una offesa alla Sua reputazione, dovrei anch'io ritenere di me stesso di aver offeso prima di tutto il Signore, contribuendo anch'io, indirettamente, a “crocifiggere di nuovo” (in senso “spirituale”) Gesù Cristo, come 2000 anni fa, così come sarebbe per ogni altro uomo che non adempisse agli insegnamenti del Vangelo, così come ce li ha dati Gesù stesso, il quale proprio dalla Croce diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc.23,34). Questo è ciò che ci ha insegnato Nostro Signore dalla Croce stessa, nel suo insegnamento più alto e più sublime.

            Le sarei perciò davvero grato - gent. Avv. Fanuzzi - se mi desse l'opportunità, come sopra scritto, di chiarirLe direttamente “a voce”, per telefono (fornendomi Lei il Suo numero), quanto Le ho qui scritto brevemente.

            Nel frattempo, ove possa esserci davvero stato qualcosa di errato o di male interpretato, e ciò al di là delle mie “reali” intenzioni, Le porgo le mie scuse e, nel salutarLa, mi permetto anche di esprimere un mio sincero ricordo personale nella preghiera, come “credenti nella stessa Fede”, così come anche - e l'ho davvero fatto durante lo stesso processo! - per lo stesso Adel Smith. Penso, infatti, che non costituisca “offesa” a lui né ad alcuno pregare e sperare che ogni uomo diventi “cristiano”, essendo Gesù il Salvatore di tutti (At.4,12), morto in Croce proprio per la salvezza di ogni uomo.

            SalutandoLa con sincera cordialità, Le auguro un buon lavoro.

Prof. GIORGIO NICOLINI
Via Maggini, 230 - 60127 ANCONA - Tel. 071.83552
Posta Elettronica: giorgio.nicolini@libero.it

Sito Internet: www.lavoce.an.it

 

LA RISPOSTA DELL’AVV. FANUZZI MEDIANTE POSTA ELETTRONICA

 

La natura “spirituale” dell’articolo riguardante il processo ad Adel Smith

Da Ugo Fanuzzi:        …(…)@fastwebnet.it

A Giorgio Nicolini:    giorgio.nicolini@libero.it

Data: 9 lug 2005 – 18.02

 

Accetto le scuse .........ma i danni vanno risarciti!!!!!!!!!!

 

 

MEDITAZIONI DA PROPORRE DOPO IL IV CONVEGNO ECCLESIALE DI VERONA

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

 

IL TEMPO E’ COMPIUTO E IL REGNO DI DIO E’ VICINO; CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO

(Mc.1,15)

E' giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla casa di Dio; e se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro che rifiutano di credere al vangelo di Dio? E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell'empio e del peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene (1^Pt.5,17-19)

 

Nuova Iork, Le Torri Gemelle, 11 settembre 2001

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc.13,1-5).

 

LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE

dai giornali del Lunedì, 9 ottobre 2006

Korea - Violazione Internazionale: Scoppia l'atomica coreana. mentre ancora non è risolta la questione dell'arricchimento dell'uranio in Iran.  Pyongyang va avanti per la sua strada.

 

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

 

         Non è qui in proposito da ricordare “le ragioni divine” – sempre riportate dalla “tradizione” – del “perché” della “miracolosa traslazione della Santa Casa di Nazareth” sino a Loreto?... Nella “tavoletta” affissa fin dalle origini nella chiesetta di Loreto e riportata dal Beato Giovanni Battista Spagnoli era scritto infatti: “La Chiesa di Santa Maria di Loreto è la camera nella quale si compì l’Incarnazione del Verbo di Dio, camera che fu consacrata al culto dagli stessi Apostoli e, dopo che gli abitanti della Galilea abbracciarono la fede di Maometto, gli Angeli (quelli “spirituali”!) tolsero da Nazareth la Casa e la trasportarono a Tersatto, nella Schiavonia, ma non essendo qui venerata come si conveniva, fu dagli stessi Angeli (quelli “spirituali”!) trasportata nel territorio di Recanati…”.

         Detto senza ironia né mancanza di rispetto verso il musulmanesimo: ma, constatata “l’apostasia silenziosa” dei cattolici (che hanno “ridotto” la Santa Casa di Nazareth a delle sole e semplici “sante pietre”, non più venerata per ciò che essa “è” veramente e per “il modo” “miracoloso” – negato - con cui è stata portata) e vista l’islamizzazione crescente che invade l’Europa e l’Italia e le Marche, non bisognerà pregare la Vergine Immacolata perché la Santa Casa non venga di nuovo “miracolosamente” “portata via”?... dalle Marche?... e dall’Italia?... in “luoghi più sicuri”?...

