Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,

adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Ancon Dorica Civitas Fidei

VERSO IL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE AD ANCONA

(4-11 settembre 2011)

"lettera INFORMATIVA 118

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QUESTA LETTERA INFORMATIVA E’ POSTA SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN GIUSEPPE, PATRONO DELLA CHIESA,

di San CIRIACO e del Beato GABRIELE FERRETTI, Patroni di Ancona,

e del grande Pontefice il Beato PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), discendente del Beato Gabriele Ferretti

LA VOCE

www.lavocecattolica.it

Il vento soffia dove vuole e ne senti LA VOCE, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito

(Gv. 3,8)

IL PRIMO MIRACOLO

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

LA SANTA CASA BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

TELE MARIA – Emittente Televisiva Cattolica in Internet - www.telemaria.it

TRASMISSIONI INTERNAZIONALI QUOTIDIANE MEDIANTE LA RETE INTERNET

ANCONA

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI

Domenica, 10 maggio 2009

Domenica, 10 maggio 2015

Una proposta di un "Calendario Universale" a partire dall’anno “reale” del Concepimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine

 25 MARZO 2009: 2015° ANNIVERSARIO DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

DOMENICA, 1° MARZO 2009 = DOMENICA, 1° MARZO 2015

INIZIO ANNO 2015

dal “concepimento” di Gesù Cristo, Figlio di Dio, in Maria Vergine, Madre di tutti i viventi

GESU’ DI NAZARETH E’ DIO, IL FIGLIO DI DIO INCARNATO

Concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, nella Santa Casa di Nazareth intorno al 25 marzo dell'anno 748 di Roma (6 a.C)

Nato ebreo a Betlemme, intorno al 25 dicembre dell’anno 748 di Roma (6 a.C.), al tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto.

Morto crocifisso a Gerusalemme il venerdì 7 aprile dell’anno 30, sotto il procuratore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio.

RISORTO GLORIOSO DAI MORTI IL 9 APRILE DELL’ANNO 30

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali,

e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

(Paolo VI, 25 dicembre 1975)

 

Carissimo amico e carissima amica, questa LETTERA INFORMATIVA denominata "LA VOCE CATTOLICA”", i cui testi sono pubblicati in modo permanente all’indirizzo Internet diretto www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm  è un umile mezzo di informazione - simile a un Giornale Informatico - pensato per illustrare tematiche religiose, spirituali e sociali, anche di quelle che talvolta si preferisce non divulgare o mettere a tacere. La diffusione di articoli o notizie è una scelta dettata dall'obbedienza alla Volontà di Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, e Salvatore del Mondo. Gesù infatti disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.16,15). Questo modesto contributo sulla Rete Internet è animato perciò dalla convinzione che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi per far risplendere la Luce del Bene e della Verità in una società offuscata dalle tenebre del male. Gesù insegnava: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8,31-32). San Giuseppe Moscati scriveva: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Poiché sta scritto: “Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te” (Sir.4,28). Il grande Pontefice Beato PIO IX dichiarava: “Vi hanno tempi che più che in altri è opportuno di parlare e francamente, coraggiosamente e con tutta libertà. E allora bisogna dire la verità, la verità intera, piena, senza tergiversazioni. Non tolleriamo mai gli smozzicamenti della verità, i mezzi termini, gli accomodamenti. Verità dolce, ma intatta, inviolata” (Beato Pio IX).  E il Card. Giacomo Biffi affermava: NON E’ LA LIBERTA’ CHE CI FA VERI, MA E’ LA VERITA’ CHE CI FA LIBERI. Ispirandomi, ma senza potermi paragonare a Giovanni il Battista, dico: “Voce di uno che grida nel deserto”. Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la verità che ci fa liberi. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza.

A cura del Prof. GIORGIO NICOLINI - Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA – Italia

Telefono 071.83552 – Cellulare 339.6424332 - Facsimile 071.83552 – Conto Corrente Postale 13117056

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it - Sito Internet: www.lavocecattolica.it – Sito Televisivo: www.telemaria.it

Nella circostanza

Del pellegrinaggio del santo padre Benedetto xvi

In terra santa e a nazareth

"lettera INFORMATIVA n°118

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SOMMARIO

1)       Messaggi da Mediugorie ……………………………………………………………………….… pag. 2

2)       Lettura biblica (Apocalisse 1,1-7; 12,1-18) ……………….…………...………………………… pag. 3

3)       Dalla Santa Casa di Nazareth a Loreto la Nuova Evangelizzazione …………………………...… pag. 4

4)       Il primo miracolo della Santa Casa di Nazareth: 9-10 maggio 1291 ……………………………... pag. 5

5)       Intervista rilasciata dal Prof. Nicolini all’Agenzia ZENIT …………………..………..……….…. pag. 8

6)       Perché la Casa di Maria è tanto cara al Cuore di Dio? …………..……..….…………………....... pag. 11

7)       Perché avvennero le Traslazioni Miracolose della Santa Casa? ………………………………..… pag. 12

8)       La preparazione del trionfo del Cuore Immacolato di Maria ……………………….…………….. pag. 13

9)       Le apparizioni di Fatima: 13 maggio 1917 ………………………………………………..……… pag. 14

10)    Loreto: baluardo dell’Europa Cristiana ……………………………………………………….. .… pag. 16

11)    Corrispondenze con il Direttore di “Avvenire” sulla “questione lauretana” …………………..….. pag. 17

12)    Le lacrime della Madonna di Siracusa ………………………………..…………………………… pag. 25

13)    La denuncia canonica per “il delitto di falso”  sulla “questione lauretana” …………..……...…… pag. 26

14)    La testimonianza di fede di un sopravvissuto nel terremoto abruzzese ……………………….……pag. 28

15)    La minaccia di giudizio sulla Chiesa e sull’Occidente …………………..……………………...… pag. 31

16)    Corrispondenze con LA VOCE …………….…………………………………………………...… pag. 33

17)    TELE MARIA, Emittente Televisiva Cattolica in Internet …………………….…….…………… pag. 40

 

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te;

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Alla Santissima Vergine Maria, Madre di Dio: alla piena di grazia, alla benedetta fra tutti i figli di Adamo; alla colomba, alla tortorella, alla diletta di Dio; onore del genere umano, delizia della Santissima Trinità; casa d’amore, esempio di umiltà, specchio di tutte le virtù; madre del bell’amore, madre della santa speranza e madre di misericordia; avvocata dei miseri, difesa dei deboli, luce dei ciechi e medicina degli infermi; ancora di confidenza, città di rifugio, porta del Paradiso; arca di vita, iride di pace, porto di salvezza; stella del mare e mare di dolcezza; paciera dei peccatori, speranza dei disperati, aiuto degli abbandonati; consolatrice degli afflitti, conforto dei moribondi ed allegrezza del mondo” (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

 

IL TESTO DELLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI

- DA RECITARSI NEL SANTUARIO DI LORETO E NELLE CASE -

E' LEGGIBILE COLLEGANDOSI ALL'INDIRIZZO INTERNET

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

 

UN PROGETTO DIVINO DI SALVEZZA CHE ATTRAVERSA I SECOLI:

GERUSALEMME-ROMA-NAZARETH-TERSATTO-LORETO-Lourdes-Fatima-ANCONA-MEDIUGORIE

NELLA PROSPETTIVA DEL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

MESSAGGI DA MEDIUGORIE

Messaggio a Marija del 25 aprile 2009

Cari figli, oggi vi invito tutti a pregare per la pace e a testimoniarla nelle vostre famiglie affinché la pace diventi il più grande tesoro su questa terra senza pace. Io sono la vostra Regina della Pace e la vostra madre. Desidero guidarvi sulla via della pace che viene solo da Dio. Per questo pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio a Mirjana del 2 maggio 2009

Cari figli! Già da lungo tempo vi do il mio Cuore materno e vi porgo mio Figlio. Voi mi rifiutate. Permettete che il peccato vi avvolga sempre di più. Permettete che vi conquisti e vi tolga la capacità di discernimento. Poveri figli miei, guardatevi intorno e osservate i segni del tempo. Pensate di poter vivere senza la benedizione di Dio? Non permettete che la tenebra vi avvolga. Anelate dal profondo del cuore a mio Figlio. Il Suo Nome dissipa la tenebra più fitta. Io sarò con voi, voi solo chiamatemi: “Eccoci Madre, guidaci!”. Vi ringrazio!

La Madonna era molto triste. Ha dato solo il messaggio e ci ha benedetti.

 

Lettura BIBLICA

(Apocalisse 1,1-7; 12,1-18)

 

Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.

            Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.

            A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per  lui il petto. Sì, Amen.

 

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo».

Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare.

 

PENSIERI DI SANTA TERESA DEL BAMBIN GESU’

"Colui il cui cuore veglia durante il sonno, mi fece capire che a coloro la cui fede è pari a un granello di senape, egli concede miracoli e fa spostare le montagne, per consolidare questa fede così piccola; ma per i suoi intimi, per sua Madre, non fa miracoli senza aver prima provato la loro fede. Non lasciò forse morire Lazzaro, benché Marta e Maria gli avessero fatto dire che era malato? Alle nozze di Cana, la Vergine Maria domandò a Gesù di aiutare gli ospiti, ed egli rispose che la sua ora non era ancora giunta... Ma dopo la prova, che ricompensa: l'acqua si tramutò in vino... Lazzaro risuscita!... Gesù agì così con la sua piccola Teresa: dopo averla lungamente provata, colmò tutti i desideri del suo cuore".

(Scritto autobiografico "Storia di un'anima - A" n. 187)  

DALLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

“Come acqua fresca per una gola riarsa è una buona notizia da un paese lontano”

(Prov.25,25)

SE SARETE  QUELLO CHE DOVETE ESSERE METTERETE FUOCO IN TUTTO IL MONDO!...

Giovanni Paolo II, Roma: XV Giornata Mondiale dei Giovani (15-20 agosto 2000)

LA SANTA CASA DI LORETO

E’ IL LUOGO DEL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA

E DEL CONCEPIMENTO MIRACOLOSO DI GESU’ IN MARIA

profetizzato sin dalle origini della creazione dell’uomo, subito dopo il Peccato Originale: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen.3,15)

 

Natanaele: “DA NAZARETH PUO’ MAI VENIRE QUALCOSA DI BUONO?...” (Gv.1,46)

Natanaele è poi divenuto l’Apostolo San Bartolomeo. Egli ricevette da Gesù il più bel elogio:

“Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità (Gv.1,47)

Chissà quante volte San Bartolomeo (Natanaele) avrà meditato nella sua vita all’errore inconsapevole di quella obiezione scettica rivolta a Filippo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”…

Invece, da Nazareth è “venuto” “tutto il bene” per l’Umanità:

·          da Nazareth è “venuta” all’esistenza la Vergine Maria, “concepita” Immacolata nella Santa Casa di Nazareth;

·          da Nazareth è “venuta” alla luce la Vergine Maria, essendo ella nata nella stessa Santa Casa in cui fu concepita Immacolata;

·          da Nazareth è “venuto” all’esistenza Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Salvatore degli uomini, incarnatosi per opera dello Spirito Santo nel seno verginale di Maria nella Santa Casa di Nazareth;

·          la Santa Casa di Nazareth è “venuta”, infine, a Loreto, dopo varie “traslazioni miracolose” operate dagli angeli del Cielo, dopo essere stata “divelta dalle fondamenta” a Nazareth (secondo l’espressione usata dal Beato Pio IX), e così poter continuare dall’Europa e dall’Italia - quale “reliquia miracolosa” e luogo dell’Incarnazione - l’opera di salvezza di Maria e di Gesù per la Chiesa e per l’Umanità.

DA NAZARETH PERCIO’ E’ “VENUTA” LA SALVEZZA

E TUTTO CIO’ CHE DI BUONO DIO VOLEVA DONARE ALL’UMANITA’

Si potrebbe dire anche oggi, per chi sente parlare della Santa Casa di Loreto con scetticismo: “VIENI E VEDI” (Gv.1,46), e riascoltare fra quelle “Sante Pareti” le parole dell’angelo a Maria: “RALLEGRATI…”.

dal Sito Internet: www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

LA SALVEZZA PASSA PER LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

Comprendano tutti, e in primo luogo gli italiani…

Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto prodigiosamente la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose  (LEONE XIII: Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

 “ECCOMI… avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,26-38)

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14)

E IL VERBO

“il più bello tra i figli dell'uomo” (Sal.44/45,3)

si fece carne     

NEL GREMBO DI MARIA

NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

TUTTI LA’ SONO NATI

“Il di Maria fu, in qualche modo, anche un detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion: “Tutti là sono nati” (Sal.87,2)(Giovanni Paolo II,  per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione).

«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo»

 (Gen.28,17)

LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA NEL TEMPO DELL’APOSTASIA

HO FISSATO UN LIMITE… FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE E QUI S’INFRANGERA’ L’ORGOGLIO DELLE TUE ONDE

(Gb.38,10)

IL PRIMO MIRACOLO

DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

IL RICORDO DI UNO STRAORDINARIO EVENTO “MIRACOLOSO”

CHE HA SEGNATO LA STORIA DELLA CHIESA

ED HA COSTITUITO LA SALVEZZA DELLA CRISTIANITA’

MA MOLTI SE NE SONO DIMENTICATI NELLA CHIESA

IL 9-10 MAGGIO 1291:

UNA DATA STORICA NELLA CHIESA

AD OPERA DEL “MINISTERO ANGELICO” L’EVENTO MIRACOLOSO

DELLO “SRADICAMENTO” DALLE FONDAMENTA

DELLE TRE PARETI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

E IL LORO MIRACOLOSO “VOLO” SINO A TERSATTO,

INIZIO DI UNA STORIA DI SALVEZZA DELLA CRISTIANITA’

CHE HA CONTRASSEGNATO TUTTI I SECOLI SUCCESSIVI

 

Innumerevoli documentazioni storiche comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

 

IL 9-10 MAGGIO 1291

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA A TERSATTO

        

            Il Beato Pio IX, il grande Pontefice nativo dell’anconitano e “miracolato” nella stessa Santa Casa di Loreto, a riguardo di essa scrisse memorabili parole. Celebre, in proposito, fu la sua Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852, nella quale così solennemente dichiara: “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto… (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”.

Come ogni altro Pontefice che ne ha trattato, il Beato IX identificò a Tersatto, in Dalmazia, oggi quartiere di Fiume, il primo luogo in cui “sostò” nel 1291 la Santa Casa di Nazareth durante le sue molteplici “miracolose” traslazioni.

Riguardo alle documentazioni su tali fatti accaduti, esistevano degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei a tali eventi miracolosi, che oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma esistono scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo. Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.

A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”.

Anche nel “Rosarium” di Santa Caterina da Bologna (1413-1463), un testo redatto dalla santa nel 1440, viene riportato “per rivelazione soprannaturale del Signore” la vicenda storica delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth. Santa Caterina da Bologna in quel testo mostra di colloquiare direttamente con Gesù, apparsogli “per grazia”; ella infatti scrive: “In questo giorno (il 25 marzo 1440), tu, o Signore, hai rivelato a me, apparendomi per grazia… ”. Poi, dopo aver riportato “la rivelazione” che fra quelle Sacre Pareti di Loreto la Vergine Maria fu “concepita” Immacolata ed ivi “nacque”, descrive sinteticamente le varie successioni del “trasporto angelico” della Santa Casa di Nazareth, secondo come “rivelatogli” da Gesù durante l’apparizione: “Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l’idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi, per le stesse e per altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi. Finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d’Italia e nelle terre della Santa Chiesa” (“Rosarium”, I Mist. Gaud., vv.73 ss.- Da una traduzione del testo latino pubblicata in “Messaggio della Santa Casa”, 2001, n.7, p.211).

            Qui riporto, a riguardo della “verità  storica” della “prima” traslazione miracolosa di Tersatto, la seguente narrazione storica, come riportato dagli antichi scritti.

            Califà re d’Egitto, nel 1291, essendosi reso padrone della Galilea con la strage di 25.000 cristiani e con la schiavitù di altri 200.000, rovesciò il regno cristiano, profanando i Luoghi Santi e chiudendo ogni accesso ad essi. Ma il Signore, per salvare la Casa della sua amata Madre, operò uno dei più inauditi miracoli. Nella notte del 9-10 maggio 1291, per mano degli angeli, staccatala dalle fondamenta – come anche scritto dal Beato Pio IX nella Bolla sopra riportata -, fece trasportare la Santa Casa di Nazareth per lunghissimi tratti di aria e di mare verso le spiagge della Dalmazia. A Nazareth, rimasero soltanto le fondamenta della Santa Casa, tutt’oggi esistenti.

            Allo spuntare dell’alba del 10 maggio 1291, sulla collina di Tersatto, non lontano da Fiume (l’odierna Rijeka), alcuni boscaioli trovarono una piccola casa che non avevano mai visto prima in quel luogo. Il fatto impressionò molto perché su quella collina che scende verso il mare non esistevano né capanne né tanto meno case. La piccola costruzione, “posata” sul terreno, aveva una lunghezza di m.9,52, una larghezza di m.4,10 e un’altezza (all’interno) di m.4,30. Di fronte all’entrata c’era un altare di pietra e, al di sopra, sul muro, una Croce greca. Su questa la figura del Cristo e un’iscrizione: “Gesù di Nazareth, Re dei Giudei”. Sull’altare vi era una statua in legno della Madonna con il Bambino in braccio: la mano destra di Gesù era levata per benedire. Oltre l’altare, un focolare nero di fumo, che ne comprovava un lungo uso. Non lontano da questo atrio, un armadio scavato nel muro e degli utensili da tavola.

            Conosciuto il fatto miracoloso, vennero fedeli e curiosi da ogni parte a vedere il misterioso prodigio. Anche il parroco di Tersatto, don Alessandro Giorgevich, venne informato del fatto, ma, molto ammalato, non poté muoversi. Gli apparve allora la Madonna che gli attestò essere quella la sua Casa di Nazareth dove nacque, dove avvenne l’Annuncio dell’Arcangelo Gabriele e dove visse con Gesù. Quale sigillo dell’Apparizione, don Alessandro venne improvvisamente guarito dalla sua infermità.

            Nicolò Frangipane, signore della città, volle accertarsi del fatto e mandò una delegazione in Palestina con l’incarico di constatare se realmente la Santa Casa non esistesse più in Nazareth. Tra i delegati si trovarono il Parroco stesso, Don Alessandro e tre notabili, di cui abbiamo i nomi di due di essi: Sismondo Orsich e Giovanni Gregoruschi. La delegazione, giunta a Nazareth, constatò effettivamente l’assenza della Santa Casa a Nazareth, ove erano rimaste solo le fondamenta, che combaciavano perfettamente con le misure della perimetrazione delle tre Sante Pareti giunte a Tersatto. Inoltre non trovarono nessuna differenza di qualità e natura fra le pietre ivi rimaste e quelle che erano giunte a Tersatto.

            Questi quattro distinti personaggi trascrissero ogni cosa e testimoniarono il tutto con solenne giuramento; e la loro deposizione, autenticata con tutte le forme volute dalla legge, fu riposta a perpetua memoria negli archivi pubblici di Tersatto.

            Il Frangipane, riservandosi di onorare convenientemente il sacro edificio, vi fece costruire attorno un muro di cinta; ma, dopo poco più di tre anni dalla sua venuta, la Casetta misteriosamente scomparve, così come era arrivata. Sul luogo ove la Santa Casa era rimasta dal 10 maggio 1291 al 10 dicembre 1294, i Frangipane fecero costruire, prima una Cappella commemorativa, e poi la Chiesa che anche oggi esiste. La struttura architettonica è una sintesi storica: una piccola Cappella, avente le stesse dimensioni della Santa Casa, fu il punto di partenza; poi fu costruito dinanzi a questa una prima navata, che più tardi fu prolungata e quindi una navata laterale, che comunica con l’altra, mediante larghe aperture.

            Questa è in breve la storia della dimora fatta dalla Santa Casa a Tersatto. Non esistono, come detto, documenti del tempo, perché il 5 marzo 1629, un incendio distrusse gli archivi di Tersatto, come nella sua “Historia Tersattana”, racconta il Glavinich, il quale lamenta la perdita degli “Annali Francescani”, della relazione e dell’itinerario del Parroco di Tersatto, che, per ordine, del Conte Nicolò Frangipane, aveva accompagnato i Delegati che si recarono in Terra Santa.

            Si salvarono appena alcune carte che lo stesso Glavinich aveva tolte dall’Archivio di Tersatto per un lavoro che stava facendo. Ma anch’esse andarono perdute, durante la grande guerra del 1915. Nell’intento di voler salvare alcuni documenti dell’Archivio di Tersatto, furono consegnate a una persona, che le dimenticò in treno.

            Ma i documenti relativi alla sosta a Tersatto della Santa Casa, se più non esistono, esistettero un giorno. Girolamo Angelita, archivista di Recanati, dichiara che al suo tempo, e cioè nei primi anni del 1500, fu mandata a Recanati una schedula (forse un estratto) degli Annali di Fiume, nella quale era narrata la storia della dimora della Santa Casa a Tersatto, così come risultava dai documenti ancora esistenti nell’Archivio di Tersatto. La città di Recanati ne informò il Papa Leone X, il quale poi in un documento pontificio ufficiale e solenne dichiarò che la suddetta storia era comprovata da testimoni degni di fede,  scrivendo in un “Breve”: “… E’ provato da testimoni degni di fede che la Santa Vergine, dopo aver trasportato per l’onnipotenza divina, la sua immagine e la propria casa da Nazareth in Dalmazia, quindi nella foresta di Recanati e nel campo di due fratelli, la fece deporre per il ministero degli Angeli, sulla pubblica via, ove trovasi tuttora e dove l’Altissimo, per i meriti della Santissima Vergine, continua a operare miracoli” (Leone X, “Breve” del 1° giugno del 1515. Arch. Vat. Vol. 1924; 232 IX Reg. 70 – f. 74).