 

IN DIFESA DELLA NOSTRA FEDE cristiana

PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”…

POTREMMO ANCOR OGGI ESSERE “CRISTIANI” SE NON CI FOSSE STATA LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO?...

Potremo nel futuro rimanere “cristiani” se non ci sarà più la Santa Casa di Nazareth a Loreto?...

 

Natanaele: “DA NAZARETH PUO’ MAI VENIRE QUALCOSA DI BUONO?...” (Gv.1,46)

Natanaele è poi divenuto l’Apostolo San Bartolomeo. Egli ricevette da Gesù il più bel elogio:

“Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità(Gv.1,47)

Chissà quante volte San Bartolomeo (Natanaele) avrà meditato nella sua vita all’errore inconsapevole di quella obiezione scettica rivolta a Filippo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”…

Invece, da Nazareth è “venuto” “tutto il bene” per l’Umanità:

* da Nazareth è “venuta” all’esistenza la Vergine Maria, “concepita” Immacolata nella Santa Casa di Nazareth;

* da Nazareth è “venuta” alla luce la Vergine Maria, essendo ella nata nella stessa Santa Casa in cui fu concepita Immacolata;

* da Nazareth è “venuto” all’esistenza Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Salvatore degli uomini, incarnatosi per opera dello Spirito Santo nel seno verginale di Maria nella Santa Casa di Nazareth;

* la Santa Casa di Nazareth è “venuta”, infine, a Loreto, dopo varie “traslazioni miracolose” operate dagli angeli del Cielo, dopo essere stata “divelta dalle fondamenta” a Nazareth (secondo l’espressione usata dal Beato Pio IX), e così poter continuare dall’Europa e dall’Italia - quale “reliquia miracolosa” e luogo dell’Incarnazione - l’opera di salvezza di Maria e di Gesù per la Chiesa e per l’Umanità.

DA NAZARETH PERCIO’ E’ “VENUTA” LA SALVEZZA

E TUTTO CIO’ CHE DI BUONO DIO VOLEVA DONARE ALL’UMANITA’

Si potrebbe dire anche oggi, per chi sente parlare della Santa Casa di Loreto con scetticismo: “VIENI E VEDI” (Gv.1,46), e riascoltare fra quelle “Sante Pareti” le parole dell’angelo a Maria: “RALLEGRATI…”.

dal Sito Internet: www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

 

L’ABBANDONO DELLA “VERITA’” DELLA SANTA CASA E DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI

LE GRAVI CONSEGUENZE DELL’APOSTASIA LAURETANA

L’OFFUSCAMENTO E L’OCCULTAMENTO DELLA VERITA’ DELL’INCARNAZIONE

NELLA CULTURA E NELLA SOCIETA’ OCCIDENTALE SEMPRE PIU’ MULTIETNICA E MULTIRELIGIOSA

non sono in gioco solo le “Sante Pietre”

ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica

 

“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” (2^Tim.4,3-5):

 

RECITIAMO QUESTA NUOVA “VIA CRUCIS” IN RIPARAZIONE DELLA DISSACRAZIONE AVVENUTA DELLA STORIA E DEL CULTO DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO E PER IL RIPRISTINO DELLA VERITA’ DELL’AUTENTICITA’ DELLA PRESENZA A LORETO DELLA “SANTA CASA” E DELL’AUTENTICITA’ DELLE SUE “MIRACOLOSE TRASLAZIONI”.

 

IL PIU’ BEL LIBRO CHE DIO CI HA DATO

GESU’ CHE SOFFRE E MUORE IN CROCE PER NOI

LA VIA CRUCIS DEL BEATO PIETRO VIGNE

Libero adattamento composto dal Prof. Giorgio Nicolini sui testi del Beato Pietro Vigne

Meditazioni per ogni giorno del mese, nelle quali si troveranno molteplici motivi assai convincenti per amare Dio, bellissimi esempi di tutte le virtù, ragioni convincenti che ci spingono ad impegnarci in esse, mezzi per acquistarle e infine molti modi, facili ed utili, di metterle in pratica.

 

STAZIONE VII

CRUDELTA’ DELLA CATTURA DI GESU’

 

PREGHIERA

O Gesù, per liberarci dalle nostre sofferenze, hai voluto essere legato, battuto come un criminale: liberaci, ti prego, da tutte le nostre cattive inclinazioni e dai nostri vizi.

MEDITAZIONE

            Ti contemplo, o benignissimo Gesù, in questa Stazione, rovesciato a terra, battuto, legato, percosso ovunque da colpi dolorosi.

            Quale arresto crudele in cui l’innocente è punito prima ancora di essere condannato! L’inferno, l’odio, la crudeltà e il furore sono qui i tuoi soli giudici, o mio Salvatore!

            Non v’è dubbio: tu hai voluto essere gettato a terra, calpestato dai peccatori, affinché i tuoi figli restino in piedi, in atteggiamento di grande fermezza nel giorno del giudizio, di fronte ai loro oppressori.

            Hai voluto essere gettato a terra per abbattere il nostro orgoglio. Ti prego o Signore, di umiliarmi in questa vita alfine di elevarmi un giorno nella tua gloria. (…)

            O amabilissimo Gesù, che hai preferito andare verso il cruento sacrificio della croce piuttosto che a un luogo di piacere, che hai voluto abbandonarti come un dolce agnello alla rabbia dei tuoi nemici, simili a lupi infernali, donde ti viene questa infinita clemenza?

            Capisco che tu chiedi che si conceda la vita a quelli che sono con te (cfr. Gv.18,8), che si risparmino i tuoi figli, che non si faccia loro alcun male: tu, al contrario, ti presenti spontaneamente per soffrire per essi e per tutti gli uomini. Tu sei dunque, Signore, quel Dio Sovrano di cui parla Mosè, pieno di compassione e di clemenza, paziente e ricco di misericordia. Infatti, pur essendo re, hai voluto farti schiavo, perché lo schiavo diventasse re.

            Vedo bene che tu cerchi il disprezzo per meritare ai tuoi figli onore eterni; che tu brami essere legato per ottenerci una perenne libertà; che tu cerchi ardentemente le sofferenze per meritarci le gioie che non hanno mai fine; che tu per primo bevi l’amarezza della medicina per invitarci almeno ad assaporarla, onde riceverne la guarigione. (…)

            I dolori delle tue catene, ricordano la felicità eterna di un’anima sciolta dai legami dal corpo…

            Infinita è la potenza di questo grande Re; la sua ingegnosità nel creare gioie ed incanti è al di sopra di ogni modo d’intendere; senza limiti è l’amore suo per coloro che lo hanno servito e superiore ad ogni umana concezione. Giudicate da tutto questo quale sarà la gioia di un’anima beata, quando lasciato questo corpo mortale, si troverà libera da tutti i lacci che la trattengono nella triste prigione di questo mondo.

            Allora la nostra memoria sarà ripiena di tutte le cose belle che si sono prodotte dall’inizio alla fine del mondo. Allora il nostro spirito capirà facilmente tutto ciò che di meraviglioso è stato prodotto sulla terra; conoscerà perfettamente la composizione di tutte le cose, le meraviglie dell’universo, di tutte le arti, di tutte le scienze e infine, comprenderà tutto quello che vi è di bello nel mondo: l’ordine e la bellezza dei cieli, la sistemazione armonica di tutte le creature, tutti i misteri della grazia, della ragione e della fede, il sublime soggiorno degli Angeli e dei Santi, la meravigliosa perfezione delle intelligenze celesti. (…) godendo completamente di Dio, potrà amare ed essere pienamente soddisfatto delle ineffabili delizie di quell’immenso mare di felicità che è l’altissima incomparabile Divinità.

            Allora il nostro cuore sarà pienamente ricolmo di felicità, senza nessun ostacolo o timore di perderla, né preoccupazione di vederla diminuire. L’anima sarà infiammata d’amore e di gioia, poiché essa possederà il suo Dio, ne sarà come incendiata e fusa in un oceano senza fine, senza fondo e né termine di compiacimento e di consolazione. Essa vedrà il suo Dio senza fine e senza limite, lo loderà senza stancarsi e senza risentire diminuzione alcuna della gioia e della dolcezza. (…).

            Se qualcuno le chiedesse di parlare della felicità di cui gode, risponderebbe che le è impossibile farlo: ci vorrebbero secoli, anzi migliaia di anni per esprimere le sole gioie presenti; e quelle future, di cui godrà in seguito, l’assorbono già in anticipo per le loro delizie. Se volesse spiegarvi ciò che prova, non saprebbe da dove incominciare. Ah! Vedrebbe in Dio e vedrebbe e godrebbe in lui in un istante più di quel che tutti gli uomini messi insieme potrebbero vedere sulla terra in un milione di anni.

            La compagnia così gradevole di tutti i Santi e di tutti gli Angeli, la consolazione indicibile di trovarsi insieme a creature così perfette ed amabili, potrebbe bastare per fare del cielo il soggiorno più delizioso che si possa supporre in questa vita: e queste delizie supererebbero tutto quel che il nostro spirito potrebbe concepire di più bello e gradito.