            Oltre alla fonte diretta citata dall’Angelita, abbiamo alcuni altri importanti documenti, anche pontifici, i quali, pur non essendo coevi al fatto, lo suppongono e indirettamente lo provano, come ad esempio l’invio nel 1367, ai Tersattesi, da parte del Papa Beato Urbano V, di una immagine della Vergine Lauretana, “per calmare il loro dolore”  per aver perduto la stessa Santa Casa.

            Gli abitanti di Tersatto, infatti, hanno sempre ritenuto vero il miracolo della traslazione della Santa Casa e il fatto della sua dimora in quella Città e non protestarono mai contro la notizia della scomparsa e della conseguente apparizione della medesima in terra italiana. Anzi, sappiamo dal Padre Riera e dal Torsellini che ai loro tempi i pellegrinaggi di Dalmati a Loreto erano numerosissimi e che dall’Illiria venivano alla Santa Casa le folle a pregare la Beata Vergine, perché ritornasse ad abitare fra loro. Il Padre Raffaele Riera, gesuita e penitenziere a Loreto, in alcune pagine scritte in una sua opera, descrisse questi pellegrinaggi e l’impressione che egli ne ebbe.

Nel 1559, trovandosi nella Basilica ad ascoltare le confessioni, egli vide entrare un pellegrinaggio di Dalmati, composto di circa 500 persone, che invocavano piangendo la misericordia divina, sul ritmo dello Stabat Mater e del Dies Irae. Il Trombelli ne pubblicò il testo che è il seguente: “O Maria, sei venuta qui insieme con la tua Casa, per essere nella tua qualità di Madre di Cristo, dispensatrice di grazia; Nazareth fu il tuo luogo di nascita, ma Tersatto fu per te il primo porto quando venivi in questa terra. Trasportasti qui anche la Casa, ma qui sei rimasta, o Regina della clemenza. Ci rallegriamo di essere stimati degni di godere la tua presenza”. L’impressione provata dal Riera alla vista di un pellegrinaggio così pio, che con tanto affetto e fiducia parlava alla Vergine, fu molto grande. Egli confessa che si ritirò dalla chiesa, perché temeva che il Signore, ascoltando la preghiera di quei pellegrini, facesse nuovamente trasportare la Santa Casa nella loro terra.

            Il vincolo che legò Tersatto a Loreto fu sempre forte e costante; infatti, non solo per diversi secoli i pellegrini vennero in gran numero a Loreto, ma molte famiglie si trasferirono qui dalla Dalmazia e ancor oggi si trovano nel contado e nella Città cognomi slavi italianizzati.

Fino al tempo di Paolo III esistette a Loreto una Confraternita, detta degli Schiavoni, per il suffragio dei defunti Dalmati e nel 1575 Gregorio XIII vi istituì il Collegio Illirico per l’educazione gratuita di trenta chierici delle Diocesi della Dalmazia, assegnandogli l’edificio posto a fianco della Basilica, nel quale prima si trovava l’Ospedale dei Pellegrini e affidandone la direzione ai Padri della Compagnia di Gesù.

            Anche Giovanni Paolo II attestò questo singolare legame tra Loreto e Tersatto, nel Lettera inviata a Mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, il 15 agosto 1993: “La Vergine Lauretana dall’alto del suo colle benedica e soccorra tutti i popoli, in particolare quelli sull’altra sponda dell’Adriatico, dove è così viva la tradizione lauretana…”.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

INTERVISTA RILASCIATA DAL PROF. GIORGIO NICOLINI

ALL’AGENZIA INTERNAZIONALE ZENIT

 

Nuovi studi archeologici

confermano l’autenticità della Santa Casa di Maria a Loreto
LORETO: martedì, 28 marzo 2006 (www.zenit.org)

 

            Secondo uno studio archeologico condotto dall'architetto Nanni Monelli e dal padre Giuseppe Santarelli, Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa” di Loreto, le pietre che si trovano nella grotta dell'Annunciazione a Nazareth hanno la stessa origine delle pietre dell'altare dei Santi Apostoli della Santa Casa di Loreto.

            Questa scoperta ha riaperto la discussione sulla validità storica della traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto e sul mistero di come sia avvenuta questa traslazione.

            Per approfondire la conoscenza e la storia del santuario mariano dove si conserva e venera la Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che secondo la tradizione fu trasportata miracolosamente da Nazareth a Tersatto nel 1291 e infine a Loreto, ZENIT ha intervistato il Prof. Giorgio Nicolini, un esperto in materia, autore del libro “La veridicità storica della miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” (www.lavocecattolica.it/santacasa.htm).

            Il libro illustra con prove documentali del tutto inedite, la verità storica delle “cinque traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth avvenute “in vari luoghi” e infine sul colle di Loreto: “traslazioni miracolose” avvenute tra il 1291 e il 1296, “approvate” “ufficialmente” nella loro “veridicità storica” da tanti Papi, per sette secoli. Il libro contiene anche il testo della “benedizione” di Giovanni Paolo II, spedita in data 11 gennaio 2005 all’autore del libro dal Pontefice stesso.

 

Intervistatore: Secondo un recente studio condotto dall'architetto Nanni Monelli e da padre Giuseppe Santarelli, Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa”, le pietre dell’Altare degli Apostoli (uno dei più antichi dell’età paleocristiana) che si trova nella Santa Casa di Loreto ha la stessa origine delle pietre che si trovano nella grotta di Nazareth, davanti alla quale si trovavano le tre Pareti della Santa Casa di Maria. E’ un'altra conferma dell’autenticità della Casa di Loreto come la Casa nazaretana di Maria?

Prof. Nicolini:

            Sull’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “vera Casa nazaretana” di Maria non ci sono mai stati dubbi, se non per chi non ne conosce i secolari studi relativi; tanto che tutti i Sommi Pontefici, per sette secoli, ne hanno comprovato l’autenticità con solenni atti canonici di “approvazione”.

            Tale studio dell’Altare degli Apostoli è invece importante perché, oltre a fornire una ulteriore prova dell’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “Casa nazaretana” di Maria, fornisce anche una “prova” ancora più eclatante a riguardo della “miracolosità” della “traslazione” della Santa Casa di Nazareth. Infatti la “tradizione” ha sempre attestato che, tra il 1291 e il 1296, le tre Pareti della Santa Casa di Nazareth furono trasportate “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, in “vari luoghi”, e insieme alle tre Pareti fu trasportato “miracolosamente”, “in vari luoghi”, anche l’Altare degli Apostoli. Ciò è attestato da antichi documenti, nei quali si parla della presenza di tale Altare unitamente alle tre Sante Pareti, come a Tersatto, in Dalmazia, ove la Santa Casa vi sostò tra il 10 maggio 1291 e il 10 dicembre 1294. Quindi, in un certo senso, si potrebbe dire che “il miracolo” fu “duplice”, perché furono trasportate “miracolosamente” non solo le tre Sante Pareti “integre”, ma insieme ad esse, e distinto da esse, anche l’Altare degli Apostoli.

 

Intervistatore: Che cosa hanno detto la storia, la tradizione, i Sommi Pontefici, sulla “traslazione” della Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che si trova ora a Loreto?

Prof. Nicolini:

            Nel libro che ho scritto in proposito, dimostro che dal punto di vista storico e archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

            Tutti questi fatti soprannaturali furono tramandati dai “testimoni oculari” dell’epoca, nei vari luoghi ove si compirono, e furono rigorosamente controllati dai Vescovi locali dell’epoca, i quali emisero dei pronunciamenti “canonici” di “veridicità”, come attestano delle “chiese” dell’epoca consacrate a tali “eventi miracolosi” dai Vescovi di Fiume, di Ancona, di Recanati, di Macerata, di Napoli… Così pure tanti Sommi Pontefici, impegnando la loro Suprema Autorità Apostolica, hanno “approvato” ininterrottamente, sin dalle origini, la “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa: da Nicolò IV (1292) sino a Giovanni Paolo II (2005).

            In proposito, così scriveva il grande Pontefice Beato Pio IX, nella Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852: “A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”. E il Santo Pontefice aggiunse ancora: “Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”.

 

Intervistatore: C’è però chi sostiene la tesi secondo cui furono alcuni Crociati, con la nave, a trasportare a Loreto solo delle “pietre” della Casa di Maria, che vennero poi ivi riassemblate sotto forma di “casa”. Lei che ne pensa?

Prof. Nicolini:

            Intanto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura” dell’Annunciazione, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta.

            L’“ipotesi” di un trasporto umano, avanzata recentemente da alcuni studiosi, oltre ad essere priva di ogni documentazione al riguardo, è “insostenibile” ed “impossibile”, sia per le ragioni “storiche” sopraddette, nonché per ragioni “architettoniche” e “scientifiche”.

            Ad esempio, l’ipotesi di un trasporto umano mediante la scomposizione dei muri della Casa in singoli blocchi di pietra effettuata a Nazareth e ricomposta prima in Dalmazia e poi per altre quattro volte sulla costa adriatica, dopo duemila chilometri di peregrinazione per terra e per mare, è del tutto impossibile anche dal punto di vista “temporale”. Ciò lo attesta la “simultaneità” delle date di partenza da Nazareth (sicuramente nel maggio 1291) e di arrivo a Tersatto (9-10 maggio 1291), come riportato da una lapide dell’epoca.

Così pure risulterebbe impossibile una simile operazione di “smontaggio” e “rimontaggio”, eseguita per di più in cinque luoghi diversi, in Dalmazia e in Italia.

            L’analisi chimica della malta, infatti, nei punti dove attualmente tiene unite le pietre, presenta caratteristiche chimiche particolari, proprie della zona di Nazareth, con una omogeneità della tessitura muraria, che esclude ogni possibilità di un tale ipotetico “smontaggio” e “rimontaggio” delle pietre. Infatti la malta che tiene unite le pietre è uniforme in tutti i punti e risulta costituita da solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Quindi, la Santa Casa non fu mai “scomposta” in blocchi, ma è giunta a Loreto - dopo altre precedenti “traslazioni miracolose” - con le pietre “murate” con la stessa malta usata oltre 2000 anni fa a Nazareth, così come oggi ancora si presenta.

            La collocazione finale poi su una pubblica strada, a Loreto, ove ancor oggi si trova, è ugualmente umanamente “impossibile”, come hanno attestato tutti gli archeologi ed architetti che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”.

            L’architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), ad esempio, dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo”. Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non poteva essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova (“Annali Santa Casa”, anno 1925, n.1). Un dato da rilevare, in proposito, a dimostrazione che le tre Sante Pareti “si posarono” sulla strada, e non che vi furono ricostruite, è la singolarità di un cespuglio spinoso che si trovava sul bordo della strada al momento dell’impatto e che vi è rimasto imprigionato.

            Un altro insigne architetto, Federico Mannucci (1848-1935), incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).

            L’architetto Mannucci trasse, in sintesi, queste conclusioni: i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata; è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico; la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche. Quindi, se l’intera Santa Casa di Nazareth non possono averla “trasportata” gli uomini, non può essere stata trasportata altrimenti che “miracolosamente”, per opera della Onnipotenza Divina, mediante “il ministero angelico”… come sempre “testimoniato” e “tramandato” dalla “tradizione” e “approvato” come “veridico” da tutti i Sommi Pontefici, per 700 anni, dalle origini sino ad oggi.

 

Intervistatore: Recentemente lei ha rivolto alcune domande sulla “questione lauretana” al Santo Padre Benedetto XVI. Quali sono state le risposte?

Prof. Nicolini:

            Ho richiesto al Santo Padre Benedetto XVI un intervento proprio perché venisse “ristabilita” in modo “definitivo” la “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto, scalzando così tante moderne “fuorvianti” e “secolaristiche” interpretazioni.

            Il Santo Padre è subito intervenuto per la celebrazione Liturgica della “Miracolosa” traslazione del 10 dicembre dello scorso anno, facendo pervenire al Vescovo di Loreto una relativa “inequivoca” e bellissima preghiera da recitarsi nel Santuario.

            Tale preghiera, ed un mio commento ad essa, la si può leggere all’indirizzo del mio Sito Internet www.lavocecattolica.it/preghiera.benedettoXVI.htm). In questa preghiera il Sommo Pontefice Benedetto XVI – così come tutti i suoi Predecessori – “riconosce” di nuovo espressamente, ripetutamente e inequivocabilmente che le Sante Pareti, venerate nel Santuario di Loreto, sono proprio la “Santa Casa” di Nazareth, di Maria, di Giuseppe e di Gesù. Egli infatti, tra l’altro, scrive nella preghiera: “Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casaqui hai vissuto… qui hai pregato con Lui… qui avete letto insieme le Sacre Scritture… siete tornati in questa casa a Nazarethqui per molti anni hai sperimentato…”. La Santa Casa di Loreto, quindi, viene ancora “confermato” – dal nuovo Pontefice – che è proprio “la Casa di Maria”, quella che “proprio” “era” a Nazareth.

            Perciò, anche nel “pronunciamento” del nuovo Sommo Pontefice, a Loreto non ci sono delle semplici “sante pietre” portate dagli uomini e “riassemblate” e “ricostruite” a Loreto dagli uomini (come sostengono certi “studiosi” contro gli stessi rilievi scientifici): perché, altrimenti, il Santo Padre non identificherebbe la Santa Casa di Loreto con quella che era “proprio” e “realmente” a Nazareth, ove avvenne l’annuncio dell’angelo a Maria e l’Incarnazione in lei del Figlio di Dio, e ove Maria, Giuseppe e Gesù hanno vissuto “per molti anni”…

            A Loreto, perciò, vi è proprio l’intera Santa Casa di Nazareth (nelle sue tre Pareti), ivi giunta “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, dopo molteplici “traslazioni miracolose”, come sempre insegnato dalla “tradizione”, attestato dagli studi storici, archeologici e scientifici, come quelli sopra accennati, e confermato innumerevoli volte - lungo i secoli - dal Magistero “ordinario” e “solenne” dei Sommi Pontefici.

            Forse giova qui ricordare le sempre attuali e bellissime parole del santo Sommo Pontefice Leone XIII, scritte nella sua Enciclica “Felix Lauretana Cives” (del 23 gennaio 1894): Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanità perduta con il Padre e rinnova tutte le cose”. Ed anche: “Dio volle a tal punto esaltare l’invocato nome di Maria da dare compimento, in questo luogo (Loreto), a quella famosa profezia: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata”.

 

Agenzia Internazionale ZENIT – Roma, 28 marzo 2006  - ZI06032812

PERCHE’ LA CASA DI MARIA

E’ “TANTO CARA AL CUORE DI DIO”?

“A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia” (Beato Pio IX, Bolla “Inter Omnia”, 1852).

 

PERCHE’ LA CASA DI MARIA E’ “TANTO CARA AL CUORE DI DIO” DA AVERLA EGLI VOLUTO PRESERVARLA CON “LE TRASLAZIONI MIRACOLOSE”?... MENTRE HA PERMESSO LA PROFANAZIONE E DISTRUZIONE DI ALTRI LUOGHI SANTI?…

E AL CUORE DEI CRISTIANI LA SANTA CASA DI NAZARETH

E’ A LORO TANTO CARA COME LO E’ AL CUORE DI DIO?...

 

MARIA NEGLI ULTIMI TEMPI DELLA CHIESA

dall’insegnamento di San Luigi Maria Grignion da Montfort

(TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE)

 

Per mezzo di Maria ebbe inizio la salvezza del mondo, ancora per mezzo di Maria deve avere il suo compimento. Nella prima venuta di Gesù Cristo, Maria quasi scomparve, perché gli uomini, ancora poco istruiti e illuminati sulla persona di suo Figlio, non si allontanassero dalla verità, attaccandosi troppo sensibilmente e grossolanamente a lei. Così sarebbe certamente accaduto - se ella fosse stata conosciuta - a causa dell'incanto meraviglioso che Dio le aveva conferito anche nell'aspetto esteriore. Ciò è così vero che san Dionigi l'areopagita osserva che quando la vide, l'avrebbe presa per una dea a motivo delle segrete attrattive e dell'incomparabile bellezza che aveva, se la fede, nella quale era ben fermo, non gli avesse insegnato il contrario.

Ma nella seconda venuta di Gesù Cristo, Maria deve essere conosciuta e rivelata dallo Spirito Santo, per far conoscere, amare e servire Gesù Cristo per mezzo di lei. Non esistono più, infatti, i motivi che determinarono lo Spirito Santo a nascondere la sua sposa mentre elle viveva quaggiù e a manifestarla ben poco dopo la predicazione del Vangelo.

In questi ultimi tempi, Dio vuole dunque rivelare e manifestare Maria, capolavoro delle sue mani.

1) Perché ella quaggiù volle rimanere nascosta e si pose al di sotto della polvere con umiltà profonda, avendo ottenuto da Dio e dai suoi Apostoli ed Evangelisti di passare inosservata.

2) Perché ella è il capolavoro delle sue mani, sia quaggiù nell'ordine della grazia che in cielo nell'ordine della gloria, e Dio vuole riceverne gloria e lode in terra dai viventi.

3) Perché è l'aurora che precede e annuncia il sole di giustizia Gesù Cristo, e quindi dev'essere conosciuta e svelata, se si vuole che lo sia Gesù Cristo.

4) Perché, essendo la strada per la quale Gesù Cristo è venuto a noi la prima volta, è pure la strada che egli seguirà nella sua seconda venuta, anche se in modo diverso.

5) Perché è il mezzo sicuro e la strada diritta e immacolata per andare a Gesù Cristo e trovarlo perfettamente. Per mezzo di lei, dunque, devono trovarlo le anime sante che devono risplendere in santità. Chi trova Maria, trova la vita, cioè Gesù Cristo, via, verità e vita. Ora non si può trovare Maria senza cercarla, né cercarla senza conoscerla; poiché non si cerca, né si desidera un oggetto sconosciuto. Bisogna dunque che Maria sia conosciuta più che mai, per la maggior conoscenza e gloria della Santissima Trinità.

6) Maria deve risplendere più che mai in questi ultimi tempi in misericordia, in forza e in grazia. In misericordia per ricondurre ed accogliere amorevolmente i poveri peccatori e i traviati che si convertiranno e ritorneranno alla Chiesa Cattolica. In forza, contro i nemici di Dio, gl'idolatri, gli scismatici, i maomettani, gli ebrei e gli empi induriti (quelli “induriti”, non quelli che sono alla ricerca e sono ancora aperti alla verità!... n.d.r.), che si ribelleranno in modo terribile per sedurre e far cadere, con promesse e minacce, tutti quelli che saranno loro contrari. E infine deve risplendere in grazia, per animare e sostenere i prodi soldati e fedeli servi di Gesù Cristo che combatteranno per i suoi interessi.

7) Da ultimo, dev’essere «terribile come schiere a vessilli spiegati» di fronte al diavolo e ai suoi seguaci, soprattutto in questi ultimi tempi, perché il diavolo, ben «sapendo che gli resta poco tempo», e più poco che mai, per trarre a rovina le anime, raddoppia ogni giorno i suoi sforzi e i suoi attacchi. Susciterà infatti, quanto prima, crudeli persecuzioni e tenderà terribili insidie ai servi fedeli e ai veri figli di Maria, che egli vince più difficilmente degli altri.

 

 PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”…

Spunti dal passato per riflessioni sul presente…

PERCHE’ AVVENNERO LE TRASLAZIONI MIRACOLOSE?... 

POTREMMO ANCOR OGGI ESSERE “CRISTIANI”

SE NON CI FOSSE STATA LA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO?...

 

Fu la Santa Casa di Nazareth e l’inaudito miracolo delle “molteplici traslazioni miracolose” a tenere “aggregata” e “unita”, prima dello scisma d’Occidente e dopo di essa, l’intera cristianità. Essa fu “traslata” dagli angeli del Cielo proprio nel momento storico in cui stava per essere trasferita la sede del Papato ad Avignone, lasciando così l’Italia e la cattolicità “smarrita”… E allora Dio volle fare della Santa Casa “il centro” di “gravitazione” e di “unione” della “cattolicità” “smarrita”, proprio mediante il clamoroso evento delle “traslazioni miracolose”, la cui “notizia straordinaria” fece confluire folle enormi da tutta l’Europa e il Medio Oriente sino a Loreto, per “vedere” quel “prodigio” e pregarvi la “Madre comune”…

Bonifacio VIII (1294-1303), avvenuta la “traslazione miracolosa” da Tersatto nell’anconitano, spedì a Loreto Mons. Federico di Nicolò di Giovanni, vescovo e cittadino recanatese, perché assumesse la più premurosa cura del celeste Santuario; consigliò poi i Recanatesi ad inviare nella Schiavonia, e quindi nella Palestina, sedici uomini scelti tra i più insegni delle Marche, per verificare “la verità” dell’assenza a Tersatto e a Nazareth (come poi venne constatato) della Santa Casa pervenuta “miracolosamente” nell’anconitano; per renderne poi più celebre il culto in tutta l’Europa, Bonifacio VIII – secondo vari autori – decise di istituire nel 1299 il primo Giubileo del 1300, programmando di farlo celebrare ogni cento anni. E così tutta “la cattolicità” conobbe quell’evento straordinario, confluendo a moltitudini verso Loreto a vedere quel prodigio divino.

Poi i Papi si trasferirono ad Avignone, da cui solo per l’opera e le ammonizioni di Santa Brigida e di Santa Caterina da Siena ritornarono a Roma nel 1377.

Il Santuario di Loreto divenne in quel periodo di “smarrimento” il più importante Santuario di tutto il mondo cattolico, ove si venerava “la Madre comune”, tanto che il Papa Urbano V, in un momentaneo ritorno in Italia da Avignone, volle fare tappa nel 1367 e pregare in quel Santuario, già ovunque famoso (e fu il primo Papa a visitarlo!). Tutti i pellegrini diretti a Roma e alla Terra Santa, facevano immancabilmente tappa a Loreto.

Nel periodo della contestazione protestante l’Eucaristia e la Santa Casa di Loreto divennero i due segni di distinzione tra i cattolici e i protestanti.