            Allora anche i nostri sensi otterranno il loro corrispondente piacere: il nostro corpo godrà di perfetta eterna salute, d’una bellezza più splendente di quella del sole. Allora i nostri occhi contempleranno senza stancarsi tutto quello che è capace di appagare la vista la più curiosa e amante di bellezza. Allora l’udito ascolterà le voci più armoniose e dolci che l’uomo possa immaginare. L’odorato godrà dei profumi più deliziosi ed incantevoli. Il gusto sarà pienamente soddisfatto di tutti i sapori che un famelico riceve quando si vede assiso ad una tavola ricolma delle più squisite pietanze.

            Il nostro corpo sarà dunque spiritualizzato, reso immortale, impassibile, sottile, glorioso, bello e capace di rapire ogni cuore se avessimo la fortuna d’incontrane uno sulla terra.

 

INVOCAZIONI

            O Signore, io ti chiedo una cosa sola, e ne andrò in ricerca per tutta la mia vita: abitare nella tua casa per contemplarti e gustare le tue dolcezze. O sì, mio Salvatore! La beatitudine eterna è l’affare più grande di questo mondo e mi riguarda personalmente come se fossi solo sulla terra; è una cosa irreparabile se non vi riesco; la sua perdita mi procurerebbe mali e tormenti. Non mi resta quindi altro da chiederti che la forza di lavorare mettendo in pratica ogni mezzo per possederti. Giacché, o mio Dio, se posseggo te, possederò tutto; al contrario, se ti perdessi, anche se fossi stato il più felice, il più onorato e il più ricco su questa terra, diventerei il più miserabile che vi sia mai stato sotto il cielo: poiché un dannato è la creatura più infame, l’oggetto della tua collera, dell’obbrobrio dei Santi, la vittima eterna del tuo sdegno. Non permettere dunque che io mi perda.

            Per questo, fammi camminare nel sentiero stretto che porta al Cielo, in cui pochi passano; che mi opponga sempre alle massime del mondo, che vada in senso contrario a quel torrente che trascina tutto all’inferno.

            Fa che io conduca una vita di solitudine, una vita interiore per non sentire risuonare nel mio cuore che la tua voce. Che io mi elevi insensibilmente alla perfezione e non abbia altri disegni o progetti che di meritare il Cielo. Amen!

 

PROPOSITI

            Quale somma disgrazia per me, o mio Signore, se creato come sono per godere della tua gloria, non agissi per goderne eternamente! Avresti allora messo in opera inutilmente per me la tua potenza infinita: tutte le sofferenze, le cure e le opere del Figlio tuo sarebbero inefficaci per me; tutte le grazie e la bontà infinita dello Spirito Santo non avrebbero successo.

            Io so bene che nulla d’impuro, nessun’anima macchiata dal peccato potrebbe entrare nella patria celeste; stando così le cose, bisogna che io mi lavi da ogni peccato. Per meritare il Paradiso, bisogna infatti imitare Gesù nelle sue sofferenze: debbo quindi portare con buona volontà le croci che mi mandi e praticare secondo le mie limitate capacità le virtù che Egli ha praticato. Bisogna inoltre che adempiamo la tua volontà su questa terra con amore come avviene nel Cielo, onde possedere il regno tuo.

            Io voglio pertanto adempierla con l’aiuto della tua santa grazia, vero pane quotidiano di cui ho bisogno ogni giorno e l’otterrò senza dubbio se la chiederò con fervore e perseveranza, praticando la mortificazione e la carità verso il mio prossimo: sono queste come le due ali della preghiera capace di elevarsi fino al cielo. L’otterrò inoltre ricevendo spesso i Sacramenti, che sono come i canali in cui scorrono le tue grazie.

 

Gesù a Santa Faustina Kowalska


“Desidero che i miei Sacerdoti annunzino questa mia grande misericordia per le anime peccatrici. Il peccatore non tema di avvicinarsi a Me. Anche se l’anima fosse come un cadavere in piena putrefazione, se umanamente non ci fosse più rimedio, non è così davanti a Dio. Le fiamme della misericordia mi consumano, desidero effonderla sulle anime degli uomini. Io sono tutto amore e misericordia. Un’anima che ha fiducia in Me è felice, perché Io stesso mi prendo cura di lei. Nessun peccatore, fosse pure un abisso di abiezione, mai esaurirà la mia misericordia, poiché più vi si attinge più aumenta. Figlia mia, non cessare di annunziare la mia misericordia, facendo questo darai refrigerio al mio Cuore consumato da fiamme di compassione per i peccatori. Quanto dolorosamente mi ferisce la mancanza di fiducia nella mia bontà! Per punire ho tutta l’eternità, adesso invece prolungo il tempo della misericordia per loro. Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, rivolgendosi alla mia misericordia, il peccatore mi glorifica e onora la mia Passione. Nell’ora della sua morte Io lo difenderò come la stessa mia gloria. Quando un’anima esalta la mia bontà, Satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell’inferno. Il mio cuore soffre perché anche le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi feriscono! Se non credete alle Mie parole, credete almeno alle Mie piaghe!”