Fu poi la Santa Casa di Loreto che ha fatto di nuovo “unire” tutta la cristianità attorno a Maria, anche dopo la Riforma Protestante, per fronteggiare nei vari secoli “il pericolo comune” dell’espansione musulmana.

In particolare, San Pio V fece invocare la Vergine Lauretana da tutta la cristianità, con il Santo Rosario, ed attestò che “l’impossibile” vittoria di Lepanto dei cristiani “uniti” la si ebbe grazie all’intervento straordinario della Vergine Lauretana, facendo poi aggiungere appositamente nelle Litanie Lauretane, l’invocazione “Auxilium Christianorum”, e istituendo la celebrazione della Beata Vergine del Rosario (di Loreto, non di Pompei!...), del  7 ottobre…

            Ecco perché, parafrasando il famoso detto di Benedetto Croce “Perché non possiamo non dirci cristiani”, anche i cristiani dovrebbero dire: PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI “LAURETANI”!…

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

 

(Giovanni Paolo II, Lett. Ap. “Rosarium Virginis Mariae”, 16 ottobre 2002, n.39)

A questa preghiera (del Rosario) la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario (di Loreto!...) fu salutata come propiziatrice della salvezza.

UNA DOMANDA SPONTANEA:

PERCHE’ A TERSATTO?...

PERCHE’ AD ANCONA?... PERCHE’ A LORETO?...

PERCHE’ MEDIUGORIE?....

 

LEONE XIII

(Lettera “Felix Lauretana Cives”, 23 gennaio 1894)

“… Dio volle a tal punto esaltare l’invocato nome di Maria da dare compimento, in questo luogo (Loreto), a quella famosa profezia: Tutte le generazioni mi chiameranno beata”…

 

LA DIVINA E PROVVIDENZIALE “PREPARAZIONE” NEI SECOLI

DEL PROFETIZZATO “TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA”

 

Nazareth-Tersatto-Ancona-LORETO: la Casa Nazaretana del “Concepimento Immacolato di Maria” viene dagli “angeli” miracolosamente trasportata “in vari luoghi” “prescelti” e infine collocata stabilmente a Loreto.

LOURDES: Maria rivela a Santa Bernadetta e conferma il suo “privilegio”: “Io sono l’Immacolata Concezione”, che avvenne nella Santa Casa di Nazareth.

FATIMA: Maria rivela ai tre pastorelli che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore “Immacolato” per pervenire al compimento del suo predetto “trionfo” futuro.

Tersatto/LORETO-Ancona-MEDIUGORIE: Maria sta portando a compimento il futuro “trionfo” del suo Cuore Immacolato, “concepito” “Immacolato” nella Santa Casa di Nazareth (che ha “sostato” a Tersatto, Ancona e Loreto, luoghi da cui oggi “si deve” “necessariamente” passare o partire per andare a Mediugorie o tornarvi).

Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate…

… E disse loro: «Non capite ancora?».

(Mc.8,18.21)

 

DAI MESSAGGI DELLA “REGINA DELLA PACE” DA MEDIUGORIE

In un messaggio da Mediugorie la Vergine “avrebbe” detto:

 “qui” (a Mediugorie) avete la mia “voce”, là (a Loreto) avete la mia Casa…

Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta. In seguito non apparirò più sulla terra (2 maggio 1982) - Affrettate la vostra conversione. Non aspettate il segno annunciato. Per i non credenti sarà troppo tardi per convertirsi (…). Il segno verrà, non dovete preoccuparvene… Pregherò mio figlio di non punire il mondo ma, vi supplico, convertitevi! Non potete immaginare ciò che accadrà né ciò che il Padre Eterno invierà sulla terra. Per questo convertitevi! Rinunciate a tutto, fate penitenza (24 giugno 1983) - Figlioli, chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura del male (25 gennaio 2001).

Leggi tutti i messaggi collegandoti all’indirizzo Internet: web.quipo.it/reginapacis/pag02.htm

 

BENEDETTO XVI

(Omelia dell’8 gennaio 2006)

Nessuno di noi sa che cosa succederà nel nostro pianeta, nella nostra Europa, nei prossimi cinquanta, sessanta, settanta anni. Ma, su un punto siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e chi appartiene a questa famiglia non sarà mai solo, avrà sempre l'amicizia sicura di Colui che è la vita.

 

Lettera di Giovanni Paolo II a Mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, 15 agosto 1993

Il glorioso Santuario della Santa Casa, che ha avuto una parte così attiva nella vita di tutto il popolo cristiano per quasi tutto il corso del secondo millennio (…), possa averne una altrettanto significativa nel corso del terzo millennio che è alle porte, continuando ad essere, come per il passato, uno dei pulpiti mariani più alti della cristianità. Possa questo Santuario di Loreto essere sempre come una finestra aperta sul mondo, a richiamo di voci arcane, annunzianti la santificazione delle anime, delle famiglie, dei popoli. La Vergine Lauretana dall’alto del suo colle benedica e soccorra tutti i popoli, in particolare quelli che, sull’altra sponda dell’Adriatico, dove è così viva la tradizione lauretana…”.

In un messaggio da Mediugorie la Vergine “avrebbe” detto:

 “qui” (a Mediugorie) avete la mia “voce”, là (a Loreto) avete la mia Casa…

LE APPARIZIONI DI FATIMA

Le apparizioni dell’angelo del Portogallo

I protagonisti degli avvenimenti di Fatima sono tre pastorelli: Lucia dos Santos di dieci anni e i suoi cugini Giacinta Marto di sette anni e Francesco Marto di nove anni.

Qualche tempo prima dell’apparizione della Madonna i tre bambini erano stati visitati per tre volte da un angelo del Signore. Nella primavera del 1916, mentre giocavano, una improvvisa luce li avvolse mentre un forte vento scuoteva gli alberi. Nel mezzo di quella luce apparve la figura di un giovane che si presentò dicendo: "Non temete, sono l'Angelo della pace. Pregate con me".

In una successiva apparizione l'angelo chiese ai bambini di offrire costantemente delle preghiere e dei sacrifici a Dio. I bambini chiesero: "Come dobbiamo sacrificarci?". L'Angelo rispose: "Di tutto ciò che potete, offrite un sacrificio al Signore come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra patria. Io sono il Suo angelo custode, l'angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con umiltà le sofferenze che il Signore vi manderà". Da questo momento i pastorelli cominciarono ad offrire al Signore tutte le loro sofferenze morali e fisiche.

Nella terza apparizione avvenuta nell' autunno dello stesso anno l'angelo li invitò a rivolgere a Dio una nuova preghiera: "Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima, divinità di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli stesso è offeso, e per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione dei poveri peccatori". Ed offrendo loro il calice e l’Ostia disse: "Prendete e bevete il corpo e il sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Fate riparazione per i loro crimini e consolate il vostro Dio".

LA PRIMA APPARIZIONE DEL 13 MAGGIO 1917

Il 13 maggio 1917, mentre i pastorelli si trovano al pascolo con il loro gregge alla Cova da Iria, preceduta da due lampi abbaglianti di luce, ecco apparire sopra un piccolo leccio verdeggiante una Signora più splendente del Sole che con voce soave e rassicurante dice: "Non abbiate paura. Non voglio farvi alcun male". Lucia domanda: "Da dove viene?". "Vengo dal Cielo". "E cosa vuole da me?". "Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno tredici, a questa stessa ora . Allora dirò chi sono e cosa voglio. Ritornerò poi ancora qui una settima volta". "E anch’io andrò in cielo?" - chiede Lucia - "Si" - "E Giacinta?" - "Anche lei" - "E Francesco?" - "Anche lui, ma dovrà recitare molti Rosari".

Lucia dice di essersi ricordata di due ragazze che erano morte da poco tempo: "Maria Das Neves è già in cielo?" (si trattava di una loro amica morta all'età di 16 anni) - "Si, è là" - "E Amelia?" (un'altra loro amica morta all'età di 18 anni) - "Resterà in Purgatorio fino alla fine del mondo" - Riprende Lucia: "Mi saprebbe dire se la guerra finisce presto o se dura ancora molto tempo?" - "Non te lo posso dire ancora, prima di averti detto quello che desidero". - La splendida Signora riprende a parlare: “"Volete offrirvi a Dio pronti a sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso, e per ottenere la conversione dei peccatori?" - "Si, vogliamo!" - "Allora dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto".

Lucia racconta: "Nel momento in cui la Madonna pronunciava queste ultime parole, aprì per la prima volta le mani, trasmettendoci una luce così intensa, una specie di riflesso che usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi. Allora, di impulso cademmo in ginocchio e ripetevamo intimamente: - Santissima Trinità, io vi adoro. Mio Dio, io vi amo nel Santissimo Sacramento". - Dopo un po’ la Madonna aggiunse: "Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra". Poi la Signora cominciò ad elevarsi e sparì in un cielo che sembrava aprirsi.

LA SECONDA APPARIZIONE DI GIUGNO

Il 13 giugno, Festa di sant’Antonio, avvenne la seconda apparizione.

Lucia esclama ad un tratto: "Già s’è visto il lampo, ora viene la Signora!". Di corsa si diresse verso il leccio seguita dai cugini. La Signora apparve con un vestito bianco e con il Rosario in mano. - Lucia: "Lei mi ha comandato di venire qui. Vorrebbe farmi il favore di dirmi cosa vuole da me?" - "Voglio dirti di ritornare qui il tredici del prossimo mese, di continuare a recitare il Rosario tutti i giorni e voglio pure che tu impari a leggere, per dirti poi quello che desidero". - Lucia domandò la guarigione di un malato, la Madonna rispose: "Che si converta, e guarirà entro l’anno!" - "Vorrei chiederLe di portarci in Cielo" - "Si, Giacinta e Francesco li porto fra poco, ma tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono" - "Resterò qui da sola?" - "No, figlia Mia. Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio". Lucia racconta: "Fu nel pronunciare queste ultime parole che aprì le mani e ci comunicò, per la seconda volta, il riflesso di quella luce immensa, nella quale ci vedevamo come immersi in Dio. Davanti alla palma della mano destra della Madonna c’era un cuore coronato di spine che lo trafiggevano. Capimmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che voleva riparazione".

LA TERZA APPARIZIONE DI LUGLIO

 

Varie migliaia di persone si trovavano il 13 luglio alla Cova d’Iria per vedere i veggenti parlare con la Madonna. Ormai la fama suscitata dalle apparizioni era divenuta un fatto pubblico. Le notizie si erano diffuse con molta rapidità e i bambini vennero presto considerati da molti, millantatori, visionari o pazzi.

A mezzogiorno in punto preceduta dal solito lampo, la signora comparve… "Che cosa vuole da me?" - chiede Lucia. - Risponde la Madonna: "Voglio che veniate qui il 13 del mese seguente e che continuiate a dire il Rosario tutti i giorni alla Madonna del Rosario per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà soccorrere". "Vorrei chiederLe di dirci chi è, di fare un miracolo perché credano tutti che Lei ci appare" - "Continuate a venire qui tutti i mesi. A ottobre dirò chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere bene per credere".

Ad ulteriori richieste di grazie l’apparizione rispose che non avrebbe guarito lo storpio né lo avrebbe liberato dalla povertà, ma che egli recitasse piuttosto il Rosario tutti i giorni con la famiglia, che il malato non avesse fretta. Le altre persone avrebbero ottenuto le grazie desiderate durante l’anno prossimo, ma bisognava che recitassero il Rosario. "Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: o Gesù è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria" - "Non vuole più nulla da me?" – chiese Lucia - "No, oggi non voglio più nulla" - "Neanch’io" - esclamò Lucia.

Coloro che avevano assistito avevano potuto osservare questa volta una nuvoletta bianca che era scesa sul leccio, accompagnata da un accentuato abbassamento della luce solare. La Madre del Signore in quel giorno affidò ai bambini anche un segreto composto di tre parti.

Spiega Lucia: "Dicendo queste ultime parole, la Signora aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere, o bronzee, in forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportate dalle fiamme che uscivano da loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte uguali al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi".

Eravamo spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: "Avete visto l’inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI, ne incomincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il gran segno che vi dà Dio che prossima è la punizione del mondo per i suoi tanti delitti, mediante la guerra la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede…".

Segue a questo punto una visione che costituisce la terza parte del segreto e che Lucia descrive in questi termini: "Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: "qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" un Vescovo vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio".

La Vergine, dopo aver avvertito di "Non dire questo a nessuno, tranne a Francesco", aveva concluso "Quando recitate il Rosario, dite alla fine di ogni diecina: O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia".

Testo tratto dall’indirizzo Internet:

http://profezie3m.altervista.org/ptm_fat.htm

 

 

LORETO

BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA

PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”

Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana”

                                                                       (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)

                                PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

            Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

            Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

            Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.             Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.

            Amen.

 

LA STORIA DELLA SANTA CASA

INCISA SUL RIVESTIMENTO MARMOREO

PER VOLERE DEL SOMMO PONTEFICE CLEMENTE VIII

All’interno del Santuario di Loreto, sul rivestimento marmoreo della Santa Casa (lato Nord-Est) si può leggere incisa la sottostante iscrizione di Papa Clemente VIII,  che “definisce” con tale attestazione e con la sua autorità apostolica sia l’autenticità della reliquia nazaretana che l’autenticità della “Miracolosa” traslazione, per “il ministero angelico”. In tal modo Clemente VIII, in unione con tutte le attestazioni pontificie, ha voluto consacrare con un pronunciamento magisteriale solenne il Santuario della Santa Casa e “la  verità” della sua origine miracolosa.

 

Ospite cristiano che qui venisti o per devozione o per voto, ammira la Santa Casa Loretana venerabile in tutto il mondo per i misteri divini e per i miracoli. Qui nacque Maria SS. Madre di Dio, qui fu salutata dall’Angelo, qui s’incarnò l’eterno Verbo di Dio. Questa gli Angeli trasferirono dalla Palestina, la prima volta in Dalmazia, a Tersatto, nell’anno 1291 sotto il pontificato di Nicolò IV. Tre anni dopo, nel principio del Pontificato di Bonifacio VIII, fu trasportata nel Piceno, vicino alla città di Recanati, in una selva, per lo stesso ministero angelico, ove, nello spazio di un anno, cambiato posto tre volte, qui ultimamente fissò la sede già da 300 anni. Da quel tempo commossi i popoli vicini di sì stupenda novità ed in seguito per la fama dei miracoli largamente divulgata, questa Santa Casa ebbe grande venerazione presso tutte le genti, le cui mura senza fondamenta, dopo tanti secoli, rimangono stabili e intere. Fu cinta da marmoreo ornato da Clemente VII l’anno 1534. Clemente VIII P.M. ordinò che in questo marmo fosse descritta una breve storia dell’ammirabile Traslazione l’anno 1595. Antonio M. Gallo Cardinale, Vescovo di Osimo e Protettore di Santa Casa, la fece eseguire. Tu, o pio pellegrino, venera con devoto affetto la Regina degli Angeli e la Madre delle grazie, affinché per i suoi meriti e preghiere, dal Figliolo dolcissimo, autore della vita, ti ottenga perdono delle tue colpe, la santità corporale e le gioie della eternità.

 

Lettera di Giovanni Paolo II a Mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, 15 agosto 1993

Il glorioso Santuario della Santa Casa, che ha avuto una parte così attiva nella vita di tutto il popolo cristiano per quasi tutto il corso del secondo millennio (…), possa averne una altrettanto significativa nel corso del terzo millennio che è alle porte, continuando ad essere, come per il passato, uno dei pulpiti mariani più alti della cristianità. Possa questo Santuario di Loreto essere sempre come una finestra aperta sul mondo, a richiamo di voci arcane, annunzianti la santificazione delle anime, delle famiglie, dei popoli. La Vergine Lauretana dall’alto del suo colle benedica e soccorra tutti i popoli (…)”.

 

LA STOLTEZZA DELLA DISSACRANTE APOSTASIA LAURETANA E LE SUE GRAVI CONSEGUENZE

L’APOSTASIA LAURETANA

(cfr. www.lavocecattolica.it/santacasa.htm)

NON OPPORSI AD UN ERRORE  VUOL DIRE APPROVARLO

NON DIFENDERE LA VERITA’  VUOL DIRE SOPPRIMERLA

(Sentenza del Papa San FELICE III – anni 483-492)

L’ABBANDONO DELLA “VERITA’” SULLA SANTA CASA E SULLE SUE MIRACOLOSE TRASLAZIONI

OFFUSCA ED OCCULTA LA VERITA’ DELL’INCARNAZIONE

NELLA CULTURA E NELLA SOCIETA’ MODERNA SEMPRE PIU’ MULTIETNICA E MULTIRELIGIOSA

non sono in gioco solo le “Sante Pietre”

ma anche il fondamento stesso della nostra Religione Cattolica

“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” (2^Tim.4,3-5)

 

Nella circostanza

del pellegrinaggio del Santo Padre a nazareth

RIPRESENTIAMO

UNA CORRISPONDENZA SEMPRE ATTUALE

 

RIGUARDO ALLA “QUESTIONE LAURETANA”

L’APOSTASIA DALLA “VERITA’ STORICA”

DELLA “MIRACOLOSA” TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

“Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea…” (Mt.8,15-17).

 “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni,

non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso…”

(del Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano, sulla “miracolosa traslazione”)

 

LETTERE APERTE CON IL DIRETTORE DI “AVVENIRE” Dott. DINO BOFFO

LETTERA INVIATA AL DIRETTORE DI “AVVENIRE”

PER UNA PRECISAZIONE RIGUARDO AD UN ARTICOLO

SULLA GROTTA E LA CASA DI MARIA A NAZARETH

(pubblicato in “AVVENIRE”, del 18 dicembre 2005, pag.3)

----- Original Message -----

From: giorgio.nicolini@poste.it

To: lettere@avvenire.it

Sent: Tuesday, December 20, 2005 3:23 PM

Subject: L'articolo di Marina Corradi sulla Casa di Maria a Nazareth

              (Avvenire, 18 dicembre 2005, pag.3)

Ancona, 20 dicembre 2005

 Caro Direttore,

            vorrei segnalarLe una “imprecisione” riportata nel servizio dalla Terra Santa di Marina Corradi (pubblicato in “Avvenire” del 18 dicembre scorso, pag.3), relativo all’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, nella Casa di Nazareth. L’inviata di “Avvenire”, nel suo interessante articolo, riferisce che sulla pietra, nella” grotta dell’Annunciazione, sta scritto “Verbum caro hic factum est”, e scrive testualmente: “Quella grotta larga due metri per due, in cui a stento si sta in piedi, era la casa di Maria”.

            Vorrei con questa lettera precisarLe che tale informazione non è esatta, perché la Casa di Maria - ove avvenne l’Annunciazione -  non era la grotta ancora esistente a Nazareth, ma era un’autentica stanza “in muratura”, che si trovava in realtà “davanti” alla grotta, la quale era solo un semplice ripostiglio della “vera” Casa. L’autentica Santa Casa di Nazareth, ove avvenne l’Annunciazione, si trova attualmente “nel” Santuario di Loreto, da oltre 700 anni, come tutti sappiamo.

            Così come tutti i Papi precedenti, anche l’attuale Sommo Pontefice Benedetto XVI, nella preghiera inviata all’Arcivescovo di Loreto proprio il 9 dicembre scorso, per la Festa Liturgica della “Miracolosa Traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto (celebrata da sette secoli), ha scritto “espressamente”, “ripetutamente” e “inequivocabilmente” tale “verità” della presenza a Loreto della Santa Casa di Nazareth.

            Nella preghiera, da recitarsi nel Santuario di Loreto, il Santo Padre scrive, infatti, tra l’altro: Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14)… Dopo la prima visita al tempio con il Dodicenne siete tornati in questa casa a Nazaret, e qui per molti anni hai sperimentato quello che Luca riassume nelle parole: “... e stava loro sottomesso” (Lc.2,51).     

L’intera preghiera di Benedetto XVI è leggibile all’indirizzo Internet: www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

            Essendo uno studioso della Santa Casa di Loreto, oltre ad un libro specifico già pubblicato sull’argomento, dal titolo LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO, ho anche aperto una sezione nel mio Sito Internet www.lavocecattolica.it dedicata interamente alla Santa Casa di Nazareth a Loreto, ove queste informazioni possono essere più ampiamente approfondite, con “prove” storiche, archeologiche e scientifiche, oltre alle ininterrotte e secolari “approvazioni” dei Papi, riguardo alla “questione lauretana”. Qui preciso soltanto, a correzione dell’involontaria imprecisione di Marina Corradi, che, essendo la città di Nazareth costruita sul pendio di una collina, tutte le case erano comunicanti con le grotte che si aprivano sul fianco della medesima. L’abitazione della Madre di Dio non faceva eccezione a questa regola: sorgeva infatti dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. A Nazareth attualmente sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura” dell’Annunciazione, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono solo “le fondamenta” della Casa di Maria, mentre a Loreto c’è la Casa di Maria “senza le fondamenta”.

            Anche nei secoli passati molti si ponevano la questione di come potessero venerarsi in due luoghi diversi, a Nazareth e a Loreto, la stessa abitazione della Vergine. In realtà si tratta non di due presunte abitazioni, ma di due distinte parti di una sola abitazione, e cioè “la grotta” e “la Casa”. La grotta è quella ancora venerata a Nazareth (di cui riferisce nell’articolo Marina Corradi), mentre la Santa Casa (cioè, le “tre Pareti” antistanti la grotta) – come sappiamo dalla “tradizione” e dai secolari “pronunciamenti” dei Sommi Pontefici – fu “miracolosamente” portata “in vari luoghi”, e infine a Loreto, che all’epoca non esisteva. In proposito, così scriveva il grande Pontefice Beato Pio IX, nella Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852, riguardo alle “fondamenta” rimaste a Nazareth e alla “traslazione miracolosa” della Casa: A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”.