 

ECCO ORA IL MOMENTO FAVOREVOLE, ECCO ORA IL GIORNO DELLA SALVEZZA

E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! (2^Cor.6,1-2)

Gesù si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me;  per questo mi ha consacrato con l'unzione,  e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,  per proclamare ai prigionieri la liberazione  e ai ciechi la vista;  per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. (Lc.4,16-19)

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

MA LA CHIESA ANCORA NON LO VUOLE COMPRENDERE

UN ANNO DI GRAZIA LAURETANO

Venerdì, 8 settembre 2006 – Sabato, 8 settembre 2007

 

 

Benedetto XVI

(Omelia a Verona, 19 ottobre 2006)

Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate

(cfr Is.61,4)

 

AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI UN UMILE CONSIGLIO

PER DARE MAGGIORE RISONANZA AL RIPRISTINO DELLA VERITA’ DELLE TRASLAZIONI MIRACOLOSE

UN PELLEGRINAGGIO PAPALE SUI LUOGHI DELLE “MIRACOLOSE TRASLAZIONI” STORICAMENTE DOCUMENTATE (8-10 dicembre 2006)

1)       A TERSATTO ove rimase per circa 3 anni e mezzo (10.5.1291-10.12.1294)

2)     Ad ANCONA (loc. POSATORA), ove rimase per nove mesi (nel 1295).

3)      Nella Selva della signora LORETA (Loc. BANDERUOLA), ove rimase per circa 8 mesi (dalla fine del 1295).

4)     Sul campo dei due fratelli di nome Antici, ove rimase per circa 4 mesi, dal 10 agosto 1296(presso il Palazzo Apostolico Lauretano).

5)      Sulla pubblica strada, cioè nel SANTUARIO LAURETANO ove ancor ora si trova, forse dal 2 dicembre 1296.

 

LEONE XIII

(Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894)

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose.

 

         Non è qui in proposito da ricordare “le ragioni divine” – sempre riportate dalla “tradizione” – del “perché” della “miracolosa traslazione della Santa Casa di Nazareth” sino a Loreto?... Nella “tavoletta” affissa fin dalle origini nella chiesetta di Loreto e riportata dal Beato Giovanni Battista Spagnoli era scritto infatti: “La Chiesa di Santa Maria di Loreto è la camera nella quale si compì l’Incarnazione del Verbo di Dio, camera che fu consacrata al culto dagli stessi Apostoli e, dopo che gli abitanti della Galilea abbracciarono la fede di Maometto, gli Angeli (quelli “spirituali”!) tolsero da Nazareth la Casa e la trasportarono a Tersatto, nella Schiavonia, ma non essendo qui venerata come si conveniva, fu dagli stessi Angeli (quelli “spirituali”!) trasportata nel territorio di Recanati…”.

         Detto senza ironia né mancanza di rispetto verso il musulmanesimo: ma, constatata “l’apostasia silenziosa” dei cattolici (che hanno “ridotto” la Santa Casa di Nazareth a delle sole e semplici “sante pietre”, non più venerata per ciò che essa “è” veramente e per “il modo” “miracoloso” – negato - con cui è stata portata) e vista l’islamizzazione crescente che invade l’Europa e l’Italia e le Marche, non bisognerà pregare la Vergine Immacolata perché la Santa Casa non venga di nuovo “miracolosamente” “portata via”?... dalle Marche?... e dall’Italia?... in “luoghi più sicuri”?...

 

UNA VOCE PER MILLE CHIAMATE

www.lavocecattolica.it/unavoce.htm

 

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.83552 o Cell. 339.6424332). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.        Prof. Giorgio Nicolini   -   giorgio.nicolini@poste.it

 

RIGUARDO ALLA “QUESTIONE LAURETANA”

“Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea…” (Mt,18,15-17).

 “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni,

non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso…”

(del Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano, sulla “miracolosa traslazione”)

NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, [a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio ». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. (Lc.1,26-38)

 

 L’APOSTASIA LAURETANA

 

La corrispondenza con il Vescovo di Loreto è leggibile all'indirizzo Internet: www.lavocecattolica.it/corrispondenze.vescovo.loreto.htm

 

Il 28 marzo 2006 l’Agenzia Internazionale ZENIT ha pubblicato una intervista al Prof. Giorgio Nicolini

con gli ultimi aggiornamenti sugli studi riguardo alla “verità” delle  “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth

Leggibile all’indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/intervista.zenit.htm

 

 

LA difficile INTEGRAZIONE TRA CRISTIANI E MUSULMANI

 

----- Original Message -----

From: N.P.

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Sunday, October 09, 2005 9:56 PM

Subject: Ecumenismo e San Francesco

 

            Vi ringrazio molto di aver presentato il nostro Santo Patrono come modello di stile cristiano anche a proposito dei timori della signora di Ancona sulla presenza multietnica nella nostra società italiana.

            Quando sento parlare degli altri come nostri nemici mi fa molto male, perché credo che un'occasione come questa sia una piccola cosa rispetto alla fede di San Francesco in Terra Santa. Invece di aver paura di perdere terreno e temere per la nostra patria un'invasione musulmana dovremmo giocare bene le nostre opportunità per essere missionari, a casa nostra… Siamo in ottobre, il Mese Missionario e dovremmo chiederci:

1) se il nostro comportamento è così ammirevole da dover essere imitato (noi in teoria cerchiamo di vivere alla sequela di Cristo, ma lo facciamo sempre veramente???);

2) se riconosciamo l'altro come nostro prossimo e lo amiamo tanto quanto lui ci ama; è facile giudicare gli altri quanto difficile lavorare su noi stessi per migliorarci. Proviamo a salutare i nostri ospiti e non a sfidarli per strada: hanno la loro cultura e sono lontani dal loro paese; sono spesso donne tristi ed isolate che tentano di rimanere fra loro perché non si sentono accettate... Lavoro in un nido ed ho conosciuto molte madri che hanno voglia di condividere le loro esperienze... La mia testimonianza può dimostrare loro come parla, vive, ama una donna cristiana come me.

            Usciamo allora dal nostro guscio e non abbiamo paura degli stranieri in casa nostra! Affidiamoci alla fede: il Signore sarà vicino a noi e ci proteggerà, come sempre. Amen.

            Cercando di vivere da buona cristiana.

(Messaggio firmato)

  

Cara N. P.,

            la situazione che Lei descrive, riguardo alla Sua esperienza, è quanto tutti ci auspicheremmo di poter incontrare. Purtroppo nella realtà non è quasi mai così. E’ tutto giusto, infatti, riguardo ai pensieri e agli intenti che esprime nel Suo messaggio, a riguardo cioè dell’opera di evangelizzazione dei musulmani giunti nelle nostre terre, perché anche ad essi deve giungere l’autentica Parola di Dio, insegnataci da Gesù, così come fece San Francesco con il Sultano.

            Devo però aggiungere le mie “perplessità” riguardo al Suo ottimismo circa la reale possibilità di una “evangelizzazione” dei musulmani nelle nostre terre. Certamente noi dobbiamo avere carità verso tutti, e dare la nostra testimonianza, così come fece San Francesco; ma abbiamo anche l’obbligo (come avveniva nei secoli passati) di “difendere” la nostra fede da una islamizzazione sempre più crescente e intollerante.

            Non ha mai letto, ad esempio, le battaglie dei musulmani contro i Crocifissi nei luoghi pubblici?... Io ne so qualcosa, visto che, con altri Cattolici, fui l’autore e il protagonista del processo ad Adel Smith, celebrato a Verona… Si può restare sempre inerti e in silenzio di fronte alle continue “offese” e “attacchi” alla religione cristiana, fatti a tutti i livelli?... Chi salverà la Civiltà Cristiana in Europa per le generazioni future?...

            Personalmente, anni fa, ho avuto occasione di accogliere un musulmano, ospitarlo, trovargli un sostentamento provvisorio, cercargli un lavoro. Si è poi sposato con una italiana, cattolica. Quest’ultima, dal giorno del matrimonio, non ha più avuto la libertà di potersi recare alla Santa Messa, neppure alla Domenica. Un mio amico, che gli aveva dato dei sostegni economici, cercò di trovare una soluzione per la moglie cattolica di quel musulmano invitando quest’ultimo ad “incontri” e “dialoghi” “interreligiosi” (“pacifici” e “rispettosi”) nei giorni domenicali, in modo da riuscire a rendere libera la moglie di potersi recare alla Santa Messa almeno alla Domenica. Questi ripetuti incontri e dialoghi, tuttavia, sortirono un solo effetto: il mio amico – molto religioso e teologicamente preparato - si è sentito alla fine invitare dal suddetto musulmano: “A te manca solo una cosa: diventare musulmano!... Lascia Cristo e credi in Allah!”… Quel mio amico ovviamente lasciò lui (il musulmano) e rimase con Cristo!...