            Nel mio studio sopra indicato, in proposito, dimostro con innumerevoli documentazioni che la Santa Casa fu portata “miracolosamente” in almeno “cinque” luoghi diversi, tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (in Dalmazia), ad Ancona, e in altri due luoghi diversi della zona recanatese, prima di venire “posata” definitivamente su “una pubblica strada”, sulla collina ove tutt’oggi ancora si trova. Dalla fine del XIII secolo sorse poi tutt’attorno alla Santa Casa la maestosa Basilica e la stessa cittadina di Loreto, come “una nuova Nazareth”, come ebbe a scrivere – con una felice e suggestiva espressione – il Papa Leone XIII, nella Lettera Enciclica “Felix Lauretana Cives”, del 1894, nella circostanza del VI Centenario della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto.

            Il Beato Pio IX, nella Bolla sopra citata, scriveva ancora: “Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”.

            RingraziandoLa se vorrà indicare ai lettori del “nostro” quotidiano le sopraindicate precisazioni, e rendendomi disponibile per ogni altro eventuale approfondimento, anche “a voce”, per telefono, Le esprimo la mia sincera gratitudine per l’importantissimo e qualificato servizio che il quotidiano svolge per una corretta informazione di tutti noi cattolici e colgo l’occasione per inviare a Lei e a tutta la Redazione e collaboratori i più cordiali auguri di un Santo Natale e l’augurio di una ancor più ampia diffusione del nostro quotidiano per il nuovo Anno. Con la più viva cordialità.

Prof. GIORGIO NICOLINI

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it

Sito Internet sulla Santa Casa:  www.lavocecattolica.it/santacasa.htm

LA LETTERA INVIATA AL DIRETTORE DI “AVVENIRE” Dott. DINO BOFFO

è leggibile all’indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/22dicembre2005.htm

 

LA LETTERA DELL’AVV. PROF. FRANCESCO DAL POZZO

Al Direttore di “AVVENIRE” - Dott. Dino Boffo

lettere@avvenire.it

Piazza Carbonari, 3 - 20125 MILANO - Facsimile  02.6780502

 

e p.c., al Prof. Giorgio Nicolini

From: dal francesco.dalpozzo@alice.it

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Thursday, December 29, 2005 6:35 PM

Subject: Lettera ad "Avvenire"

OGGETTO: segnalazione d’errore o incompletezza, via “Posta Elettronica”, del Prof. Giorgio Nicolini, in data 20 dicembre, circa l’articolo di Marina Corradi sulla Santa Casa di Nazareth, del 18 u.s.

Firenze, 29 dicembre 2005

Caro Direttore,

                al corrente com’ero, e pure minimamente compartecipe, della “questione lauretana” di cui all’oggetto, e illustratataLe dal Prof. Giorgio Nicolini con “e-mail” del 20 u.s., mi pare di non aver trovato di ciò alcuna traccia sul periodico da Ella diretto, cui sono abbonato e che pertanto particolarmente apprezzo.

A me parrebbe molto opportuno, e, per lo spirito di verità che sempre ha animato il Suo lavoro, persino doveroso che di tale segnalazione correttiva, e comunque assai garbata, il Suo giornale desse il risalto che merita, dato che dietro di essa ci stanno anni e anni di studi, di fatto un’intera umana esistenza, e da ultimo, ad abundantiam, anche l’autorevole avallo di un illustre studioso, il Prof. Emanuele Mor di Genova.

Proprio in questi giorni, del resto, tutti tali studi, con la ricca documentazione probatoria che nel tempo li ha corroborati, hanno ora trovato pure l’implicita ma inequivoca conferma nella preghiera che il Santo Padre ha inviata a Loreto per la Festa della Traslazione del 10 dicembre, dove più volte la Santa Casa di Loreto viene appunto citata come quella medesima che fu luogo dell’Annunciazione e del verginale concepimento della nostra Madre del Cielo.

Se di tale documento Ella non fosse in possesso, e lo gradisse, Glielo potrei fare avere nel suo testo integrale: pare infatti che nella lettura ufficiale datane, vi siano state omissioni che potrebbero aver contribuito ad una non perfetta chiarezza…

Fiducioso nella Sua attenzione, mi abbia con viva cordialità!    

Prof. Avv. Francesco Dal Pozzo

Posta Elettronica: francesco.dalpozzo@alice.it

Via Vecchia Bolognese, 321 – 50010 FIRENZE - Facsimile 055.400707

 

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DI “AVVENIRE”

ALL’AVV. PROF. FRANCESCO DAL POZZO

Milano, febbraio 2006

Gent.mo Prof.
Francesco Dal Pozzo
Via Vecchia Bolognese, 321 -
50130 Firenze
Gentile Amico,

                grazie della sua lettera di qualche settimana fa a proposito della questione della casa dell’Annunciazione, sollevata dal prof. Nicolini a seguito dell’editoriale di Marina Corradi del 18 dicembre scorso. Apprezzo molto che lei abbia posto rilievo su questa pagina fondamentale dell’evento cristiano - l’annuncio dell’Angelo alla Vergine Maria, appunto - ed anche su coloro che si prodigano con studi rigorosi a comparare i luoghi del Vangelo con quanto oggi di essi rimane. Ritengo tuttavia importante evidenziare che l’editoriale della collega Corradi non aveva alcuna pretesa di dimostrare la veridicità storica dei luoghi sacri della nostra fede, od accertare eventuali leggende ad essi collegati.

                L’intento piuttosto era quello di cercar di interpretare e ancor più amare il contesto umano e vitale nel quale Dio ha preparato l’incarnazione di Suo Figlio. So, da chi è stato a Nazareth, quanto la rivisitazione di quei luoghi (la casa di Maria non sono solo le mura ma la terra, l’ambiente in cui è vissuta) faccia bene alla fede. E per il credente, lei mi insegna, non sono le dissertazioni storiche o le indagini scientifiche (che pur sono d’ausilio) a rafforzare le ragioni della fede in Gesù Cristo e nel suo mistero.

                Ecco perché al momento non ho ritenuto di dover con ordine di priorità dare un seguito alla questione lauretana. Certo, può darsi che si  presenti l’occasione di parlarne ancora. Per ora direi che lo spazio ed il tempo non ce lo consentono: del resto in un quotidiano (anche nelle pagine relative alla vita ecclesiale e alla cultura) a giocare il ruolo di protagonista è l’attualità, che sempre incalza e sempre interroga, anche il credente.

                Confido nella sua comprensione ed amicizia. Con cordialità.

Dino Boffo

Direttore del quotidiano cattolico “AVVENIRE”

LA RISPOSTA DEL PROF. GIORGIO NICOLINI

AL DIRETTORE DI “AVVENIRE” - Dott. DINO BOFFO

lettere@avvenire.it

Ancona, 9 marzo 2006

Gent.mo Direttore di AVVENIRE

Dott. Dino Boffo

            confidando anche nella mia cordiale amicizia e comprensione, peraltro a Lei già nota e constatata in un paio di colloqui telefonici diretti, mentre La ringrazio della risposta da Lei inviata all’Avv. Prof. Francesco Dal Pozzo - che dallo stesso mi è stata fatta pervenire via Facsimile - riguardo alle mie garbate note “correttive” all’articolo di Marina Corradi (pubblicato in “Avvenire” del 18 dicembre, pag.3), Le faccio rispettosamente presente, però, che la Sua lettera di risposta al Prof. Dal Pozzo esula dal contenuto specifico del testo da me inviatoLe, che voleva essere sì “correttivo” ma insieme voleva essere anche “un ampliamento” della “vera storia” della “vera abitazione” nazaretana di Maria, presente ora “integralmente” a Loreto, e ove Maria ricevette l’annuncio angelico e ove perciò avvenne l’Incarnazione in lei del Figlio di Dio.

            Debbo con stupore e sincero dolore, constatare ancora una volta che – mentre alla “vera tradizione lauretana” approvata dal Magistero Solenne e plurisecolare dei Sommi Pontefici viene negato ogni spazio nel Suo giornale – è stato però pubblicato ancora una volta un nuovo articolo (con “ampio spazio”, in “Avvenire” del 3 marzo 2006, pag.17), che rinnova ed approfondisce quella che è una autentica “apostasia” e “mistificazione” della “vera storia” della “vera Casa di Nazareth” di Maria, a Loreto.

            Tale articolo, a firma di Vincenzo Varagona, è stato certamente fatto “in totale buona fede” dallo stesso autore. Anzi, in proposito, l’8 marzo scorso ho potuto scambiare qualche riflessione con lui anche per telefono. Tuttavia, parlandoLe con molta franchezza e usando lo stile con il quale già Ella mi conosce, mi sembra di poter affermare che la Sua presa di posizione – espressa nella lettera scritta al Prof. Dal Pozzo - sia assai poco imparziale e che, nel giustificare il mancato accoglimento della mia Lettera “correttiva”, sostiene nel contempo che l’articolo di Marina Corradi “non aveva alcuna pretesa di dimostrare la veridicità storica dei luoghi sacri della nostra fede, od accertare eventuali leggende ad essi collegati”.

            Ovviamente ognuno è libero di pensarla come crede, tuttavia Lei è il Direttore di un “quotidiano cattolico”, espressione diretta anche della Conferenza Episcopale Italiana, e che influenza in modo determinante “l’opinione” stessa dei Cattolici italiani. Per tale motivo, mi sembra che non sia “appropriato”, da parte Sua, classificare sbrigativamente come “leggende” anche le vicende relative alla “traslazione miracolosa” della Santa Casa di Nazareth a Loreto.

            Spero perciò mi perdonerà se mi permetto di esprimere un mio giudizio “fraterno” di avere Lei una “superficiale” competenza storica, archeologica e scientifica, nonché anche “canonica”, sulla “questione lauretana”. Sicuramente Lei non conosce tutti gli studi e i pronunciamenti plurisecolari della Chiesa, fatti attraverso il Magistero Solenne dei Sommi Pontefici; né, probabilmente, Lei ha avuto modo di approfondire anche le unanimi “approvazioni” (e persino “rivelazioni soprannaturali”) dei Santi (come, ad esempio, alcuni “Dottori della Chiesa”: San Pietro Canisio, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Santa Teresa del Bambin Gesù, e tanti altri…). I Santi, come sappiamo (oltre ad avere una competenza specifica e “autorevole” se sono stati dichiarati “Dottori della Chiesa”), sanno cogliere “con immediatezza intuitiva” “il soprannaturale”, là ove anche la scienza e la razionalità spesso annaspa o arriva molto in ritardo.

            A proposito, poi, dei pronunciamenti dei Sommi Pontefici, vorrei anche che si comprendesse meglio come un Santo possa abbandonarsi senza pregiudizio al suo entusiasmo ed esprimere liberamente il suo pensiero per ciò che riguarda i fatti soprannaturali, senz’altro rischio che quello di essere giudicato un po’ pazzo dal volgo che non lo comprende, sia pure della divina e mirabile pazzia di un San Francesco d’Assisi, ma un Pontefice non può che imporre a sé e agli altri il più severo riserbo e il più maturo controllo su tutto quanto riguarda le cose divine: perciò e per altri motivi superiori il suo giudizio acquista la massima autorità.

            Se esistesse, perciò, un documento pontificio di data lontana o vicina, che dichiarasse “leggendario” e privo di fondamento storico il fatto della “Traslazione Miracolosa” della Santa Casa di Nazareth a Loreto la questione sarebbe finita. Ma tale documento NON ESISTE. Al contrario sin dagli inizi delle vicende lauretane, i Vescovi locali competenti (Fiume, Ancona, Recanati, Macerata, Napoli…) e tutti i Sommi Pontefici – da Niccolò IV (1292) sino a Giovanni Paolo II (2005) – hanno affermato “in modo ININTERROTTO” l’autenticità della Santa Casa di Nazareth, presente a Loreto, come anche l’autenticità della MIRACOLOSITA’ della traslazione.

            Lo stesso attuale Sommo Pontefice Benedetto XVI, dietro una mia “richiesta urgente di intervento” per la celebrazione Liturgica del 10 dicembre scorso, ha fatto pervenire al Vescovo di Loreto una relativa “inequivoca” e bellissima preghiera da recitarsi nel Santuario: ma purtroppo nel Santuario essa viene quasi del tutto “trascurata” e persino “occultata”. Non mi risulta che sia mai stata pubblicata neppure in “Avvenire”. Tale preghiera, ed un mio commento ad essa, la può leggere all’indirizzo del mio Sito Internet

www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

            Il massimo “oppositore” e “mistificatore” lauretano fu Ulisse Chevalier, un canonico francese di un secolo fa (cfr. www.lavocecattolica.it/8dicembre2005.htm), e sconcertatamente proprio a lui si appoggiano il “moderno” Padre Giuseppe Santarelli (Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa”), nonché lo stesso nuovo Vescovo Lauretano Mons. Danzi (cfr. Lettera leggibile all’indirizzo www.lavocecattolica.it/vescovo.loreto.htm). Scriveva il Padre Bartolomeo Bechis (in “Il Santuario di Loreto”, 1957, pag.170), a riguardo dell’opera di Ulisse Chevalier: “Nessun Papa – affermiamo una volta ancora – disse o scrisse mai una sola parola che possa essere interpretata contro la sette volte secolare e mai interrotta tradizione lauretana, e in tutti i documenti Pontifici ad essa relativi questo “primo e più grande Santuario Mariano del mondo” è lodato e magnificato perché è per i Papi davvero la Santa Casa nella quale il Verbo si è fatto carne, come hanno voluto fosse messo, a caratteri d’oro, sul marmo dell’Altare: “HIC VERBUM CARO FACTUM EST”. E noi ci domandiano, fin d’ora – prosegue il Padre Bechis -, con che pudore, scrittori che osano dirsi cattolici, ostentino poi tanta noncuranza, per non dire disprezzo, per l’unanime affermazione della Suprema Autorità della Chiesa di Cristo, i cui limiti non sta certo a noi definire, e che può certamente contare – anche per gli altri atti che non riguardano il depositum fidei – su di una speciale assistenza dello Spirito Santo; come questi autori, basandosi su argomenti, solo e sempre negativi e su documenti monchi, e interpretati con frasi isolate e quasi sempre in mala fede, giungano a tanta superba improntitudine di affermare con Gean Cuitton che nessun uomo accorto può più sostenere l’autenticità della Santa Casa e, con Henri Leclerq, che il libro dello Chevalier su Loreto è un’opera definitiva, e che d’ora in poi si è dispensati di leggere le produzioni letterarie, che senza dubbio continueranno a presentare la difesa di una leggenda in nome della storia”.

            Vorrei qui anche precisare, gentile Direttore, che mercoledì 8 marzo u.s., avendolo ricercato presso la Redazione di AVVENIRE, mi ha telefonato lo stesso Vincenzo Varagona, autore dell’articolo sopra riportato. Ho avuto ben chiaro – dalla telefonata - che egli pensasse di fare opera meritoria di illustrazione di una nuova importantissima scoperta archeologica, riguardante cioè l’autenticità dell’Altare degli Apostoli, presente nella Santa Casa di Loreto.

Tale dato è sempre stato affermato dalla “tradizione lauretana” ed ora gli studi degli stessi Monelli e Santarelli li avallano - meritoriamente - in modo indiscutibile. Ma la conseguenza che ne discende non è - come si vuole far credere - che allora è vero che la Santa Casa è formata di “pietre” ivi portate (e poi riassemblate) dalla famiglia De Angelis, durante l’epoca delle Crociate.

Tale “conferma archeologica” è invece una ulteriore “prova” della “verità” di quanto sempre riportato dalla “tradizione”: che, cioè, gli angeli (quelli del Cielo!...) non solo trasportarono le tre Sante Pareti (“integre”!) dell’abitazione di Maria, che erano poste davanti alla Grotta rimasta a Nazareth, ma insieme alle tre Sante Pareti essi trasportarono “miracolosamente” anche l’Altare degli Apostoli, su cui – secondo un’altra “tradizione” (non dimostrabile) – vi sarebbe stata celebrata anche la Prima Santa Messa dal “primo” degli Apostoli: San Pietro.

            Quindi, in realtà, lo studio del Monelli e del Santarelli, riportato da Varagona, conferma ancora di più “la straordinarietà” del “miracolo della traslazione”, approvato mille e mille volte dalle Supreme Autorità della Chiesa: la straordinarietà, cioè, che anche l’Altare degli Apostoli fu trasportato “miracolosamente” “in vari luoghi”, insieme alle Tre Pareti, dagli “angeli del Cielo”…

            Di ciò tratto ampiamente nel mio libro “LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”, che Lei, nel negare la pubblicazione in AVVENIRE del mio articolo inviatoLe in dicembre, non si è però mai premurato di procurarsi e di documentarsene.

In esso vi sono attestazioni e documentazioni storiche e archeologiche del tutto inedite, per lo più ancora sconosciute, e riferentesi anche alle “approvazioni canoniche” degli “eventi miracolosi” fatte anche dai Vescovi del XIII-XIV secolo, contemporanei, e quindi “testimoni diretti” dei fatti “miracolosi” accaduti.

IL “CODICE DA VINCI” LAURETANO

            In questa mia Lettera, signor Direttore Dino Boffo, voglio riferire anche a Lei con molta franchezza, e assumendomi tutta la responsabilità di quanto scrivo, ciò che ho già detto telefonicamente anche a Vincenzo Varagona: che, cioè, l’opera principale del Padre Giuseppe Santarelli “LA SANTA DI LORETO” (dalla prima all’ultima edizione) è infarcita di “fantasie personali” senza alcuna consistenza storica e purtroppo è anche impregnata di falsità e falsificazioni documentali molto gravi e molto sofisticate.

            Tale libro - che dette origine alla falsa ipotesi del “trasporto umano” ad opera della famiglia De Angelis dell’Epiro (che nel mio libro dimostro del tutto “FALSO”) - ha operato una “devastazione incalcolabile” della “verità” riguardo alla Storia Lauretana, ed è paragonabile nell’effetto prodotto (relativamente alla “questione lauretana”) alla devastazione dissacrante della figura di Gesù Cristo fatta nelle coscienze degli stessi cattolici dal “Codice da Vinci”. Con la differenza che quest’ultimo è palesemente “sacrilego” e rigettato e combattuto dalla Chiesa, mentre il primo (cioè il libro del Padre Santarelli) porta persino “l’imprimatur” ecclesiale di Vescovi che non ebbero modo di valutare con sufficiente competenza la sofisticatissima elaborazione pseudo-storica del Padre Santarelli. Con il risultato – ottenuto! - di aver fatto abbandonare quasi all’intera Chiesa “la verità” sia dell’autenticità della Santa Casa di Nazareth presente a Loreto (che sarebbe solo un riassemblaggio di “pietre” portate da Nazareth) che l’autenticità della “miracolosità” della traslazione.

Riguardo a tale “effetto dissacrante” della storia lauretana, l’articolo di Varagona – sopra riportato - pubblicato in “Avvenire” il 3 marzo u.s., costituisce una ulteriore “amplificazione dissacrante”, al di là delle riconosciute “buone intenzioni” dell’autore. Varagona non si è neppure accorto della “gravità” di quanto scritto alla fine dell’articolo: La tradizione vorrebbe la Santa Casa portata in Illiria e poi a Loreto dagli angeli: questa ipotesi, che ha comunque rafforzato il culto mariano nei secoli, ha lasciato poi il posto a una tesi storica, secondo cui alcune pietre furono portate via mare dalla famiglia De Angelis, in epoca crociata”.

Scrissi, in proposito, all’amato Mons. Comastri, nella lettera di denuncia del 1° novembre 2004: “Se (…) nella realtà storica la “traslazione miracolosa” non c’è mai stata, e quindi - per deduzione - asserirlo è una “falsità”, allora bisogna anche dire per conseguenza logica che: tutta la Tradizione tramandata dai testimoni oculari è una colossale e universale mistificazione; tutte le testimonianze “giurate” degli avi sono spergiuri e menzogne; tutti gli studi storici, archeologici e architettonici sarebbero assurdamente “falsi” (pur essendo “scientificamente” “veri”!); tutte le “rivelazioni divine” dichiarate dai Santi sono blasfeme menzogne; tutte “le approvazioni” secolari della “Chiesa ufficiale” sono state un errore e un inganno storico macroscopico e riprovevole (che giustamente potrebbero far tacciare la Chiesa come una colossale mistificatrice a riguardo della “questione lauretana”); e infine l’approvazione liturgica della “traslazione miracolosa” è stato un errore ancor più gigantesco della Chiesa da dover rinnegare al più presto e definitivamente, da obbligare in coscienza a richiederne immediatamente la soppressione, sostituendola con una semplice “memoria del trasporto umano delle sante pietre”, e chiedendone anche “il perdono” - cioè, anche di tale “errore” della “miracolosità” dichiarata e celebrata, oltre a quelli già richiesti dal Papa nel Giubileo del 2000 - sia a tutti i cristiani di ogni epoca come a tutti gli altri uomini, per averli “ingannati” per tanti secoli, pur fosse tutto avvenuto e senza alcun dubbio “in totale buona fede”… Ecc.za, mi perdoni, ma “queste” sono le sole deduzioni logiche inevitabili e incontestabili che ne derivano di conseguenza se si rifiuta (dai “cristiani”!) e si ritiene “falsa” la “verità storica” della “miracolosità” della “Traslazione” della Santa Casa di Nazareth “in vari luoghi” e infine a Loreto!…

            Però di tutto questo che “denuncio” presso le Autorità Ecclesiastiche, ripetutamente interpellate da me da anni, non è stato dato inizio ancora a nessuna “indagine canonica” (cfr. Can. 1389, 1391 del C.D.C.), eccetto che – recentemente – dalla “Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti”, da parte del Card. Arinze, e da parte anche dell’amatissimo “Pastore Supremo” e “dolce Cristo in terra”, Benedetto XVI, che però è “inascoltato”, “disobbedito” anche presso “i responsabili” della Basilica Lauretana.

            Qui, per concludere, mi permetta di ripetere anche a Lei, Dott. Boffo, quanto già scrissi all’amatissimo Mons. Comastri nella lettera di “denuncia” del 1° novembre 2004 sopra indicata (cfr. indirizzo Internet www.lavocecattolica.it/lettera.mons.comastri.htm):

            “... O crediamo alla Chiesa e ci incanaliamo su quanto essa ci propone a credere e a venerare (anche se, in questo caso, in una obbedienza che implica solo una “fede umana” e non una “fede dogmatica”, ma sempre “riverente” “obbedienza” deve essere!…) od ogni riferimento “sicuro” circa “la verità” perde ogni consistenza, ogni serietà, ogni autorevolezza, ogni credibilità: con danno spirituale incalcolabile alle anime ed i tanti gravi rischi che ne derivano per la Salvezza Eterna di tante di loro, perché “si fa rendere più difficile e dolorosa” o persino “si può far vanificare” l’opera redentrice di Cristo, invece di collaborare con il Signore per “incrementarla” ed “estenderla”!

            E’ questo l’assillo che mi addolora, che mi fa soffrire, che mi fa provare amarezza e sdegno, che non mi lascia inerte e mi fa protestare, mi fa scrivere, mi fa impegnare al di là delle stesse forze e possibilità umane per cercare di far capire, di convincere, mi fa chiedere “Udienze” (purtroppo quasi sempre “ovunque” “rifiutate” dai Pastori!…): ma ciò che soprattutto mi spinge in tutto questo è il pensiero del dolore di Cristo! il pensiero del dolore di Maria! il pensiero del dolore delle anime (a me personalmente tante volte “attestato” da tante persone!)! è il pensiero della “confusione” e dello “smarrimento” che si genera nelle menti, soprattutto delle persone semplici e indifese, e al conseguente grave detrimento spirituale che ne deriva per loro e per la loro salvezza!…

            Ed è anche la consapevolezza “viva” di dover contrastare - con tutte le forze possibili e senza risparmio alcuno di mezzi (anche di quelli economici, da ridurmi spesso nella vita alla povertà assoluta, fino all’indigenza) - quel “fumo di Satana”, del quale il Servo di Dio Paolo VI asseriva drammaticamente essere penetrato inaspettatamente da “fessure” all’interno della stessa Chiesa, dopo l’ultimo Concilio, e, nel nostro caso, all’interno della stessa “veridicità storica” della Traslazione “miracolosa” della Santa Casa di Nazareth, da “dissacrarne” anche la storia e perciò la venerazione, come ebbe ad “attestare” nel 1988 anche lo stesso Mons. Loris Capovilla, suo predecessore, nel “prendere atto” delle “reazioni” di tantissimi fedeli alla prima pubblicazione del Padre Giuseppe Santarelli fatta nel 1984 (purtroppo “autorizzata” dallo stesso Mons. Capovilla).

Mi perdoni “la franchezza” – Ecc.za amatissima – ma io “sento” “vivo” nell’intimo quanto asseriva il Salmista: “Mi divora lo zelo della tua casa, perché (…) dimenticano le tue parole” (Sal.119,139). Eppure ne aveva già scritto (sulla verità della “miracolosa traslazione”) proprio “un santo”, il Beato Giovanni Spagnuoli (detto il Mantovano), nel 1479, che testimoniò e trascrisse i “documenti” allora in suo possesso e risalenti alle origini del Santuario, perché restassero “a perpetua memoria”, motivando la sua preoccupazione e il suo intento scrivendo testualmente: “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni, non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso…”.

Allora non posso non sentire anch’io nel mio spirito “l’eco” delle parole di San Paolo: “Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini; per quanto invece riguarda Dio, gli siamo ben noti. E spero di esserlo anche davanti alle vostre coscienze. Non ricominciamo a raccomandarci a voi, ma è solo…, perché abbiate di che rispondere a coloro il cui vanto è esteriore e non nel cuore. Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi. Poiché l’amore del Cristo ci spinge…”  (2^Cor.5,11-14).

Ecc.za amatissima: “la verità” è “verità”!… “la verità” impegna “la coscienza”!… Anche nella “questione lauretana” non ci sono delle vie intermedie: o “è vero” che la Santa Casa è stata “trasportata miracolosamente” da Dio ad opera degli Angeli o “non è vero”!…

Ma se “è vero” (come è vero!), bisogna dire che “è vero”!… qualunque sia la reazione e l’opinione degli uomini, che risponderanno per se stessi davanti a Dio della loro accettazione o del loro rifiuto, a seconda della loro “buona fede” o della loro “mala fede”, secondo come sta scritto: “Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore (1^Gv.4,6).

E se si è nel dubbio sui fatti accaduti tanti secoli fa bisogna attenersi a ciò che dice la Chiesa al riguardo e non contraddirla!… o quantomeno bisogna “tacere”!… Altrimenti “si rischia” di tradire e “di fatto” si tradisce “la verità”!… perché “si misconosce” UN’OPERA “MIRACOLOSA” “VERA” di Dio, di Gesù, di Maria e degli Angeli Santi!…

In tal modo si diventa anche “ingrati” (cfr. C.C.C. n.2094) e si arreca “rammarico” e “dolore” a Dio, a Gesù, a Maria e agli Angeli Santi, perché non si attribuisce loro quanto hanno voluto “realmente”, misericordiosamente e “miracolosamente” attuare per il bene e la salvezza degli uomini!… (cfr. Gen.6,6: “Il Signore si pentì di aver fatto (…) e se ne addolorò in cuor suo”).

Infine, si fanno “deviare” le menti dei credenti e non credenti, generando “confusione” e “smarrimento”, ed anche provocando LA PRIVAZIONE A TANTI UOMINI DELLE TANTE GRAZIE CHE DIO, proprio attraverso “IL SEGNO” e “il richiamo” di un tale “evento miracoloso(come di tanti altri analoghi), VOLEVA FOSSERO CONCESSE, al fine proprio di far maggiormente incrementare la Fede negli uomini e poter così attuare nella storia l’opera di salvezza di Cristo in un modo più penetrante, più efficace e più esteso.

Ci si rende perciò - in una parola - “responsabili”, sì, “RESPONSABILI” di NON AVER DETTO LA VERITA’ su “un evento miracoloso” che è stato “REALMENTE” COMPIUTO DA DIO e “comprovato” “ufficialmente” dalla Suprema Autorità della Chiesa, che è “sempre” e “davvero” assistita dallo Spirito Santo, anche quando non parla “ex-cathedra!

 

Gentile Direttore di AVVENIRE

Dott. DINO BOFFO,

            mi permetta di concludere, ancora, con le parole di Maria dette ai bambini di Fatima con la tristezza e tenerezza profonda del suo Cuore Immacolato, che fu “concepito” “immacolato” proprio fra quelle Sacre Mura Lauretane: NON OFFENDANO PIU’ NOSTRO SIGNORE, CHE E’ GIA’ MOLTO OFFESO! … anche nella negazione della “verità” sulla “questione lauretana”!...

            Distintamente.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

 

 

IMPORTANTISSIMI ANTICHI LIBRI

SULLA STORIA DELLA SANTA CASA

RICCHI DI DOCUMENTAZIONI STORICHE

Per scaricare da Internet un antico e importantissimo libro (di pagine 218)

sulla storia delle Miracolose Traslazioni della Santa Casa

dal titolo "DISSERTAZIONE CRITICO STORICA SULLA IDENTITA’

DELLA SANTA CASA DI NAZARETTE”, di Vincenzo Murri, scritto nel 1791,

collegarsi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=kEoQAAAAIAAJ&pg=PA212&dq=santuario+loreto&lr=&ei=XmibSK2SCZ6MjAHUhvn6BA

Il libro è digitalizzato da Google, per cui è visibile e scaricabile in formato PDF.

Altre notizie storiche importantissime si possono trarre dalla pagina 203 alla pagina 287 del

DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA di Gaetano Moroni, del 1846,

scaricabile in formato PDF collegandosi all’indirizzo Internet

http://books.google.it/books?id=R7lDAAAAIAAJ&pg=PA286&dq

Un altro libro ancora più antico, del 1696, scritto da Baldassare Bartoli,

dal titolo LE GLORIE MAESTOSE DEL SANTUARIO DI LORETO (di pagine 134)

può essere scaricato collegandosi all’indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/libro.legloriemaestosedelsantuariodiloreto.pdf

 

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme a quello della tua Santissima Sposa. Deh! per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri  ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della Divina Famiglia l'eletta prole di Gesù Cristo. Allontana da noi, o Padre amatissimo, la peste di errori e di vizi che ammorbano il mondo; assistici propizio dal Cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore. E come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e copri ciascuno di noi con il tuo continuo patrocinio, affinché, con il tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in Cielo. Amen.

 

L’IMMORALE E DISGREGATRICE PUBBLICITA’

DELLA CASA AUTOMOBILISTICA FRANCESE RENAULT

Le automobili Renault hanno deciso di proporsi al nostro paese tramite la pubblicità di un uomo sposatosi tre volte e che ha un quinto figlio da un rapporto occasionale. Che si tratti di subalternità alla cultura dominante o di un subdolo tentativo di corrodere ulteriormente le radici del nostro popolo, poco importa. Infatti, "la pubblicità dà l'impressione che sia normale cambiare moglie quattro volte, come è normale conservare una Renault. Cambiare auto, anche se è una Renault, non ha conseguenze particolari. Invece, le conseguenze in caso di divorzio, con bambini abbandonati, sono ben diverse" (Mons. Fihey, vescovo di Coutances e d' Avranches, in Normandia).

Se volete unirvi nella protesta contro questa pubblicità, vi invitiamo a scrivere ai responsabili della Renault attraverso il sistema portalettere di FATTI SENTIRE:

http://www.fattisentire.org/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=70

 

Parole profetiche di San Pio da Pietrelcina

Particolarmente importanti e profetiche le espressioni di Padre Pio da Pietrelcina che, in un pubblico ammonimento ai suoi figli spirituali nel 1963 diceva: «Causa l'ingiustizia dilagante e l'abuso di potere, siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima... Tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferini del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo! Così facendo tradiscono la parola di Dio, perché Cristo venne a portare sulla terra perpetua alleanza solamente agli uomini di cuore, ma non si alleò cogli uomini assetati di potere e di dominio sui fratelli... Il gregge è disperso quando i pastori si alleano con i nemici della Verità di Cristo. Tutte le forme di potere fatte sorde al volere dell'autorità del cuore di Dio sono lupi rapaci che rinnovano la passione di Cristo e fanno versare lacrime alla Madonna...» .

(da “Avvenire” del 19 agosto 1978)

LE LACRIME DELLA MADONNA DI SIRACUSA

di Salvatore Troia

 

La mattina del 29 agosto 1953, alle ore 8,30 in una modesta casa di lavoratori, sita in Siracusa, via degli Orti n.11, un quadro in gesso - opera dello scultore Amilcare Santini di Cecina - che raffigura una Madonnina cominciò a versare lacrime copiose.

IL MIRACOLO

Una famiglia, quella dei Iannuso, povera ma dignitosa, una famiglia generosa ma provata dalla sofferenza. Infatti, la signora Antonina che ha sposato da qualche mese Angelo Iannuso, rimasta incinta va soggetta a gravi disturbi. La lacrimazione della Madonna si verifica al risvegliarsi di Antonina la mattina del 29 Agosto. "Mi accorsi che l’effige versava lacrime dagli occhi". La cognata Grazia e la zia Antonina pensando che le lacrime viste dalla malata fossero dovute ad allucinazione, avvicinatesi al quadro constatano che dagli occhi della Madonna, veramente sgorgano lacrime e che, alcune gocce, scorrendo per la guancia, cadono sulla spalliera del letto. Quando arriva dal lavoro il marito Angelo, verso le 17, egli stesso constata la verità del fatto; ma intanto tutto il rione ne è già a conoscenza e quasi vi ha già fatto un pellegrinaggio.

Domenica 30 agosto alle due di notte la Madonnina - che la sera prima è stata portata per breve tempo in questura, poi a casa del fratello Luciano e poi ancora dal fratello Antonio - torna in Via Orti n.11 e posta su dei cuscini. La folla giunta da ogni parte praticamente assedia la famiglia costringendola ad evacuare per poi tornare ed accontentare il bisogno incontenibile di assistere al singolare prodigio. Nicola Guarino, un cineamatore, con la sua cinepresa documentò in 300 fotogrammi la lacrimazione. In quelle immagini viene ripreso il formarsi, il fluire e lo sciogliersi delle lacrime. L’occhio umano potrebbe anche lasciarsi suggestionare, ma l’obbiettivo della cinepresa, ritrae quello che oggettivamente avviene.

Lunedì 31 agosto per tutto il giorno tutti possono constatare le lacrime che scendono dagli occhi della Madonna e riportare un ricordo indelebile. Tante persone hanno così potuto vedere, raccogliere asciugare le lacrime dagli occhi della Madonna…

Il 1° Settembre, alle ore 11, una Commissione di medici e di analisti, per incarico della Curia Arcivescovile di Siracusa, si recò in casa della famiglia Iannuso e dopo aver atteso che il fenomeno si ripetesse, prelevò più di un centimetro cubo di quel liquido che sgorgava dagli occhi del quadretto. Sottoposto ad analisi microscopica, il liquido risultò di aver tracce di quelle stesse sostanze che si riscontrano nelle lacrime di un bambino e di un adulto. Il responso della scienza fu: lacrime umane. 

Alle ore 11,40 termina la lacrimazione della Madonna.

LE GUARIGIONI

Le guarigioni fisiche ritenute straordinarie dalla Commissione medica, appositamente istituita, furono circa 300 (fino a metà novembre del 1953). In particolare le guarigioni di Anna Vassallo (tumore), di Enza Moncada (paralisi), di Giovanni Tarascio (paralisi). Numerose sono state anche le guarigioni spirituali, ovvero le conversioni.  Fra le più eclatanti quella di uno dei medici responsabili della Commissione che analizzò le lacrime, il dott. Michele Cassola. Dichiaratamente ateo, ma uomo retto ed onesto dal punto di vista professionale, non negò mai l’evidenza della lacrimazione. Venti anni dopo, durante l’ultima settimana della sua vita, alla presenza del Reliquiario in cui erano sigillate quelle lacrime che egli stesso aveva controllato con la sua scienza, si aprì alla fede, ricevette l’Eucarestia.

Un anno dopo, la domenica 17 ottobre 1954, il Papa dell’epoca, Pio XII, concluse il Convegno Mariano di Sicilia con un Radiomessaggio: «Non senza viva commozione prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell’Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell’evento. Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre né dolore né mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?» (A.A.S. 46 (1954) 658-661)

PERCHÉ LA MADONNA PIANGE?

Maria a Siracusa non ha parlato come a Caterina Labouré a Parigi (1830), come a Massimino e Melania a La Salette (1846), come a Bernadette a Lourdes (1858), come a Francesco, Giacinta e Lucia a Fatima (1917), come a Mariette a Banneux (1933). Le lacrime sono l’ultima parola, quando non ci sono più parole. Le lacrime di Maria sono il segno dell’amore materno e della partecipazione della Madre alle vicende dei figli. Chi ama condivide. Le lacrime sono espressione dei sentimenti di Dio verso di noi: un messaggio di Dio all’umanità. L’invito pressante alla conversione del cuore e alla preghiera, rivoltoci da Maria nelle sue apparizioni, ci viene ancora una volta ribadito attraverso il linguaggio silenzioso ma eloquente delle lacrime. Maria ha pianto da un umile quadretto di gesso; nel cuore della città di Siracusa; in una casa vicina ad una chiesa cristiana evangelica; in una abitazione molto modesta abitata da una giovane famiglia; su una mamma in attesa del suo primo bambino ammalata di tossicosi gravidica. Per noi, oggi, tutto ciò non può essere senza significato…

IL SANTO PADRE CONCEDE L'INDULGENZA PLENARIA

In occasione del 50° Anniversario della Lacrimazione di Maria a Siracusa, il Santo Padre ha concesso il dono dell'Indulgenza Plenaria a tutti i fedeli che pellegrini verranno ai piedi della "Madonnina". Felice avvenimento che porterà grazie e abbondanza di misericordia, così che tutti coloro i quali "approdano in Santuario, raggiunti dall'amore e scossi dalle lacrime della Madre, vivano un cristianesimo adulto e pratichino una devozione mariana illuminata e matura" (G. Costanzo).

Da: Cammino N. 30-31 - III-IV trimestre 2002

 

LA DENUNCIA CANONICA PER IL “DELITTO DI FALSO”

 

A Sua Ecc.za Rev.ma

Mons. EDOARDO MENICHELLI

Arcivescovo-Metropolita di Ancona-Osimo

Piazza del Senato, 7 – 60121 ANCONA - Tel. 071.2085820 – Facs. 071.2075003

 

e, per conoscenza:

Al Santo Padre BENEDETTO XVI - Città del Vaticano

Al Segretario di Stato - Card. TARCISIO BERTONE - Città del Vaticano

Al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana - Card. ANGELO BAGNASCO - Roma/Genova

Alla Congregazione per il Culto Divino - Piazza Pio XII, 10 – 00193 Roma

Al Tribunale della Segnatura Apostolica - Piazza della Cancelleria, 1 – 00186 Roma

Al Vescovo di Loreto Mons. Giovanni Tonucci - Piazza della Madonna, 1 – 60025 Loreto

Al Rev.do Sac. Mons. ROBERTO PECCETTI - Vicario Episcopale - Via Pio II, 1 – Ancona

All’Avv. Prof. FRANCESCO DAL POZZO - Via Vecchia Bolognese, 321 - Firenze – Tel./Facs. 055.400707

 

OGGETTO: Richiesta apertura della procedura canonica per “delitto di falso” (can. 1391) sulla “questione lauretana”, a motivo degli inadempimenti al riguardo da parte del Vescovo di Loreto Mons. Giovanni Tonucci. Con rif. al Prot. 1802/05/L presso “Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum”

 

Ancona, 6 febbraio 2009

San Paolo Miki e compagni

Ecc.za Rev.ma, Mons. EDOARDO MENICHELLI,

a seguito di una trasmissione televisiva andata in onda su RAIDUE (Programma culturale “VOYAGER”), il 4 febbraio u.s. (cfr. DVD, allegato 1), in cui il Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa”, il Padre Giuseppe Santarelli, ha riproposto a milioni di telespettatori “le dissacranti falsità” da lui propalate da tre decenni a riguardo della storia e del culto della Santa Casa di Loreto (da me innumerevoli volte denunciate allo stesso P. Santarelli, nonché alle Autorità Ecclesiastiche competenti) (cfr. allegato 2), e dopo aver avuto in data 3 febbraio u.s., dal Vicario Episcopale di Loreto, comunicazione telefonica che l’attuale Ordinario Lauretano, Mons. Giovanni Tonucci, non adempirà ai Suoi pur obbliganti doveri di accertamento canonico, a riguardo del “delitto di falso” da me canonicamente a lui denunciato (cfr. allegati  3, 4, 5, 6), mi rivolgo di nuovo a Lei, quale Arcivescovo Metropolita, sotto la cui giurisdizione ricade la Prelatura e il Vescovo di Loreto, perché non ometta di procedere – secondo il Suo dovere e la Sua responsabilità – all’apertura ed adempimento del procedimento canonico sopraddetto, secondo i tempi stabiliti dalla Chiesa e secondo quanto già denunciatoLe nello scritto a Lei consegnato nell’Udienza del 24 agosto 2006 (cfr. allegato 7).

In particolare, mi permetto rispettosamente di ricordarLe il can.436 (§.1) del Codice di Diritto Canonico, che dichiara: “Nelle diocesi suffraganee spetta al Metropolita: 1°. vigilare perché la fede e la disciplina ecclesiastica siano accuratamente osservate, e informare il Romano Pontefice su eventuali abusi; 2°. fare la visita canonica, per una causa precedentemente approvata dalla Santa Sede (cfr. allegato 8), se il suffraganeo l’avesse trascurata.

Con il presente scritto, pertanto, intendo rinnovare la mia “denuncia canonica” secondo come descritto negli allegati 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e, in particolare, a riguardo della principale opera mistificatrice sulla “questione lauretana”, da cui sono discese tutte le altre, cioè il libro del Padre Giuseppe Santarelli “LA SANTA CASA DI LORETO” (nelle sue varie edizioni), che ben definirei come “Il Codice da Vinci Lauretano”, dato che per oltre la metà dei suoi contenuti è frutto di fantasiose, romanzesche e inesistenti congetture, dissacratorie della “Verità Lauretana”, supportate in un modo molto sofisticato mediante un innumerevole uso - da parte dell’autore - di “manipolazioni” e “falsificazioni” storiche e documentali, anche del magistero ecclesiastico.

Riguardo ai tempi dell’accertamento canonico, il Codice di Diritto Canonico prescrive “la massima celerità (can.1513, §.3), specie in “cause” come quella da me introdotta. In particolare, il can.1505 recita: “Il giudice (…), dopo aver constatato che la cosa è di sua competenza (…), deve al più presto con un suo decreto ammettere o respingere il libello”.

Il can.1506 prosegue: “Se il giudice entro un mese dalla presentazione del libello non ha emesso il decreto, con il quale ammette o respinge il libello a norma del can.1505, la parte interessata può fare istanza perché il giudice adempia il suo compito; che se ciononostante il giudice taccia, trascorsi inutilmente dieci giorni dalla data dell’istanza, il libello si consideri ammesso”.

La mia causa canonica  era  stata già introdotta presso di Lei in data 24 agosto 2006 (cfr. allegato 7), e presso il Vescovo di Loreto in data 29 aprile 2008 (cfr. allegato 4) e, dopo le varie istanze di sollecito, a voce e per iscritto, essa è indubitabilmente da considerarsi “ammessa”, a norma del can.1506. Ne segue quanto dispone il can. 1507, §.2: “Se il libello si considera accolto a norma del can.1506, il decreto di citazione in giudizio deve essere dato entro venti giorni dal momento in cui fu fatta l’istanza, di cui in quel canone”.

Voglio qui ancor più fortemente sottolineare – dopo la trasmissione televisiva di cui sopra - come la mia “denuncia canonica” non riguarda un semplice fatto ecclesiastico “privato”, ma un fatto avente una “rilevanza ecclesiale universale”, e della massima gravità in ciò che è una “falsificazione colossale della verità storica sulla Santa Casa” e in ciò che è nel contempo una “grave disobbedienza ai pronunciamenti magisteriali e pontifici secolari”: sia riguardo all’autenticità della Santa Casa e delle sue Miracolose traslazioni, e sia riguardo alle norme liturgiche tuttora in vigore sulla solenne celebrazione della “Traslazione Miracolosa” della Santa Casa il 10 dicembre di ogni anno.