            Le dico questo per mostrarLe come i musulmani non vengono da noi per essere convertiti alla fede cristiana, ma per convertire i cristiani alla fede musulmana. Forse non sa che dei capi musulmani dichiararono tempo fa: “Non abbiamo potuto conquistare l’Europa con la forza delle armi nei secoli passati, ma oggi conquisteremo l’Europa usando le vostre democrazie tolleranti”. Questo è “il vero progetto” dell’islamismo.

            E chi tra i cristiani si oppone?... I musulmani “poveri”, se si ha vera volontà di aiutarli, li si può aiutare con provvedimenti adeguati, attuati nei loro luoghi di origine (sostentamento, scolarizzazione, occasioni di lavoro, industrializzazione), senza costringerli a dover venire nei nostri Paesi. Con giusta oculatezza il Card. Biffi dichiarava che si doveva dare una preferenza - nella immigrazione - ai cittadini dei Paesi Cattolici (dell’Est Europa e dell’America Latina, anche più bisognosi degli stessi musulmani), perché si sarebbero più facilmente integrati con la nostra cultura cristiana e con le nostre legislazioni. I musulmani, invece, possono essere aiutati direttamente nelle loro terre, senza costringerli ad una immigrazione nelle nostre terre, perché “non possono” integrarsi con noi cristiani, in quanto hanno una religione, una cultura e una legislazione profondamente diverse da quella cristiana.

            Penso che avrà notato come lo stesso San Francesco (cfr. www.lavocecattolica.it/6ottobre2005.htm ), dopo i suoi santi tentativi di convertire il Sultano e i suoi sudditi, è scritto che “vedendo che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani”. Noti il motivo del ritorno nei Paesi Cristiani: “preammonito da una rivelazione divina”, cioè Dio stesso, visti inutili i tentativi alla conversione di quei musulmani “ammonì” San Francesco di abbandonarli e di tornare nei Paesi Cristiani.

            Si vede, perciò, come sia necessario che ci siano i Paesi Cristiani, ove poter “tutelare” e poter vivere la nostra “vera” Fede Cristiana: innanzittutto per conservare la Fede stessa, e di conseguenza, perpetuandola, essere “luce” per gli altri uomini anche di altre fedi, anche di quella musulmana, perché  giungano alla conoscenza di Gesù Cristo, poiché dice la Scrittura: “IN NESSUN ALTRO C’E’ SALVEZZA; NON VI E’ INFATTI ALTRO NOME DATO AGLI UOMINI SOTTO IL CIELO NEL QUALE E’ STABILITO CHE POSSIAMO ESSERE SALVATI” (At.4,12).

            Proprio in AVVENIRE di oggi, 12 ottobre, viene riportato l’intervento di ieri e “il grido di allarme” del Cardinale di Sarajevo Vinko Pulijc al Sinodo dei Vescovi in corso a Roma: “Viviamo – ha detto – con una maggioranza musulmana che fa problemi per lo sviluppo del Paese e per il cammino dell’Europa. Tutto questo sotto gli occhi della Comunità Internazionale che favorisce l’arroganza dei musulmani per i propri interessi. La Bosnia Erzegovina è diventata un protettorato della comunità internazionale in cui i cattolici sono senza il diritto di tornare nelle proprie case, di parlare la propria lingua, di professare la propria religione” (in “Avvenire”, 12 ottobre 2005, pag.2).

            Credo che una voce più chiara e autorevole di quella del Card. Pulijc non ce ne possa essere, per “capire” cosa vuol dire “convivere” – da cattolici - con i musulmani: “il grido d’allarme” del Card. Pulijc rivela ancora una volta che non c’è una “reale” possibilità di una “vera” “integrazione” e di libertà di religione nella convivenza con i musulmani. E ciò lo si deve dire restando nel sincero rispetto dei musulmani, senza discriminazione, dai quali però – come dimostra la storia - bisogna “guardarsi”, così come fece San Francesco, che se ne andò via dal Sultano e dai musulmani, perché “ammonito da Dio” per l’evidente “pericolo” a causa dell’impossibilità di poter “convivere” con loro, che non si volevano convertire alla vera Fede in Cristo.