Pertanto, mentre Le formulo la richiesta di una Udienza direttamente con Lei, entro i tempi canonici sopra richiamati, onde meglio illustrarLe tutto quanto sopra esposto, con il presente scritto sono rispettosamente a ricordarLe quanto recita il can.1453: “Giudici e tribunali provvedano, salva la giustizia, affinché tutte le cause si concludano al più presto, di modo che non si protraggano più di un anno nel tribunale di prima istanza, e non più di sei mesi nel tribunale di seconda istanza”.

A riguardo delle omissioni del Vescovo di Loreto, Mons. Giovanni Tonucci, circa i Suoi obblighi canonici, vorrei qui ricordare il grave enunciato del can.1457, a Lui già richiamato con la Lettera del 31 ottobre 2008 (cfr. allegato 6), che dichiara: I giudici che, essendo sicuramente ed evidentemente competenti, si rifiutano di giudicare (…), o per dolo o negligenza grave procurano altro danno ai contendenti, possono essere puniti dall’autorità competente con congrue pene, non esclusa la privazione dell’ufficio”.

Ecc.za Rev.ma,

il grande pontefice Beato Pio IX dichiarava: “Vi hanno tempi che più che in altri è opportuno di parlare francamente, coraggiosamente e con tutta libertà. E allora bisogna dire la verità, la verità intera, piena, senza tergiversazioni. Non tolleriamo mai gli smozzicamenti della verità, i mezzi termini, gli accomodamenti. Verità dolce, ma intatta, inviolata”. E il Card. Biffi, in un discorso, asseriva: “Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la verità che ci fa liberi. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l’uomo ogni via di salvezza.

            In fiduciosa attesa dell’Udienza e delle “risposte canoniche” di cui sopra, nell’assicurarLe il mio vivo ricordo nella preghiera, in specie alla Vergine Immacolata Lauretana, Le porgo i più deferenti saluti.

Prof. GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 – 60127 Ancona - Tel./Facs. 071.83552 – Cell. 339.6424332 –

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@telemaria.it - Sito Internet: www.lavocecattolica.it - Sito Televisivo: www.telemaria.it

 

La Santa Casa di Loreto è il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazaret.

Scrisse Giovanni Paolo II: Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”. Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 il Papa disse: Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

UNA TESTIMONIANZA INVIATA A “LA VOCE CATTOLICA”

“… fino a quella notte, pensando ancora una volta di più a me stesso

non ero riuscito a trovare “spazio e tempo” per chiederti perdono, neppure per un’ora…”

LA TESTIMONIANZA DI FEDE DI UN SOPRAVVISSUTO

NEL TERREMOTO A L’AQUILA

“… mi fossi confessato, ho pensato in quel momento…”


 ----- Original Message -----

From: <albertissimus@libero.it>

To: <lavoce@lavoce.an.it>

Sent: Wednesday, April 29, 2009 1:56 PM

Subject: la mia testimonianza di fede nell'inferno del terremoto.

 

STRINGIMI A TE

Mi trovo qui, a vedere la mia casa e i rumori della mia gente. Mi trovo qui e sembra che il mondo non sia poi lo stesso per tutti: sembra possa esistere un inferno e un paradiso senza un confine sfumato, solo netto. Un
giorno ed una notte che sanno d’amore e di morte. Solo d’amore o solo di morte. Pensavo che l’alba arrivasse più lentamente. Non ricordavo un passaggio così veloce.

“Ma hai sentito Albè?”. “Si, ho fermato la televisione che stava per cadere Andrè!”. “Vabbè dai, io vado a dormire”. “Sì, sì, spengo e mi metto a letto anch’io che domani devo ripetere per l’esame”. Poco dopo la scossa delle 00.00 abbiamo scherzato un po’ col coinquilino. Cercavamo di sdrammatizzare, anzi, credere e convincerci che le tante rassicurazioni dei giornali dei giorni e dei mesi precedenti valessero anche per quella, che sembrava una delle tante, solo l’ennesima scossa. Nessuno tra gli amici, né i TG alimentavano preoccupazioni. Ho salutato Andrea e chiuso la porta accanto al mio letto. Ho acceso la luce della scrivania. Ho dato un po’ di ordine a delle carte e ho rotolato tra le mani il mio anellino. Ho pensato forte a lei. Senza che il pensiero si fermasse su qualcosa di particolare. Quando penso a lei,  che sia un’arrabbiatura o una gioia, in quel pensiero finisco sempre col sorridere. Ho pensato a quello che mi ero detto poco prima con Andrea, al fatto che era da poco entrato l’ultimo giorno prima dell’esame e poi agli amici con cui nel pomeriggio per messaggio progettavo un pasquetta. Ho acceso la luce del comodino e spento l’altra. Mi sono svestito e indossato il pigiama blu che era sotto ai miei cuscini. La batteria del cellulare, come ogni volta, l’ho collegata al caricatore. Ha emesso un suono. Mi sono arrivati alcuni messaggi. Parlavano di “buonanotte” e ho rimesso il telefonino accanto all’interruttore della lampada. Non ho spento subito e sono rimasto seduto un po’ sul letto a pensare  a tante cose, fissando un disegno formato “carta da imballaggio”. L’avevo disegnato perché volevo nascondere un alone che stava su quel lato della stanza, che seppur impercettibile m’infastidiva vederlo. Ho fissato a lungo Paperina che guardava Paperino e ho pensato in silenzio, sorridendo: “Quanto le somiglia!”.

Sono sceso con lo sguardo sulla porta e il cuore mi ha detto: “non sarebbe meglio lasciarla aperta sul corridoio questa notte?”. Ma ha risposto per me la stanchezza. Ho tirato in basso il tasto rosso
dell’interruttore della lampada e mi sono girato sul fianco stringendomi addosso il piumone.

Nell’omelia della messa delle 20.00 don Gino, che ha pochi anni più di me, aveva commentato la lettura della Passione della Domenica delle Palme con “Dio non è un’assicurazione, un modo per evitare i problemi, sfuggire da essi. Dio ti dà la forza e il metodo per viverli e attraversarli”. Mi è ritornata in mente questa frase insieme ad altre, alla fine della quale ho detto “Aiutami a chiederTi perdono”, col desiderio di volermi confessare per la Settimana Santa che iniziava.  Al Cielo ho lasciato questo pensiero e le sue ali. Gli occhi erano chiusi già da un po’, i pensieri mi hanno accompagnato nel sonno. Amore. Silenzio. Stanchezza e finalmente sonno.

Ore 3.32. Il rumore di un martello pneumatico, incalzante, deciso, continuato, infinito. Che rumore forte! “Cos’è?”. Il letto vibrava e mi sono messo in piedi per la stanza. L’equilibrio mancava. L’armadio sbatteva.. Buio. Tutto buio. Troppo buio. “Andrè! Andrè!”, ho gridato con tutta la voce che potevo. “Albè!”, ho
sentito rispondermi. “Questa è forte! Dai, dai usciamo!”. Sono tornato in camera. Ho cercato le scarpe nel buio e le ho infilate senza preoccuparmi dei lacci. Buio. L’abitudine mi ha fatto prendere il cellulare ed
il portafoglio. Buio.

Mi sono avviato per il corridoio della casa. Buio. Sentivo la voce di Andrea gridare, ma perdevo l’equilibrio. Buio. La luce del cellulare mi ha fatto intravedere una crepa importante. Ho temuto. Nell’ingresso cercavo il giubbotto, che era accanto alla porta. Ho sbattuto il ginocchio. Ho iniziato a scendere le scale e nel buio sentivo i calcinacci e le briciole di tufo per terra. Respiravo polvere. Sono riuscito ad arrivare in fondo al condominio.

Il portone d’uscita era bloccato da un pannello di legno che decorava il corridoio d’ingresso. Il pannello era grande più di un’automobile e sopra era ricoperto di tufi e calcinacci. Li abbiamo spostati e abbiamo provato a tirarlo su. Il cuore faceva mancare il fiato e al primo tentativo il pannello ci è caduto a terra per il peso. Abbiamo provato una seconda e poi una terza ed una quarta volta. Abbiamo provato a muoverlo in mille modi con addosso una paura che altro è immaginarla altro è viverla.

Andrea ha picchiato con i pugni sul portone gridando “Aiuto! Aiuto!”. “Dai Andrea, vieni qui, proviamo di qua!” e finalmente, con una forza che non avevo pensato potessimo avere, considerando i tentativi precedenti siamo riusciti a tirare su il pannello. Andrea aveva avuto la lucidità di prendere le chiavi. Se non le avesse prese ci saremmo trovati bloccati perché la serratura a scatto, elettrica, non funzionava ovviamente senza elettricità ed ormai la porta di casa era chiusa dietro di noi.

Sembrava fosse tutto finito, ma poco dopo un polverone immenso ci ha travolti. Nei lampioni andava e veniva la corrente e tutto diventava ora fioco ora completamente buio. Ci siamo allontanati per strada come se si camminasse nella nebbia. Al centro dell’incrocio di Via XX Settembre con la villa comunale iniziavano ad arrivare come zombie ragazzi e ragazze che piangevano gridando. Chi in pigiama, come noi, chi in mutande, chi con ancora addosso il piumone. Tutti travolti dalla disperazione. Un signore mi ha chiesto di telefonare. La linea per la quale chiamava non era libera. Ho provato a fare il numero di don Gino e poi quelli di tanti altri amici. Mi ha risposto piangendo. Era in piazza duomo e gli siamo corsi incontro.

 Vedevo cornicioni penzolanti, abitazioni squarciate, il corso bloccato dalle macerie e pellegrinaggi di paura a volte lenti d’incredulità e a volte in corsa di disperazione. E intorno respiravamo polvere di tufo e si tossiva. Sotto i calcinacci un uomo chiedeva aiuto. In piazza un altro si reggeva il sangue. Alcuni stesi per terra respiravano ad occhi chiusi.

Abbiamo incontrato don Gino, che piangendo mi è corso incontro e mi ha abbracciato forte. Molto forte. In pochi istanti la piazza si affollava e i messaggi tra noi studenti arrivavano anche sul mio telefonino. Tra questi
quello di Claudia: “Stiamo partendo con la macchina adesso, vieni con noi?”. Mi sono voltato verso don Gino e a lui ho fatto questa stessa domanda. “VAIIII!” mi ha gridato. Ho salutato Andrea e Luisa e sono corso tra le macerie verso la villa comunale. Il traffico aumentava, i clacson sembravano impazziti. Ero fermo, nel pigiama, ad aspettare Claudia e i suoi genitori, con la terra che borbottava di assestamento. Un viaggio silenzioso, di notte, verso strade che non conoscevamo. Il desiderio di fuggire il più possibile da lì. “VAI!”. Se non avessi sentito quel
grido non sarei partito. Sarei rimasto lì, nella mia famiglia universitaria, perché (e che se ne dica) lasciare un amico era come lasciare un fratello. Se quel grido avesse tentennato, se solo avesse tentennato, non mi sarei mosso, anche se tutto, intorno, non poteva altro che definirsi inequivocabilmente inferno. Avere una persona accanto conosciuta, avrebbe alleviato le paure.

In macchina sono rimasto in silenzio, nel mio pigiama blu, come si sta di fronte a tutto ciò che non puoi capire. Come ha fatto a non cadermi l’armadio enorme addosso? Come abbiamo fatto a sollevare quella lastra con Andrea? Come ho fatto ad uscire da quel palazzo ed incontrare proprio quel “VAI!”? E Claudia come ha fatto nel panico, nella corsa, a ricordarsi proprio di me? Pur restando in silenzio, questo ripassavo nel mio cuore, incredulo, nel dubbio tra un sogno riuscito male o lo spettro crudele della realtà.

Come non posso chiamarlo “miracolo”? Come faccio a non credere che sia stata “provvidenza”? Perché
pensavo al Signore quando quel portone sbarrato sembrava che dicesse soltanto “Dove andate? Siete sepolti qui!”.
Sono vivo e lo racconto. Scrivo in casa mia, nella stagione dei germogli dei fiori, con le voci dei vecchi che passano sotto il mio balcone e parlano un dialetto che conosco. Lo racconto, e come faccio a non parlare di una “grazia”? Come faccio a non sentire su di me, adesso, anche la vita di Armando, Rossella, Andrea, Giulia, Serena… che non ci sono più? Ma solo di loro ho notizie: c’è chi è ancora lì, sotto quelle pietre. E tanti, tanti amici non li ho più sentiti: hanno i cellulari spenti. Non so che fine abbiano fatto, né se un giorno mai più li rivedrò. Ho solo il cuore che parla e li cerca respirando ancora e il mio cuore lo fa negli abbracci, nelle voci, negli occhi delle persone che adesso incontro e sento ininterrottamente e che amo stringere a me e sentirle vicino, perché ne ho un bisogno infinito. Alcuni sono amici che conosco da tempo, ma altri di voi, come forse sei anche tu che stai leggendo, non li conosco: ma anche a te scrivo questa lunga lettera, che parla di vita e
di morte nello stesso respiro e che non cerca spettacolarizzazioni, ma un po’ di tempo per parlare alla tua coscienza.

Non cercare il successo, il potere, i soldi, l’arrivismo; cancella dai tuoi pensieri tutti i rancori, i litigi che ci sono nella tua famiglia, fuori, nel lavoro. Perdona, cerca proprio quella persona a cui vorresti dire qualcosa e
perdona! Oggi! Adesso! Muovi tu il primo passo ed ama! Che ne hai della tua vita se un giorno perderai tutto? Fa’ che quei silenzi non si trasformino in rimpianti eterni. Ama! Ama davvero, con tutto ciò con cui puoi dimostrarlo! Dì: “Ti voglio bene!” a chi incontri, ripetilo. Sorridigli e non t’importare di sembrare ridicolo. Rispetta ciò che hai e non confezionare programmi di corse frenetiche o momenti che non servono ad edificare dentro di te valori che poi non puoi raccontare. Non perderti negli estremismi del divertimento, della velocità, dell’alcool, della politica, delle idee… non serve! Tutto ciò vale poco! La ricchezza, quella vera, quella che basta è nella povertà di un affetto. Non serve a nulla accumulare finti bisogni: ciò che puoi portare con te è solo ciò che porti dentro di te, il resto finisce! Tutto! Avevo finito di scrivere il mio secondo libro, un romanzo, ne avevo iniziato un altro, aspettavo di fare l’esame due giorni dopo il terremoto per poi dedicarmi ad inviare quel testo… alle case editrici e sognare una pubblicazione. Avevo programmato quando contattare il professore per iniziare ad informarmi sul lavoro di tesi. Avevo conosciuto un sacco di nuovi amici.

Ed ora? Ne conservo soltanto una bozza, ma non ricordo più dove; non so se e quando ricomincerò l’università; alcuni di quei cuori non ci sono più…

Ho visto persone rincorrere lo studio, gli esami, il “primo posto”, ogni giorno, senza voler cercare spazio nella loro vita per suonare una chitarra e cantare. Ho visto professori universitari sentirsi onnipotenti e intervistati giorni dopo dentro ad un pigiama.

Ho visto me stesso, di fronte a quel portone solo e spogliato della mia vita: “Mi fossi confessato” ho pensato in quel momento. Perché nient’altro ti resta che il Cielo. Perché solo quello sa cercare, in quel momento il tuo cuore. Perché vivi quegli attimi di paura senza avvertire la distanza che puoi vedere normalmente tra il cielo e la terra in un qualsiasi giorno di sole. Tiri tutto giù e il tuo cuore parla con qualcosa che
somiglia davvero a quel “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato!”.

Sì, sembra strano forse, pensare che ti venga in mente questo, ma con la morte in faccia (perché solo questo mi diceva quella lastra di legno) non desideri altro che morire nel migliore dei modi, anche se non sai se quel Dio che si racconta nella storia e ti chiede di voler vivere dentro di te, di essere il suo prolungamento sulla terra, esiste o meno per davvero.

Quelle immagini che si vedono in televisione non si fermano soltanto lì: i miei occhi vanno oltre, perché conoscono il punto, il colore del palazzo accanto (che magari non viene inquadrato dalla telecamera) e dentro quelle montagne di pietre sanno chi ci può dormire. Oltre quelle immagini vedono storie di persone che fino a pochi giorni prima, ti avevano aperto la porta di quella casa per darti degli appunti o invitarti per sorridere ad un caffè.

E noi oggi chi siamo? Dietro cosa ci perdiamo? Quanto siamo pronti a vivere  la morte? E’troppo facile dare ancora la colpa di tutto a Dio! Quelle case non le ha costruite Dio, che si preoccupa (ed occupa) invece, di edificare dentro di te, ciò che hai dentro: quelle case le hanno costruite gli uomini, con la loro libertà. Ma con quale coscienza? (E quale scienza?). Se una basilica di San Bernardino alla grande scossa non si è neppure aperta e la casa dello studente dondola come fosse di cartone: una costruita con le regole della matematica, l’altra soltanto con quelle umili di un passa parola. Cosa resta dell’orgoglio di quegli alloggi quarant’anni dopo?

E’ possibile che dietro ci sia ancora una volta una logica di profitto? Sì, rispondo io! Sì! Perché a L’Aquila, gli studenti meno facoltosi, pur di avere un alloggio dormivano dentro gli appartamenti, che non chiamavi “tuguri” soltanto per non offendere la dignità di quell’amico. Ma con quale coscienza si affittavano? Con quale coscienza gli amministratori pensavano ad una “metropolitana di superficie”, poi mai più
ultimata per errori di calcolo, quando quei soldi per un servizio, oggettivamente ritenuto inutile da tutti, potevano servire per migliorare gli stabili? Andrea, Armando, Rossella, Serena, Giulia… non siano soltanto storie
sulle quali ritorcere un dolore ma portino fuori di noi ciò che conta veramente, ci educhino (ex ducere) a vivere responsabilmente il nostro lavoro, le persone che incontriamo e la nostra religiosità.

Personalmente, ora che ho pianto e sono tornato a sentire il mondo, dico di aver visto davvero tanto di quello che testimonia il Vangelo. A tutti i miei amici in rubrica, questa mattina, ho mandato un messaggio che riassumeva questi pensieri, invitandoli a non confondersi, perdersi dentro le banalità, ma di cercare Cristo, perché chi sa vivere un’esperienza con Lui, anche fuori dalla semplice Pasqua e  della Messa fa un’esperienza d’amore, che non è diversa da quelle che passano attraverso i nostri messaggini del telefonino, i baci, le
complicità e le passeggiate in riva al mare… e come tale, morte o vita che sia, ha la potenza di sconfinare oltre gli estremi confini della terra.

Senza la mia fede, avrei sofferto molto di più. Il cuore mi tiene in mano e parlo: sarei potuto morire, ma sarebbe stato diverso morire in pace con il Signore, e all’appello delle mie responsabilità di studio e di relazioni umane, quella notte mancava solo Lui.

Non restiamo in silenzio, parliamo, abbracciamoci, cerchiamoci, rispettiamoci, stimiamoci… sia questa tragedia l’inizio di un nuovo modo di vivere. Non ci blocchi la paura: c’è Chi ha insegnato un metodo per vivere la morte.

E’ questo ciò che passa nel mio cuore ora che posso ritornare a guardare il mio mare e sento il dovere di amplificare questa Verità, con la speranza che tu in prima persona possa tra i tuoi cari, diventare suo prezioso e irripetibile prolungamento.

“E’ arrivato il tempo, di lasciare spazio a Chi dice che di tempo e spazio non ne ho dato mai”. Canto questa canzone scritta dal mio amico Giuliano Sangiorgi. Ho trasformato quel “chi” in maiuscolo, Signore, perché come facevo anche da bambino, con la mia chitarra ti dedicavo le canzoni che più mi piacevano. La dedico  a Te, perché per pensare all’esame, alla corsa della ripetizione, fino a quella notte, pensando ancora una volta di più a me stesso non ero riuscito a trovare “spazio e tempo” per chiederti perdono, neppure per un’ora.

 

ALBERTO ZUCCALA’

Studente del sesto anno della facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di L’Aquila, sopravvissuto per miracolo al terremoto.

 albertissimus@libero.it
Galatone (Lecce) 8/4/2009

 

LA MINACCIA DI GIUDIZIO SULLA CHIESA E SULL’OCCIDENTE

Omelia di BENEDETTO XVI del 2 ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro

La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l'Europa e l'Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell'Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (Ap.2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!". Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.

IL FUTURO DEL MONDO DIPENDE DALLA CONVERSIONE DEL MONDO

«Il futuro del mondo dipende dalla conversione del mondo» ha detto la Madonna a Fatima. In verità, siamo tutti responsabili. «Ogni peccato è un atto di guerra», diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes. «Il peccato turba l’ordine naturale. Quando l’uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all’uomo e lotta per Dio» (Sap.5,20). E’ questa la causa delle calamità naturali. Tolstoj diceva: «E’ assurdo che una guerra sia prodotta da alcuni uomini; sarebbe lo stesso che dire che una montagna viene spaccata da due colpi di piccone. La guerra è prodotta dai peccati dei popoli». L’umanità è una grande famiglia di cui Dio è Padre. Nessuno vive solo per sé, ma influisce su tutti. Quando la sproporzione fra i buoni e i cattivi oltrepassa ogni limite, Dio abbandona i governanti ai loro insani pensieri. Si scatenano feroci le lotte e sopravviene la desolazione. Al contrario l’offerta a Dio della fatica e sofferenza quotidiana, la paziente accettazione delle prove della vita, lo sforzo per osservare i Comandamenti di Dio, per perdonare le offese, producono inestimabili frutti di pace, di amore per tutte le famiglie e per l’intera Umanità.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male… Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. … Allora Noè edificò un altare al Signore … e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno» (Gen.6,5.12; 8,20-22).

www.operadellavita.it

LA VITA CONTRO L’ANTI-VITA

OMBRE MINACCIOSE CONTINUANO AD ADDENSARSI ALL’ORIZZONTE DELL’UMANITA’

La Chiesa si ridurrà di dimensioni, bisognerà ricominciare da capo. Ma da questa prova uscirà una Chiesa che avrà tratto una grande forza dal processo di semplificazione che avrà attraversato, dalla rinnovata capacità di guardare dentro di sé. Perché gli abitanti di un mondo rigorosamente pianificato si sentiranno indicibilmente soli... E riscopriranno la piccola comunità dei credenti come qualcosa di completamente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta che hanno sempre segretamente cercato (Card. Ratzinger ora Benedetto XVI).

PROFEZIE

San Luigi Orione fin dal 1921 profetizzava: "Il tempo viene ed è suo. Io sento appressarsi una grande giornata, la giornata di Dio!... Cristo viene ed è vicino: Cristo si avanza. Il secolo XIX è stato il secolo delle unità politiche, delle unità nazionali, ma io vedo un'altra grande unità: la più grande unità morale si va formando, nessuno la fermerà. Io vedo l'umanità che si va unificando in Cristo: non ci sarà che un corpo, che uno spirito, che una Fede. Vedo dai quattro venti venire i popoli verso Roma. Vedo l'Oriente e l'Occidente riunirsi nella Verità e nella Carità che è Cristo, vivere la vita di Cristo e formare i giorni più belli della Chiesa. Il mondo ne ha bisogno e Gesù viene: sento Cristo che si avanza. Sarà una mirabile ricostruzione del mondo nuovo: non sono gli uomini che la preparano, ma la Mano di Dio".

(Una profezia di Paolo VI, all’Angelus del 5 dicembre 1976)

esortiamo PURE voi, figli carissimi, a cercare quei “segni dei tempi”

che sembrano precedere un nuovo avvento di Cristo fra noi.

Maria, la portatrice di Cristo, ci può essere maestra, anzi ella stessa l’atteso prodigio

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia e il nostro affidamento! Oh, quanto ci fa male tutto ciò che nella Chiesa e in ciascuno di noi si oppone alla santità e alla consacrazione! Quanto ci fa male che l’invito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera, non abbia riscontrato quell’accoglienza, come doveva! Quanto ci fa male che molti partecipino così freddamente all’opera della Redenzione di Cristo! Che così insufficientemente si completi nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col.1,24). Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata dell’Eterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosità accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Gesù (cfr. Gv.2,5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo

(Giovanni Paolo II, dall’Atto di Affidamento e Consacrazione alla Vergine, a Fatima, il 13 maggio 1982)

IL SOGNO DELL’OTTAVA CHIESA

Dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo" di Mons. Edoardo Menichelli

NON HO SMARRITO LA DIMENSIONE DEL SOGNO

            Siamo tutti immersi dentro una sovrabbondanza di “parole ecclesiali” che non sempre riescono a fare sintesi tra i piani di Dio e le risposte umane perché frequentemente impastate di estetismi verbali e tecnicismi progettuali da... marketing aziendale. Il Signore ci restituisca la capacità di... sognare, di nutrirci di passioni ideali, di soffrire l’inquietudine dello scarto tra i suoi disegni e le nostre realizzazioni.

                Vi confesso che non ho mai smarrito la dimensione del sogno, che in definitiva è la dimensione che non ci appiattisce nell’abitudine, nella “routine”, nella ripetitività, nella pigrizia, nelle stanchezze psicologiche, nei comodi rifugi mentali.

                In questa chiave ho riletto l’Apocalisse e le lettere alle sette Chiese. L’apostolo Giovanni in ogni Chiesa rileva peccati, incongruenze, omissioni, disaffezioni, cadute etiche. In sintesi: apostoli “finti”, rarefazione del primo amore, paura delle prove e delle tribolazioni, tradimenti della Parola, cedimenti agli “idoli”, mancanza di vigore nell’annuncio, rivoltante tiepidezza, smisurati orgogli.

                Pur sapendo che l’itinerario di ogni credente e di ogni Chiesa, è sempre in bilico tra fedeltà e infedeltà, e non ipotizzando ingenui e disincarnati “angelismi”, sogno la mia e nostra Arcidiocesi di Ancona come... l’Ottava Chiesa, quella che Dio stesso sogna. (...).

                Vi chiedo di condividere questo mio sogno affinché diventi un sogno robusto alimentato dalle energie e dall’impegno di tutti e da tutti partecipato. E nessuno dica: “Io non c’entro”, magari “nascosto” o “consolato” dentro la buca confortevole delle proprie personali, parziali e gratificanti visioni. Riprendere lo stupore di essere servi e figli della Chiesa sposa amata da Cristo Signore.

dalla "Lettera alla Chiesa di Dio che è in Ancona e Osimo" - + Mons. Edoardo Menichelli

Cfr. Internet: www.operadellavita.it/sogno.htm

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

Gesù a Santa Faustina Kowalska

Dal “Diario”

Desidero che i miei Sacerdoti annunzino questa mia grande misericordia per le anime peccatrici. Il peccatore non tema di avvicinarsi a Me. Anche se l’anima fosse come un cadavere in piena putrefazione, se umanamente non ci fosse più rimedio, non è così davanti a Dio.

Le fiamme della misericordia mi consumano, desidero effonderla sulle anime degli uomini. Io sono tutto amore e misericordia. Un’anima che ha fiducia in Me è felice, perché Io stesso mi prendo cura di lei. Nessun peccatore, fosse pure un abisso di abiezione, mai esaurirà la mia misericordia, poiché più vi si attinge più aumenta.

Figlia mia, non cessare di annunziare la mia misericordia. Facendo questo darai refrigerio al mio Cuore consumato da fiamme di compassione per i peccatori. Quanto dolorosamente mi ferisce la mancanza di fiducia nella mia bontà!

Per punire ho tutta l’eternità, adesso invece prolungo il tempo della misericordia per loro. Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, rivolgendosi alla mia misericordia, il peccatore mi glorifica e onora la mia Passione. Nell’ora della sua morte Io lo difenderò come la stessa mia gloria.

Quando un’anima esalta la mia bontà, Satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell’inferno. Il mio cuore soffre perché anche le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi feriscono!

Se non credete alle Mie parole, credete almeno alle Mie piaghe!

 

NELL’ORA ESTREMA DELLA MORTE

La misericordia di Dio raggiunge molte volte il peccatore nell'ora estrema in un modo singolare e misterioso. Esteriormente si direbbe che ormai tutto sia perduto, ma non è così.

L'anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d'amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene. Esternamente però, non vediamo nessun segno di pentimento, né di contrizione, perché il morente non reagisce più visibilmente.

Quanto la misericordia di Dio è inscrutabile! Ma, orrore! Vi sono anche delle anime che, volontariamente e coscientemente, respingono perfino l'estrema grazia con disprezzo!

Sia detto, dunque, che anche in piena agonia, la divina misericordia depone nell'intimo dell'anima questo momento di chiarezza, mediante il quale l'anima, se vuole, trova la possibilità di ritornare a lui.

Accade tuttavia che vi siano anime di un tale interiore incallimento, da scegliere consapevolmente l'inferno, rendendo vane non solo le preghiere innalzate a Dio per esse, ma vanificando perfino gli sforzi medesimi di Dio.

Dal “Diario” di Santa Faustina Kowalska

 

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA

Come conservare la purezza?

Circondando il nostro corpo con la siepe del sacrificio.

La purezza è una “virtù-riassunto”, vale a dire un insieme di virtù...

La purezza diventa bellezza, quindi anche forza e libertà.

È libero colui che è capace di resistere, di lottare.

 

UNA VOCE PER MILLE CHIAMATE

www.lavocecattolica.it/unavoce.htm

IL BEATO GABRIELE FERRETTI

UN SANTO PATRONO PER I GIOVANI

che debbono operare una scelta di vita

Nato nel Castello di CASTELFERRETTI, da famiglia nobile e ricchissima, contrariamente a quanto fece il giovane del Vangelo egli lasciò le sue grandi ricchezze e seguì Gesù nella povertà e nell’umiltà, divenendo così esempio e stimolo per “i giovani” che devono operare una scelta di vita per seguire Gesù nella rinuncia ai beni terreni (cfr. Mc.10,17-31)

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna». (Mc.10,17-31)

+ CORRISPONDENZE CON “LA VOCE” *

 

Mi scuso con quanti mi scrivono e a cui non posso rispondere in tempi brevi a causa dell’impossibilità di gestire una corrispondenza talvolta troppo elevata. Per richieste di risposte urgenti si prega di utilizzare il telefono, per poter rispondere e parlare direttamente “a voce” (Tel. 071.83552 o Cell. 339.6424332). Ringrazio quanti mi hanno già scritto, a cui cercherò di rispondere appena possibile.  Prof. Giorgio Nicolini  -  giorgio.nicolini@poste.it

UNA DOVEROSA SMENTITA

COME GIA’ TRAMESSO CON MESSAGGIO PERSONALE

RIGUARDO ALLE LACRIMAZIONI DI SANGUE AD ALBEROBELLO

DI CUI SI E’ TRATTATO IN UN ARTICOLO PUBBLICATO NEL n. 116 DEL 5 APRILE 2009


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From: Webmaster Regina Mundi

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Monday, April 13, 2009 8:18 AM

Subject: Lacrimazioni di sangue ad Alberobello

Carissimo Prof. Nicolini, Le scrivo per farle notare l'articolo che Lei ha inserito sul Suo periodico (n°116 del 5 aprile 2009) LE LACRIMAZIONI DI SANGUE AD ALBEROBELLO (nelle Puglie - Italia). La prego, prima di voler pubblicare articoli riguardanti le icone sacre, di voler fare qualche indagine un po’ più approfondita. Come può vedere dal nostro Sito (www.reginamundi.info), io personalmente mi occupo di icone sacre. Non appena ho letto il suo articolo, mi sono incuriosito, pensando di scrivere qualcosa sull'argomento pure io; ma dopo ben 4 minuti di ricerca (usando Google ed inserendo come chiave di ricerca "LE LACRIMAZIONI DI SANGUE AD ALBEROBELLO") mi è venuto fuori il “link” che le riporto sotto. Si tratta di un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Carlo Vulpio, che ci spiega come il sedicente prete "delle lacrimazioni" sia finito in cella per truffa e violenze sui minori!

http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/07/cella_falso_prete_inganno_Papa_co_9_090207021.shtml

Se vuole saperne ancora di più sull'aspetto scientifico della questione...

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101975   (trovato sempre su Google)

Sono certo che Lei in nessun modo intenda pubblicizzare ed avallare le dichiarazioni e le posizioni di tale persona, né tanto meno creare notorietà sfruttabile attorno a chi approfitta del bisogno d'Amore e di Dio che ha la gente, come sono altrettanto certo che lei stesso non esiterà ad emettere un comunicato di rettifica.

Sperando di averLe fatto cosa utile ed assicurandoLe tutta la mia comprensione, perché è facilissimo cascarci! Le auguro una felicissima Pasqua.

 Salvo Ariano

 

Ancona, 13 aprile 2009

Carissimo Salvo Ariano,

            La ringrazio delle importanti informazioni che mi ha fornito sulle presunte lacrimazioni di sangue ad Alberobello. Nel caso accaduto non avevo avuto il tempo e il modo di verificare in Internet altre notizie "confermatrici" o "negatrici" del "presunto miracolo" di Alberobello, “fidandomi” della testimonianza di uno scrittore noto e serio come Renzo Allegri, che aveva scritto l'articolo in questione, il quale comunque terminava prudentemente l'articolo con: "Le autorità ecclesiastiche sono naturalmente al corrente dei fatti e stanno indagando e valutando. La loro prudenza sarà giustamente grandissima, ed è bene che lo sia".

            Purtroppo anche gli scrittori cattolici più noti e più seri possono prendere "abbagli", anche se certamente in buona fede, coinvolgendo altri (nel caso presente, il sottoscritto) che hanno dato loro credito, proprio a motivo della notorietà e serietà comprovata dei loro studi.

            Da questa esperienza imparo ancor meglio come nel caso dei "miracoli" o presunti tali, è meglio "non fidarsi" con certezza di nessuno, ma attendere con prudenza un giudizio definitivo della Santa Chiesa. Così come è avvenuto in tanti altri casi e, in specie, nel caso della "Miracolosa Traslazione della Santa Casa", che invece è stato approvato in ogni modo dalla Chiesa, per secoli e secoli. In questo caso sono invece i cattolici - e gli stessi "custodi" della Santa Casa! - che sconfessano i pronunciamenti "ufficiali" e "solenni" della Chiesa, fatti per sette secoli, per adattarsi al razionalismo moderno, che nega ogni possibilità del soprannaturale. In quest'ultimo caso si tratta di una grave irriverenza e disobbedienza alla Chiesa, che, nei suoi pronunciamenti pontifici "ufficiali", gode sempre di una particolare assistenza dello Spirito Santo. 

            Grazie di nuovo delle informazioni fornitemi sul "presunto miracolo" di Alberobello, di cui fornirò l'opportuna "vera informazione" e "necessaria rettifica".

            Una felicissima Pasqua anche da parte mia.

Prof. GIORGIO NICOLINI

 P.S. – Dopo tali informazioni, ricevute mentre ancora trasmettevo “La Voce Cattolica” n°116, ho provveduto ad interromperne l’invio, sostituendo l’articolo in questione – nei successivi invii - con l’articolo Le lacrime della Madonna di Siracusa, sopra riportato, in questo numero (a pag. 25), “lacrimazioni miracolose” riconosciute “ufficialmente” dalla Chiesa come “autentiche”.

----- Original Message -----

From: info

To: TELEMARIA G. Nicolini

Sent: Monday, April 13, 2009 8:18 PM

Subject: 7. La Lacrimazione di sangue ad Alberobello

Egr. Prof. G. Nicolini,

ho letto il fatto di Alberobello e La invito a verificarlo con la rivista che mi arriva da Genova il cui indirizzo “e-mail” é medjugorjegenova@libero.it - Viale Franchini, 22/11A - 16167 Genova.

Le scrivo perché il fatto da Lei riportato,  é stato da loro pubblicato e poi ritrattato, in quanto non corrispondente al vero.

Nella speranza che nel frattempo la cosa si sia chiarita, ringraziandoLa per il prezioso lavoro che sta facendo per il bene di tutti coloro che visitano il Suo sito, con stima e riconoscenza La saluto. 

Santina D.

 

LETTERA DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “LUCE DI CRISTO”

A SOCI E SIMPATIZZANTI

www.lavocecattolica.it/lucedicristo.htm

ASSOCIAZIONE “LUCE DI CRISTO” SORTA

PER LA DIFESA E LA DIFFUSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

E PER L’ESERCIZIO DELLA CARITA’

Miei cari Soci,

       finalmente siamo riusciti ad iscrivere la nostra Associazione nel Registro provinciale delle Associazioni di volontariato”, acquisendo così i “pari-diritti” delle ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale), ai sensi dell’art. 7 della Legge 383/2000.

       Recentemente siamo riusciti, nei tempi già di per sé stretti, ad inoltrare domanda ai competenti Uffici della Agenzia Regionale delle Entrate per essere iscritti nel Registro degli aventi diritto al “5 per mille”.

       Ciò posto, vi informo che - proprio dalla denuncia dei redditi IRPEF di quest’anno - sarà possibile devolvere “il 5 per mille” a favore della nostra Associazione.

       Non si dovrà fare altro che inserire il Codice Fiscale n° 92139970344 della nostra Associazione.

       Analogamente lo potranno fare anche coloro che non hanno l’obbligo della presentazione della Denuncia dei Redditi, compilando, firmando ed inserendo nell’apposito spazio della relativa SCHEDA il numero di Codice Fiscale della nostra Associazione. In caso di difficoltà basta telefonare al numero verde 848.800.444 dell’Assistenza fiscale, interpellare un commercialista od i referenti della vostra Parrocchia.

       Tali entrate dovranno essere - per Legge - tutte devolute in beneficenza per aiutare quelle molteplici persone che si trovano in estrema difficoltà di sopravvivenza. All’uopo dovrà poi essere redatta apposita relazione esplicativa.

       Poiché non ci dobbiamo dimenticare che “A Dio piace chi dona con gioia ed Egli può darvi ogni bene abbondantemente, in modo che abbiate sempre il necessario e siate in grado di provvedere ad ogni opera buona” (2ªCor.9,7-8), invito Voi tutti ad assegnare il Vostro 5 per mille alla nostra Associazione, che provvederà a devolverlo completamente in beneficenza.

       Cordialmente.

Parma, aprile 2009

IL PRESIDENTE

Avv. Dino Pennacchietti

dinopennacchietti@libero.it

Sede Legale dell’Associazione:

Via Verdi, 3 – 43121 PARMA

Sedi Distaccate:

Via Maggini, 230 – 60127 Ancona

Via Vecchia Bolognese, 321 – Firenze

Cell. 339.3846358 – 340.7190085 – 338.8702045 – 339.6424332

Cod. Fisc. 92139970344 – Conto Corrente Postale 78026101

Codice IBAN: 1T90.H076.0112.7000.0007.8026.101

LE CORRISPONDENZE CON UN AMICO ATEO

 

Pubblico in modo anonimo alcune corrispondenze che ho con un iscritto a “La Voce Cattolica”, che si definisce ateo, ma che ho trovato sempre proteso in una sincera ricerca della verità. Rendo pubblica questa corrispondenza al fine di rispondere e chiarire anche ad altri corrispondenti, che mi avevano interpellato riguardo al precedente numero 117 de “La Voce Cattolica” (cfr. www.lavocecattolica.it/lettera12aprile2009.htm), nel quale si trattava del problema suscitato da alcuni “striscioni atei”, esposti e pubblicizzati in varie città (come anche ad Ancona) e l’abbinamento che io ne feci con alcuni brani della Sacra Scrittura. Ciò a migliore chiarimento ed edificazione per tutti.

 

----- Original Message -----

From: N.N.

To: 'Giorgio Nicolini'

Sent: Tuesday, March 03, 2009 2:17 PM

Subject: Padre Tam

Buongiorno, caro Prof.  Nicolini,

come vede la cerco ancora, ribadendo il concetto che la conoscenza di un cattolico informato e tollerante allo stesso tempo, come lei, è per me una cosa unica e che non voglio perdere.

Spero innanzitutto che abbia risolto i suoi problemi di salute, glielo auguro con tutto il cuore.

                Avendo io in lei sempre riscontrato buona fede e conoscenza, mai senso di rivalsa o di vendetta, cose che, mi permetta, sono tutt'altro che estranee alla maggioranza dei cattolici che conosco, sarei lieto di un suo commento ai tre “link” che le segnalo. Lo so, Le richiederanno una mezz’oretta del suo tempo, ma si tratta di argomenti che possono riguardare tutti, tranne i menefreghisti. Possono riguardare atei scomunicati, come cattolici integralisti, cattolici menefreghisti (che mandano i figli al catechismo perché qualcuno ha detto loro che si usa così), islamici integralisti e non, ecc...

Io, francamente, che tra i miei molteplici difetti non ho quello di essere un menefreghista: sono preoccupato. Sono preoccupato perché, tra le tante cose che non sono, avrei anche potuto essere cattolico, e come tele OBBLIGARE mio figlio a frequentare un corso di Catechismo (con la bella promessa di preziosi regali finali) e, di conseguenza, a conoscere e a sottostare agli insegnamenti di un personaggio come quello che lei conoscerà in questi tre video.

Mi scusi ancora, ma da ateo, agnostico, miscredente, scettico e quant'altri aggettivi si meritano i tipi come me, faccio tantissima fatica ad immaginarmi un paradiso popolato da personaggi del genere. Più facilmente, mi scusi l'intrusione nella sua intimità, mi immagino lei, fra un centinaio d'anni, beninteso, le auguro non prima, ad annoiarsi di solitudine. Non me ne voglia; la mia apparente ironia è la maschera di tanta amarezza e preoccupazione. Il giorno che dovessi percepire la presenza di qualcosa di simile a quello che chiamano Dio, non lo vedrei rappresentato da alcuna delle concezioni umane a me note.

Le rinnovo auguri di buona esistenza e buona salute. E, se vorrà...di buona visione e buona risposta. La terrò, come sempre in ottima considerazione. A presto.

N.N.

DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL n°117: L’ATEO PASSA, DIO RESTA

(Cfr. www.lavocecattolica.it/lettera12aprile2009.htm)

CON LA CITAZIONE DEI SOTTOSTANTI BRANI BIBLICI

SALMO 53 (52)

[2]Lo stolto pensa: «Dio non esiste». Sono corrotti, fanno cose abominevoli, nessuno fa il bene.

[3]Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo per vedere se c'è un uomo saggio che cerca Dio.

[4]Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno.

[5]Non comprendono forse i malfattori che divorano il mio popolo come il pane e non invocano Dio?

[6]Hanno tremato di spavento, là dove non c'era da temere. Dio ha disperso le ossa degli aggressori, sono confusi perché Dio li ha respinti.

[7]Chi manderà da Sion la salvezza di Israele? Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo, esulterà Giacobbe, gioirà Israele.

SALMO 9-10

[25]L'empio insolente disprezza il Signore: «Dio non se ne cura: Dio non esiste»; questo è il suo pensiero.

[26]Le sue imprese riescono sempre. Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi: disprezza tutti i suoi avversari. [27]Egli pensa: «Non sarò mai scosso, vivrò sempre senza sventure». [28]Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca, sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso. [29]Sta in agguato dietro le siepi, dai nascondigli uccide l'innocente. [30]I suoi occhi spiano l'infelice, sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo. Sta in agguato per ghermire il misero, ghermisce il misero attirandolo nella rete. [31]Infierisce di colpo sull'oppresso, cadono gl'infelici sotto la sua violenza. [32]Egli pensa: «Dio dimentica, nasconde il volto, non vede più nulla». [33]Sorgi, Signore, alza la tua mano, non dimenticare i miseri. [34]Perché l'empio disprezza Dio e pensa: «Non ne chiederà conto»? [35]Eppure tu vedi l'affanno e il dolore, tutto tu guardi e prendi nelle tue mani. A te si abbandona il misero, dell'orfano tu sei il sostegno. Spezza il braccio dell'empio e del malvagio; [36]Punisci il suo peccato e più non lo trovi.  [37]Il Signore è re in eterno, per sempre: dalla sua terra sono scomparse le genti. [38]Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri, rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio [39]per far giustizia all'orfano e all'oppresso; e non incuta più terrore l'uomo fatto di terra.