            In questa visione “oggettiva”, restiamo uniti nella preghiera, anche per i “fratelli musulmani”, vivendo la nostra sincera testimonianza di “buoni” e “veri” cristiani.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                               

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

            Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

            Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

            Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

            Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

            Amen.

 

Omelia di Benedetto XVI del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (Ap.2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!". Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

 

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

 

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi,

a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra,

anzi ella stessa l’atteso prodigio

 

Messaggio da Mediugorie del 25 settembre 2006, di Maria “Regina della Pace”

(“l’atteso prodigio” profetizzato da Paolo VI)

Cari figli, anche oggi sono con voi e vi invito tutti alla conversione totale. Decidetevi per Dio, figlioli, e troverete in Dio la pace che cerca il vostro cuore. Imitate la vita dei santi; che vi siano d’esempio, ed io vi stimolerò fino a quando l’Altissimo mi permette di essere con voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

 

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

 

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA

Come conservare la purezza?

Circondando il nostro corpo con la siepe del sacrificio.

La purezza è una “virtù-riassunto”, vale a dire un insieme di virtù...

La purezza diventa bellezza, quindi anche forza e libertà.

È libero colui che è capace di resistere, di lottare.

 

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IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

non temo la cattiveria dei malvagi, temo piuttosto il silenzio dei giusti

(Martin Luther King)

 

SI AUTORIZZA E SI RACCOMANDA LA DIFFUSIONE DI QUESTI TESTI

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Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce, trascurata non si inquieta, letta, insegna la verità con calma, disprezzata, non si lamenta (San Giovanni Bosco)

 

Questi testi e quelli precedenti sono pubblicati in modo permanente e prelevabili agli indirizzi Internet

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ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

 

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Gentilissimo Prof. Nicolini, ho appena letto con piacere l'allegato. Ma che fatica! E' proprio necessario formattare con tutti quei colori e sfondi il testo? Scusandomi per la franchezza, forse eccessiva, credo che una maggiore sobrietà dell'impaginazione faciliterebbe la lettura. Cordialmente saluto. Alessio.

LA RISPOSTA SULL’UTILIZZO DEI COLORI E COME TRASFORMARE TUTTI I TESTI IN BIANCO E NERO

Caro Alessio, l'utilizzo dei diversi colori nelle parole del testo hanno lo scopo di COSTRINGERE A FERMARE L'ATTENZIONE su quella parola o su quel concetto che voglio evidenziare maggiormente, anche se costa fatica a chi legge. Ma proprio quella fatica fa fissare meglio una parola od un concetto. Altrimenti chi legge scorre con superficialità e non si ferma su punti molto importanti. Ogni parola che scrivo infatti è stata "misurata" e quando la evidenzio di più e "colpisce" l'occhio (cioè, lo disturba), colpiscono in quel modo anche l'intelligenza e si fissano meglio. Certe parole vogliono anche essere "una pietra" per coloro cui sono dirette "in prima persona", e che non vogliono vedere né sentire. Si dice che in Internet le parole ingrandite hanno lo stesso significato di uno che alza il tono della voce per farsi sentire con più forza. Per questo le uso. Almeno questo è il mio intento. Tuttavia tengo in considerazione il tuo invito alla sobrietà.

Vorrei comunque ricordarti, in ogni caso, che il testo che invio è in formato "Word" perché uno lo possa liberamente trasformare.      Se tu, infatti, fai delle semplicissime variazioni in modo autonomo, puoi avere il testo nel modo che vuoi tu, totalmente in bianco e nero. Basta andare su "Modifica", fare "Seleziona tutto", poi cliccare sul pulsante destro del "mouse", facendo comparire varie voci tra cui "Carattere". Cliccando su "Carattere" e poi sui colori dei caratteri il "Nero", il testo ti diventerà in pochi attimi in bianco e nero. Così pure se vuoi togliere totalmente tutti gli sfondi, basta andare su "Formato" e togliere ogni sfondo, con un paio di manovre.

Hai ragione, basterebbe modificare il formato prima di iniziare a leggere… A volte non ci si pensa, a volte fa fatica. Grazie comunque per tutto quello che scrivi; fa piacere vedere che c'è chi si impegna oggigiorno, con i più svariati mezzi, per promuovere la fede in Dio. E fa piacere anche leggere cose che altrimenti non si conoscerebbero. Una preghiera. Alessio.

 

Se venisse un altro Giona, crederemmo? Le nostre città crederebbero? Oggi ancora, per le grandi città, per le Nìnive moderne, Dio cerca dei messaggeri della penitenza. Abbiamo il coraggio, la fede profonda, la credibilità necessarie per toccare i cuori e aprire le porte alla conversione?

Card. Joseph Ratzinger