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From: N.N.

To: <giorgio.nicolini@telemaria.it>

Sent: Monday, April 20, 2009 12:04 PM

Subject: C'è chi "crede" e c'è chi "pensa"

Buongiorno, Prof. Nicolini.

Leggendo i suoi invii prendo atto che noi non credenti siamo considerati anche stolti. Premesso che essere considerato stolto da chi crede a resurrezioni, statue che lacrimano sangue, apparizioni di ectoplasmi non identificati, ecc...ecc..., non mi offende affatto, anzi mi lusinga: la cosa mi rallegra perché mi renderà più sciolto nel linguaggio delle nostre future (e gradite) comunicazioni. Tanto a uno stolto si può perdonare molto. Se poi si è anche cattolici si può perdonare ancora di più, no?

L’ideologia di noi atei non è quella di insultare chi non la pensa come noi, ma semplicemente di lasciarli fare la loro vita chiedendo che ci si lasci fare la nostra.

Lo scandalo dei manifesti dell’UAAR sui bus di Genova (peraltro mai concessi) è il classico esempio di intolleranza verso una forma di pensiero laico e democratico da parte di chi per 2000 anni ha sempre detenuto il potere religioso, nonché una notevole ingerenza politica ed influenza mediatica.

Ma su quei manifesti non c’era scritto IL CREDENTE E’ STOLTO. Avete invaso con i vostri lugubri feticci, chiamati crocifissi, luoghi simbolo della laicità (perché “ufficialmente” l’Italia è un paese laico, sa?) come scuole, ospedali, aule di tribunali. Avete costruito Santuari in punta alle montagne in barba alle licenze edilizie (ma se qualche privato chiede di usare i vostri campanili per fissare antenne  televisive gli fate pagare fior di quattrini) e vi arrabbiate per dei manifesti che mettono in dubbio un’ideologia con un garbo che i nostri politici si possono scordare!

Bene, ho terminato questa mia ennesima espressione di argomenti. Le ricordo che pur essendo stolto rispetto qualsiasi persona che abbia una fede in un essere sovrannaturale. Soltanto non capisco come egli possa sentirsi rappresentato ed interfacciato da qualsiasi delle religioni, più o meno note, da me conosciute. Distinti saluti.

N.N.

 

LA RISPOSTA

 

----- Original Message -----

From: Giorgio Nicolini

To: N.N.

Sent: Wednesday, May 06, 2009 12:27 PM

Subject: Sullo striscione degli atei

Ancona, 6 maggio 2009

Carissimo N. N.,

            mi rincresce molto l'impossibilità umana di poterLe rispondere "in breve tempo" e nel modo più ampio possibile. Le scrissi già altre volte della mia giornata lavorativa che è ormai di 20 ore al giorno: ogni giorno ho decine, talvolta centinaia di messaggi di Posta Elettronica da gestire, insieme a tutti gli altri innumerevoli lavori che devo svolgere in contemporanea - la Televisione in Internet "TELE MARIA" (www.telemaria.it), il Giornale Informatico "LA VOCE Cattolica" (www.lavocecattolica.it/giornale.informatico.htm),  l'insegnamento a Scuola, oltre al necessario disbrigo di tutte le incombenze delle necessità umane quotidiane, ed in condizioni di salute peggiorate e assai limitanti.

            Mi vorrà scusare pertanto il ritardo, come anche La invito di nuovo ad usare qualche volta il telefono per avere chiarimenti e colloqui rapidi ed esaustivi. Se mi trasmette il Suo numero di telefono fisso, sarà mia premura chiamarLa io stesso ogni qualvolta mi scrive per chiedermi qualcosa. Diversamente potrò risponderLe soltanto quando riesco a trovare un'ora che posso "rubare" ad altri pur incombenti ed urgenti impegni.

            Voglio tuttavia assicurarLa che dove non posso arrivare "direttamente", lo faccio in maniera ancora più efficace raccomandando a Dio i miei interlocutori attraverso la preghiera. Così faccio con tutti, così faccio anche con Lei: per cui può essere certo del mio ricordo, anche quando le risposte non riesco a farglieLe arrivare velocemente.

            In merito poi a quanto mi ha scritto, noto con rincrescimento che Lei ha letto solo la prima parte, ma non ha letto la seconda parte - assai più importante - di quel mio "messaggio", riferentesi alla Domenica della "Divina Misericordia".

            Anzittutto rilevo che Lei probabilmente non conosce la Bibbia, dai credenti venerata come PAROLA DI DIO, cioè ispirata da Dio stesso ed avente Dio come autore, assieme all'uomo, da Dio "ispirato". Quel testo da me citato riguardo alla "stoltezza", non è un pensiero mio o della Chiesa, ma è un brano della Sacra Scrittura, cioè della Bibbia, cioè della Parola di Dio: più precisamente è stato tratto dal Libro dei Salmi.

            Quindi è Dio stesso che rimprovera l'uomo nel non saper capire la sua (di Dio) esistenza, quando tutto, attorno a noi e in noi, parla di Lui. Pertanto quel termine, apparsoLe offensivo, non è una mia espressione ma "un giudizio" espresso da Dio stesso verso l'uomo che si rifiuta di cercare e di capire "la verità" dell'esistenza di un Padre, che lo ha creato e lo ama. Sottolineo le parole usate poco sopra: "... verso l'uomo che si rifiuta di capire", che è un caso diverso dall'uomo "che cerca di capire".

            Se la ricerca di Dio è sincera, anche se ancora non vi si è giunti in maniera tale da aderirvi con l'atto della Fede, tuttavia questa ricerca stessa è accompagnata da Dio con grazie ed aiuti verso l'individuo che si sforza di ricercarLo, e non è certo costui l'oggetto del giudizio di "stoltezza".

Anche Santa Edith Stein (Patrona d'Europa) è stata per lungo tempo atea, ma sempre ricercava Dio: e quando Lo ha trovato gli ha donato tutta la sua vita, divenendo santa e morendo anche martire ad Auschwitz. Ella non fu pertanto "stolta" quando viveva nel periodo della ricerca di Dio: anzi, fu "saggia" nel volerLo cercare e infine nel trovarLo.

            La "stoltezza", invece, di cui parla il Salmo riguarda coloro che coscientemente e deliberatamente, "si rifiutano di cercare Dio"; infatti il Salmo 53 (se lo rilegge bene) dice proprio: "Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo per vedere se c'è un saggio che cerca Dio". Quindi, chi cerca Dio sinceramente, anche se ancora non lo ha pienamente trovato non è giudicato da Dio come "stolto", bensì come "saggio": "un saggio che cerca Dio". E io credo che Lei, caro N.N., appartenga a quest'ultima categoria. Perché Lei cerca Dio, anche se ancora non lo ha trovato sufficientemente. Se invece smettesse di "ricercare Dio", allora, sì, non sarebbe più "saggio", ma rientrerebbe nell'altra categoria.

            Il Salmo 9-10, poi, se lo legge meglio, si riferisce all'uomo "insolente", che disprezza il Signore, e che trae motivo dal suo "ateismo" per giustificare ogni comportamento scellerato di vita: spergiuri, frodi, inganni, iniquità, sopruso, agguati, uccisioni, violenze. Tale persona non solo è "stolta", dice la Sacra Scrittura, ma è assai peggio: è "empia", cioè malvagia, perché compie tutto quanto di male è possibile, credendo che alle sue prevaricazioni non ci sarà una giustizia cui dovrà rendere conto; crede costui, infatti, dice il Salmo: "Dio non se ne cura: Dio non esiste... Perché l'empio disprezza il Signore e pensa: "Non ne chiederà conto".

            Anche questo caso, pertanto, non mi sembra proprio che rientri nel giudizio che riguarda Lei, caro N.N., perché, come Lei stesso scrive: "L’ideologia di noi atei non è quella di insultare chi non la pensa come noi".  Ed infatti la Parola di Dio sopra citata non è "un insulto", ma un giudizio su una condotta riprovevole, che è rivolta indistintamente a tutti: anche a chi crede in Dio e poi si comporta in modo malvagio nelle sue azioni.

SALMO 9-10: [25]L'empio insolente disprezza il Signore: «Dio non se ne cura: Dio non esiste»; questo è il suo pensiero. [26]Le sue imprese riescono sempre. Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi: disprezza tutti i suoi avversari. [27]Egli pensa: «Non sarò mai scosso, vivrò sempre senza sventure». [28]Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca, sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso. [29]Sta in agguato dietro le siepi, dai nascondigli uccide l'innocente. [30]I suoi occhi spiano l'infelice, sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo. Sta in agguato per ghermire il misero, ghermisce il misero attirandolo nella rete. [31]Infierisce di colpo sull'oppresso, cadono gl'infelici sotto la sua violenza. [32]Egli pensa: «Dio dimentica, nasconde il volto, non vede più nulla». [33]Sorgi, Signore, alza la tua mano, non dimenticare i miseri. [34]Perché l'empio disprezza Dio e pensa: «Non ne chiederà conto»? [35]Eppure tu vedi l'affanno e il dolore, tutto tu guardi e prendi nelle tue mani. A te si abbandona il misero, dell'orfano tu sei il sostegno. Spezza il braccio dell'empio e del malvagio; [36]Punisci il suo peccato e più non lo trovi.  [37]Il Signore è re in eterno, per sempre: dalla sua terra sono scomparse le genti. [38]Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri, rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio [39]per far giustizia all'orfano e all'oppresso; e non incuta più terrore l'uomo fatto di terra.

            Infine, lo scopo più importante del mio messaggio riguardava - come Le ho scritto all'inizio - non la condanna dell'ateo, bensì l'invito alla preghiera per gli atei, per il loro ravvedimento, secondo il volere di Gesù stesso (rivelato a Santa Faustina Kowalska) e che - nella Chiesa - si celebrava in quello specifico giorno del mio messaggio (13 aprile) (cfr. www.lavocecattolica.it/lettera12aprile2009.htm).

E' scritto infatti alla fine dei testi da me riportati quanto Gesù stesso richiese in una rivelazione privata, approvata dalla Chiesa:  "Conducimi oggi quelli che non mi conoscono ancora. Anche ad essi ho pensato nell'amara mia Passione e il futuro loro zelo portò consolazione al mio Cuore. Immergili nell'oceano della mia Misericordia". Da cui, la preghiera: "O Gesù pietosissimo, che sei la luce di tutto l'universo, accogli nella dimora del compassionevole tuo Cuore le anime di coloro che non t'hanno ancora conosciuto; li illuminino i raggi della tua grazia, affinché anch'essi glorifichino con noi i prodigi della tua Misericordia, e non permettere che s'allontanino mai più dal tuo Cuore infinitamente misericordioso. La tua Misericordia onnipotente splenda su questa errante umanità, così che, vinta ormai l'oscurità, glorifichi il tuo amor concordemente. Eterno Padre, guarda con misericordia le anime di quelli che ancora non ti conoscono, perché Gesù tiene rinchiusi anch'essi nel suo Cuore. Attira verso la luce del Vangelo queste anime che ignorano la grande felicità di amarti e fa' che glorifichino tutte eternamente la generosità della tua Misericordia. Amen".

            Voglio sperare, caro N. N., e prego che Lei possa scoprire LA FELICITA' DI AMARE DIO e di GLORIFICARNE POI IN ETERNO LA SUA MISERICORDIA".

            Riguardo poi al contenuto specifico di quegli "striscioni", che comunque non li ha fatti Lei, essi hanno un oggettivo potenziale offensivo e disgregatore, ove si afferma che LE RELIGIONI DIVIDONO e si sottintende che SENZA DIO SI VIVE MEGLIO, perché uno può fare tutto ciò che vuole. Anche fosse vero che Dio non esistesse, può allora l'uomo legittimamente fare tutto ciò che vuole, anche il male?... Evidentemente no. Ma quegli "striscioni" (ad Ancona, a Genova e altrove) esprimevano (esplicitamente o implicitamente) proprio questo concetto: fai tutto quello che ti piace, intanto Dio non c'è!... Inoculare negli altri un tale “invito” ha una potenzialità di male enorme e non è assolutamente accettabile in un ambito "pubblico" e "civile", perché sradica alla radice ogni principio di "moralità", anche fosse solo quella della "convivenza civile" tra gli uomini.

            E' poi singolare la contraddizione: "Grazie a Dio, sono ateo"... ma se Dio non esiste, come ringraziarLo?... Non è una irrazionale contraddizione assoluta?...

            In ultimo, una considerazione molto importante: per un credente Dio esiste davvero (e io ne faccio esperienza ogni giorno!). D'altra parte, se Dio non esistesse davvero un credente non perde nulla vivendo una vita conforme agli insegnamenti della Religione; ma se Dio esiste davvero - come esiste! - un ateo che non vi crede rischia di perdere tutto!... di perdere cioè l'amore del suo Creatore e Padre, esponendosi alla lontananza eterna da Lui: l'Inferno. 

            Riflettiamoci seriamente, caro N.N.

Per Lei sempre prego Dio (che esiste!) assai volentieri. Le chiederei infine di usare qualche volta il telefono per chiarire questi messaggi che ci scambiamo ogni tanto, per i motivi di cui Le ho scritto sopra.

Con cordiale amicizia, e nel ricordo della preghiera al Dio e Padre di tutti noi! 

Prof. GIORGIO NICOLINI

 

P.S. - Qui Le riporto anche un commento pervenutomi, riguardo a quel fatto degli striscioni. Non sono assolutamente mie parole, per cui non Le interpreti come un "mio" pensiero", che è quello espressoLe qui sopra. Le parole polemiche dell'interlocutore sono tuttavia utili a far riflettere sulla evidente contraddittorietà di definirsi "atei", ringraziando Dio (che non però non esisterebbe) di esserlo!...

----- Original Message -----

From: Mauro

To: La Voce di Ancona ; 00000.LA VOCE Cattolica

Sent: Monday, April 27, 2009 4:07 PM

Subject: Re: L'ateo passa, Dio resta

Di tutte le scemenze lette, di coloro che si professano atei e mettono anche striscioni come il video che ho appena visto, per di più italianamente scorretto e  per di più in conflitto con quello che vorrebbero indicare,  questa è la peggiore: si contraddicono da se stessi.

            Se satana è in lotta contro satana, come durerà il suo regno?

Ma sanno ragionare quando scrivono? Hanno scritto sugli striscioni, e l'ho letto anche come pubblicità sugli autobus a Genova, guardate che sesquipedale stupidità, nascosta sotto "Opinionismo e propaganda": "Io sono ateo, grazie a Dio, e tu?". 

Come prima considerazione si sa che l'ateo è SENZA qualsiasi dio o forma di religione; l'etimologia della parole indica, dal greco, “lontano, senza (qualsiasi) dio”. Non esistono infatti  popoli atei; sempre a qualcosa si crede: fosse anche solo superstizione o tradizione o rito (sempre presenti in tutte le popolazioni) che si seguono con atteggiamenti scaramantici, o  con scongiuri, ecc., fa pensare ragionevolmente che vengano considerate queste superstizioni  come superiori a noi;  quasi fossero dèi, che potessero influire sulla nostra vita, e che se non si seguono i relativi dettami male ce ne incolga.

Dire: “"Io sono ateo, grazie a Dio", pare un barzelletta, ed è invece sapienza degli stolti, perché ringraziando un dio qualsiasi o l'unico Dio come lo intendiamo noi, per essere atei,  credendo di insultare semplicemente Dio per dirgli "Tu non ci sei", se per fare questo Lo si ringrazia, a parte il fatto che è una bestemmia ereticale, si ammette automaticamente  e stupidamente di NON ESSERE ATEI!

            Come si fa a ringraziare qualcosa o qualcuno che secondo loro, "NON ESISTE?".

            Meditate, gente, meditate... e ANCHE VOI MEDITATE, PRESUNTI ATEI IGNORANTI! PRIMA DI SCRIVERE, E FARVI RIDERE DIETRO!

Mauro

L’APPELLO DI DON FRANCESCO LO GERFO

----- Original Message -----

From: francescologerfo@alice.it

To: giorgio.nicolini@poste.it

Sent: Monday, July 09, 2007 5:31 PM

“Iddio mi conceda di parlare secondo quello che penso e di pensare in modo degno dei beni dati,

poiché egli è la guida della Sapienza e il correttore dei saggi”.

(Sapienza di Salomone 7,15)

Palermo, 20 giugno 2007

Ill.mo Signor Presidente,

                è col cuore in mano che mi accingo a scrivere queste righe, sicuramente per me umilianti e vergognose e forse anche inutili. Spero solo che tocchino il cuore di chi le leggerà, sempreché qualcuno lo faccia. Chiedo perdono fin da ora, per il disturbo. Il tono un po’ confidenziale  nasce da quella convinzione di essere tutti figli di Dio e quindi fratelli.

                Non è facile a 54 anni, di cui 24 di sacerdozio, accettare di essere un fallito e un mendicante che bussa a tante porte per tendere la mano a chiedere l’elemosina, eppure…

                Le cose più importanti sono le più difficili da dire, sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella nostra testa sembravano sconfinate, ma le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è anche più di questo! Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il nostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i nostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E si potrebbero anche fare rivelazioni che ci costano, per poi scoprire che la gente ci guarda strano, senza capire affatto quello che è stato detto, senza capire perché ci sembrava tanto importante da piangere mentre le si diceva. E questa è la cosa peggiore! Quando il segreto rimane chiuso dentro, non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che voglia e sappia ascoltare.

                Ho cercato per anni un orecchio disposto ad ascoltarmi, all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, ma dopo quasi sette anni di ricerche infruttuose, sono costretto ad arrendermi. Nessuno ha voluto ascoltarmi, nessuno mi ha creduto, nessuno mi ha aiutato! “La verità vi farà liberi” (Gv.8,32), leggiamo nel Vangelo, che predichiamo. Eppure, dopo sette anni quasi che cerco, specialmente nell’ambiente ecclesiastico e religioso, un orecchio disponibile ad ascoltare, gridando la verità, i miei sforzi inutili mi convincono che molti preferiscono non conoscerla. Infatti alla verità si preferisce l’apparenza: è incredibile, ma proprio noi che predichiamo un Vangelo di Amore e di Liberazione, lo facciamo puntando il dito piuttosto che tendendo la mano.

                Le reazioni, infatti, nel corso di questi ultimi anni, alle mie richieste d’aiuto sono state di incredulità. Tanto che alcune suore di Brescia, ad esempio, hanno avvisato i carabinieri, che hanno svolto regolari indagini. Altri hanno chiamato la Curia di Palermo o la Curia di Locri, dalla quale ancora dipendo ecclesiasticamente, sebbene abiti ormai da sette anni a Palermo, a seguito di una grave malattia che ha colpito mia madre, e dove ho presentato regolare domanda di incardinazione, ancora in attesa di una risposta.

                Ebbene chi ha chiamato si è sentito rispondere che loro mi hanno sempre aiutato. Ma d’altra parte cosa avrebbero dovuto rispondere? A nessuno piace ammettere le proprie responsabilità.

                Altri ancora mi hanno telefonato o scritto, dimostrando a parole la loro solidarietà, ma poi sono scomparsi, rendendosi irreperibili. Tanti mi hanno garantito preghiere: purtroppo, con le preghiere non sono riuscito a togliere alcun debito, provocati da oltre due anni vissuti senza alcuna entrata.

Altri, e sono la maggior parte, hanno preferito ignorarmi. Bontà loro!

                L’indifferenza, la mancanza di quella pietas e carità cristiana è la cosa peggiore che sto sperimentando in questi lunghi anni vissuti con l’incubo della solitudine e dell’incomprensione. Subisco l’ingiustizia di false accuse senza potermi neanche difendere, perché accusato, giudicato e condannato a mia insaputa. Ne sto subendo tutte le conseguenze a livello psicologico; per questo avrei voluto denunciare il mio grave disagio. Sono senza alcun incarico ormai da sette anni e trascorro così inutilmente le mie giornate, subendo un forte danno biologico e psicologico.

                Per oltre due anni sono rimasto senza alcun mezzo di sostentamento; infatti, a seguito della malattia di mia madre, ho dovuto lasciare il mio ultimo incarico di cappellano sulle navi e fermarmi a Palermo per poter restare vicino a mia madre. Per andare avanti in questi due anni ho dovuto contrarre debiti con le uniche persone che non chiedono garanzie, né garanti, ma i cui interessi diventano micidiali.

                Nel 2002 finalmente sono stato reinserito nel Sistema Sostentamento Clero, per un’indennità pari a 700 euro circa. A questo punto per pagare i primi debiti, ne ho dovuto contrarre altri presso alcune finanziarie, finché ultimamente la situazione è esplosa.

                Perché a questo punto un ulteriore inutile scritto da parte mia? Forse spero, forse mi illudo! Non è facile compiere gesti estremi ed eclatanti… L’ultima mia indennità integrativa di aprile, è stata pari a 590 euro, con i quali provvedere a tutte le spese: affitto (400 euro), bollette e viveri, oltre che a ripianare i debiti in passato contratti. Ciò con buona pace e tante belle parole di tutti coloro che sono a conoscenza di questa situazione disastrosa.

                Affido allo Spirito Santo questo mio scritto, perché possa ispirare chi avrà la pazienza e la bontà di leggermi a compiere un gesto d’amore e di carità, che il mondo religioso in questi anni mi ha sempre negato, ignorandomi.

                Non resta che inviare un sincero e devoto saluto in Cristo, nostro fratello.

Sac. Francesco Lo Gerfo

Via Libertà, 165 - 90143 Palermo

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